La storia di Brendan ha qualcosa di realmente straordinario, nato con la sindrome di Down, al di là delle belle parole politicamente corrette, egli era veramente speciale, e ora vedremo il perché. Brendan nacque a Great Falls, negli Stati Uniti, il 12 maggio 1997, da Francis e Maura Kelly e, all’età di quattro anni, gli venne diagnosticata la leucemia, con un tasso di remissione molto alto, che costrinse Brendan, sin da piccolo, a sopportare trattamenti particolarmente dolorosi e spossanti. Nonostante ciò il piccolo dimostrò una forza incredibile e, più che preoccuparsi di se stesso, era attento ai bisogni degli altri, facendosi samaritano dei più profondi dolori delle persone che incontrava. Aveva, infatti, la capacità di individuare le ferite dell’anima e si impegnava con tutto se stesso per curarle, con l’aiuto di Gesù. Sin da piccolo Brendan coltivò un vivo affetto per Gesù e sentiva la necessità di far partecipi di quell’amore anche tutti coloro che conosceva. La sua preghiera quotidiana divenne un vero e proprio dialogo con il Signore. Un giorno, dopo essersi confessato, rimase a lungo a pregare in chiesa, quando terminò il padre gli chiese come mai avesse sostato così tanto tempo, e Brenda rispose: “Stavo parlando con Gesù”. “Con Gesù nel Tabernacolo?” chiese il padre, e lui rispose: “No, nella luce sopra il Tabernacolo”. Così, giorno dopo giorno, accompagnato da Gesù e dall’Angelo Custode, Brendan cresceva conformandosi sempre più a Cristo. Brendan era un bambino come tanti, solare, allegro, con un gran senso dell’umorismo, amava lo sport e i film, e ne conosceva alcuni a memoria. A seguito del perdurare della sua malattia la fondazione Make-a-wish gli chiese cosa desiderava e Brendan chiese di poter vedere il Papa. Essendo ancora piccolo pensarono a un desiderio più da bambini e gli proposero Disney World o qualche star dello sport, ma il bimbo insistette che desiderava incontrare il Papa. Alla fine il suo desiderio fu esaudito, a settembre del 2001 il piccolo con i suoi genitori fu ricevuto, insieme ad altre persone, a Castel Gandolfo da Giovanni Paolo II. Appena il Papa entrò Brendan corse avanti e si mise in prima fila per salutarlo. Il Papa, vedendolo, gli sorrise con grande amore e continuò a salutare i presenti. Quando stava per uscire dalla stanza, Brendan gridò: “Addio, Papa”, Giovanni Paolo II si voltò e, tornato indietro, andò a salutare il piccolo Brendan, che con affetto gli strinse la mano. Fu un giorno per lui indimenticabile. Era profondamente innamorato di Gesù nell’Eucaristia e quando non poteva partecipare alla Santa Messa fra le altre persone a causa della chemio, si faceva portare in macchina fuori dalla chiesa e il sacerdote, durante la Comunione, usciva fuori per portargli Gesù. Quando entrava e usciva dalla chiesa salutava sempre Gesù con la spontaneità che era sua caratteristica, come se stesse salutando un vecchio amico. E la sua più grande gioia fu poter servire all’altare come chierichetto. Brendan offrì le sofferenze della malattia per gli altri, la sua preghiera era particolarmente gradita al Signore e spesso amici e conoscenti chiedevano a lui di intercedere per qualche intenzione. Una volta gli chiesero di pregare per Bella, per la quale i medici avevano consigliato ai genitori di abortire perché la malattia che aveva l’avrebbe condotta alla morte in poche ore, Brendan pregò, offrì la sua sofferenza a Gesù sulla croce, proprio in quel periodo subiva un doloroso trapianto di midollo, e la piccola Bella sopravvisse. La stessa cosa accadde a un’altra bambina di nome Megan, quando arrivò in ospedale Brendan, vedendo la madre afflitta, le disse: “Non preoccuparti, voglio offrire tutta la mia sofferenza per tua figlia”. La piccola, pur avendo una forma di leucemia più grave di quella di Brendan, si riprese. Un’altra volta un collega del padre fu preso in ostaggio a Mumbai, riuscì a nascondersi e telefonò di nascosto al padre di Brendan, chiedendogli di rivolgersi al figlio, il piccolo, dopo aver pregato, lo rassicurò che si sarebbe salvato, e così fu. Egli stesso non sapeva spiegarsi il potere della sua preghiera, e si chiedeva come mai il Signore, per le sue preghiere, guariva gli altri ma non guariva lui. Poi comprese che la sua era una chiamata alla Croce e si offrì completamente al Signore, unendo le sue sofferenze a quelle di Cristo. Quando la malattia che aveva combattuto per quasi tutta la vita si aggravò fu costretto a letto, in preda a fortissimi dolori. Come raccontano i suoi cari ogni parte del suo corpo era dolorante, a parte la testa. Eppure, verso la fine, una volta disse alla zia: “Zia Kelly, sono così felice. Tutto ciò che serve per essere felice è aprire il tuo cuore a Gesù”. Terminò il suo pellegrinaggio terreno il 27 aprile 2013, accompagnato da Gesù in Cielo, dove continua a pregare per tutti con il suo grande cuore, così vicino al Cuore al Dio.
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Fonte:
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https://giovanisanti.wordpress.com/
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