Sant' Andrea

Apostolo

Festa: 30 novembre — Festa

Nascita-morte: Bethsaida di Galilea - Patrasso, Acaia, Grecia, ca. 60 dopo Cristo

Immagini di Sant' Andrea ApostoloImmagini di Sant' Andrea ApostoloImmagini di Sant' Andrea ApostoloImmagini di Sant' Andrea Apostolo

Nascita - morte:
Bethsaida di Galilea - Patrasso, Acaia, Grecia, ca. 60 dopo Cristo

Festa:
30 novembre — Festa

Patronato:
Pescatori

Etimologia:
Dal greco Andreas, collegato ad aner, andros, 'uomo', interpretato come 'virile' o 'coraggioso'.

Emblema:
Croce decussata, rete e pesci, libro o rotolo apostolico.

Categoria: I santi che iniziano con la lettera A

Calendario: I santi del 30 novembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

Festa di sant’Andrea, Apostolo: nato a Betsaida, fratello di Simon Pietro e pescatore insieme a lui, fu il primo tra i discepoli di Giovanni Battista ad essere chiamato dal Signore Gesù presso il Giordano, lo seguì e condusse da lui anche suo fratello. Dopo la Pentecoste si dice abbia predicato il Vangelo nella regione dell’Acaia in Grecia e subíto la crocifissione a Patrasso. La Chiesa di Costantinopoli lo venera come suo insigne patrono.

Ascolta

Radio Vaticana

Fratello di Simon Pietro, fu uno dei Dodici apostoli di Gesù e appartiene al nucleo più antico della tradizione cristiana. Originario di Betsaida, in Galilea, esercitava la pesca e, secondo il Vangelo di Giovanni, seguì inizialmente Giovanni Battista prima di incontrare Gesù e condurre a lui il fratello. I Vangeli lo ricordano nella chiamata sulle rive del lago, nella moltiplicazione dei pani e nell'incontro con alcuni Greci desiderosi di vedere Gesù. Dopo la sua presenza nell'elenco apostolico degli Atti, le notizie biografiche cessano: la predicazione in Scizia, nelle regioni del Mar Nero e in Grecia appartiene a tradizioni antiche di diverso valore documentario. Il martirio per crocifissione a Patrasso, in Acaia, è una tradizione consolidata, ma non attestata da testimonianze contemporanee. Venerato come apostolo e martire dalle Chiese d'Oriente e d'Occidente, Andrea è patrono della Chiesa di Costantinopoli e di numerose comunità, tra cui Amalfi. La sua festa ricorre il 30 novembre; il culto ha lasciato importanti testimonianze nelle liturgie, nelle reliquie attribuitegli e nell'arte cristiana.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Andrea è presentato dai testi evangelici come fratello di Simone, che Gesù chiamò Pietro. Il Vangelo di Giovanni collega entrambi a Betsaida (Gv 1,44), centro della regione del lago di Galilea, mentre Marco colloca una casa di Simone e Andrea a Cafarnao (Mc 1,29). I due riferimenti non sono necessariamente contraddittori: il luogo d'origine e quello di residenza o attività potevano essere diversi. Non conosciamo la data di nascita, i nomi dei genitori, l'età precisa né le circostanze della formazione di Andrea. L'indicazione di Betsaida come città di origine appartiene alla testimonianza evangelica, non a un'anagrafe indipendente.
Andrea portava un nome greco, Andreas, diffuso anche nell'ambiente giudaico ellenizzato. Il nome non autorizza a dedurre una specifica origine etnica greca. La Galilea del I secolo era un territorio attraversato da scambi commerciali e culturali; la pesca sul lago collegava villaggi, mercati e reti familiari. Nei sinottici Andrea e Simone sono pescatori, impegnati nel loro lavoro quando Gesù li chiama. La professione è uno dei pochi elementi concreti che le fonti attribuiscono concordemente all'apostolo.
I racconti non permettono di ricostruire il suo carattere psicologico, la posizione economica della famiglia o una cronologia della giovinezza. Le biografie posteriori hanno spesso ampliato questi silenzi con dettagli edificanti, ma la distinzione tra dato evangelico e tradizione successiva rimane essenziale.

Dal Battista all’incontro con Gesù
Il quarto Vangelo offre un racconto particolare delle origini della sequela. Andrea compare fra i discepoli che ascoltano Giovanni Battista indicare Gesù; insieme a un altro discepolo, non nominato, si mette a seguirlo (Gv 1,35-40). Dopo aver trascorso del tempo con Gesù, Andrea cerca Simone e lo conduce da lui. Il testo attribuisce ad Andrea l'annuncio di avere trovato il Messia. Questa scena spiega l'antico titolo orientale di Protocleto, cioè primo chiamato, pur senza costituire una graduatoria cronologica dimostrabile di tutte le vocazioni.
Il racconto giovanneo si svolge nell'ambiente del Battista, presso il Giordano, mentre Matteo e Marco pongono in primo piano la chiamata dei fratelli mentre lavorano sul lago di Galilea (Mt 4,18-20; Mc 1,16-18). Le due presentazioni riflettono prospettive narrative e teologiche diverse: Giovanni insiste sulla testimonianza e sul riconoscimento del Messia; i sinottici mettono in risalto l'iniziativa di Gesù e la decisione di lasciare le reti. Non è possibile determinare se descrivano due momenti storici successivi oppure differenti configurazioni tradizionali della medesima vicenda.
Nel racconto di Matteo e Marco la risposta dei due fratelli è immediata. La promessa di diventare pescatori di uomini collega il mestiere precedente alla futura missione. L'espressione appartiene alla costruzione evangelica della vocazione e non documenta ancora luoghi e itinerari dell'attività apostolica successiva. Andrea appare fin dall'inizio in stretta relazione con Pietro, ma conserva una propria identità narrativa.

Tra i Dodici e la vita pubblica di Gesù
Andrea figura in tutte le liste dei Dodici: Matteo 10,2-4, Marco 3,16-19, Luca 6,13-16 e Atti 1,13. L'ordine varia: Matteo e Luca lo associano immediatamente a Pietro, mentre Marco e gli Atti lo collocano dopo altri nomi. Questa differenza non indica necessariamente un mutamento di prestigio, ma testimonia tradizioni redazionali distinte. L'appartenenza al gruppo apostolico è il tratto più stabile della sua identità nelle fonti cristiane antiche.
Marco racconta che Gesù entra nella casa di Simone e Andrea a Cafarnao e guarisce la suocera di Simone (Mc 1,29-31). Andrea è dunque associato a uno spazio domestico concreto, benché non sia possibile stabilire la proprietà della casa. Nel discorso escatologico, Marco lo nomina insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni fra coloro che interrogano privatamente Gesù sul destino del tempio (Mc 13,3-4). Non coincide però stabilmente con il gruppo dei tre che i sinottici pongono in primo piano in altri episodi, come la trasfigurazione.
La presenza di Andrea nel racconto della vita pubblica è selettiva. Non esistono nei Vangeli canonici lunghi discorsi attribuiti a lui né una raccolta di insegnamenti personali. Le poche scene che lo nominano acquistano rilievo proprio perché mostrano come le comunità evangeliche conservassero memoria di un discepolo che agisce soprattutto in relazione ad altre persone.

Il segno dei pani e il ragazzo
Nel sesto capitolo di Giovanni, prima della distribuzione dei pani alla folla, Filippo osserva l'insufficienza delle risorse disponibili. Andrea interviene segnalando la presenza di un ragazzo con cinque pani d'orzo e due pesci, pur riconoscendo che sembrano troppo pochi (Gv 6,8-9). L'episodio non dimostra che Andrea avesse un incarico organizzativo stabile tra i Dodici; ne rivela piuttosto il ruolo letterario nella preparazione del segno.
L'indicazione dei pani d'orzo è propria del racconto giovanneo e rimanda a un alimento comune. La scena è stata interpretata nella tradizione cristiana come esempio di attenzione alle risorse modeste e di mediazione fra il bisogno umano e l'azione di Gesù. Sul piano storico, tuttavia, il testo è una testimonianza religiosa composta a distanza dagli avvenimenti e non permette di verificare indipendentemente ogni dettaglio dell'episodio.
L'intervento di Andrea si distingue da quello di Filippo: mentre quest'ultimo calcola la difficoltà economica, Andrea presenta una persona e ciò che possiede. Questa differenza narrativa ha favorito un'ampia ricezione omiletica, ma non deve essere trasformata in un ritratto psicologico certo dell'apostolo.

I Greci che desideravano vedere Gesù
Un altro episodio esclusivo del quarto Vangelo colloca Andrea accanto a Filippo nell'ultima fase della vita pubblica di Gesù. Alcuni Greci, saliti a Gerusalemme per la festa, si rivolgono a Filippo chiedendo di vedere Gesù. Filippo ne parla ad Andrea ed entrambi trasmettono la richiesta (Gv 12,20-22). Il testo non precisa se questi Greci fossero pagani simpatizzanti del giudaismo, proseliti o persone di altra condizione religiosa.
La presenza dei due discepoli dai nomi greci può avere una funzione significativa nella composizione giovannea, che collega la richiesta all'annuncio dell'ora di Gesù e alla futura apertura universale della sua missione. Non è però dimostrabile che Andrea fosse un interprete ufficiale o che avesse una particolare competenza linguistica. Il racconto presenta un movimento di incontro, non un incarico ecclesiastico formalizzato.
L'accostamento dei due episodi giovannei, quello del ragazzo e quello dei Greci, ha favorito l'immagine di Andrea come apostolo che introduce altri a Gesù. Si tratta di una lettura teologica fondata su testi precisi, distinta dalla possibilità di ricostruire la sua attività quotidiana.

Passione, risurrezione e comunità apostolica
I Vangeli non attribuiscono ad Andrea un'azione individuale riconoscibile durante il processo e la crocifissione di Gesù. Come membro dei Dodici appartiene al gruppo dei discepoli coinvolti nella crisi della passione, ma il silenzio sulle sue vicende personali non autorizza a inventare fughe, incontri o parole specifiche. Anche nei racconti delle apparizioni del Risorto Andrea non riceve un episodio autonomo chiaramente identificabile.
Gli Atti degli Apostoli lo nominano nell'elenco di coloro che, dopo l'ascensione, perseverano nella preghiera a Gerusalemme (At 1,13-14). È l'ultima menzione esplicita di Andrea nella narrazione canonica. Gli Atti raccontano poi la Pentecoste e l'espansione della predicazione, ma non seguono individualmente tutti i Dodici. L'assenza di notizie successive non significa inattività: indica soltanto il limite della testimonianza conservata.
Il passaggio dalle notizie neotestamentarie alle tradizioni missionarie comporta quindi un cambiamento radicale nella qualità delle fonti. Per il periodo della sequela esistono racconti canonici relativamente antichi; per il resto della vita di Andrea prevalgono testimonianze posteriori, spesso organizzate per attribuire a ciascun apostolo una regione evangelizzata.

La missione in Scizia e le tradizioni orientali
Eusebio di Cesarea, nella Storia ecclesiastica (III,1), riferisce una tradizione attribuita a Origene secondo la quale ad Andrea toccò la Scizia come campo di predicazione. È una delle testimonianze più antiche e identificabili sulla sua missione dopo la Pentecoste, ma non è contemporanea all'apostolo. Inoltre il nome Scizia poteva designare aree ampie e mutevoli a nord del Mar Nero; non consente di ricostruire un itinerario preciso o di identificare una moderna nazione con il luogo della predicazione.
Altri autori e tradizioni collegano Andrea all'Epiro, all'Acaia, alla Grecia e alle regioni dell'Asia Minore. Le liste si ampliano nel tempo fino a comprendere Bitinia, Cappadocia, Galazia, Tracia e Bisanzio. La loro convergenza sul mondo del Mar Nero e sull'area greca è significativa per la storia della memoria apostolica, ma non equivale a una serie di testimonianze oculari indipendenti. Le differenti attribuzioni possono rispecchiare la diffusione del culto e il desiderio delle Chiese locali di collegarsi alle origini apostoliche.
La tradizione bizantina associa Andrea anche a Stachys, ricordato nella Lettera ai Romani (Rm 16,9), presentandolo come primo vescovo di Bisanzio. La successione diretta Andrea-Stachys appartiene alla tradizione ecclesiastica successiva: non è documentata da fonti del I secolo. L'importanza di questa memoria nella Chiesa di Costantinopoli è tuttavia indiscutibile, soprattutto per il significato attribuito alla propria apostolicità.

Gli Atti apocrifi e la figura del predicatore
Una parte importante della biografia tradizionale deriva dagli Atti di Andrea, opera apocrifa di ambiente cristiano antico, generalmente collocata tra il II e il III secolo, la cui trasmissione è complessa e frammentaria. Non possediamo un originale completo e unitario: il racconto è noto attraverso testimonianze greche, riassunti latini e altre rielaborazioni. Gregorio di Tours ne preparò nel VI secolo una versione abbreviata e adattata. L'opera offre una narrazione ricca di viaggi, confronti religiosi, guarigioni e insegnamenti ascetici.
Questi testi sono fondamentali per comprendere come Andrea fosse immaginato e venerato nelle comunità antiche, ma non possono essere letti come un diario dei suoi spostamenti. Il genere degli atti apostolici apocrifi intreccia predicazione, miracolo, controversia e modelli ideali di vita cristiana. In alcuni passaggi emergono accenti ascetici radicali che appartengono al contesto di composizione dell'opera più che a parole verificabili dell'apostolo.
Anche il martirio circolò in diverse redazioni, non tutte della stessa epoca. I discorsi attribuiti ad Andrea davanti ai magistrati o sulla croce costituiscono testimonianze letterarie e liturgiche; non esistono verbali contemporanei che ne garantiscano la formulazione. La loro influenza sull'arte, sulla predicazione e sulle celebrazioni è stata comunque profonda.

Il martirio attribuito a Patrasso
La tradizione più diffusa colloca la morte di Andrea a Patrasso, nell'Acaia romana, per crocifissione ordinata da un'autorità chiamata Egea o Egeate. Il racconto lo presenta come testimone perseverante davanti alla persecuzione e collega la sua fine alla predicazione in Grecia. La localizzazione è recepita dal Martirologio Romano con una formulazione prudente, che parla di predicazione e crocifissione riferite dalla tradizione.
Non è possibile fissare con sicurezza l'anno della morte. Le date intorno al 60 o al 64, spesso ripetute nelle biografie, sono ricostruzioni tradizionali, non dati documentati contemporaneamente. Analogamente il 30 novembre è la data della festa liturgica e non costituisce una prova indipendente del giorno esatto del martirio. L'appartenenza di Andrea alla generazione apostolica colloca la sua vita nel I secolo, ma non permette una cronologia più precisa.
Le narrazioni tarde descrivono un lungo supplizio e dialoghi con la folla; talvolta riferiscono che Andrea fosse legato alla croce anziché inchiodato. Questi particolari non sono storicamente accertabili. Anche la caratteristica croce a X, oggi quasi inseparabile dalla sua immagine, è attestata come attributo iconografico in una fase molto posteriore alla vicenda narrata. Il suo uso nell'arte non dimostra la forma effettiva dello strumento del supplizio.

La memoria antica e Costantinopoli
Il culto di Andrea si sviluppò in Oriente e in Occidente, sostenuto dalla sua presenza nelle Scritture e dalle tradizioni sul martirio. A Costantinopoli la venerazione assunse un significato particolare. La traslazione delle reliquie attribuite all'apostolo nella capitale imperiale è collocata tradizionalmente nel IV secolo, sotto Costanzo II, e collegata alla chiesa dei Santi Apostoli. L'evento appartiene alla storia tardoantica del culto, anche se l'autenticità materiale delle spoglie non è dimostrabile con metodi storici moderni.
Il titolo di Protocleto, largamente usato nella liturgia bizantina, sottolinea la sua posizione nel racconto giovanneo della vocazione. La Chiesa di Costantinopoli lo riconosce come proprio patrono e conserva la tradizione di una fondazione apostolica. Tale tradizione ha assunto particolare rilievo nei rapporti ecclesiastici fra Oriente e Occidente, ma non può essere trasferita senza mediazioni nel I secolo come fatto amministrativo verificato.
La festa del 30 novembre è condivisa da diverse tradizioni liturgiche cristiane. La sua antichità testimonia l'ampia diffusione del culto, non la possibilità di ricostruire con esattezza la data del decesso. Il martirio, la predicazione e la figura di fratello di Pietro sono rimasti i principali nuclei della memoria religiosa di Andrea.

Le reliquie tra Costantinopoli, Amalfi e Patrasso
La quarta crociata e la conquista latina di Costantinopoli nel 1204 determinarono importanti trasferimenti di reliquie verso l'Occidente. La tradizione documentaria amalfitana collega al cardinale Pietro Capuano il trasferimento delle reliquie attribuite ad Andrea, solennemente accolte ad Amalfi nel 1208 e custodite nella cripta della cattedrale. Il possesso di tali reliquie contribuì in modo decisivo alla fisionomia religiosa della città marinara e alla centralità del suo patrono.
Un'altra vicenda riguarda il capo attribuito all'apostolo, portato da Patrasso a Roma nel XV secolo e custodito presso San Pietro. Nel 1964 Paolo VI ne dispose la restituzione alla Chiesa di Patrasso come gesto di fraternità verso i cristiani ortodossi. Questo episodio è particolarmente significativo perché un oggetto di venerazione divenne anche segno concreto di riavvicinamento fra Chiese separate.
Le diverse localizzazioni delle reliquie non autorizzano a identificare con certezza archeologica ogni frammento. Occorre distinguere la storia, spesso documentabile, delle traslazioni e delle custodie dalla verifica biologica dell'appartenenza delle spoglie ad Andrea. La venerazione rimane un dato storico anche quando l'autenticità originaria non può essere dimostrata.

Un apostolo venerato in molte Chiese
Andrea è patrono di Amalfi e della Chiesa di Costantinopoli; la sua venerazione ha assunto particolare rilievo anche in Scozia, in Russia, in Romania e in altre aree cristiane. I diversi patronati si sono formati in epoche e circostanze differenti, attraverso tradizioni locali, culti delle reliquie e rappresentazioni dell'origine della fede. Non provano, da soli, che l'apostolo abbia visitato ciascuno dei territori che lo onorano.
In Scozia la croce decussata bianca su fondo azzurro, nota come saltire, è diventata un emblema nazionale strettamente associato a sant'Andrea. La sua storia simbolica appartiene al Medioevo e all'età successiva, non alla biografia del I secolo. Nel mondo ortodosso, invece, il ricordo del Protocleto e della predicazione sul Mar Nero alimenta una memoria di particolare importanza per le Chiese locali.
L'immagine dell'apostolo conserva spesso il riferimento al mestiere di pescatore, mediante reti e pesci, oppure al martirio, mediante la croce a X. Le forme artistiche mutano secondo i secoli e i luoghi. La molteplicità dei suoi patronati rivela la capacità di una figura evangelica relativamente poco descritta di diventare punto di riferimento per comunità molto lontane fra loro.

Eredità religiosa e limiti della ricostruzione
La figura di Andrea unisce un nucleo neotestamentario definito a una vasta tradizione posteriore. Nei Vangeli è un pescatore galileo, fratello di Pietro, discepolo del Battista e poi di Gesù; in Giovanni presenta al Maestro il fratello, un ragazzo e, insieme a Filippo, alcuni Greci. Negli Atti appartiene alla comunità apostolica di Gerusalemme. Queste sono le coordinate essenziali della sua vicenda attestata nelle fonti canoniche.
Le missioni in Scizia e in Grecia, il martirio a Patrasso, l'istituzione di una sede a Bisanzio e i dettagli del supplizio provengono invece da testimonianze posteriori, di età e natura differenti. La loro importanza per la storia cristiana è reale, ma deve essere descritta come storia delle tradizioni e non confusa con una cronaca verificata degli anni apostolici.
Il culto di Andrea mostra infine come le comunità cristiane abbiano custodito la memoria di uno dei Dodici attraverso liturgie, luoghi sacri, testi, reliquie e immagini. La prudenza storica non diminuisce la rilevanza dell'apostolo: permette di riconoscere distintamente ciò che le fonti più antiche raccontano, ciò che le generazioni successive hanno trasmesso e ciò che rimane sconosciuto.

Biografia

A cura di Don Luca Roveda

Andrea, fratello di Simon  Pietro è il Protocletos, infatti a lui  spetta il titolo di ‘Primo chiamato, e in oriente tale aspetto viene grandemente valorizzato in ambito ecclesiologico, punto imprescindibile di una corretta lettura ecumenica. Risulta significativo e commovente il fatto che, nel Vangelo di Giovanni , sia perfino annotata l’ora («le quattro del pomeriggio») del suo primo incontro e primo appuntamento con Gesù. Fu poi Andrea a comunicare al fratello Pietro la scoperta del Messia e a condurlo in fretta da Lui. 
La sua presenza è sottolineata in modo particolare nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Sappiamo inoltre che, proprio ad Andrea, si rivolsero dei greci che volevano conoscere Gesù, ed egli li condusse al Divino Maestro. Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Betsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. 

La sua figura delineata nel Vangelo di Giovanni
Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: “Ecco l’agnello di Dio!” Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: “Abbiamo trovato il Messia!”. Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale “fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa””. Questa è la presentazione. 
Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Matteo 4,18-20). Nel corso dei secoli attorno alla figura di Sant’Andrea sono nate molte leggende e tradizioni poco conosciute ma ricche di significato. Della  sua vita, recependo i dati desumibili dai Vangeli, si può collocare il luogo di nascita a Betsaida, figlio di Giona e fratello di Simone, Andrea viveva di pesca a Cafarnao, sul lago di Tiberiade, il suo mestiere tuttavia non gli impedì di seguire la predicazione del Battista. 
La storia della sua vocazione ci è tramandata da San Giovanni nel suo Vangelo, quando il Battista indicò Gesù che passava come l’Agnello di Dio, Andrea e Giovanni seguirono Gesù e quell’incontro fu decisivo tanto che Andrea dopo che con tanta gioia ebbe annunziato al fratello Simon Pietro, l’incontro con Gesù, lasciò le reti mettendosi completamente al suo servizio. Gli episodi evangelici che fanno esplicita menzione di Andrea non sono molti, tuttavia il suo nome appare sempre nel primo gruppo nell’elenco dei nomi degli apostoli; l’ultima apparizione nella Sacra Scrittura, si trova negli Atti degli Apostoli, dove è menzionato tra gli apostoli nel cenacolo dopo l’Ascensione.

Attività apostolica dopo l’Ascensione

Sul prosieguo della sua vita non si hanno certezze ma solo alcune testimonianze letterarie dell’epoca patristica in cui emerge come Sant’Andrea svolse il suo apostolato nella Scizia, una regione tra il Danubio e il Don, nel Ponto, nella Cappadocia, nella Galazia e nella Bitinia, quindi passato in Acaia, l’attuale Grecia, sarebbe stato eletto vescovo di Patrasso e ivi avrebbe subito il martirio il 30 Novembre, legato secondo la tradizione ad una croce decussata, cioè una croce a braccia uguali come una X ,che da lui prese il nome di croce di Sant’Andrea, legato appunto e non inchiodato per soffrire una più lunga agonia. 

Il martirio a Patrasso
Il Martirologio Romano ci riferisce  inoltre come  Sant’Andrea venne arrestato a Patrasso, fu prima rinchiuso in prigione, quindi gravissimamente flagellato, e da ultimo appeso in croce, sulla quale sopravvisse due giorni, istruendo il popolo e, avendo pregato il Signore di non permettere che egli fosse deposto dalla croce, fu circondato da un grande splendore celeste e quindi cessato tale splendore, rese lo spirito. Giunto infatti  a Patrasso, città dell'Acaia, fece abbracciare a molti la verità del Vangelo e non esitò a riprendere coraggiosamente il proconsole Egea, che resisteva alla predicazione evangelica, rimproverandogli di voler essere il giudice degli uomini, mentre i demoni lo ingannavano fino a fargli misconoscere il Cristo Dio, Giudice di tutti gli uomini. Egea adirato gli disse di smettere di esaltare il Cristo che, nonostante i buoni propositi dei sui atti non riuscì ad evitare la crocifissione dei Giudei. 
Andrea non curante delle parole di Egea continuava a predicare che Gesù Cristo si era Lui stesso offerto alla Croce, per la salvezza del genere umano, Egea lo interrompe con un discorso empio e lo avverte di pensare alla sua salvezza, invitandolo a riconoscere gli dei offrendo loro dei sacrifici. Andrea gli disse: “Per me, c'è un Dio onnipotente, solo e vero Dio, al quale sacrifico tutti i giorni, non già le carni dei tori né il sangue dei capri, ma l'Agnello senza macchia immolato sull'altare; e tutto il popolo partecipa alla sua carne e l'Agnello che è sacrificato rimane integro e pieno di vita”.  Egea, fuori di sé dalla collera, lo fece gettare in prigione. Il popolo ne avrebbe facilmente tratto fuori il suo Apostolo se quest'ultimo non avesse calmato la folla, scongiurandola di non impedirgli di giungere alla corona del martirio.  
Poco dopo, condotto davanti al tribunale, Andrea continuava ad esaltare il mistero della Croce e rimproverava ancora al Proconsole la sua empietà, Egea esasperato ordinò che lo si mettesse in croce, per fargli imitare la morte di Cristo. Fu allora che, giunto sul luogo del martirio e vedendo la croce, Andrea esclamò da lontano: “O buona Croce che hai tratto la tua gloria dalle membra del Signore, Croce lungamente bramata, ardentemente amata, cercata senza posa e finalmente preparata ai miei ardenti desideri, toglimi di mezzo agli uomini e restituiscimi al mio Signore affinché per te mi riceva Colui che per te mi ha riscattato”. Fu dunque infisso alla croce, sulla quale rimase vivo per tre giorni, senza cessar di predicare la fede di Gesù Cristo e passò così a Colui del quale si era augurato di imitare la morte. Andrea morì il 30 Novembre del 64 D.C.

Culto e devozione
Il suo corpo venne trasferito a Costantinopoli dall’imperatore Costanzo desideroso di avere nella città imperiale le reliquie dell’apostolo per vantare su Roma un titolo di onore, la liturgia bizantina infatti attribuì all’apostolo l’appellativo di “Protocleto” cioè chiamato per primo, e facendo leva su una leggenda lo indicò come primo vescovo di Bisanzio. Nel sec.XIII le reliquie di Sant’Andrea furono trasferite ad Amalfi mentre la testa fu portata a Roma in San Pietro dove rimase sino a quando Paolo VI la riconsegnò al patriarca ortodosso di Atene, come gesto di buona volontà sulla strada dell’ecumenismo. 
Il culto di Sant’Andrea, forte in ambito bizantino, si diffuse da subito anche in ambiente latino. Ad esso si accompagnarono molte narrazioni leggendarie fra cui le gesta narrate nella passio di Andrea del secolo IV. Numerosissime furono le chiese sorte in suo onore e specialmente presso i Francesi vi fu nel Medioevo una fervidissima devozione per Sant’Andrea,  invocato nelle battaglie, tanto che il grido di guerra di Goffredo di Buglione, durante la prima Crociata era: “ Sant’Andrea di Patrasso !”, la casa di Borgogna si mise sotto la protezione del Santo e molte decorazioni militari e cavalleresche  furono formate dalla Croce di Sant’Andrea. Il pescatore di Galilea che facendosi sopravanzare dal fratello era rimasto nell’ombra, ora appariva sugli stendardi e nelle insegne come un condottiero, forse proprio perché era stato il primo a seguire animosamente Gesù. 
Una curiosità, Sant’Andrea è considerato il patrono dei macellai, dei cordai, dei pescatori e dei pescivendoli, nonché della Scozia, della Grecia e della Russia. Un’altra curiosissima leggenda narra come le ragazze in cerca di marito debbano dopo aver mangiato metà mela, riporre l’altra metà sotto il cuscino e rivolgendo una preghiera a Sant’Andrea, in sogno quest’ultimo comunicherà loro un segreto tale da permetter loro di sposarsi.

Approfondimenti

Il Protocleto e il dialogo fra le Chiese
Nella tradizione bizantina Andrea è il Protocleto, il primo chiamato. L'appellativo nasce dalla lettura di Gv 1,35-42 e assume una funzione ecclesiale che supera la semplice sequenza cronologica. La Chiesa di Costantinopoli lo celebra come patrono e lo collega alle proprie origini apostoliche. In età contemporanea le visite e i messaggi reciproci fra Roma e Costantinopoli in occasione delle feste di Pietro e Paolo e di Andrea hanno fatto di queste figure un linguaggio condiviso di fraternità ecclesiale. La restituzione a Patrasso, nel 1964, della reliquia del capo custodita a Roma rappresentò un gesto concreto in questo percorso. La storia dell'ecumenismo è distinta dalla verifica storica di una fondazione episcopale direttamente compiuta da Andrea a Bisanzio.

La croce di sant'Andrea e la storia dell'iconografia
La croce a X, detta decussata, è oggi il segno più riconoscibile dell'apostolo. La sua attestazione iconografica caratteristica è però tardiva rispetto al I secolo e non costituisce prova della forma della croce del martirio. Nel Medioevo e nell'età moderna il segno si diffuse nelle immagini devozionali, nelle insegne e nell'araldica. La bandiera della Scozia ne offre l'esempio più noto: un attributo agiografico divenuto simbolo civico e nazionale. Nelle raffigurazioni più antiche Andrea può comparire anche senza croce decussata, identificato dal nome o dalla collocazione fra gli apostoli.

Amalfi, il culto delle reliquie e la manna
L'arrivo delle reliquie attribuite ad Andrea nel 1208 segnò profondamente la storia religiosa di Amalfi. La cripta della cattedrale divenne centro di pellegrinaggio e la città sviluppò cerimonie pubbliche legate al patrono. La tradizione locale riferisce del fenomeno della cosiddetta manna, un liquido raccolto presso il sepolcro e interpretato religiosamente dai fedeli; le narrazioni ne collocano un episodio importante nel 1304. Il fenomeno appartiene alla storia documentata della devozione, ma l'interpretazione miracolosa non può essere presentata come constatazione scientifica. Accanto al 30 novembre Amalfi celebra il 27 giugno, data collegata dalla memoria cittadina a una protezione attribuita all'apostolo nel 1544.

Curiosità
- Il nome Andrea è greco, benché il personaggio sia presentato dai Vangeli come galileo e fratello di Simone Pietro.
- Nelle liste apostoliche la posizione di Andrea non è identica: compare secondo in Matteo e Luca, quarto in Marco e negli Atti.
- La croce a X compare anche nella bandiera scozzese, dove il simbolo religioso ha assunto un significato nazionale.
- Ad Amalfi la festa patronale si celebra sia il 30 novembre sia il 27 giugno.

Cronologia

- I secolo - Andrea esercita la pesca in Galilea ed è ricordato fra i primi discepoli di Gesù.
- I secolo - Figura tra i Dodici e, secondo gli Atti, nella comunità apostolica di Gerusalemme.
- I secolo, data non accertata - La tradizione colloca il suo martirio a Patrasso, in Acaia.
- III-IV secolo - Si diffondono le testimonianze sulla missione in Scizia e sulla memoria del martirio.
- IV secolo - La tradizione colloca a Costantinopoli una traslazione delle reliquie attribuitegli.
- 1208 - Le reliquie attribuite all'apostolo sono accolte solennemente ad Amalfi.
- 1964 - Paolo VI restituisce alla Chiesa di Patrasso la reliquia del capo conservata a Roma.

Valutazione storico-critica

- L'identificazione di Andrea come fratello di Pietro e membro dei Dodici è attestata concordemente dai testi neotestamentari.
- I racconti della vocazione in Giovanni e nei sinottici presentano differenze di impostazione e non consentono una cronologia univoca degli incontri.
- Dopo At 1,13 non esiste una narrazione canonica individuale delle attività dell'apostolo.
- La missione in Scizia è attestata da una tradizione riferita da Origene e conservata da Eusebio; non è testimonianza contemporanea.
- La crocifissione a Patrasso, il governatore Egea e le circostanze del supplizio appartengono a tradizioni posteriori; la data esatta della morte non è accertata.
- La croce decussata è un attributo iconografico consolidato ma tardivo.
- La tradizione di Andrea primo vescovo di Bisanzio non è dimostrabile con documenti del I secolo.
- Le traslazioni medievali e moderne delle reliquie appartengono alla storia del culto; l'autenticità delle spoglie non è verificabile con certezza.

Fonti e bibliografia essenziale

- Nuovo Testamento, Vangeli secondo Matteo 4 e 10, Marco 1, 3 e 13, Luca 6, Giovanni 1, 6 e 12; Atti degli Apostoli 1.
- Eusebio di Cesarea, Historia ecclesiastica, III, 1.
- Acta Andreae, tradizione apocrifa antica; edizione critica di Jean-Marc Prieur, Acta Andreae, Corpus Christianorum Series Apocryphorum, Brepols, 1989.
- Angelo Di Berardino (a cura di), Encyclopedia of Ancient Christianity, voce Andrew.
- Catholic Encyclopedia, voce St. Andrew, 1907.

Patronati

  • Alfero (FC)
  • Amalfi (SA)
  • Amalfi-Cava de' Tirreni (SA), Diocesi di
  • Bordeaux
  • Brunate (CO)
  • Castel Nuovo Don Bosco (AT)
  • Celle (Germania)
  • Chiusa (BZ)
  • Corde; fabbricanti di
  • Crampi
  • Curinga (CZ)
  • Dissenteria
  • Edimburgo (Inghilterra)
  • Empoli (FI)
  • Gonessa (CA)
  • Gotta
  • Guardia Piemontese (CS)
  • Inghilterra
  • Luneburg (Germania)
  • Meldola (FC)
  • Montecarlo (LU)
  • Montepulciano-Chiusi-Pienza (SI), Diocesi di
  • Montespertoli (FI)
  • Paliano (FR)
  • Paralisi, Paralitici
  • Pescatori
  • Pescivendoli
  • Pescorocchiano (RI)
  • Pienza (SI)
  • Portogruaro (VE)
  • Presicce (LE)
  • Risipola
  • Romania
  • Russia
  • Saint-Andrews (Scozia)
  • Sant'Andrea Apostolo Dello Ionio (CZ)
  • Sarzana (SP)
  • Scozia
  • Sirignano (AV)
  • Sommacampagna (VR)
  • Torcicollo, contro il
  • Tortoli (NU)
  • Trequanda (SI)
  • Trissino (VI)
  • Weissenburg di Baviera (Germania)
  • Wolfenbuttel (Germania)

Aggiunto/modificato il 28 ottobre 2026