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Mario Cerciello Rega Laico

Festa: Testimoni

Somma Vesuviana, napoli, 13 luglio 1984 – Roma, 26 luglio 2019

Militare italiano dell'Arma dei Carabinieri, ucciso mentre prestava servizio nel quartiere Prati a Roma.



Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, 35 anni, è stato ripetutamente pugnalato a morte nella notte tra il 25 ed il 26 luglio 2019, in Trastevere, una delle più antiche e centrali zone di Roma, durante un normale servizio notturno cui non aveva voluto mancare.
Gli sciacalli si sono messi in moto, spargendo nella società, con i loro mezzi di comunicazione preferiti (Twitter, Facebook) i loro semi dell’odio, e facendo divampare lo scontro politico, mentre solo un paio d’ore prima aveva cessato di vivere un fedele ed esemplare servitore dello Stato, e dimostrando così – vomitandosi addosso montagne di parole , anziché tacendo – che di quella vita,di quell’ennesimo operatore delle Forze dell’Ordine caduto in servizio, in ultima analisi, non gliene importava granché; quella morte era l’ennesima occasione per occupare uno spazio informativo e far notare la loro presenza. Nessuna vicinanza vera alla giovane moglie, agli altri familiari ed all’Arma Benemerita; nessuna riflessione politica sulle conseguenze del consumo della droga, soprattutto la cocaina, la più subdola e pericolosa tra le droghe, che è all’origine dell’uccisione del vicebrigadiere Cerciello Rega.
Gli ululati degli sciacalli si levavano sull’ennesima proposta di aumento spropositato delle pene, sull’ennesima stretta all’immigrazione, e così via sparando in alto, in uno scontro che più divisivo non si può, inconcludente, indegna del ruolo ricoperto dai protagonisti urlanti…
Tutte cose che non risolvono di certo la situazione operativa delle Forze dell’Ordine, e che tantomeno rendono onore ai fatti ed alla vittima.
Bastava fare silenzio e limitarsi alle condoglianze; invece no, dovevano e devono “segnare” il territorio come i cani, devono appropriarsi anche dei caduti delle forze di polizia, trascurando un piccolo ma fondamentale dettaglio: i carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, le Forze Armate, non sono né di destra né di sinistra; che piaccia o meno, sono a difesa dello Stato di diritto e della Repubblica. Punto.
Per questa gente, invece, è ancora valida la splendida canzone del 1991 di Franco Battiato “Povera Patria”:
«Povera patria schiacciata dagli abusi del potere/Di gente infame che non sa cos'è il
pudore/
Si credono potenti e gli va bene quello che fanno/ E tutto gli appartiene/
Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni/ Questo paese è devastato dal dolore/
Ma non vi danno un po' di dispiacere/Quei corpi in terra senza più calore?».
Ad alcuni sarà pure dispiaciuto non poter addossare la colpa sui nordafricani, ma gli assassini rei confessi sono due giovani statunitensi di 19 e 20 anni di età, tali Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth, fermati per l’omicidio del vicebrigadiere Cerciello Rega a distanza di poche ore dai fatti. Ad entrambi è contestato l’ omicidio e la tentata estorsione in concorso, anche se ad infliggere le otto coltellate mortali sarebbe stato il 19enne, Elder Finnegan Lee.
I Carabinieri hanno svolto egregiamente il proprio lavoro, e di conseguenza la giustizia potrà fare il suo corso, si spera senza lo sbraitare dei perfetti e inutili buffoni del brano di Battiato.
Nel contempo, non vanno dimenticati due fatti che, a nostra memoria, non si erano prima verificati e di cui abbiamo già fatto cenno su questo sito, e cioè l’omaggio al caduto dell’Arma dei Carabinieri portato al comando generale , a sirene spiegate, prima dalla Polizia di Stato e successivamente dai militari della Guardia di Finanza , che hanno salutato sull’attenti. È stato un incantevole esempio di unità dato nello stesso giorno dalle forze dell’ordine; non una semplice solidarietà, ed una resa d’onori ad un bravo Collega e ad un uomo buono , ma, a nostro avviso una dimostrazione di quelli che proprio gli americani chiamerebbero “brothers in arms” , “fratelli d’ armi”. Tangibile consapevolezza, cioè, della condivisione di un lavoro impegnativo, difficile, rischioso sia fisicamente che “giudiziariamente”, non valorizzato nelle sue dinamiche quotidiane : retribuzioni al palo, sostituite molto parzialmente da una poco comprensibile (ai più) moltiplicazione dei gradi; carenza di alloggi di servizio proprio mentre si progetta di trasformare in centri commerciali le caserme non più utilizzate; parco automezzi ormai “multi marche”, di difficile gestione e spesso di scarsa praticità; dotazioni individuali carenti, ecc. ecc.
Ora riteniamo doveroso dedicare le ultime riflessioni all’uomo che indossava l’uniforme dell’Arma, al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega.
Sposato da appena un mese e mezzo con una giovane figlia di un commissario capo in pensione della Polizia di Stato, laureata in scienze farmaceutiche ed impiegata in una farmacia abbastanza vicina alla casa che avevano preso in affitto a Roma , proprio nelle vicinanza della Stazione CC in cui prestava servizio il vicebrigadiere, si erano promessi reciprocamente nella grotta di Lourdes , dove lui era solito recarsi come barelliere.
Chiunque di noi abbia avuto modo di partecipare al pellegrinaggio militare internazionale a Lourdes ha potuto constatare la totale dedizione , o meglio, il dono di sé dei barellieri alle persone accompagnate e la gioia che cercano di trasmettere loro con il sorriso anche nelle situazioni più toccanti.
La stessa dedizione di sé il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, cattolico praticante e volontario inserito nelle organizzazioni cattoliche che si richiamano agli antichi valori della cavalleria, la trasmetteva anche ai più poveri tra i poveri di Roma, i senzatetto. Lo stesso spirito improntato all’ascolto dei fratelli lo trasmetteva ai colleghi , che considerava come fratelli; ma anche verso gli arrestati portava sempre il rispetto che si deve ad ogni persona umana.
Per questa sua professione dell’insegnamento cattolico e dei valori cavallereschi dell’Arma dei Carabinieri, la notte fatidica di due giorni fa, egli non si è sottratto al proprio dovere ed è caduto sul campo dell’Onore, grande come la sua Fede.
Per questo possiamo dire che è caduto un carabiniere ed un cavaliere cattolico.

Fonte: www.adods.org


Omelia dell’Ordinario Militare Mons. Santo Marcianò in occasione delle esequie
Carissimi, oggi non avremmo voluto essere in questa Chiesa in cui alcuni di voi, poche settimane fa, sono stati riuniti da Mario e Maria Rosaria per celebrare nella gioia il grande mistero dell’amore. Un mistero che ci parla ancora in modo commovente anche attraverso il Vangelo (Mt 5,13-16) che tu, Maria Rosaria, hai voluto si rileggesse oggi, perché aveva toccato le corde del vostro cuore nel giorno del matrimonio. Era la festa di S. Antonio e Mario – sappiamo – aveva scelto quella data per sentire ancora più vicino suo padre Antonio dal Cielo. Oggi Mario ci chiama nuovamente, questa volta lui dal Cielo, e noi, che ancora facciamo fatica a crederci, siamo riuniti da un dolore improvviso, straziante, che sentiamo ingiusto.
Sì, cari amici, quanto è accaduto è ingiusto! E l’essere qui, professare la nostra fede in Cristo Risorto, non ci esime, anzi ci obbliga, alla denuncia di ciò che è ingiusto. Ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alla tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo che venga fatta giustizia e che eventi come questo non accadano più.
Basta! Basta piangere servitori dello Stato, giovani figli di una Nazione che sembra aver smarrito quei valori per i quali essi arrivano a immolare la vita! Valori che, dice Gesù, ci fanno essere «sale» della terra, sale che insaporisce, purifica, custodisce e ci fa «gustare la bontà del Signore» (Salmo 33[34]).
La morte di Mario risveglia in noi, in qualche modo, la nostalgia del sapore buono di valori come la legalità, la solidarietà, il coraggio, la pace…, troppo spesso sostituito dai sapori estremi del benessere, della violenza, delle dipendenze, che alterano il gusto della vita e non rendono capaci di custodirla.
Sì, davanti a questa morte ci rendiamo meglio conto di quanto valga la vita, ogni vita umana, e di come ogni popolo, religione, società, debba edificarsi sul comandamento che è a fondamento della giustizia e dell’umana convivenza: «Non uccidere»!
Mario ha creduto che non c’è giustizia senza rispetto della vita; ha saputo gustare la sua vita con pienezza e gioia, vivere e morire per custodire la vita altrui.
Lo ha fatto nel suo lavoro. Sconvolti, i suoi colleghi riferiscono di come incarnasse a perfezione la missione del carabiniere, con competenza e destrezza ma anche con una dedizione e una cura della persona superiori a ogni regolamento scritto; era capace – abbiamo sentito da tante testimonianze – di vegliare una notte intera in ospedale, accanto a una madre vedova e alla figlia, o di provvedere ai pasti e alla dignità dei criminali arrestati. Sì, ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani. Voi giovani, invece, siete ricchi di tanti doni e potenzialità, come Mario, un giovane meraviglioso che ha scoperto il sapore dell’esistenza non nello “sballo” ma nel dono di sé: nel volontariato di barelliere all’Ordine di Malta, nell’essere uomo dei poveri e ultimi, dei senzatetto con i quali condivideva il suo tempo libero, i suoi averi, il suo sorriso.
E il suo sorriso ha occupato in questi giorni le prime pagine dei giornali, testimonianza di una non comune capacità di donare amore, amicizia, gioia. Era la sua vita, perciò ha potuto servire la vita fino alla fine, offrendo una lezione indimenticabile che lascia senza parole e ha fermato l’Italia, con una partecipazione di popolo poche volte registrata. Molti piangono un amico, un fratello: «Mancherà a tutti», ha detto in una delle interviste il suo comandante. E tu, cara Maria Rosaria, senti di aver perso tutto, perché Mario era la tua vita, così come era la forza e il sostegno della vita della famiglia: di te, mamma Silvia, del fratello Paolo, dell’amata sorella Lucia, custodita ancor più teneramente da quando il padre era tornato in Cielo.
E il Cielo è il vero segreto di Mario, la straordinaria testimonianza di fede che lo ha reso «luce del mondo» e rimane in ricordi intensi e commoventi: la promessa di matrimonio nella Grotta a Lourdes, i pellegrinaggi a Lourdes, Loreto, Medjugorie…
«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?» (Gv 11, 25-26), dice Gesù a Marta, la Santa che ricordiamo oggi, distrutta dal dolore per la morte del fratello. Nel dolore, noi accogliamo questa domanda alla quale, anche in punto di morte, Mario ha risposto il «Sì» della fede. Così, ne siamo certi, egli è oggi nella luce della risurrezione ma egli è stato «luce del mondo», testimoniando in vita la Risurrezione di Cristo. Perché la risurrezione non è solo una dimensione futura ma si realizza nell’oggi, in un presente che fa del cristiano un uomo di speranza e non un rassegnato.
Sì, cari amici. Mario non era un rassegnato! Noi non siamo rassegnati e non ci rassegneremo! Perché, se «Dio è amore» (1Gv 4,8), credere alla risurrezione non è vivere nella rassegnazione ma lottare con amore per un mondo migliore; come hai fatto tu, Mario, e la tua morte, come la tua vita, è diventata punto di luce dal quale sembra alzarsi un grido: «Risorgi»!
«Risorgi»! È grido che raggiunge la nostra Nazione, perché risorga il senso della giustizia, della legalità, del dovere e della fraternità, a partire dagli uomini delle Istituzioni, chiamati a riscoprire l’alto senso etico della propria responsabilità, rifuggendo politiche di interessi, conflitti e corruzione, e perseguendo le autentiche priorità del proprio impegno a servizio alla città dell’uomo. Non è nostro compito dire se servano leggi più rigide o soltanto leggi più giuste, ma una cosa osiamo chiedervela: «Metteteci il cuore! Fate anche voi della vita degli altri il senso della vostra vita, consapevoli che quanto operate o non operate è rivolto a uomini concreti: a cittadini e stranieri, a uomini e donne delle Forze Armate e Forze dell’Ordine, ai quali non possiamo non rinnovare il grazie e l’incoraggiamento della Chiesa e della gente! E se voi, responsabili della cosa pubblica, e tutti noi sapremo meglio imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà.
«Risorgi»! Mario lo dice con dolcezza a te, sposa alla quale ha rivolto l’ultimo pensiero, e a voi tutti suoi cari, promettendovi un amore che non finisce. Lo ritroverete nei ricordi ma anche nelle tante persone che egli ha servito. Alcune sono radunate oggi attorno a voi, come gli amici che erano andati a consolare Marta e Maria per la morte di Lazzaro; e Mario vi lascia in eredità i suoi amici, i suoi poveri, soprattutto i colleghi dell’Arma, famiglia sempre unita e solidale.
«Risorgi»! Mario lo dice infine a tanti cuori di criminali, particolarmente a quei giovani tentati dalla violenza e dal guadagno facile, dalla cultura delle dipendenze e del rischio estremo. Risorgi, giovane, purifica e cambia la tua vita, renditi conto di cosa è la vita, di cosa la custodisce e le dona sapore e senso!
Carissimi fratelli e sorelle, caro Mario, quello che è successo è e rimane profondamente ingiusto, ma la tua morte rappresenta una testimonianza di amore e di fede più intensa di quanto si potesse immaginare quando le parole di Gesù risuonavano in questa Chiesa nel giorno del tuo matrimonio: «Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa»!
In vita, la tua luce era rimasta nascosta tra i familiari e gli amici, in questo paese natale, nel quartiere dove prestavi servizio a Roma; oggi, però, splende davanti agli uomini, diventando per la nostra Nazione, per il mondo, per la Chiesa tutta, faro che indica la strada, esempio che illumina, fonte di speranza che sostiene. Così, molti, vedendo le tue «opere buone», potranno «rendere gloria al Padre che è nei cieli».
Questo è il dono che ci lasci e, ne siamo certi, questo era il tuo desiderio. Grazie, Mario, prega perché sia anche il nostro e perché il tuo ricordo aiuti noi a diventare più «buoni», per dare sapore alla terra e speranza al mondo. Come il sale e la luce.
Grazie Mario! E così sia!

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Aggiunto/modificato il 2026-08-03

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