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Padre Daniel Pérez Negrete

Festa: Testimoni

† 6 febbraio 1928




Colui che lo martirizzava gli diceva: «Non tremare».
Al quale Padre Daniele rispose: «Siete voi che dovete tremare quando arriverete al tribunale di Dio».
A Pueblo Nuevo, Guanajuato, Messico, Padre Daniel Pérez, uomo robusto e robusto, vestito da charro e con i baffi pronunciati, compiva la sua missione sacerdotale clandestina durante la Guerra Cristera. Era un sacerdote umile e caritatevole, di carattere piuttosto ritratto e amante della solitudine. Si dedicava all'istruzione catechistica dei bambini e, travestito, vagava in giro rancherie e villaggi alla ricerca di anime da confortare con i santi sacramenti.
Un certo giorno di febbraio 1928, fu scoperto dai callisti.
Gli sbirri lo condussero in Irapuato e, tra insulti e minacce di morte, lo rinchiusero in prigione. Lì cominciò a essere oggetto di scherno e sarcasmo da parte della soldasca rivoluzionaria. Con pace e mitezza ricevevo questi affronti, proprio come Cristo nella casa di Caifa.
Si dice che lo abbiano persino spogliato come il Divino Maestro, poi lo abbiano vestito da generale, lo abbiano ritratto e inviato la sua fotografia in Messico, con l'intenzione di accusarlo falsamente di essere uno degli agitatori e partecipanti agli scontri che avevano punito Salamanca, cosa che non era vera. Lo tiravano per i baffi, ridevano dei suoi tremiti di dolore e lo riempivano di ingiurie, esortandolo a blasfemare, ma da lui ottengono solo il grido che tanto odiavano: «Viva Cristo Re! »
Fino a quando, stanchi di ascoltare questo entusiasta e benedetto ritornello, gli hanno tagliato la lingua (altre versioni indicano che erano le guance). Poco dopo lo portarono fuori nell'atrio della Chiesa di San Giuseppe, trasformata in caserma dai rivoluzionari e, non riuscendo a farlo blasfemare, lo fucilarono, concedendogli così la palma del martirio.
Dopo l'esecuzione, il suo corpo è stato rapidamente sepolto nell'atrio della parrocchia. Alcuni soldati, più umani e compassionevoli, andarono in cerca di fiori da collocare sulla tomba. Quando il boss seppe, furioso per quell'omaggio al glorioso morto, ordinò di punire il colpevole e di far dissotterrare il santo cadavere. L'hanno portato legato con una corda, trascinandolo in un luogo della popolazione trasformato in una discarica.
I vicini con i Problemi sono venuti a salvare il cadavere e dargli un'onorevole sepoltura, ma i soldati vigilanti hanno impedito che portassero qualche reliquia nelle loro case per venerarla. Solo il responsabile del pantheon, dove finalmente è stato spostato il corpo, è riuscito a impossessarsi della corda con cui lo avevano trascinato. Dopo averla pulita con una nuova tela, ancora macchiata di sangue, la consegnò con pietà alla famiglia del martire. Era il 6 febbraio 1928.
Si dice che prima di morire Padre Daniele disse che avrebbe chiesto a Dio per i suoi carnefici e per il generale che aveva ordinato il suo martirio. Alcuni anni dopo, lo stesso generale morì in via del Tribol a Città del Messico, vittima di cancro alla gola, avendo ricevuto i santi sacramenti della confessione e della comunione.

Non so cosa dirti se non so parlare
Se la mia anima tace per la tempesta,
Ti prego molto di stare attenta
perché la mia lira ti canterà.
Di nuovo la mia lira decolla il volo;
ostacolata dai suoi dolori,
piangendo a urlare, cercando amori,
senza trovarli su questo terreno.
La mia lira rotta esprime che ha amato
all'angelo ridente, essendo Maria
la felicità ci sorrideva sempre
per mia sfortuna tutto è cambiato.
Maria, ora tutto è cambiato
non da parte mia, sarebbe cinismo
se il mio amore non fosse lo stesso,
meglio vorrei non averti amato.
Se tu mi dimentichi, gentile Maria,
Se ti ricuerco ingrato,
invece il tuo mi sarà gradito,
non essendo tuo, soccomberei.
Gentile Maria, Daniel ti ama,
i suoi poveri versi benigna accoglie,
e le sue carezze raccoglie anche
di cui le tue piante arrese muore.
Pbro Daniel Perez.

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Aggiunto/modificato il 2026-02-18

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