Manuel nacque a Sahuayo, terra natìa del giovane san José Sanchez del Rio, pochi mesi prima del martire il cui esempio seguirà, il 14 settembre del 1912 da José Sánchez Gutierrez e Dolores Gonzalez Berrospe, una delle più importanti famiglie dei paese. In casa venne educato alla fede e crebbe con l’orgoglio di essere cristiano. Anche il Collegio San Luis Gonzaga, l’istituto scolastico scelto dai genitori per lui, favorì la crescita umana e spirituale del giovane nella presa di consapevolezza del valore fondamentale che il Vangelo ha per l’uomo e per la società, attraverso quella costruzione di valori che svelano all’uomo la sua vera dignità. Con il tesoro di questi valori nel cuore, il giovane Manuel giunse ai terribili giorni di persecuzione contro la Chiesa messicana, che portarono morte e distruzione in ogni angolo del Paese. All’età di 16 anni, con grande coraggio, lasciò la sicurezza della sua casa e si unì alla lotta cristera in un gruppo che si trovava a Cojumatlàn. Qui si distinse subito per il coraggio e la totale dezione della causa cristera. Con amore si donò totalmente a Cristo Re per la gloria della vera fede e per liberare i perseguitati a causa del nome di Gesù. Poté combattere per quella santa causa per poco tempo, poiché venne catturato e condotto, con una corda alle mani e al collo, nella parrocchia di La Palma, dove venne legato alla balaustra. Successivamente venne trasferito nella sua città natale, Sahuayo, dove venne richiesta al padre un’ingente somma di denaro per la sua liberazione, che, nonostante il pagamento, non avvenne. Manuel accolse con serenità il suo destino, non si lamentò, non pianse: il suo cuore era infiammato dall’amore per Cristo e raccomandò ai genitori di non sentirsi afflitti per la sua morte, perché egli moriva per Cristo e con Cristo avrebbe regnato. Il 5 giugno del 1929 Manuel venne prelevato dal luogo dove era incarcerato e portato vicino al Ponte della Calzada Revolucion. Durante il tragitto il giovane continuava a pregare e invocare il Nome santissimo di Gesù e diceva: Non sono un codardo o un delinquente: io sono un soldato di Cristo Re. Giunto poi al luogo dell’esecuzione gridò a gran voce: Viva Cristo Re. Venne, quindi, raggiunto da una raffica di proiettili, che posero fine alla sua vita terrena. Il corpo del giovane venne, quindi, prelevato dalla famiglia e, dopo i funerali, fu sepolto nel Cimitero comunale. Molti anni più tardi venne, però, trasferito nella cripta della parrocchia di Santiago Apostol a Sahuayo. Il padre, nel portare suo figlio alla tomba, dissé Anche se distrutto, devo essere felice, perché un figlio mio è morto per la causa di Cristo Re.
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Fonte:
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https://giovanisanti.wordpress.com/
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