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Santa Coloma de Queralt, Spagna, 13 maggio 1903 - Valls, Spagna, 25 agosto 1936
Fu un giovane sacerdote della diocesi di Vic, divenuto canonico e cantore della cattedrale di Tarragona, particolarmente legato alla liturgia e all'educazione cristiana dei giovani. Nato a Santa Coloma de Queralt nel 1903, entrò nei seminari di Barcellona e di Vic e, dopo una parentesi dovuta a problemi di salute, riprese con determinazione gli studi fino all'ordinazione sacerdotale, ricevuta il 24 marzo 1923. La sua vita ministeriale fu breve, ma caratterizzata da una intensa attenzione pastorale, soprattutto verso i giovani e i bambini. Nell'estate del 1936, mentre la persecuzione religiosa si estendeva in Catalogna, Farrés si trovava presso la famiglia a Santa Coloma de Queralt. Non nascose la propria condizione sacerdotale quando fu cercato dai miliziani e, dopo essere stato inizialmente lasciato libero, venne arrestato nuovamente. Fu condotto al battello-prigione Río Segre, ancorato nel porto di Tarragona. Il 25 agosto fu trasferito a Valls insieme ad altri sacerdoti e prigionieri. Durante il tragitto attraverso la città guidò nel canto i compagni, intonando il Credo e inni religiosi. Poco oltre il cimitero di Valls fu ucciso insieme ad altri prigionieri. Aveva 33 anni. La Chiesa lo ha riconosciuto martire della persecuzione religiosa in Spagna e lo ha beatificato a Tarragona il 13 ottobre 2013 insieme ad altri 521 martiri del XX secolo.
Etimologia: Dal latino Petrus, a sua volta dal greco Petros, e significa 'pietra', 'roccia'.
Emblema: Abiti sacerdotali e i simboli del martirio.
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Pietro Farrés Valls nacque a Santa Coloma de Queralt, nella provincia di Tarragona, in una famiglia di Pedro Farrés e María. La documentazione diocesana conservata per la causa indica come data di nascita il 10 maggio 1903 e registra il battesimo il 13 maggio; il documento pontificio di beatificazione, invece, indica il 13 maggio 1903 come data di nascita. La divergenza va mantenuta distinta senza cercare di armonizzare arbitrariamente i due dati. Il 7 ottobre 1907 ricevette la cresima dal vescovo Josep Torras i Bages. Fin dalla giovinezza manifestò una marcata sensibilità religiosa. La testimonianza raccolta nel corso della causa ricorda la sua partecipazione alla preghiera familiare del Rosario e la sua assiduità al Rosario dell'aurora. Intraprese gli studi ecclesiastici dapprima nel seminario di Barcellona e successivamente in quello di Vic. La formazione non fu lineare. Per motivi di salute e per obbedienza al proprio confessore dovette interrompere gli studi prima della conclusione di un anno accademico. La difficoltà, tuttavia, non lo allontanò dalla vocazione sacerdotale: una volta ristabilito, riprese gli studi con notevole determinazione.
Il sacerdozio Il 24 marzo 1923 fu ordinato sacerdote dal vescovo di Vic, Joan Perelló i Pou. Aveva appena vent'anni. Il 13 aprile celebrò a Montserrat la sua prima Messa solenne, circostanza che avrebbe assunto un particolare significato nella memoria della sua famiglia e della comunità ecclesiale. Farrés sviluppò una particolare sensibilità per la liturgia. La sua preparazione e il suo interesse per il culto lo portarono a svolgere il servizio di cantore della cattedrale di Tarragona, incarico nel quale fu ricordato per la conoscenza e l'amore per la liturgia sacra. Accanto al servizio liturgico coltivò un'intensa attività pastorale. Le testimonianze raccolte dalla causa indicano soprattutto nei giovani e nei bambini il settore privilegiato della sua attenzione. Non emerge quindi soltanto la figura di un sacerdote legato alla celebrazione liturgica, ma quella di un educatore capace di coniugare la cura della liturgia con il lavoro pastorale diretto.
La Catalogna nel 1936 Nel luglio 1936 la situazione politica e sociale spagnola precipitò nella guerra civile. In diverse zone della Catalogna si sviluppò una violenta persecuzione contro sacerdoti, religiosi, religiose e laici cattolici. La repressione colpì particolarmente coloro che erano facilmente identificabili come membri del clero. La causa di beatificazione di Farrés lo colloca precisamente in questo contesto. La Santa Sede ha riconosciuto la sua morte come autentico martirio e l'ha inserita nella grande causa dell'arcidiocesi di Tarragona. Nel decreto pontificio viene esplicitamente affermato che la Chiesa della Catalogna subì nel 1936 una grave persecuzione e che i Servi di Dio rimasero fedeli a Cristo e alla Chiesa fino alla morte. Farrés, durante l'estate del 1936, era tornato presso la famiglia a Santa Coloma de Queralt. Secondo la testimonianza raccolta dalla causa, già nel giugno aveva manifestato ai familiari la convinzione che sarebbe stato ucciso.
L'arresto Il 24 luglio 1936 Farrés parlò con la madre della possibilità di morire per la fede. In quei giorni aveva anche provveduto a mettere in salvo le specie eucaristiche che aveva prelevato dal convento delle Carmelitane Scalze, temendo che potessero essere profanate. Questo episodio, ricordato dalla documentazione della causa, mostra quanto la sua preoccupazione fosse rivolta alla custodia dell'Eucaristia nel clima di crescente violenza religiosa. Il giorno seguente, 25 luglio, un gruppo di miliziani giunse nella casa per una perquisizione. Gli uomini cercarono il sacerdote. Farrés si presentò senza negare né dissimulare la propria identità sacerdotale. In un primo momento gli fu detto di rimanere tranquillo e sembrò che l'arresto fosse evitato. La situazione cambiò rapidamente. Alcune persone presenti nella strada contestarono ai miliziani di aver lasciato libero un sacerdote. Dopo circa venti minuti tornarono a prenderlo. Farrés salutò la madre con un abbraccio e le disse: 'Addio, madre, fino al cielo'. Seguì i suoi carcerieri e venne condotto al Río Segre, il battello utilizzato come prigione nel porto di Tarragona.
Il Río Segre e gli ultimi giorni Il battello-prigione Río Segre costituì uno dei luoghi di detenzione di numerosi sacerdoti e cattolici arrestati nell'area di Tarragona. Da quella prigione molti detenuti venivano trasferiti in diversi luoghi del territorio per essere uccisi. Il 24 agosto, vigilia della morte, la sorella Candelaria riuscì a fargli pervenire un breve messaggio nel quale lo esortava ad affrontare la morte confessando Cristo. La risposta attribuita a Farrés è significativa per comprendere il suo atteggiamento nelle ultime ore: egli le fece sapere di conoscere già il proprio dovere e la invitò a non preoccuparsi. La testimonianza presenta dunque un uomo consapevole del pericolo e della sorte che lo attendeva, ma non documenta un atteggiamento di fuga o di rinuncia alla propria identità sacerdotale.
Il martirio a Valls Nel pomeriggio del 25 agosto 1936 Farrés fu fatto scendere dal Río Segre insieme ad altri sacerdoti e prigionieri. Il gruppo venne trasportato in camion fino a Valls. Qui i sacerdoti furono uniti a un gruppo di giovani cattolici della città. Secondo la testimonianza conservata nella documentazione della causa, Farrés guidò il gruppo nel canto mentre attraversava Valls. Furono intonati il Credo e l'inno di perseveranza '¡Arriba, hermanos!'. L'episodio è uno degli elementi più caratteristici della memoria del martire: il sacerdote che aveva dedicato parte importante del proprio ministero alla liturgia e ai giovani, negli ultimi momenti della vita esercitò ancora una volta il proprio ministero attraverso il canto e la preghiera. A circa un chilometro dal cimitero di Valls Farrés fu ucciso insieme ad altre persone. Il documento pontificio del 2013 identifica con precisione Valls come luogo del martirio e il 25 agosto 1936 come data della morte. Aveva trentatré anni. Una testimonianza familiare La documentazione diocesana conserva anche una testimonianza relativa alla sera della morte. Intorno alle ore 21, quando Farrés era già stato ucciso e, secondo la deposizione, si trovava nella fossa comune, le sorelle Candelaria ed Encarnación avrebbero udito, in luoghi diversi della casa e impegnate in attività differenti, una voce familiare che cantava una melodia gregoriana. In un primo momento nessuna delle due ne parlò all'altra, temendo di essersi ingannata. Più tardi, quando Encarnación riferì quanto aveva udito, Candelaria dichiarò di aver percepito la stessa melodia. Entrambe identificarono quella voce con quella del fratello. Questo episodio appartiene alla memoria testimoniale della causa e va distinto dal dato storico documentato della morte. Non costituisce un elemento necessario per il riconoscimento del martirio e non deve essere presentato come un fatto soprannaturale accertato dalla Chiesa.
Il riconoscimento del martirio La fama del martirio dei sacerdoti e degli altri fedeli uccisi durante la persecuzione religiosa portò l'arcidiocesi di Tarragona ad avviare il processo informativo. La Positio fu sottoposta all'esame dei consultori teologi, che nel Congresso peculiare del 3 giugno 2011 riconobbero positivamente la causa. Il 5 giugno 2012 i cardinali e i vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi riconobbero l'autenticità del martirio. Il 28 giugno 2012 Benedetto XVI autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto sul martirio e stabilì che la beatificazione fosse celebrata a Tarragona il 13 ottobre 2013. La cerimonia ebbe luogo nel contesto della beatificazione di 522 martiri del XX secolo. A rappresentare papa Francesco fu il cardinale Angelo Amato, allora prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Le Lettere apostoliche furono promulgate il 13 ottobre 2013 e iscrissero ufficialmente Pietro Farrés Valls nell'albo dei beati. Il decreto stabilì per l'insieme dei martiri una celebrazione liturgica il 6 novembre. La data del 25 agosto, coincidente con il giorno della sua morte e tradizionalmente utilizzata nelle commemorazioni individuali di Farrés, resta invece strettamente legata alla sua memoria agiografica.
Culto e memoria Pietro Farrés Valls appartiene al gruppo dei martiri della persecuzione religiosa del 1936 nell'arcidiocesi di Tarragona. La sua memoria è particolarmente legata a tre luoghi: Santa Coloma de Queralt, dove nacque e dove trascorse gli ultimi giorni presso la famiglia; Tarragona, sede del suo ministero cattedrale e luogo della sua prigionia sul Río Segre; Valls, dove fu condotto e ucciso. Il riconoscimento ecclesiale del martirio non si fonda sulle tradizioni sorte successivamente intorno alla sua figura, ma sull'esame della documentazione della causa e sul giudizio della Santa Sede. La vicenda della voce gregoriana udita dalle sorelle, pur appartenendo alla memoria familiare e devozionale, deve quindi essere mantenuta sul piano della testimonianza tramandata. La sua figura conserva un interesse particolare anche dal punto di vista storico perché mostra, attraverso una vicenda personale ben circoscritta, la drammatica situazione vissuta dal clero di Tarragona durante l'estate del 1936.
Autore: Giampietro Cattini
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