Padre Luciano Castiglione nacque ad Acquaviva Platani (provincia e diocesi di Caltanissetta) il 24 luglio del 1930 da Salvatore e Calogera Cicirello, ma visse per oltre sessant’anni a Caltanissetta, dove svolse tutto il suo ministero sacerdotale. Di indole vivace e creativa, divenne ancora bambino un vero leader fra i suoi coetanei, che trovavano in lui un punto di riferimento importante, anche per la sua assoluta disponibilità a soccorrere gli altri nei loro bisogni. Nonostante il carattere ribelle, seguendo gli insegnamenti familiari e sotto l’influsso del santo sacerdote, mons. Cosimo Lanza, uomo di carità, che lasciò il ricordo di tante belle virtù, crebbe nella fede, partecipando attivamente alla vita parrocchiale e distinguendosi per la capacità di prendere l’iniziativa. Concluse le scuole elementari nel suo paese natio, fu mandato a studiare a Palermo presso i Salesiani dell’Istituto “Don Bosco” ma, a causa dei frequenti bombardamenti sulla città, fuggì insieme a due compagni di studi, e, dopo giorni di cammino, riuscì a raggiungere casa sua seguendo la linea della ferrovia. Essendo nel frattempo maturata nel suo cuore la vocazione sacerdotale, nel 1944 entrò nel Seminario Diocesano di Caltanissetta, dove ben presto fece amicizia con tutti, soprattutto con Liborio Campione, poi divenuto sacerdote e per molti anni Vicario Generale della Diocesi, con Giovanni Speciale, uomo di elevata cultura, e con Angelo Fonti. Questa amicizia durerà per tutta la vita, non mancando vari attestati di stima da parte dei tre sacerdoti. La sua vocazione fu messa alla prova quando alcuni detrattori si recarono da mons. Jacono accusando il padre di Luciano di essere comunista. Il vescovo, chiamato a colloquio privato il giovane Luciano, gli comunicò che avrebbe dovuto lasciare immantinente il seminario, ma il ragazzo, senza timore, fece presente al vescovo che non se ne sarebbe andato e che se suo padre era comunista questi erano affari di suo padre e non suoi. Il vescovo, a tale risposta, dovette desistere e Luciano rimase in Seminario. Con umiltà e obbedienza, ammirato da superiori e compagni per la costanza e la forte spiritualità, compì gli studi superiori e teologici. In quegli anni coltivò anche il suo amore per la musica, che considerava un dono divino, e per il teatro, che animava insieme ad altri seminaristi. Il 26 giugno 1955 fu ordinato sacerdote nella Chiesa Cattedrale di Caltanissetta e inviato come Vicario Parrocchiale nella Chiesa di Santa Croce alla Badia, dove rimase pochi mesi, a causa del comportamento sconveniente del parroco. Nel 1956 venne inviato come Vicario Parrocchiale nella Chiesa di San Giuseppe, dove lo stimato parroco padre Paolino Firrone seppe condividere con il sacerdote la guida della Parrocchia, affidandogli in special modo la cura delle fasce più giovani, compito che padre Castiglione assolse in modo egregio, tanto da trasformare l’antica parrocchia nissena nel cuore giovane della città. Con l’insegnamento sapiente di chi testimonia con le opere ancor prima che con le parole la propria fede, padre Castiglione seppe seminare nel cuore di tanti giovani il desiderio di conoscersi e di conoscere Dio e, alla sua scuola si formarono generazioni di professionisti che, a Caltanissetta e fuori da essa, hanno portato frutto, dimostrando come chiunque, se segue i giusti insegnamenti, può fare della propria vita un’esperienza importante, utile, produttiva per sé e per gli altri. A San Giuseppe riuscì a convogliare tutta la gioventù cittadina, che curò anche attraverso l’insegnamento, l’Azione Cattolica, la GIAC, il Movimento Studentesco e il Centro Sportivo Italiano. Da quei gruppi giovanili, cresciuti con l’apertura di chi sa ben usare la propria curiosità e intelligenza, sono usciti importanti professionisti: medici, professori, avvocati e altri esperti nei più vari settori della conoscenza. E questo non perché padre Castiglione si circondava dell’elite, come non di rado può accadere, ma perché egli sapeva spingere tutti, anche i più modesti, a migliorarsi per migliorare il mondo. Negli anni delle rivolte, padre Castiglione seppe dare al desiderio di ribellione a un sistema socio-culturale inaccettabile un nuovo senso: ribellarsi nell’obbedienza, riportare al centro della propria vita il Vangelo, evitare di confondere la radicalità evangelica con la rivoluzione sociale. In stretto contatto con insigni nomi del panorama culturale e religioso dell’epoca, come Raul Follereau e don Benedetto Calati, istituì la prima Comunità Emmaus a Caltanissetta, nei locali di Villa Ascione, dopo un memorabile “pellegrinaggio della Carità” svolto presso la Comunità di Rimini nel 1968. Nel 1969, in seguito al trasferimento di padre Giuseppe La Greca, il vescovo mons. Monaco, chiamò a succedergli come parroco di Santa Flavia padre Luciano Castiglione, che accolse, non senza timore, il nuovo incarico, che lo portava da una realtà umanamente e spiritualmente fiorente a un’altra ben più difficile da gestire, perché nettamente divisa fra povertà e borghesia, fra fede partecipata e indifferentismo. Vi erano inoltre diversi problemi da risolvere sia per quanto riguardava gli ambienti parrocchiali, era infatti gravemente danneggiato il Monastero, sia per quanto riguardava le condizioni di vita dei quartieri popolari intorno alla chiesa, sprovvisti dei più elementari servizi e, perciò, votati a stenti e difficoltà. Rimboccatosi le maniche, padre Castiglione si batté strenuamente per salvare il Monastero e, di concento con i suoi due predecessori, padre Biagio Pilato e padre Giuseppe La Greca, rinunciò al legittimo compenso per devolverlo in favore dei restauri, che vennero effettuati fra il 1974 e il 1976 e salvarono l’ala orientale del Monastero che, a seguito di vari crolli nell’ultimo decennio, era ormai destinata alla demolizione. Nel frattempo si dedicò anche a combattere per ottenere migliori condizioni di vita per il quartiere, istituendo il primo Comitato di Quartiere della città e intraprendendo uno schietto ma rispettoso dialogo con la politica nissena e, laddove trovava orecchie da mercante, intervenendo con manifestazioni, blocchi stradali e pubbliche denunce, come si può rilevare dai vari numeri de L’Antenna di Santa Flavia, pubblicazione parrocchiale, fondata qualche anno prima, che divenne la voce dell’intero quartiere. Con pazienza e vigore riuscì a vincere tutte le battaglie che intraprese, rendendo Santa Flavia un quartiere vivibile e provvisto di tutto il necessario per assicurare agli abitanti una vita dignitosa e gradevole. Si preoccupò, anche, dell’emancipazione culturale dei flaviani e, oltre a implementare l’attività dell’asilo parrocchiale, organizzò un efficace Oratorio, introdusse anche incontri culturali, invitando illustri nomi dell’epoca, per aiutare quanti lo desideravano ad incamminarsi con fiducia verso un futuro che allora appariva incerto e misterioso. Seppe anche accogliere e indirizzare correttamente le nuove istanze spirituali, che coinvolsero la Chiesa del post- Concilio, lavorando con convinzione sulla crescita spirituale e al contempo umana di tutti. Introdusse, inoltre, il Movimento Studentesco, i Campi Emmaus, i cineforum, gli incontri ecumenici. Fu, certamente, alla vita spirituale che dedicò la maggior parte dei suoi sforzi, cercando di offrire ai parrocchiani la possibilità di una maturazione nella fede, partendo dalle basi che la parrocchia aveva già gettato, soprattutto con la devozione alla Madonna di Fatima. L’esempio di Maria, l’umile ragazza di Nazareth, che accoglie nella sua vita il Signore e, donandosi tutta a Lui, ne fa qualcosa di grandioso, divenne la regola di vita di padre Castiglione e, in lui, di tutta la parrocchia. L’esempio fondamentale di Maria, prima e più vera discepola di Cristo, condusse tutta la missione sacerdotale di padre Castiglione, umile fra gli umili e povero fra i poveri, che seppe fare della sua umiltà e povertà una ricchezza per tutti. Il coronamento di questa marianità del suo ministero fu l’erezione del Santuario della Madonna di Fatima, decretata il 5 maggio 1992 da mons. Alfredo Maria Garsia, su richiesta dello stesso padre Castiglione. Una scelta da sottolineare fu quella di accogliere in parrocchia il Cammino Neocatecumenale, nuova realtà nata dalle indicazioni del Concilio Vaticano II. Accogliendo la spiritualità neocatecumenale, con la riscoperta della Parola di Dio, padre Castiglione diede a molti la possibilità di approfondire la fede che, a volte, si limita allo stretto indispensabile o sfocia nella superstizione pagana. In circa 30 anni dal Cammino Neocatecumenale di Santa Flavia uscirono tanti cristiani di fede fondata, professionisti di vari settori, e vocazioni alla vita sacerdotale. Ma il cuore del sacerdozio di padre Castiglione fu, senza dubbio, la carità. Egli ebbe un approccio francescano con i beni materiali, mai ritenendo di sua proprietà alcuna cosa, ma tutto usando per la gloria di Dio e per il bene del popolo che gli era stato affidato. Pur avendo il diritto di percepire il sostentamento previsto dalle leggi canoniche e civili, non riteneva nulla per sé, ma versava l’intero importo nelle casse della parrocchia, soprattutto per provvedere ai bisogni dei tanti poveri, flaviani e di altri quartieri, che quotidianamente salivano a Santa Flavia e non andavano via senza una borsa di viveri o un aiuto economico. Negli armadi della parrocchia si trovava sempre pasta, latte, cibi vari per chi veniva a chiedere e, per i casi più gravi (come gli ammalati) padre Castiglione provvedeva personalmente ad andare a comprare la carne e recapitarla direttamente a chi ne aveva bisogno. Per due anziane che si trovavano in gran povertà acquistò persino una casetta, a un ambulante che aveva perso tutto, diede un nuovo furgone e un buon carico di frutta per ricominciare. Tanto fece per i bisognosi, ma non ne faceva pubblicità e chiedeva espressamente ai beneficiari della sua carità che tutto rimanesse nel segreto del cuore. Alcune cose divennero note solo dopo la sua morte, quando, fra i tanti che lo piansero, si videro quei poveri che avevano ricevuto da lui, sotto forma di carità, l’Amore del Signore. La sua carità si espresse anche nella cura delle nuove povertà, dapprima con l’accoglienza presso i locali del Monastero dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), successivamente dell’OAMI (Opera Assistenza Malati Impediti), poi “Casa Rosetta” per i tossicodipendenti e, finalmente, del Centro Sociale, dedicato al Beato Giuseppe Benedetto Dusmet, e votato alla formazione religiosa-morale-culturale e ricreativa di tutta la gioventù del quartiere, nonché l’assistenza materiale di bambini, e l’assistenza a la promozione culturale degli anziani. Dopo le celebrazioni del 50° della sua Ordinazione Sacerdotale, che videro la partecipazione di centinaia di persone, la sua salute cominciò a declinare. Alla fine del 2005 venne ricoverato una prima volta e rimase, poi, convalescente in casa per alcune settimane, con suo grande disappunto: non era mai mancato, infatti, in parrocchia, neanche quando nevicava. Tornato in parrocchia per breve tempo, venne nuovamente ricoverato a fine marzo del 2006, quando gli fu diagnosticato un infarto addominale. Venne intubato e rimase in coma per 15 giorni, sino alla mattina del 14 aprile 2006, Venerdì Santo, quando rese l’anima a Dio, andando a ricevere il premio promesso ai servi fedeli. Ai suoi funerali, celebrati da mons. Liborio Campione, parteciparono persone di ogni età e ceto, provenienti da tutti Italia, fra cui tanti di quei “giovani”, che un tempo aveva educato all’umanità e alla santità. Il reverendo Vicario Generale, fra l’altro, disse: Si può dire che don Luciano non si è mai risparmiato con il servizio continuo al popolo santo di Dio e il servizio ai poveri. Dal suo testamento abbiamo conosciuto il vero animo di don Luciano: è stato un vero educatore nella fede, cantore della liturgia e della bellezza dell’amore di Dio, amante dei poveri. Ne beneficò tanti, uomini e donne, in modo discreto, spesso nascosto, dando tutto anche del suo. È vissuto distaccato dai beni di questo mondo e ha concluso la sua esistenza terrena da sacerdote povero, perché ha donato tutto. Il giorno seguente le venerate spoglie vennero accompagnate al Cimitero del suo paese natale, dove riposano nella tomba di famiglia. Il suo sacerdozio limpido, che si è espresso in una riconosciuta e amabile paternità nei confronti di tutti coloro che ha incontrato, la sua umanità vivace sempre protesa a migliorare se stesso per aiutare gli altri a migliorare, la sua capacità di ascolto dalla quale scaturivano saggi e retti consigli, la sua impareggiabile carità che rimane in gran parte sconosciuta ai più, rendono padre Luciano Castiglione un esempio ammirabile non soltanto per i sacerdoti e i fedeli cattolici ma per chiunque persegue la via della verità e della rettitudine. Lungi dall’essere costretto all’interno di ideologie o bandiere, nonostante la sua vita si sia svolta quasi completamente all’interno del ministero sacerdotale, che ha svolto con ogni fibra del suo essere, egli può essere proposto a tutti come esempio di un’umanità che, lavorando su se stessa e migliorando se stessa, riesce, con l’esempio di vita ancor prima che con l’insegnamento, a migliorare il mondo che gli sta intorno.
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Fonte:
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https://giovanisanti.wordpress.com/
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