|
>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
Maspujols, Spanga, 8 giugno 1887 - Montbrió del Camp, Spagna, 23 agosto 1936
Fu un sacerdote diocesano catalano che esercitò il ministero in diverse parrocchie dell'arcidiocesi di Tarragona e che, durante la persecuzione religiosa del 1936, scelse di non rinunciare alla propria identità sacerdotale pur sapendo che essa poteva costargli la vita. Nato a Maspujols l'8 giugno 1887 in una famiglia profondamente religiosa, fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1912. Nel corso del suo ministero prestò servizio a El Pont d'Armentera, Valls, Mont-ral, La Mussara, La Torre de Fontaubella, Poboleda e Clarà, quartiere marittimo di Torredembarra. Le testimonianze raccolte nel processo lo descrivono come un sacerdote di carattere aperto e particolarmente generoso verso i poveri. Allo scoppio della guerra civile spagnola si trovava a Clarà. Per sottrarsi alla violenza si trasferì clandestinamente nella natia Maspujols, dove cercò rifugio senza però separarsi dal breviario e dal rosario. Il 23 agosto 1936 fu individuato nella casa della famiglia. Quattro uomini armati lo prelevarono e lo condussero fuori dal paese. Trasferito verso Reus, Riudoms e Montbrió del Camp, venne ucciso con colpi d'arma da fuoco alla testa. Aveva 49 anni. Il suo martirio fu riconosciuto dalla Chiesa nel quadro della grande causa dei martiri dell'arcidiocesi di Tarragona. Benedetto XVI autorizzò nel 2012 la promulgazione del decreto sul martirio di Manuel Borràs Ferré e dei suoi compagni; tra questi figurava Sans Hortoneda. Fu beatificato a Tarragona il 13 ottobre 2013 insieme ad altri 521 martiri.
Etimologia: Abito sacerdotale, breviario, rosario e simboli del martirio.
Emblema: Dal nome slavo Stanislav, formato dagli elementi stan, stare, e slav, gloria, con il significato tradizionale di 'colui che acquista o raggiunge gloria'.
|
Stanislao Sans Hortoneda nacque a Maspujols, nel territorio dell'arcidiocesi di Tarragona, l'8 giugno 1887. Era figlio di Francisco Sans e Maria Hortoneda. Fu battezzato due giorni dopo la nascita. La sua famiglia apparteneva a un ambiente fortemente segnato dalla pratica religiosa e dalle vocazioni ecclesiastiche. Una documentazione pubblicata dal comune di Maspujols ricorda che, dei dieci figli della famiglia, cinque abbracciarono la vita sacerdotale o religiosa. Tra essi figuravano Maria, religiosa carmelitana; Francesc Xavier, gesuita e missionario in Argentina; Lluís, sacerdote; Joan, clarettiano; e lo stesso Estanislao. Questo ambiente familiare rappresentò probabilmente un elemento importante nella sua formazione. Le fonti locali insistono infatti sul carattere profondamente religioso della casa Sans, ma non offrono informazioni sufficienti per ricostruire nei dettagli l'infanzia e gli studi di Stanislao.
La formazione e il ministero sacerdotale Sans Hortoneda fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1912. Nello stesso anno iniziò il ministero pastorale a El Pont d'Armentera. La ricostruzione delle sue destinazioni, conservata nella documentazione locale, permette di seguire quasi interamente il percorso del suo servizio sacerdotale: El Pont d'Armentera dal 1912 al 1916, Sant Joan Baptista di Valls dal 1916 al 1918, Mont-ral dal 1918 al 1919, La Mussara dal 1919 al 1924, La Torre de Fontaubella dal 1924 al 1932 circa, Poboleda dal 1932 al 1934 e infine Clarà, quartiere marittimo di Torredembarra, dal 1934 al 1936. La sua permanenza a La Mussara fu particolarmente significativa. Vi rimase circa cinque anni e, secondo una testimonianza locale, si occupò anche della vita musicale della parrocchia, suonando l'armonium mentre le giovani del paese recitavano il Rosario. Un inventario della parrocchia da lui redatto prima della partenza sarebbe inoltre ancora conservato presso l'Archivio Storico Arcidiocesano di Tarragona. Le testimonianze raccolte durante il processo lo descrivono come un sacerdote dal carattere aperto e dalla notevole generosità. Aveva una particolare attenzione verso i poveri e, secondo la tradizione trasmessa dalle fonti biografiche, tendeva a distribuire ai bisognosi quanto possedeva. Questo tratto della sua personalità appare coerente con l'immagine di un sacerdote inserito concretamente nella vita delle comunità affidategli.
Clarà e l'inizio della persecuzione Nel 1934 Sans Hortoneda fu destinato a Clarà, quartiere marittimo di Torredembarra, dove si trovava ancora quando, nell'estate del 1936, la situazione politica e sociale precipitò. Lo scoppio della guerra civile fu accompagnato in varie zone della Spagna da una violenta persecuzione contro sacerdoti, religiosi e laici cattolici. Nel territorio dell'arcidiocesi di Tarragona numerosi ecclesiastici furono uccisi durante i primi mesi del conflitto. Il caso di Sans Hortoneda rientra in questo più ampio contesto storico. La documentazione ecclesiastica relativa alla causa lo identifica infatti come sacerdote diocesano e come vittima della persecuzione religiosa. Quando la situazione divenne pericolosa, il comitato locale di Torredembarra gli offrì la possibilità di allontanarsi, ma a una condizione: non avrebbe dovuto portare con sé oggetti religiosi che potessero rivelare la sua identità sacerdotale. Sans Hortoneda non accettò questa condizione. Si allontanò quindi clandestinamente e raggiunse Maspujols, il paese natale. La scelta è importante per comprendere la dinamica del suo martirio. Non si trattò semplicemente di un sacerdote sorpreso dagli eventi della guerra: egli avrebbe potuto cercare una protezione maggiore occultando la propria identità religiosa, ma preferì non separarsi dagli oggetti che considerava espressione della sua vita sacerdotale.
Il rifugio a Maspujols A Maspujols Sans Hortoneda condusse una vita nascosta. Secondo le testimonianze raccolte nel processo, durante il giorno cercava riparo nei campi e nei luoghi appartati, mentre talvolta aiutava il nipote nei lavori agricoli. Per non attirare l'attenzione usciva dalla casa vestito modestamente, con un sacco al collo nel quale teneva il breviario e del cibo. La sua volontà di conservare il breviario, lo scapolare e il rosario è ricordata dalle fonti agiografiche attraverso una frase attribuitagli, nella quale dichiarava di non voler rinunciare a questi segni della propria identità religiosa anche a rischio della vita. La stessa tradizione gli attribuisce l'intenzione di pronunciare, in caso di morte, l'invocazione Viva Cristo Re. Poiché si tratta di parole trasmesse dalle testimonianze del processo e dalle successive biografie, è opportuno distinguerle dai dati anagrafici e cronologici direttamente documentati. La situazione divenne ancora più drammatica quando Sans Hortoneda assistette agli effetti della persecuzione. Una testimonianza racconta che, tornando dai campi, udì degli spari e trovò poco distante alcune persone uccise perché portavano con sé oggetti religiosi. L'episodio confermò quanto fosse concreto il pericolo che incombeva su di lui.
L'arresto e il martirio La sera di domenica 23 agosto 1936, mentre si trovava nella casa della propria famiglia a Maspujols, quattro uomini armati si presentarono per arrestarlo. Gli dissero di essere stati informati della presenza di un sacerdote nascosto. Sans Hortoneda inizialmente rispose che non vi era alcun sacerdote nascosto. Quando gli uomini precisarono di essere venuti alla ricerca proprio di Estanislao Sans, egli dichiarò apertamente la propria identità sacerdotale. La tradizione processuale conserva questo momento come una manifestazione della sua volontà di non negare ciò che era. Fu quindi trascinato fuori dall'abitazione e condotto attraverso il paese. Era giorno festivo e numerose persone assistettero alla scena senza poter intervenire. Secondo la testimonianza tramandata, il sacerdote riuscì soltanto a salutare con la mano i familiari e le persone che incontrava lungo il percorso. Gli uomini lo fecero salire su un'automobile e si diressero verso Reus, passando per Riudoms e quindi verso Montbrió del Camp. Qui Sans Hortoneda fu ucciso con colpi d'arma da fuoco alla testa. Le fonti concordano sulla data del 23 agosto 1936 e sul collegamento della sua morte con la persecuzione religiosa. Il luogo è generalmente indicato come Montbrió del Camp, mentre alcune ricostruzioni locali collocano più precisamente l'uccisione nell'area della riera o della strada di Montbrió. Non è stato possibile stabilire con certezza il luogo nel quale furono deposti i suoi resti. Alcune fonti hanno indicato Reus come probabile luogo di sepoltura, ma tale indicazione non appare sufficientemente documentata da poter essere presentata come certezza.
Il riconoscimento del martirio La morte di Sans Hortoneda fu inserita nella causa dei martiri dell'arcidiocesi di Tarragona, insieme a numerosi sacerdoti, religiosi e laici uccisi durante la persecuzione religiosa del periodo 1936-1939. Il 28 giugno 2012 Benedetto XVI autorizzò la promulgazione dei decreti relativi a diverse cause di martirio della persecuzione religiosa in Spagna. Tra queste vi era la causa del vescovo Manuel Borràs Ferré e di 145 compagni dell'arcidiocesi di Tarragona, nella quale era compreso Sans Hortoneda. La documentazione ufficiale della Conferenza Episcopale Spagnola lo registra come sacerdote diocesano, con beatificazione il 13 ottobre 2013. La beatificazione si svolse a Tarragona il 13 ottobre 2013. La celebrazione, presieduta dal cardinale Angelo Amato quale rappresentante di papa Francesco, riunì 522 martiri appartenenti a diverse cause. Tra essi vi erano 147 membri del clero e della vita religiosa legati all'arcidiocesi di Tarragona. La Chiesa riconobbe quindi in Sans Hortoneda non semplicemente una vittima della violenza politica del 1936, ma un martire della fede cristiana. Questa distinzione è essenziale sul piano storico e canonico: la beatificazione non riguarda indistintamente tutte le vittime della guerra civile, ma coloro per i quali il processo ecclesiastico ha accertato le condizioni del martirio.
Autore: Giampietro Cattini
|