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Sant' Andrea Dung Lac Sacerdote e martire

Festa: 21 dicembre

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Bac Ninh, Vietnam, 1795 circa – Hanoi, Vietnam, 21 dicembre 1839

Tran An Dung nacque a Bac Ninh, nell’attuale Vietnam. Affidato dai genitori, non cristiani e poverissimi, a un catechista, fu battezzato col nome di Andrea. Divenne anche lui catechista e, dopo altri anni di studio, fu ordinato sacerdote il 15 marzo 1823. Fu arrestato due volte e altrettante liberato, dietro pagamento di un riscatto raccolto per lui dai fedeli. Per esercitare più liberamente il suo ministero, cambiò il nome di nascita da Dung a Lac. Arrestato una terza volta, chiese di non essere rilasciato per poter affrontare il martirio. Venne decapitato il 21 dicembre 1839 insieme al confratello padre Pietro Truong Van Thi, suo compagno di prigionia. Inseriti entrambi in un gruppo di 64 potenziali martiri, vittime delle varie persecuzioni in Vietnam, sono stati beatificati il 27 maggio 1900 da papa Leone XIII. Sono poi stati canonizzati il 19 giugno 1988 da san Giovanni Paolo II, compresi in un gruppo che conta in tutto 117 martiri, dei quali Andrea Dung Lac è stato presentato come capolista.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: Ad Hanoi nel Tonchino, ora Viet Nam, passione dei santi Andrea Dung Lac e Pietro Tru?ng Van Thi, sacerdoti e martiri, che conclusero con la decapitazione il loro combattimento rifiutando l’ordine di oltraggiare la croce. La loro memoria si celebra il 24 novembre.


Nascita ed educazione
Tran An Dung nacque verso il 1795 a Bac Ninh, nell’attuale Vietnam, da una famiglia non cristiana. A causa della loro estrema povertà, i genitori lo affidarono dietro compenso economico a un catechista, che lo condusse alla missione di Vinh-Tri. Lì fu battezzato col nome di Andrea e ricevette la sua prima educazione.
Otto anni dopo, Andrea fu promosso catechista: trascorse i dieci anni seguenti con buone soddisfazioni nella predicazione del Vangelo. Nel periodo della sua formazione nel Seminario di Vinh-Tri si fece notare per l’impegno nello studio (pare che riuscisse a memorizzare qualunque testo dopo averlo letto appena due volte), per la facilità nel comporre poesie e per le sue maniere gentili verso tutti.

Sacerdozio
Dopo altri tre anni di studi teologici, il 15 marzo 1823 fu ordinato sacerdote. Venne quindi assegnato come viceparroco della comunità di Dong-Chuoi, poi a quella di Doai e, in seguito, a quella di Son-Mieng.
La sua vita sacerdotale era improntata alla povertà e alla semplicità. In aggiunta ai giorni in cui la Chiesa prescrive digiuno e astinenza, digiunava per tutta la Quaresima e, a volte, di venerdì e di sabato durante il Tempo Ordinario. Il suo cibo, in generale, era molto sobrio.
Interamente dedito alle sue responsabilità pastorali, non esitava mai in nulla. Condivideva quel poco che aveva con chi era ancora più sprovvisto di lui, dimostrando quindi un grande amore verso i poveri.

Persecuzione e primo arresto
Mentre si trovava nella comunità di Ke-Dam come parroco, la sua casa fu distrutta dai pagani. Si stabilì quindi a Ke-Sui, da dove visitava gli altri gruppi di fedeli per amministrare i Sacramenti. Quando la persecuzione fu intensificata a causa del decreto imperiale emesso dal re Minh Mang il 6 gennaio 1833, padre Andrea dovette nascondersi nelle case di altri credenti, poi fuggì a Ke-Roi, dove fondò una nuova comunità cristiana.
Un giorno, quando aveva appena terminato di celebrare l’Eucaristia, vide arrivare i soldati imperiali: si tolse i paramenti e cercò di nascondersi nella folla, per non essere riconosciuto come sacerdote. Tuttavia, fu ugualmente arrestato, insieme ad altri ventinove credenti, e condotto alla prefettura di Ly-Nam.

Liberazione e ripresa del ministero
Uno dei funzionari del villaggio, Thin, lo riscattò con sei pezzi d’argento, affermando che era un suo parente. Da allora, per essere più libero nella sua missione, padre Andrea cambiò il suo nome di nascita (nell’onomastica vietnamita occupa l’ultimo posto) da Dung in Lac.
Rischiò di persona spingendosi nelle pericolose province di Hanoi e di Nam-Dinh, ma soffriva perché doveva agire di nascosto: «Quelli che muoiono per la fede, salgono al cielo; noi, invece, ci nascondiamo continuamente, spendiamo denaro per sottrarci ai persecutori! Varrebbe meglio lasciarsi arrestare e morire!».

Secondo arresto
Fu esaudito con un secondo arresto, il 10 novembre 1839, nel villaggio di Ke-Song. Era in casa di un confratello, Pietro Truong Van Thi, dal quale era andato a confessarsi. Il capovillaggio, Phap, domandò ai cristiani un riscatto di duecento pezzi d’argento per entrambi.
Tuttavia, fu recuperata solo la metà della somma, quindi venne rilasciato il solo padre Andrea, che s’incaricò di tornare con il resto del denaro.

Terzo e ultimo arresto
Mentre tornava verso casa lungo un fiume, dovette fermarsi a causa di una tempesta. Al momento di raggiungere la riva, si trovò in difficoltà e allungò la mano, per essere aiutato a scendere. A soccorrerlo, però, fu il segretario del prefetto locale: «Ho preso un maestro di religione!», esclamò.
Per la terza volta, dunque, fu arrestato e trasferito, insieme a padre Pietro, nel territorio di Binh-Loc. I fedeli fecero nuovamente una colletta per riscattare entrambi i sacerdoti. Padre Andrea, però, era convinto che Dio non volesse la sua liberazione: chiese loro di non riscattarlo.
In una lettera a monsignor Pierre Retord, Vicario apostolico del Tonchino Occidentale e suo vescovo, spiegò quella scelta menzionando la leggenda per cui san Pietro, in fuga dalla persecuzione di Nerone e già scampato al carcere, vide Gesù che tornava a Roma al posto suo e comprese di dover affrontare il martirio (quella del «Domine, quo vadis?»).

Un trattamento di favore
Il funzionario di Binh-Loc trattò i due sacerdoti molto bene. Ordinò che venissero portati loro i pasti nei piatti a lui riservati e fece restituire i loro vestiti dal capovillaggio. Consapevole che non sarebbe riuscito a intaccare la loro fede, non li torturò, ma li tenne prigionieri per tre giorni, dopo i quali li fece trasferire a Hanoi.
In una solenne cerimonia della religione tradizionale, quasi come Ponzio Pilato, dichiarò la sua estraneità alla loro punizione: «Non sono io, ma è il decreto imperiale a proibire la pratica del cristianesimo e perseguita i sacerdoti. Non ho nulla a che fare con esso».

«Perché la gente vuole loro così bene?»
Nel corso del trasferimento a Hanoi lungo il fiume Hong, padre Andrea e padre Pietro furono seguiti da moltissimi fedeli, a piedi o in barca. Al vederli, i due si fermarono e li incoraggiarono a continuare a vivere come la Chiesa insegna.
Il funzionario, stupefatto, domandò: «Che cos’hanno i preti perché la gente vuole loro così bene?». Una donna lì presente rispose: «Vostro Onore, i preti ci hanno insegnato cosa sia buono e giusto: gli uomini devono essere buoni con le loro mogli ed evitare il gioco d’azzardo e l’alcol; le mogli devono vivere in armonia coi loro mariti, secondo gli insegnamenti della religione».

Rifiuto dell’apostasia
Il giorno dopo l’arrivo a Hanoi, il funzionario locale li portò in tribunale e provò a costringerli ad apostatare, ordinando loro di calpestare la croce. Entrambi respinsero la proposta, affermando che preferivano la morte invece di offendere il simbolo della loro fede. Padre Pietro, anzi, s’inginocchiò e lo baciò.
Dopo ripetuti interrogatori, il funzionario comprese che era impossibile farli desistere e ordinò di chiedere al sovrano la sentenza capitale.

La prigionia
Nel tempo che trascorsero in carcere, in attesa della sentenza, i due sacerdoti conquistarono la simpatia delle guardie, che li rispettavano. Ogni volta che ricevevano qualcosa dall’esterno, lo condividevano con i carcerieri, trattenendo per sé solo il minimo necessario.
Ogni mattino e ogni sera s’inginocchiavano l’uno accanto all’altro e pregavano a lungo. Benché i fedeli avessero il permesso di portare loro quotidianamente carne o pesce, domandarono loro di non farlo più. Continuarono a digiunare o, almeno, a consumare minuscole quantità di cibo, quanto bastava per sopravvivere.
Il 1° novembre 1839 ai prigionieri fu portata clandestinamente l’Eucaristia da un altro sacerdote. Padre Andrea lo salutò con queste parole: «Salve, fratello, ti ho aspettato per un po’ perché abbiamo finito il cibo». Poi ricevette devotamente la Comunione, come fece anche padre Pietro, a cui la diede lui stesso, poiché era molto malato.

Il martirio
Il 21 dicembre 1839, quando i funzionari imperiali vennero ad annunciare la sentenza di morte, i due sacerdoti li accolsero come se portassero una ricompensa per loro. Lungo la via del patibolo, pregarono silenziosamente, ma non appena uscirono dalla porta della città, padre Andrea, con le mani legate, cantò alcuni versi di un inno in latino.
Prima dell’esecuzione, il boia incaricato gli disse: «Non conosciamo il vostro crimine; eseguiamo solo degli ordini. Per favore, non prendetevela con noi». Sorridendo, padre Andrea replicò: «Fa’ solo quello che ti è stato indicato dal funzionario».
I due sacerdoti chiesero quindi di avere ancora qualche minuto per pregare e, infine, si chinarono per venire decapitati sul terreno fuori dalla porta della città a Cau-Giay, presso Hanoi, sul bordo della strada che conduceva a Son-Tay.

La glorificazione
I sacerdoti Andrea Dung Lac e Pietro Truong Van Thi sono stati inseriti in un gruppo di 64 potenziali martiri, vittime delle varie persecuzioni in Vietnam. Il decreto sul martirio è stato promulgato il 2 luglio 1899, mentre la beatificazione è stata celebrata il 27 maggio 1900, da papa Leone XIII.
Il 18 aprile 1986 è stato emesso il decreto con cui le cause di quei 64 martiri confluivano, insieme a quelle di altri quattro gruppi, in una sola causa di canonizzazione: il totale era quindi di 117 persone. Andrea Dung Lac fu scelto come capogruppo, grazie al culto di cui godeva e gode tuttora nel suo Paese, oltre che all’esempio dato durante tutta la sua vita.
In seguito al decreto “de signis” del 5 giugno 1986, che sanciva la perdurante fama di segni e di miracoli relativi a tutti quei martiri, il Papa san Giovanni Paolo II li ha canonizzati il 19 giugno 1988.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2017-11-23

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