Terzogenita dei coniugi Alfredo Furnari e Angela Castiglione, Aurora nasce il 30 novembre 2010 a Bronte (CT), accolta come un dono di Dio sia dai genitori che dai fratelli Emanuele e Giada. Il 10 gennaio 2011, la piccola riceve il Sacramento del Santo Battesimo al fonte battesimale della Parrocchia S. Cuore cui tutta la famiglia appartiene.
I primi segni della malattia Nei primi mesi di vita, si manifesta in Aurora il cosiddetto “nistagmo”, un movimento involontario, ritmico e oscillatorio dei bulbi oculari. Dopo una serie di controlli si scopre la presenza di un tumore ai nervi ottici e già a sei mesi Aurora comincia la chemio terapia per cercare di bloccare la malattia. A dieci mesi la neonata subisce il primo intervento durante il quale i medici cercano di asportare la massa tumorale. L’intervento riesce bene, ma i medici non riescono ad asportare completamente tutti i tessuti raggiunti dal tumore. Perde completamente la vista da un occhio, mentre l’altro occhio conserva un residuo visivo bassissimo. Continua la chemio terapia per altri 18 mesi, dopo i quali il corpicino di Aurora conosce finalmente una tregua. Purtroppo i successivi controlli rivelano la recrudescenza del tumore e i medici sono costretti a prescrivere la radio terapia. Per questo motivo, all’età di 4 anni, Aurora, accompagnata dai genitori, si trasferisce temporaneamente all’Ospedale pediatrico Gaslini di Genova.
Una luce nella sofferenza Nonostante la sofferenza si fosse affacciata così presto nella vita di Aurora, la solarità che la caratterizzava non diminuì. Era sempre allegra, briosa, sapeva mettere da parte se stessa per interessarsi dei bisogni degli altri, prima di tutto dei familiari, ma anche degli amici e persino dei semplici conoscenti. Socievole e cordiale con tutti sapeva conquistare il cuore di chiunque incontrasse sul suo cammino.
Il sogno che la incoraggia È proprio di questo periodo un sogno molto significativo: la piccola sogna Gesù, Giuseppe e Maria e racconta alla Mamma che la prendono per mano e le dicono di non aver paura di nulla perché loro sono e saranno sempre con lei. Nonostante i periodi di ospedalizzazione per i controlli e i cicli di terapia, Aurora frequenta ugualmente prima la scuola materna, poi le Scuole elementari e le medie, dimostrando una intelligenza molto spiccata, una capacità di apprendimento sorprendente ed una grande passione per lo studio che le faceva ottenere brillanti risultati. Pur vedendo pochissimo, non si scoraggiava mai, anzi infondeva gioia ed entusiasmo a tutti e si prodigava per gli altri anche realizzando delle collanine che era felice di regalare come segno del suo affetto. Crescendo, partecipa alla vita parrocchiale, frequenta con assiduità e grande interesse il Catechismo e all’età di dodici anni riceve il Sacramento della Prima Comunione e della Cresima.
La cecità e l’abbandono fiducioso A sette anni subisce il secondo intervento per rivascolarizzare dei vasi sanguigni danneggiati dalla terapia. Affronta l’intervento con grinta e coraggio, fidandosi e affidandosi a Dio e alla cura dei medici. Superato l’intervento riprende la scuola, continuando a stupire compagni ed insegnanti per l’ottimo rendimento scolastico. All’età di dieci anni deve affrontare altri due interventi chirurgici a distanza di poche settimane l’uno dall’altro, all’Ospedale Gaslini. Nel primo intervento i medici le asportano un tumore alla testa, un cavernoma. Un intervento molto delicato che però riesce abbastanza bene e dal quale Aurora si riprende in fretta. Il secondo intervento è volto invece a rivascolarizzare altri vasi sanguigni danneggiati. Questo intervento, molto più lieve del precedente, ha un esito infausto perché quando la piccola si sveglia, si accorge di avere perduto completamente la vista. All’inizio si pensa e si spera che la perdita della vista sia solo momentanea, ma purtroppo non è così.
“Va bene, Mamma” Quando Aurora capisce che la perdita della vista non è transitoria ma definitiva, ha un attimo di smarrimento e rivolgendosi alla Mamma le chiede: “Allora, io non vedrò più?”, alla risposta della Madre che con il cuore spezzato risponde in modo affermativo, la piccola trascorre qualche minuto in silenzio e poi con la sua gioia consueta dice: “Va bene, Mamma, non ti preoccupare. Dai, metti un po' di musica!”. Dove Aurora trovasse questa forza lo apprendiamo dalla testimonianza della stessa Mamma che spesse volte vedendo la sua bambina raccolta in un angolino della casa in silenzio le chiedeva se per caso stesse male e Aurora rispondeva candidamente: “Tutto bene, Mamma. Sto pregando”. Dio era presente in quest’anima candida e la sosteneva con la sua grazia, per questo Aurora non si lamentava mai, per questo continuava ad essere gioiosa e scherzosa pur in mezzo a così gravi sofferenze, per questo, pur del tutto cieca, cercava ugualmente di rendersi utile in casa. Non solo ma, disarmando tutti, affermava: “Sono fortunata, perché io posso vedere con la luce del cuore, non mi manca niente!!!”. Non si perde d’animo e impara in brevissimo tempo a leggere e scrive il braille. Impara persino a suonare la batteria, divertendosi ad affermare che non è stata lei a scegliere di suonare quello strumento, ma è stata la batteria a scegliere lei, per il carattere così pieno di energia che aveva ricevuto in dono.
Un esempio per tutti A scuola è amata da tutti, compagni ed insegnanti che la circondano di mille attenzioni. All’esame di terza media sono presenti tutti: compagni, insegnanti, personale scolastico e fa sciogliere tutti in lacrime quando prima di iniziare l’esame, si alza in piedi e pronuncia un discorso di ringraziamento rivolto a tutti con le parole che le detta il cuore. Finita la Scuola Media, nel 2024 Aurora si iscrive al Liceo delle Scienze Umane, L. Verga, in Adrano (CT), dando anche qui ottimi risultati.
L’ultima prova Nel dicembre del 2024, i consueti controlli effettuati all’Ospedale Gaslini di Genova, evidenziano la presenza di tre nuove lesioni, tre macchie tumorali. I medici prescrivono una biopsia alla testa. Cosa incredibile a dirsi, appena il giorno seguente la biopsia, passano i professori della scuola nella corsia dove si trova Aurora ed ella si fa interrogare di latino e di storia. Intanto, appena giunge il risultato della biopsia, i medici spiegano alla Mamma di Aurora che la situazione della figlia è gravissima, il tumore è estremamente maligno e aggressivo e non c’è nessuna speranza di guarigione. Con parole meno drammatiche i medici cercano poi di spiegare alla stessa Aurora che deve affrontare altre terapie per combattere le cellule cattive. Con una serenità e una fortezza che è sovrumana, se consideriamo l’età di Aurora, e che non può essere che un dono di Dio, ella risponde: “Va bene. Io non ho paura”.
Amare fino alla fine Questa nuova chemio terapia spossa completamente il fisico di Aurora che perde le forze, l’appetito, i capelli… ed ella piuttosto che deprimersi canta. Anziché ripiegarsi su se stessa continua ad occuparsi degli altri, della Mamma per esempio. Si accorge che, dopo la triste comunicazione dei dottori, è così afflitta da non aver più voglia di mangiare e le dice con risolutezza: “Senti, Mamma, in Ospedale eri tu che ti prendevi cura di me ed io facevo quello che mi dicevi tu. Ora, invece, devi fare quello che ti dico io: se tu non mangi, non mangerò neppure io”. Nell’ottobre 2025, la malattia prende il sopravvento aggravandosi ulteriormente e i medici sono costretti a cambiare terapia perché il tumore galoppa. Un giorno, mentre si trova in Ospedale per fare la chemio terapia, è presa da un improvviso languore e chiede alla Madre qualcosa da mangiare, ma riesce soltanto a prendere mezzo cracker quando si accorge che c’è un altro bambino nella stanza dove si trova lei che deve mantenere il digiuno per via di un intervento che deve fare, allora mortificata non si dà pace e chiede continuamente scusa al bambino per essere stata così poco delicata ed aver mangiato in sua presenza, lasciando tutti a bocca aperta per una tale sensibilità di cuore.
Il ritorno alla Casa del Padre Alcuni giorni prima di morire, alludendo al suo desiderio di andare in Cielo, Aurora confida al Padre: “Me ne voglio andare, Papà. Voglio andare in un altro posto, un posto più bello. La mia vita qui non ha più senso”. Il 20 novembre 2025, Aurora si alza, si lava, sale in cucina cantando, comincia a fare colazione insieme alla Mamma e alla zia, ma all’improvviso è colta da una grave crisi epilettica dalla quale non si riprenderà più. Viene portata d’urgenza in Ospedale, prima al S. Marco, poi al Policlinico di Catania ed infine, non essendoci ormai più nulla da fare, approda all’hospice oncologico dell’Ospedale Garibaldi di Catania, ove riceve cure palliative. Qui sono tante le persone che circondano di affetto sia Aurora che i familiari. Pur non parlando, Aurora ha momenti di lucidità. Il 20 novembre 2025 riceve il Sacramento dell’unzione degli infermi. Dieci giorni dopo, il 30 novembre, Aurora compie 15 anni e tutto il personale medico ed ospedaliero le preparano una magnifica festa di compleanno, riunendosi attorno al suo capezzale. Nel pomeriggio dello stesso giorno, Aurora ha un ulteriore peggioramento. Pochi giorni dopo, il 5 dicembre 2025, alle 15.55, mentre tutta la famiglia è riunita attorno a lei, Aurora fa ritorno alla Casa del Padre.
Una santa della porta accanto Nella sua breve ma luminosa esistenza, Aurora aveva tanto amato leggere e ascoltare la vita dei santi, adesso noi ci rivolgiamo a lei come ad una “santa della porta accanto”, una testimone della fede dei nostri giorni che ha saputo prendere in mano la propria vita per farne un capolavoro. Collaborando attivamente e responsabilmente con la grazia di Dio ella ha dato il meglio di sé, divenendo sale della terra e luce del mondo. Ciò che tutti noi siamo chiamati ad essere.
Autore: Sr. Ch. Cristiana Scandura osc
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