San Simone
Apostolo
Festa: 28 ottobre — Festa
Nascita-morte: Cana di Galilea? - Pella, Armenia o Suanir, Persia, 107
Nascita - morte:
Cana di Galilea? - Pella, Armenia o Suanir, Persia, 107
Festa:
28 ottobre — Festa
Patronato:
Pescatori, conciatori.
Etimologia:
Dall’ebraico Shim‘on, interpretato come ‘egli ha ascoltato’.
Emblema:
Barca
Categoria: I santi che iniziano con la lettera S
Calendario: I santi del 28 ottobre
Gruppo: Santi Simone e Giuda
Martirologio Romano
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Detto il Cananeo o lo Zelota, appartiene ai Dodici apostoli scelti da Gesù di Nazaret nel I secolo. Il suo nome compare nei quattro elenchi apostolici conservati dal Nuovo Testamento, ma nessun racconto evangelico gli attribuisce un episodio personale o un discorso. L'appellativo che lo distingue da Simon Pietro esprime probabilmente lo zelo religioso e non dimostra l'appartenenza a un preciso movimento politico. La sua presenza nel gruppo apostolico e nella comunità di Gerusalemme dopo l'ascensione costituisce il nucleo storicamente più saldo della sua vicenda. Le narrazioni relative ai viaggi missionari, al martirio e alla sepoltura provengono invece da tradizioni posteriori, spesso divergenti. Nella liturgia latina Simone è commemorato il 28 ottobre insieme a san Giuda Taddeo; l'associazione dei due apostoli fu rafforzata dalla letteratura agiografica medievale. Il suo culto, diffuso in Oriente e in Occidente, si esprime anche nell'iconografia della sega, collegata a una tradizione sulla morte non confermata da fonti contemporanee.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Il nome e il problema delle origini
Simone è un nome comune nella Palestina del I secolo. La forma greca Simon riproduce il nome semitico Simeone, diffuso tra gli ebrei dell'epoca. Il Nuovo Testamento conosce più personaggi con questo nome, a cominciare da Simon Pietro. Per distinguerli gli evangelisti accompagnano il nome dell'apostolo qui considerato con un appellativo: Matteo e Marco scrivono 'Cananeo', Luca usa 'Zelota'. Non si tratta di due persone diverse, perché la posizione e il contesto degli elenchi coincidono.
La designazione 'Cananeo' non fornisce una prova della nascita a Cana né di una provenienza dalla regione di Canaan. È la traslitterazione di una voce semitica collegata alla radice che esprime zelo o ardore. La resa greca di Luca rende esplicito questo significato. L'interpretazione geografica, accolta in alcune tradizioni cristiane, favorì successivamente l'identificazione con lo sposo delle nozze di Cana, ma il quarto Vangelo non ne indica il nome.
Non sono noti i genitori, la famiglia, la professione, l'età al momento della chiamata o il villaggio di origine di Simone. Le affermazioni che lo descrivono come pescatore, parente di Gesù o sposo di Cana non hanno il sostegno di una testimonianza neotestamentaria diretta. La prudenza è particolarmente necessaria perché le antiche comunità cristiane conservarono memorie relative anche ad altri uomini chiamati Simone o Simeone.
La chiamata nel gruppo dei Dodici
I Vangeli sinottici presentano la costituzione del collegio dei Dodici come un gesto decisivo del ministero di Gesù. Marco racconta che Gesù chiamò a sé quelli che volle, ne costituì dodici perché stessero con lui e per inviarli a predicare, con autorità sugli spiriti impuri. Luca colloca la scelta dopo una notte di preghiera; Matteo inserisce l'elenco nel discorso missionario. Simone è nominato in ciascuno di questi cataloghi, senza che venga descritta individualmente la sua vocazione.
Il numero dodici rinvia simbolicamente alle tribù d'Israele. In tale quadro Simone partecipa a una comunità chiamata ad annunciare il regno di Dio e a testimoniare l'azione di Gesù. I testi evangelici non consentono di stabilire quando entrò nel seguito del maestro rispetto agli altri discepoli, né se appartenesse alla cerchia più ampia prima della scelta apostolica. La sua identità personale emerge soprattutto dalla denominazione che lo accompagna.
La composizione del gruppo è significativa anche per la varietà dei nomi e dei profili. Matteo è identificato con il pubblicano; Simone reca un soprannome che rimanda allo zelo per la fede ebraica. Benedetto XVI ha richiamato questa diversità nell'udienza dell'11 ottobre 2006, sottolineando che non autorizza a immaginare automaticamente Simone come militante di un'organizzazione rivoluzionaria. La riflessione papale interpreta teologicamente un dato testuale, senza aggiungere informazioni biografiche sconosciute.
Lo Zelota e la Palestina del I secolo
La parola 'zelota' richiede una distinzione storica. Nella cultura biblica lo zelo può indicare l'ardore nel difendere l'alleanza e la legge di Dio; il linguaggio religioso lo applica a figure come Elia e a quanti rifiutano il compromesso con l'idolatria. Nel giudaismo del periodo romano, tuttavia, l'aspirazione alla fedeltà religiosa poteva assumere anche implicazioni politiche, soprattutto in presenza di dominazione straniera e conflitti sulle istituzioni del tempio.
Giuseppe Flavio descrive gruppi e correnti che si opposero al potere romano, ma la ricostruzione della loro formazione e l'impiego del nome 'zeloti' per epoche anteriori alla guerra del 66-70 sono discussi. L'appellativo attribuito a Simone non basta quindi a iscriverlo in un partito strutturato. Può indicare semplicemente un tratto di fervore religioso riconoscibile presso i contemporanei. Non esistono racconti attendibili di sue azioni armate o di una partecipazione a rivolte.
L'ipotesi di un passato politicamente militante ha avuto fortuna nella narrativa e nella divulgazione moderna, perché sembra rendere drammatica la convivenza tra Simone e Matteo. Rimane però un'ipotesi. Il Nuovo Testamento non mette in scena un loro conflitto né racconta una conversione di Simone dalla violenza alla pace. Il valore storico della denominazione consiste soprattutto nel testimoniare un modo in cui la prima tradizione cristiana lo distingueva dagli omonimi.
La presenza accanto a Gesù
I Vangeli raccontano insegnamenti, viaggi, controversie, guarigioni e incontri ai quali i Dodici partecipano come gruppo. Simone, in quanto membro del collegio, è compreso nella cornice narrativa della formazione apostolica, ma non è possibile assegnargli con certezza un intervento individuale. Non viene nominato separatamente nei racconti della trasfigurazione, del Getsemani o delle apparizioni pasquali.
Il quarto Vangelo menziona alcuni apostoli con episodi specifici, ma non identifica Simone lo Zelota come protagonista di una scena. Anche la tradizione che lo collega alle nozze di Cana dipende da interpretazioni posteriori dell'appellativo 'Cananeo'. Non si può quindi affermare che fosse lo sposo del banchetto, né che Gesù avesse compiuto il primo segno durante una sua festa nuziale.
La sua appartenenza ai Dodici implica, nel racconto dei sinottici, la condivisione del cammino pubblico di Gesù e dell'incarico missionario affidato al gruppo. Questo è diverso dal possedere una cronaca dettagliata delle sue azioni. La distinzione tra partecipazione collegiale e testimonianza personale impedisce di trasformare gli episodi riferiti genericamente agli apostoli in una biografia individuale artificiosa.
La comunità di Gerusalemme
La quarta attestazione neotestamentaria del nome si trova negli Atti degli Apostoli. Dopo l'ascensione di Gesù, l'autore elenca gli apostoli riuniti a Gerusalemme e include Simone lo Zelota. La scena li presenta perseveranti nella preghiera, insieme ad alcune donne, a Maria madre di Gesù e ai fratelli di lui. Il testo colloca così Simone nella comunità che precede la sostituzione di Giuda Iscariota con Mattia.
Gli Atti raccontano poi la Pentecoste e l'avvio della predicazione apostolica. Non nominano però Simone come destinatario di un incarico particolare, protagonista di un miracolo, responsabile di una comunità o viaggiatore in una regione definita. Il silenzio non prova l'inattività dell'apostolo, ma delimita quanto è possibile ricostruire. Il racconto lucano concentra infatti l'attenzione dapprima su Pietro e Giovanni, poi soprattutto su Paolo.
Nelle comunità cristiane delle origini l'autorità apostolica fu legata alla memoria dei testimoni di Gesù e della risurrezione. La tradizione ecclesiale riconobbe Simone tra questi testimoni, pur senza conservarne parole proprie. La continuità tra gli elenchi evangelici e quello degli Atti è il principale elemento testuale per situarlo tra i discepoli di Gesù e la prima comunità gerosolimitana.
La memoria apostolica dopo il Nuovo Testamento
Dopo la menzione negli Atti si apre un vuoto documentario. Le fonti cristiane dei secoli successivi cercarono di distribuire ai singoli apostoli territori di evangelizzazione, fondazioni ecclesiastiche e modalità di morte. Tali attribuzioni riflettono anche il desiderio delle Chiese locali di collegare le proprie origini a un testimone diretto di Cristo. Per Simone le versioni sono numerose e non concordano fra loro.
Alcune tradizioni orientali lo collocano nelle regioni del Mar Nero, nella Colchide e nell'area caucasica; altre gli assegnano l'Egitto o il Nord Africa. Testimonianze occidentali più tarde estendono il suo itinerario fino alla Britannia. Le indicazioni non compongono un percorso verificabile: sono memorie di diversa provenienza, sorte in ambienti e tempi differenti. Nessun testo contemporaneo all'apostolo consente di controllare questi itinerari.
Una tradizione particolarmente influente unì Simone a Giuda Taddeo in una missione in Persia. Il racconto fu trasmesso in forme agiografiche latine e poi ripreso nella cultura medievale. La coppia, oggi familiare nel calendario occidentale, non è presentata dai testi canonici come un gruppo missionario stabile. L'accostamento negli elenchi dei Dodici può averne facilitato la successiva associazione, ma non dimostra un viaggio compiuto insieme.
I racconti della missione in Persia
La cosiddetta Passione di Simone e Giuda, conservata nella tradizione attribuita allo Pseudo-Abdia, presenta i due apostoli come predicatori in Oriente. Il testo mette in scena confronti con sacerdoti pagani, prodigi, conversioni e infine il martirio. Appartiene al genere degli atti apostolici apocrifi e non può essere trattato come verbale di avvenimenti del I secolo.
Il quadro persiano offre un'ambientazione narrativa coerente con l'interesse delle comunità cristiane per l'espansione della fede oltre i confini romani. Alcuni dettagli geografici hanno suscitato discussioni erudite, ma una possibile conoscenza di luoghi o istituzioni orientali non prova l'autenticità degli episodi. Anche il luogo chiamato Suanir, frequentemente indicato come teatro della morte, presenta problemi di identificazione.
La fortuna della Passione fu notevole perché forniva a due apostoli poco conosciuti un racconto condiviso, ricco di azioni e di un epilogo esemplare. L'opera contribuì a consolidare la loro festa comune e a modellare le raffigurazioni artistiche. La sua importanza è dunque certa per la storia del culto e della letteratura, mentre resta insufficiente come prova delle vicende biografiche narrate.
Il martirio e le versioni concorrenti
La tradizione ecclesiastica onora Simone come apostolo e martire, ma le fonti più antiche non fissano con certezza né la data né il luogo né il modo della morte. Secondo la versione occidentale collegata a Giuda, egli sarebbe stato ucciso in Persia. In altri filoni avrebbe subito la crocifissione o sarebbe morto in territori del Caucaso. Le differenze non possono essere risolte sommando gli episodi in un'unica narrazione.
La sega, divenuta il suo attributo iconografico più riconoscibile, rimanda alla versione secondo la quale il corpo sarebbe stato segato. Altre raffigurazioni mostrano una lancia o strumenti differenti. L'iconografia testimonia la diffusione delle storie di martirio, non la loro verifica storica. Non è accertata neppure una data di morte corrispondente al 28 ottobre, che è anzitutto il giorno della memoria liturgica occidentale.
Particolare cautela richiede l'identificazione con Simeone figlio di Clopa, ricordato come successore di Giacomo alla guida della Chiesa di Gerusalemme. Eusebio di Cesarea, richiamandosi a Egesippo, riferisce che quel Simeone fu martirizzato sotto Traiano in età molto avanzata. La somiglianza del nome e le tradizioni sui parenti di Gesù favorirono la fusione delle due figure, ma non esiste una base sufficiente per considerarle la stessa persona.
Il culto nelle Chiese cristiane
La venerazione di Simone si sviluppò entro la memoria collettiva dei Dodici. Le diverse Chiese cristiane lo ricordano in calendari che non sempre coincidono. Nella tradizione latina la festa comune con Giuda è stabilita al 28 ottobre; in alcune tradizioni orientali la commemorazione individuale cade in altri giorni. Questa varietà è un segno della pluralità dei percorsi liturgici, non della presenza di più apostoli distinti con lo stesso soprannome.
Il Martirologio Romano ricorda Simone come Cananeo o Zelota accanto a Giuda Taddeo. La formulazione è sobria e non attribuisce con precisione a Simone un luogo di martirio. La celebrazione liturgica si fonda sul riconoscimento della sua appartenenza ai Dodici, dato evangelico certo, mentre i racconti posteriori costituiscono un diverso livello della memoria religiosa.
Le tradizioni sulle reliquie indicano più luoghi, tra cui Roma e Tolosa, e menzionano trasferimenti di cui non sempre si possono ricostruire le tappe. Nella basilica vaticana è attestata la venerazione di reliquie attribuite a Simone e Giuda; tale attribuzione appartiene alla storia del culto e non costituisce da sola una identificazione archeologica certa dei resti. L'incertezza sulla sepoltura originaria rende impossibile stabilire una catena continua di autenticità.
La ricezione medievale e artistica
Nel Medioevo la diffusione delle passioni apostoliche e della Legenda aurea rese popolari i racconti su Simone e Giuda. La narrazione agiografica univa predicazione, confronto con il paganesimo e morte violenta, offrendo ai predicatori e agli artisti una sequenza di scene riconoscibili. Le immagini della coppia apostolica rispondevano così a una tradizione letteraria consolidata.
Nell'arte occidentale Simone è spesso rappresentato con una sega, talvolta accompagnata da un libro o da un rotolo che indica la predicazione apostolica. L'oggetto del martirio aiuta a distinguerlo da Pietro e dagli altri apostoli omonimi. La presenza della sega non deve però essere retroproiettata sul I secolo: il simbolo esprime un racconto elaborato e trasmesso nei secoli successivi.
La sua memoria compare in cicli pittorici dedicati ai Dodici, in sculture di chiese e in raffigurazioni devozionali. In questi contesti l'interesse principale non è fornire un ritratto storico dell'uomo Simone, di cui ignoriamo l'aspetto, ma rendere visibile la continuità della testimonianza apostolica. Il riconoscimento ecclesiale del culto è antico e non deriva da un moderno processo individuale di canonizzazione.
Il significato della testimonianza
La scarsità delle notizie personali non diminuisce il ruolo di Simone nella tradizione cristiana, ma impone di definirlo con precisione. Egli è attestato come uno dei Dodici, e questo lo colloca nel nucleo dei discepoli ai quali i Vangeli attribuiscono una funzione rappresentativa e missionaria. La sua fisionomia storica non può essere ricostruita mediante psicologie immaginate o episodi mutuati da altri apostoli.
Il soprannome conserva un elemento significativo: lo zelo, concetto profondamente radicato nel giudaismo del tempo. La successiva interpretazione cristiana lo ha letto come disponibilità a seguire Gesù e a testimoniare la fede. Si tratta di una lettura teologica legittima nella storia della spiritualità, distinta dalla prova storica di specifiche scelte individuali.
La vicenda di Simone mostra inoltre come si formò la memoria dei personaggi neotestamentari meno documentati. A un nucleo breve e sicuro si aggiunsero narrazioni missionarie, identificazioni con omonimi, passioni e tradizioni di reliquie. Il confronto tra questi strati permette di rispettare tanto il valore della memoria ecclesiale quanto i limiti delle fonti, senza scambiare la diffusione di una leggenda per una conferma indipendente.
Biografia
A cura di Don Luca Roveda
L’apostolo Simone è forse il più misterioso rappresentante del gruppo dei Dodici apostoli, sempre citato nelle liste ma con scarsissime informazioni sulla sua vita, tuttavia gli appellativi con cui viene citato e la tradizione postuma ci consegnano una figura affascinante che incarna passione, coerenza e concretezza nel perseguire obiettivi e mete precise.
Il suo profilo evangelico come appare nella lista degli apostoli
Come già prima menzionato nonostante il nome di Simone appaia in tutte le fonti che in qualche modo ci parlano degli Apostoli di Gesù, egli è forse il meno conosciuto dei Dodici, nella cui lista è nominato all'undicesimo posto. Stranamente infatti, a differenza degli altri Apostoli, le notizie pervenutaci sulle sue origini, sulla sua presenza in seno al collegio apostolico, sulla sua attività evangelizzatrice e sulla sua morte, sono tutte incerte e da sempre oggetto di controversia tra i vari esperti nel corso dei secoli. Eppure di lui parlano fonti primarie, quali i tre Vangeli sinottici e gli Atti degli Apostoli. Per distinguerlo da Simon Pietro, il primo degli Apostoli, Marco e Matteo gli attribuiscono l'appellativo di Cananeo, mentre Luca e gli Atti parlano di un Simone lo Zelota. Questa doppia denominazione è all'origine di una delle più dibattute controversie sulla vita di Simone. Per molti secoli infatti il soprannome di Cananeo ha fatto pensare a una sua possibile nascita nella città di Cana, quella del miracolo detto "delle Nozze di Cana". Oggi tuttavia si tende a dare credito ad una diversa spiegazione che cerca l'origine di quel "Cananeo" nella parola ebraica qana che indicava il movimento ribellista degli Zeloti, che costituì per i romani del tempo un grave problema politico e militare.
Lo zelota violento convertito da Gesù
JB Phillips nella sua traduzione del Nuovo Testamento in ciascuna delle quattro liste chiama Simone, "Simone il Patriot". Il termine lo designa come membro di un partito politico. Un "zelota" era un Ebreo patriottico disposto a ribellarsi contro il governo romano. Il loro obiettivo era quello di liberare la Giudea dalla schiavitù romana e guidare le legioni romane del paese. Questa festa era stata organizzata da un rivoluzionario rabbioso, Giuda di Galilea, circa 20 anni prima che Gesù iniziò il suo ministero pubblico. Era diventato un movimento sotterraneo che era spietato e violento. Il suo programma terrorista di omicidio e sabotaggio non liberò il paese, ma portato ad atti di vendetta da parte dei funzionari romani. Forse Simone inizialmente venne a Gesù perché ha visto in Cristo la forza del suo gruppo necessaria per guidare con successo i romani fuori. Per molti ebrei, il Messia non era più un Salvatore spirituale, ma un Conquistatore terrena. Dal momento che un fanatico era un fanatico ed eventualmente ricorso alla violenza, Simon avrebbe lasciato questo motivo, quando si arrese tutto per seguire Gesù. Gesù predicava un messaggio di non-violenza (Matteo 5:39, 43-44; 26:52). Simone è stato trasformato da Gesù e il suo messaggio. Era ancora un patriota che era disposto a lavorare e combattere, ma ora la lotta era contro le forze di Satana e il regno per il quale ha lavorato apparteneva a Dio.
La sua attività di evangelizzazione avvolta dalla leggenda
Dell'attività evangelizzatrice di Simone si hanno poche tracce, la più consistente delle quali è contenuta nella Legenda Aurea, un testo agiografico scritto nel XIII secolo dal frate domenicano Jacopo da Varagine. La predicazione di Simone sarebbe iniziata in Egitto, probabilmente in compagnia di Bartolomeo (lui sì, originario della città di Cana), ma verso il 60 d.C. fece ritorno in Galilea, dove fu forse coinvolto, dati i suoi trascorsi tra gli Zeloti, nella repressione che seguì la seconda guerra giudaica. Secondo alcune fonti fu proprio per sfuggire ai Romani che si spostò con i suoi seguaci in Persia, dove si riunì ad un altro Apostolo, Giuda Taddeo (da non confondersi con l'Iscariota), insieme al quale continuò l'opera di evangelizzazione nelle regioni della Mesopotamia e in Persia, spingendosi anche verso l'Armenia. La tradizione cattolica lo vuole martirizzato proprio insieme a Giuda Taddeo nella città persiana di Suanir, mentre altri affermano che gli sopravvisse di molti anni, finendo col subire il martirio all'età di oltre cento anni in Abcazia, sulle sponde nord-orientali del mar Nero, dove secondo alcune fonti ortodosse sarebbe anche sepolto. In ogni caso, il legame con Giuda Taddeo fu molto forte e nella tradizione cattolica i due sono accomunati dalla sepoltura in San Pietro a Roma e dalla data della celebrazione liturgica, fissata il 28 di ottobre. Particolarmente cruente le modalità del martirio, sulle quali tutte le varie tradizioni presentano un sostanziale accordo: Simone fu fatto a pezzi con una sega, probabilmente dopo aver subito la crocifissione. E' per questa ragione che viene spesso raffigurato con una sega in mano, ed è considerato patrono e protettore di boscaioli e taglialegna.
Le reliquie e il suo legame con San Giuda Taddeo
Le spoglie mortali di San Simone riposano a Roma nella basilica di San Pietro in vaticano, dove vennero deposte insieme a quelle del compagno apostolo San Giuda Taddeo, da quel momento essi sono sempre ricordati insieme nella liturgia. A S. Pietro in Vaticano le reliquie di Simone e Giuda Taddeo sono venerate dal 27 ottobre 1605 all’altare centrale del transetto sinistro o tribuna dei Ss. Apostoli Simone e Giuda, che dal 1963 è stato dedicato a S. Giuseppe. Giova ricordare la sintetica menzione del martirologio romano per il giorno 28 ottobre : “In Persia il natale dei beati Apostoli Simone Cananeo e Taddeo detto anche Giuda. Di essi Simone predicò il Vangelo nell’Egitto, Taddeo nella Mesopotamia, poi, entrati insieme nella Persia, avendovi convertito a Cristo una innumerevole moltitudine di quel popolo, compirono il martirio”. I resti erano precedentemente posti ad un altare a loro dedicato nell’antica basilica, che fu trasformato in cappella da Paolo III. Il capo di S. Simone si trova tuttavia nel Museo del Duomo di Pienza.
Le diverse interpretazioni della sua figura
Un’interpretazione che già appare nell’antichità, nella Chiesa abissina, lo identifica invece con Simeone figlio di Cleofa, cugino di Gesù e fratello dell’apostolo Giacomo il Minore, al quale succedette nel 62 nella guida della Chiesa di Gerusalemme, fino alla morte che avvenne sotto l’imperatore Traiano. Così viene descritto il martirio da Egesippo, vissuto nel II secolo e citato da Eusebio di Cesarea (Storia ecclesiastica, III, 32, 3. 6): «Alcuni di questi eretici accusarono Simeone, figlio di Cleofa, di essere discendente di Davide e cristiano; egli subì così il martirio, all’età di centoventi anni, sotto Traiano Cesare e il consolare Attico. […] il figlio dello zio del Signore, il suddetto Simeone figlio di Cleofa, fu denunciato dagli eretici e giudicato anch’egli per lo stesso motivo, sotto il consolare Attico. Torturato per molti giorni, testimoniò la sua fede in modo tale, che tutti, compreso il consolare, si stupirono di come un uomo di centoventi anni potesse resistere tanto; e fu condannato alla crocifissione». La menzione di Attico, cioè Tiberio Claudio Attico Erode, legato di Giudea dal 100 al 103, pone il martirio di Simeone ai primi anni del regno di Traiano, a Pella in Palestina, come si deduce ancora da Eusebio di Cesarea (Storia ecclesiastica, III, 5, 3). È invece evidentemente un’altra persona il Simone che, secondo la tradizione del Breviario Romano, predicò in Egitto e, insieme all’apostolo Giuda Taddeo, in Mesopotamia. I due apostoli figurano insieme anche nella notizia di san Fortunato, vescovo di Poitiers alla fine del VI secolo, che, riprendendo l’apocrifa Passio Simonis et Iudae, indica per entrambi il martirio comune (uccisi a bastonate) verso l’anno 70 a opera di pagani in Persia, nella città di Suanir (probabilmente nella Colchide); e la loro sepoltura sarebbe stata in Babilonia. Altre tradizioni nominano per il martirio le vicine regioni dell’Armenia e dell’Iberia caucasica; mentre una tarda tradizione orientale (affermata dal monaco Epifane, IX secolo) conosce una tomba di Simone a Nicopsis, nel Caucaso occidentale. Insomma, l’area geografica indicata dalle diverse tradizioni sembra essere comunque abbastanza circoscritta.
Biografia
A cura di Antonio Borrelli
Nonostante sia il più sconosciuto degli Apostoli, nella cui lista è solo nominato all’undicesimo posto, numerosissime opere d’arte lo raffigurano, sparse in tutta Italia ed in Europa, a testimonianza di un culto molto diffuso nella cristianità.
Stranamente a differenza degli altri apostoli, le notizie pervenutaci sulle sue origini, sulla sua presenza in seno al collegio apostolico, sulla sua attività evangelizzatrice, sulla sua morte, sono tutte incerte e sempre state controverse negli studi dei vari esperti lungo tutti i secoli.
Quindi siamo obbligati a considerare le varie ipotesi, mancando la certezza per una sola. Prima di tutto Gesù scelse i suoi apostoli guardando solo al cuore degli uomini e li volle appartenenti alle varie correnti del giudaismo di allora, dai farisei ai discepoli di s. Giovanni Battista, dagli zeloti a personaggi diciamo appartenenti alla gente comune, come pure un pubblicano.
Simone, per distinguerlo da Simon Pietro, gli evangelisti Matteo e Marco gli danno il soprannome di “Zelota” o “Cananeo”, forse l’appellativo può indicare la sua appartenenza al partito degli Zeloti, i ‘conservatori’ delle tradizioni ebraiche e fautori della libertà dallo straniero anche con le armi, oppure dalla città d’origine cioè Cana di Galilea.
Molti identificano Simone con l’omonimo cugino di Gesù, più noto come Simone fratello dell’apostolo Giacomo il Minore, al quale secondo la tradizione riportata da Egesippo del II secolo, sarebbe succeduto come vescovo di Gerusalemme dal 62 al 107, anno in cui subì il martirio sotto Traiano (53-117) a Pella, dove si era rifugiato con la sua comunità, per sfuggire alla seconda guerra giudaica.
I Bizantini lo identificano con Natanaele di Cana e con il direttore di mensa alle nozze di Cana; i Latini e gli Armeni lo fanno operare e morire in Armenia.
S. Fortunato vescovo di Poitiers, dice che Simone insieme a s. Giuda Taddeo apostolo, furono sepolti in Persia, dove secondo le storie apocrife degli Apostoli, sarebbero stati martirizzati a Suanir.
Un monaco del IX secolo affermava che una tomba di s. Simone esisteva a Nicopsis (Caucaso) dove era anche una chiesa a lui dedicata, fondata dai Greci nel secolo VII.
Altri ancora affermano che Simone visitò l’Egitto e insieme a s. Giuda Taddeo, la Mesopotamia, dove entrambi subirono il martirio, segati in due parti, da qui il loro patrocinio su quanti lavorano al taglio della legna, del marmo e della pietra in genere.
Ma al di là di tutte le incertezze, Simone lo ‘Zelota’ o il ‘Cananeo’, è senz’altro un Apostolo di Cristo e come tutti i discepoli del Signore, prese il suo bastone e percorse a piedi regioni vicine e lontane, per portare la luce della Verità e propagare la nuova religione fra i pagani.
Lo si può paragonare ai tanti discepoli di Cristo, che in ogni tempo hanno lavorato e lavorano nel silenzio e nascondimento per il trionfo del Regno di Dio, senza riconoscimenti eclatanti e ufficiali, in piena umiltà, perseveranza e sacrificio anche cruento della vita.
Simone comunque è sempre rappresentato con gli altri Apostoli, nell’iconografia di Cristo e della Vergine, quindi nelle raffigurazioni del Cenacolo e negli altri momenti comuni degli Apostoli, la Pentecoste e la ‘Dormitio Verginis’.
Nella ‘Leggenda Aurea’ e nel Martirologio Romano egli è accomunato all’altro apostolo s. Giuda Taddeo, con il quale si ritiene predicò il Vangelo in Egitto e Mesopotamia e subendo insieme il martirio secondo alcuni scrittori.
La loro festa ricorre il 28 ottobre, a Venezia è a loro dedicata la chiesa di “S. Simone Piccolo”.
Approfondimenti
Il calendario del 28 ottobre
La festa comune di Simone e Giuda in Occidente è legata alla ricezione della loro Passione apocrifa. La data non costituisce una prova cronologica del martirio: il quinto giorno prima delle calende di novembre, indicato nel racconto, corrisponde al 28 ottobre del calendario romano. La storia della celebrazione mostra come una narrazione agiografica abbia influito sulla stabilizzazione della memoria liturgica, senza che l’autorità del calendario implichi l’autenticità di ogni episodio della Passione.
Il problema di Simeone figlio di Clopa
Eusebio di Cesarea conserva, attraverso Egesippo, la notizia di Simeone figlio di Clopa, successore di Giacomo a Gerusalemme e martire durante il principato di Traiano. La sua vicenda possiede un proprio quadro testimoniale. L’identificazione con Simone lo Zelota, presente in tradizioni posteriori, incontra difficoltà cronologiche e onomastiche: il nome condiviso non basta a cancellare la distinzione fra l’apostolo degli elenchi evangelici e il vescovo gerosolimitano.
La geografia delle tradizioni
Persia, Colchide, Iberia caucasica, Egitto e Britannia compaiono in differenti narrazioni della predicazione di Simone. Non sono tappe successive di un itinerario dimostrato. Le loro differenze riflettono l’espansione geografica della memoria apostolica e il rapporto fra le comunità cristiane e i propri racconti di fondazione. La loro comparazione è utile per studiare la diffusione del culto, non per ricostruire una carta dei viaggi personali.
Curiosità
- Il soprannome Cananeo non dimostra che Simone fosse originario di Cana: la forma è legata linguisticamente allo zelo.
- L’identificazione con lo sposo delle nozze di Cana nasce da una lettura posteriore e non dal Vangelo di Giovanni.
- La sega nelle immagini di Simone proviene da una tradizione di martirio, non da una descrizione neotestamentaria.
Cronologia
- I secolo - Simone è ricordato nei cataloghi dei Dodici conservati dai Vangeli sinottici.
- Dopo la morte di Gesù - Gli Atti degli Apostoli lo menzionano nella comunità riunita a Gerusalemme.
- Età tardoantica e altomedievale - Si sviluppano differenti tradizioni sui viaggi e sul martirio.
- Medioevo - La Passione di Simone e Giuda e la sua ricezione contribuiscono alla diffusione della festa comune.
Valutazione storico-critica
- L’appartenenza ai Dodici è attestata concordemente da Matteo, Marco e Luca; gli Atti confermano la presenza di Simone nella comunità apostolica.
- Il soprannome Cananeo o Zelota indica lo zelo; l’appartenenza a un’organizzazione politica non è dimostrata.
- Origini familiari, professione, itinerari missionari e circostanze della morte non sono ricostruibili con certezza.
- L’identificazione con Simeone figlio di Clopa o con lo sposo di Cana è tradizionale e non accertata.
- Le narrazioni del martirio e le attribuzioni di reliquie sono posteriori e divergenti; il culto apostolico è invece stabilmente attestato.
Fonti e bibliografia essenziale
- Nuovo Testamento: Matteo 10,4; Marco 3,18; Luca 6,15; Atti degli Apostoli 1,13.
- Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, libro III, capitoli 11 e 32 (Simeone figlio di Clopa).
- Martyrologium Romanum, memoria del 28 ottobre.
- Benedetto XVI, Udienza generale, 11 ottobre 2006, Simone e Giuda.
- Catholic Encyclopedia, voce St. Simon the Apostle.
- New Catholic Encyclopedia, voce Simon, Apostle, St.
