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San Lieto Vescovo e martire

Festa: 6 settembre

† Cartagine o Bizacena, Africa (attuale Tunisia), 483-484 circa

Visse nel V secolo in una delle pagine più drammatiche della Chiesa africana: la persecuzione dei Vandali ariani sotto il re Unnerico. Vescovo di Nepte nella Bizacena, l'attuale Tunisia, si distinse tra i suoi confratelli per energia e sapienza dottrinale. Quando Unnerico, succeduto a Genserico nel 477, inasprì la persecuzione contro i cattolici imponendo l'arianesimo come religione di stato, Lieto divenne un bersaglio privilegiato. Nel 483 il re vandalo convocò tutti i vescovi cattolici a Cartagine per un pubblico contraddittorio sulla consustanzialità del Figlio con il Padre, ma prima fece arrestare i più autorevoli. Lieto fu imprigionato in condizioni durissime per dare un esempio intimidatorio agli altri vescovi. La sua prigionia si protrasse a lungo, fino al martirio sul rogo. Fu l'unico del gruppo a versare il sangue: mentre Donaziano, Presidio, Mansueto, Germano e Foscolo subirono flagellazioni ed esilio, Lieto consumò la sua testimonianza nelle fiamme. Vittore di Vita, testimone oculare, ne tramandò la memoria. Floro di Lione nell'IX secolo ne introdusse il nome nel Martirologio al 6 settembre, data in cui la Chiesa lo commemora insieme agli altri vescovi africani confessori della fede.

Etimologia: Dal latino laetus, che significa 'lieto', 'gioioso', 'felice'.

Emblema: Abiti vescovili, palma del martirio, fuoco o fiamme (riferimento al rogo).


La Chiesa del Nord Africa viveva uno dei periodi più bui della sua storia millenaria. I Vandali, popolazione germanica di confessione ariana, avevano conquistato Cartagine nel 439 sotto la guida di Genserico, fondando un regno che sarebbe durato quasi un secolo. Per i cattolici africani, eredi della tradizione di Tertulliano, Cipriano e Agostino, iniziò un'era di persecuzione sistematica. Gli ariani vandali negavano la divinità di Cristo e la consustanzialità del Figlio con il Padre, dottrina invece difesa con fermezza dalla Chiesa cattolica.
Alla morte di Genserico nel 477, salì al trono il figlio Unnerico. Questi non solo continuò la politica paterna, ma la inasprì notevolmente, deciso a stroncare definitivamente la gerarchia cattolica e imporre l'arianesimo a tutti i sudditi del regno. La persecuzione si fece più crudele e metodica.

La convocazione di Cartagine e l'arresto
Il 20 maggio 483 Unnerico emanò un editto con cui convocava a Cartagine, per il primo febbraio dell'anno seguente, tutti i vescovi cattolici del regno. Lo scopo dichiarato era un pubblico contraddittorio sulla questione trinitaria, ma in realtà si trattava di una trappola per eliminare in un sol colpo l'intera leadership della Chiesa africana.
Prima della conferenza, Unnerico volle mettere fuori gioco i vescovi più autorevoli per scienza e accortezza. Fece arrestare e crudelmente fustigare Donaziano, vescovo di un ignoto Vibianum, e Presidio di Suffetula, inviandoli poi in esilio. Mansueto vescovo Afufeniense, Germano Peradiamiense (padre della martire Leonzia), Foscolo e altri subirono invece soltanto la flagellazione.

Lieto vescovo di Nepte
In questo contesto si colloca la figura di Lieto, vescovo di Nepte nella Bizacena. Nepte, identificabile con l'odierna Nefta in Tunisia, era un'antica sede episcopale della provincia romana di Bizacena, situata nella parte centrale del Nord Africa romano.
Lieto si distingueva tra i confratelli per particolari doti: Vittore di Vita lo descrive come uomo "particolarmente energico e sapiente". Queste qualità lo resero pericoloso agli occhi del potere vandalo. Avvicinandosi la data della conferenza, Unnerico decise di usarlo come esempio per incutere timore agli altri vescovi cattolici.

La prigionia e il martirio
Lieto fu relegato in un carcere duro e sordido. La sua detenzione si protrasse a lungo, molto oltre quella degli altri vescovi. Secondo il racconto di Vittore di Vita, che costituisce la fonte storica primaria e contemporanea, Lieto fu infine bruciato vivo.
Fu l'unico del gruppo a morire martire. Gli altri vescovi - Donaziano, Presidio, Mansueto, Germano e Foscolo - subirono persecuzione, flagellazioni ed esilio, ma sopravvissero: sono quindi venerati come confessori della fede, non come martiri. Lieto alone consumò la sua testimonianza fino all'estremo sacrificio del sangue.
La data precisa del martirio non è documentata, ma si colloca con ogni probabilità tra la fine del 483 e il 484, negli ultimi mesi del regno di Unnerico, che morì il 23 dicembre 484 colpito dalla peste.

La testimonianza di Vittore di Vita
La notizia del martirio di Lieto ci è stata tramandata da Vittore di Vita, vescovo e storico contemporaneo degli eventi. La sua "Historia Persecutionis Vandalicae in Africa" rappresenta una delle fonti più importanti e dirette su questo periodo drammatico della Chiesa africana. Vittore fu testimone oculare degli eventi che narra, e la sua opera costituisce un documento storico di prim'ordine, scritto negli anni immediatamente successivi alla persecuzione.
Il racconto di Vittore di Vita ha un tono asciutto e fattuale, tipico della storiografia tardoantica, ma lascia trasparire l'ammirazione per il coraggio di questi vescovi che non cedettero alle pressioni dottrinali del potere politico.

Il culto e la memoria liturgica
Non risulta che Lieto e gli altri vescovi africani abbiano goduto di culto ufficiale immediato dopo il martirio. I loro nomi non compaiono negli antichi calendari e martirologi africani dei secoli V-VI.
Fu Floro di Lione, diacono e scrittore del IX secolo (morto intorno all'860), a introdurre per primo i nomi di questi vescovi nel suo martirologio, alla data del 6 settembre. Floro attinse sostanzialmente da Vittore di Vita per l'elogio agiografico.
Successivamente il cardinale Cesare Baronio accolse questi santi, con poche varianti, nel Martirologio Romano da lui composto, sempre alla data del 6 settembre. Ancora nell'edizione del Martirologio Romano promulgata da papa Giovanni Paolo II all'alba del terzo millennio, i nomi di questi santi vescovi figurano al 6 settembre con l'elogio seguente: "Commemorazione dei santi Donaziano, Presidio, Mansueto, Germano e Foscolo, vescovi in Africa, che, durante la persecuzione dei Vandali, per ordine del re ariano Unnerico, furono orribilmente percossi per aver confessato la verità cattolica e mandati in esilio. Con loro si commemora anche Lieto, vescovo di Nefta nell'odierna Tunisia, uomo coraggioso e di grande cultura, che dopo un lungo periodo di sordida prigionia morì arso sul rogo".

La sede di Nepte
Nepte, identificata con la moderna Nefta in Tunisia, era un'antica sede vescovile nella provincia ecclesiastica della Bizacena. La regione corrispondente all'odierna Tunisia centrale era ricca di diocesi in epoca romana e tardoantica. Dopo la conquista araba del VII secolo e la progressiva islamizzazione, le sedi vescovili africane scomparvero, ma molte sono oggi conservate come sedi titolari nella gerarchia della Chiesa cattolica. Nepte fu eretta a sede titolare nel 1933.

Il martirio per ignem
Il martirio sul rogo era una delle forme più cruente di esecuzione capitale nell'antichità. Per un vescovo colto ed energico come Lieto, questa morte rappresentava il sigillo supremo della testimonianza: dopo aver difeso con la parola la verità della fede, suggellava con il fuoco la sua coerenza fino alle estreme conseguenze. La tradizione cristiana ha sempre considerato il battesimo di sangue come perfezione del martirio, e Lieto ne fu protagonista.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Il vescovo San Lieto fu utilizzzato per dare una sonora lezione ai suoi confratelli nell’episcopato Donaziano, Presidio, Mansueto, Germano e Foscolo. Siamo nell’Africa del V secolo. Unnerico, successo nel 477 a Genserico, continuò ed inasprì la persecuzione contro la Chiesa, volendo che tutti i suoi sudditi professassero la religione dei conquistatori, i Vandali ariani. Nella speranza di stroncare con un solo colpo l'intera gerarchia cattolica del regno, il 20 maggio 483 ne convocò a Cartagine, per il primo febbraio dell'anno seguente, tutti i vescovi, perché discutessero in pubblico contraddittorio con i vescovi ariani sulla consustanzialità del Figlio con il Padre. Si preoccupò di mettere prima fuori competizione quei vescovi che si distinguevano per scienza e accortezza. Fece pertanto arrestare e fustigare crudelmente Donaziano, vescovo d'un ignoto Vibianum, e Presidio, vescovo di Suffetula, quindi li mandò in esilio. Fece, invece, soltanto fustigare Mansueto, vescovo Afufeniense, e Germano, vescovo Peradiamiense e padre della martire Leonzia, Foscolo ed altri. Avvicinandosi poi alla data della conferenza, per dare ai vescovi cattolici un esempio che incutesse loro timore, relegò dunque in un duro carcere Lieto, vescovo di Nepte nella Bizacena, uomo particolarmente energico e sapiente. La sua prigionia durò a lungo, facendolo infine bruciare vivo. Soltanto San Lieto morì dunque martire, gli altri sono invece da considerarsi confessori. Non risulta tuttavia da Vittore di Vita che essi abbiano goduto di culto ufficiale, né i loro nomi compaiono negli antichi calendari e martirologi. Fu Floro di Lione († 860 circa) che ne introdusse per primo i nomi nel suo martirologio, alla data del 6 settembre, con un elogio sostanzialmente desunto da Vittore de Vita. Il Card. Cesare Baronio lo accolse con poche varianti, alla stessa data, nel Martirologio Romano da lui composto. Ancora nell’edizione del suddetto Martirologio promulgata da San Giovanni Paolo II all’alba del terzo millennio i nomi di questi santi vescovi figurano al 6 settembre con l’elogio seguente: “Commemorazione dei santi Donaziano, Presidio, Mansueto, Germano e Foscolo, vescovi in Africa, che, durante la persecuzione dei Vandali, per ordine del re ariano Unnerico, furono orribilmente percossi per aver confessato la verità cattolica e mandati in esilio. Con loro si commemora anche Lieto, vescovo di Nefta nell’odierna Tunisia, uomo coraggioso e di grande cultura, che dopo un lungo periodo di sordida prigionia morì arso sul rogo”. Il 12 dicembre 2024 Papa Francesco ha approvato la terza edizione tipica del Martyrologium Romanum, testo non ancora reso pubblico. È verosimile ipotizzare che i nomi di questi Santi ancora compaiano, poiché la nuova edizione è motivata dall’inserimento delle nuove figure beatificate e canonizzate da San Giovanni Paolo II prima della sua morte e poi nei pontificati di Benedetto XVI e Francesco.


Autore:
Don Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-08-20

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