San Damaso I
Papa
Festa: 11 dicembre — Memoria Facoltativa
Nascita-morte: Roma, 305/306 - Roma, 11 dicembre 384
Nascita - morte:
Roma, 305/306 - Roma, 11 dicembre 384
Festa:
11 dicembre — Memoria Facoltativa
Patronato:
Archeologi (Pio XI, 1926)
Categoria: I santi che iniziano con la lettera D
Calendario: I santi del 11 dicembre
Martirologio Romano
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(Papa dal 366 al 384)
Guidò la Chiesa romana in una fase decisiva della trasformazione religiosa dell'impero. La sua elezione fu segnata dal sanguinoso conflitto con i sostenitori di Ursino, testimonianza delle tensioni interne alla comunità cristiana della capitale. Superata la crisi, sostenne la fede nicena, rafforzò i rapporti con altri episcopati e promosse una visione della sede romana fondata sulla memoria degli apostoli Pietro e Paolo. Il suo nome è legato soprattutto alla valorizzazione dei sepolcri dei martiri: fece restaurare accessi e ambienti cimiteriali e affidò a iscrizioni poetiche, spesso incise nella raffinata scrittura di Furio Dionisio Filocalo, il ricordo dei testimoni della fede. Nel suo pontificato Girolamo soggiornò a Roma e avviò, su impulso del papa, la revisione di testi biblici latini. La tradizione gli attribuì in seguito iniziative non sempre storicamente dimostrabili, mentre le sue epigrafi restano testimonianze dirette della sua attività. Morì a Roma l'11 dicembre 384; la Chiesa lo venera come santo e ne celebra la memoria nello stesso giorno.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Damaso nacque probabilmente intorno al 305-306. Il Liber pontificalis lo definisce di origine spagnola, ma la notizia, registrata molto tempo dopo la sua morte, è stata messa in dubbio dalla storiografia moderna. Un insieme di testimonianze epigrafiche e letterarie collega invece strettamente la sua famiglia a Roma. La questione non può essere risolta semplicemente trasformando una delle due versioni in certezza: la tradizione iberica esiste, ma la ricostruzione romana appare meglio sostenuta dagli indizi contemporanei.
Il padre, Antonio, svolse diversi ministeri nella comunità cristiana romana. In un'iscrizione composta da Damaso per il complesso ecclesiastico legato alla casa paterna sono ricordati incarichi che la ricerca interpreta nella successione di notaio, lettore, diacono e infine vescovo. Quest'ultimo titolo ha suscitato discussioni circa la sua esatta portata istituzionale. La madre, Laurenzia, visse fino a età molto avanzata; Damaso la ricordò in versi, indicando anche il lungo periodo della sua vedovanza. La sorella Irene, morta giovane, è commemorata come vergine consacrata. Questi testi non sono cronache familiari disinteressate, ma costituiscono una testimonianza diretta e preziosa sulle relazioni e sull'autocoscienza del pontefice.
Un altro componimento riferisce che Damaso, ancora fanciullo, aveva ascoltato dal carnefice il racconto relativo ai martiri Pietro e Marcellino. L'episodio non consente di ricostruire nei dettagli l'infanzia del futuro papa, ma mostra il modo in cui egli intendeva fondare la memoria martiriale su una catena di testimonianze. Della sua istruzione e delle tappe precise della carriera ecclesiastica anteriore al pontificato non possediamo una biografia continua. Il suo uso del latino metrico e la familiarità con le forme letterarie classiche attestano tuttavia una notevole cultura.
Liberio, Felice e le divisioni del clero
La giovinezza e la maturità di Damaso si svolsero durante il passaggio dalla persecuzione alla protezione imperiale del cristianesimo. Nel IV secolo la Chiesa romana non era una realtà uniforme: la controversia ariana, i rapporti con la corte e il problema dell'autorità episcopale dividevano clero e fedeli. Durante il regno di Costanzo II il vescovo Liberio fu esiliato nel 355 e al suo posto venne insediato Felice. La successiva reintegrazione di Liberio non cancellò le fratture create da quella vicenda.
Le testimonianze sulla posizione assunta allora da Damaso sono controverse. Le Gesta inter Liberium et Felicem episcopos, testo anonimo ostile a Damaso e composto in prossimità degli eventi, lo presentano in un contesto di compromessi e rivalità. Le fonti favorevoli al pontefice danno invece un quadro differente, volto a difendere la continuità della sua posizione ecclesiastica. Non è lecito dedurre dalla sola propaganda degli avversari una precisa storia delle sue scelte personali; è però indubbio che la crisi precedente pesò sulla successione del 366.
La rivalità tra i gruppi non fu soltanto teologica. Erano in gioco le basiliche urbane, le reti di sostegno sociale, il controllo del clero e la capacità di rappresentare la comunità cristiana davanti alle autorità. L'elezione del vescovo di Roma coinvolgeva ormai una città nella quale il cristianesimo cresceva, pur convivendo con tradizioni religiose ancora molto radicate. L'esperienza di queste divisioni aiuta a comprendere la durezza della lotta che accompagnò l'ascesa di Damaso.
L’elezione del 366 e lo scisma di Ursino
Liberio morì nel settembre 366. Due gruppi contrapposti sostennero candidati diversi: Damaso e Ursino. La ricostruzione cronologica è complicata dalla parzialità delle testimonianze, ma la duplice elezione e gli scontri violenti sono solidamente attestati. Il racconto ostile a Damaso descrive l'ordinazione di Ursino e l'intervento dei sostenitori di Damaso in vari luoghi di culto; Girolamo e Rufino, dalla parte opposta, insistono sulla legittimità dell'elezione damasiana e attribuiscono agli avversari la responsabilità principale dei tumulti.
La violenza raggiunse un livello eccezionale. Lo storico pagano Ammiano Marcellino, testimone indipendente dal punto di vista confessionale, riferisce che nella basilica Sicinini furono trovati 137 cadaveri in un solo giorno. Il passo non può essere ridotto a una generica immagine di disordine: attesta la gravità concreta del conflitto per la sede episcopale. Nello stesso tempo non autorizza ad attribuire personalmente a Damaso ogni atto compiuto dai suoi seguaci, né a cancellare le responsabilità politiche e collettive degli schieramenti.
Le autorità civili intervennero con espulsioni, provvedimenti di polizia e decisioni relative all'uso degli edifici ecclesiastici. Ursino venne allontanato da Roma, ma i suoi sostenitori continuarono a contestare Damaso e a mantenere viva la controversia. Le tensioni si protrassero oltre i primi mesi del pontificato, mostrando quanto fosse difficile ricostruire un consenso dopo una successione contestata.
La memoria successiva della Chiesa romana privilegiò la linea episcopale di Damaso, mentre la storiografia deve conservare la voce delle testimonianze antagoniste. La legittimità ecclesiastica riconosciuta al pontefice non elimina il fatto storico della violenza. Proprio la compresenza di testi avversi, cronache favorevoli e provvedimenti imperiali permette di distinguere la realtà degli eventi dalle giustificazioni costruite in seguito.
Autorità episcopale e rapporti con il potere imperiale
Damaso esercitò il proprio ministero in un'epoca nella quale i vescovi delle grandi città acquisivano un ruolo pubblico crescente. Il rapporto con i prefetti di Roma e con la corte imperiale fu determinante sia durante lo scisma sia nella gestione delle controversie ecclesiastiche. L'autorità civile non era un semplice osservatore: interveniva per mantenere l'ordine e per dare efficacia a decisioni che riguardavano le comunità cristiane.
La documentazione conserva anche accuse e procedimenti che coinvolsero Damaso e il suo ambiente. La vicenda di Isacco e le polemiche alimentate dagli oppositori mostrano quanto la sua posizione rimanesse contestata. Alcune notizie scandalistiche trasmesse dal Liber pontificalis, compresa una tarda accusa di adulterio, non sono considerate attendibili nella forma in cui ci sono giunte. L'esistenza di polemiche giudiziarie, invece, non deve essere occultata: essa appartiene alla storia della Roma cristiana del IV secolo.
Con Graziano e Teodosio il quadro politico mutò sensibilmente. La legislazione imperiale favorì progressivamente il cristianesimo niceno e limitò il ruolo pubblico dei culti tradizionali. Damaso operò dentro questa trasformazione senza coincidere automaticamente con ogni iniziativa della corte. I suoi rapporti con l'aristocrazia senatoria pagana richiesero prudenza diplomatica. Nel 382 intervenne a difesa del prefetto Simmaco in una controversia amministrativa; nella disputa sull'altare della Vittoria, che vide protagonista Ambrogio di Milano, il suo ruolo fu meno esposto.
Il rafforzamento della sede romana non può dunque essere spiegato come il risultato di una sola legge o di un solo gesto pontificio. Fu un processo nel quale confluirono la tradizione apostolica della città, l'organizzazione ecclesiastica, la politica imperiale e la capacità del vescovo di costruire relazioni con altri episcopati.
La difesa della fede nicena
Nel corso del pontificato Damaso sostenne l'orientamento teologico affermato dal concilio di Nicea del 325, in un momento in cui le controversie sulla divinità del Figlio e dello Spirito Santo erano ancora aperte. Le assemblee episcopali tenute a Roma negli anni Settanta e nel 382 parteciparono alla definizione dei confini della comunione ecclesiale e alla condanna di posizioni ritenute incompatibili con la fede nicena.
La corrispondenza e i documenti conciliari testimoniano il coinvolgimento della sede romana nei problemi dell'Oriente cristiano, ma la loro trasmissione è complessa. Non tutti i testi attribuiti a Damaso sono autentici e non tutte le raccolte posteriori riproducono fedelmente gli atti originari. Tra le questioni più delicate vi furono il rapporto con gli ambienti ariani, le formulazioni trinitarie e le discussioni cristologiche connesse ad Apollinare di Laodicea.
Il concilio di Costantinopoli del 381, successivamente riconosciuto come secondo concilio ecumenico, appartiene a questo stesso contesto. Damaso non vi presiedette personalmente. La relazione tra le decisioni costantinopolitane e la posizione romana non va appiattita in una semplice subordinazione dell'una all'altra: nel IV secolo i rapporti tra le sedi episcopali erano oggetto di negoziazioni, divergenze e progressivi riconoscimenti.
Ambrogio di Milano costituì un interlocutore particolarmente importante nell'Occidente latino. L'azione congiunta dei grandi episcopati contribuì a consolidare la fede nicena, ma i singoli interventi devono essere attribuiti ai rispettivi protagonisti. La tradizione che fa di Damaso un difensore dell'ortodossia conserva un fondamento storico, purché non gli siano assegnati indiscriminatamente tutti i risultati ecclesiastici del periodo.
Roma, Pietro e Paolo e la coscienza della sede apostolica
Damaso promosse con particolare efficacia il valore religioso della città di Roma. La sua idea di romanità cristiana non si fondava soltanto sull'antico prestigio politico della capitale, ma sulla presenza delle tombe degli apostoli Pietro e Paolo e sulla memoria dei martiri. In un celebre carme dedicato agli apostoli egli ne celebrò l'appartenenza spirituale a Roma, pur ricordando la loro provenienza dall'Oriente.
Questa scelta aveva un significato ecclesiologico. La città poteva presentarsi come centro della memoria apostolica e come luogo nel quale la continuità della fede era resa visibile da sepolcri, iscrizioni e celebrazioni. Le formulazioni sulla preminenza della sede romana maturarono in un contesto nel quale altre Chiese, soprattutto orientali, rivendicavano tradizioni apostoliche e ruoli di primo piano.
Il linguaggio del primato nei testi collegati a Damaso richiede però attenzione filologica. Il cosiddetto Decretum Gelasianum, che contiene anche materiale presentato come damasiano, è una compilazione stratificata e posteriore; non è corretto attribuirne senza distinzione l'intero contenuto al sinodo romano del 382. La stessa cautela vale per elenchi canonici e disposizioni che la tradizione manoscritta ha associato al suo nome.
Nella pratica, la valorizzazione di Pietro e Paolo si tradusse soprattutto in una politica della memoria: collegare le comunità contemporanee alle origini apostoliche attraverso luoghi, monumenti e parole. La sua iniziativa contribuì a dare alla Roma cristiana un'identità riconoscibile, capace di dialogare con l'eredità urbana dell'impero senza limitarsi a riprodurla.
Girolamo e la revisione dei testi biblici latini
Tra i rapporti intellettuali più importanti del pontificato figura quello con Girolamo. Lo studioso, già noto per le sue competenze linguistiche e per la vita ascetica, soggiornò a Roma dal 382 al 385 e collaborò con il pontefice. Damaso gli affidò incarichi e gli sottopose questioni di interpretazione biblica, come mostrano alcune lettere conservate nell'epistolario geronimiano.
La pluralità delle antiche versioni latine della Scrittura poneva problemi concreti di lettura e di uso ecclesiale. Girolamo intraprese una revisione dei Vangeli latini confrontandoli con il testo greco; il lavoro sui Salmi e gli sviluppi successivi della sua attività di traduttore appartengono a fasi e contesti distinti. Dire che Damaso commissionò l'intera Vulgata, come se si trattasse di un unico progetto già compiuto durante il suo pontificato, è storicamente inesatto. Il papa incoraggiò una fase iniziale decisiva di un'opera che proseguì dopo la sua morte.
Le lettere mostrano anche l'interesse personale di Damaso per la filologia e l'esegesi. Egli interrogò Girolamo su termini e passi scritturistici, ricevendo risposte articolate. L'autenticità di alcuni pezzi della corrispondenza è stata discussa dagli studiosi, per ragioni linguistiche e di trasmissione; il rapporto complessivo fra i due resta comunque ben attestato.
Girolamo ricordò Damaso anche come autore di versi e di altri scritti. La collaborazione non va confusa con un rapporto privo di tensioni tra Girolamo e l'ambiente romano: dopo la morte del pontefice, lo studioso lasciò la città in un clima di polemiche. La protezione di Damaso aveva avuto un peso importante nel suo inserimento nella vita ecclesiastica della capitale.
Le catacombe e il recupero della memoria dei martiri
L'impresa più originale e durevole di Damaso fu la sistemazione dei luoghi di sepoltura dei martiri romani. Nei cimiteri suburbani egli promosse lavori di accesso, valorizzazione dei sepolcri e allestimento di spazi destinati alla visita e alla celebrazione. L'attività non fu un semplice restauro edilizio: trasformò tombe spesso poco accessibili in punti di riferimento della memoria collettiva.
I carmi incisi per i martiri raccontavano episodi della loro testimonianza, identificavano i luoghi di venerazione e stabilivano un rapporto fra il vescovo contemporaneo e i predecessori della fede. Fra i complessi interessati figurano le catacombe di Callisto, i cimiteri lungo la via Appia e altre aree funerarie romane. Le iscrizioni relative a Sisto II, ad Eusebio, ai martiri Pietro e Marcellino e ad altri testimoni costituiscono una fonte primaria di eccezionale importanza.
Damaso non fu uno storico nel senso moderno. I suoi versi selezionavano episodi esemplari, ricorrevano a modelli poetici e talvolta trasmettevano notizie ricevute oralmente. Il loro valore è duplice: testimoniano le tradizioni che circolavano nel IV secolo e mostrano l'intervento materiale del pontefice sui luoghi del culto. Quando riferiscono eventi di persecuzioni precedenti di oltre un secolo, non sempre permettono di accertarne ogni dettaglio.
Particolarmente significativo è il carme destinato alla cripta dei papi nel cimitero di Callisto. Damaso dichiarò di aver desiderato una sepoltura in quel luogo, ma di aver rinunciato per rispetto verso le tombe dei santi. La dichiarazione rende visibile il rapporto fra devozione personale, autorappresentazione episcopale e rispetto del paesaggio funerario. Egli scelse invece un luogo di sepoltura familiare lungo la via Ardeatina.
La sistemazione dei santuari martiriali favorì percorsi di pellegrinaggio che continuarono a essere frequentati nei secoli successivi. Anche quando le strutture subirono trasformazioni o distruzioni, i testi delle epigrafi furono copiati e tramandati, contribuendo a preservare la memoria di luoghi e persone.
La poesia epigrafica e Furio Dionisio Filocalo
La produzione poetica di Damaso rappresenta una delle testimonianze più riconoscibili della cultura cristiana tardoantica. Egli utilizzò soprattutto l'esametro latino, richiamandosi alla tradizione letteraria classica per esprimere contenuti cristiani. La scelta di un linguaggio solenne e di forme metriche prestigiose consentiva di dare ai martiri una commemorazione pubblica paragonabile, sul piano artistico, alle memorie monumentali dell'antica Roma.
Un ruolo decisivo ebbe Furio Dionisio Filocalo, raffinato calligrafo e incisore legato al pontefice. Le lettere monumentali note come filocaliane, caratterizzate da un disegno elegante e riconoscibile, resero molte iscrizioni damasiane oggetti artistici oltre che documenti religiosi. Filocalo è noto anche per il suo contributo al Cronografo del 354, importante testimonianza della cultura libraria e calendaria romana.
Non tutte le epigrafi attribuite a Damaso furono incise personalmente da Filocalo e non tutte le lastre sono conservate integralmente. La ricostruzione del corpus dipende dal confronto fra frammenti archeologici, copie antiche e trascrizioni medievali. L'opera di Antonio Ferrua ha avuto un ruolo fondamentale nella sistemazione critica di questo materiale.
La voce di Damaso emerge spesso in prima persona: egli si presenta come promotore dei lavori, raccoglitore di testimonianze e garante della memoria dei martiri. Tale presenza non è soltanto un tratto stilistico, ma riflette un preciso programma di rappresentazione della responsabilità episcopale. La poesia diventa così uno strumento di governo pastorale e di costruzione della memoria cristiana.
Fondazioni, edifici di culto e sepoltura
L'attività edilizia di Damaso non si limitò ai cimiteri. Il suo nome è legato al titulus Damasi, nucleo antico della chiesa di San Lorenzo in Damaso, connesso alla proprietà familiare e all'organizzazione della comunità romana. Le trasformazioni architettoniche intervenute nei secoli impediscono di identificare senza riserve l'edificio attuale con la costruzione del IV secolo; il legame storico con il pontefice resta tuttavia attestato.
Le iscrizioni conservano anche riferimenti alla memoria dei suoi familiari e al complesso funerario sulla via Ardeatina. In quell'area Damaso fu sepolto dopo la morte, accanto alla madre e alla sorella. La successiva traslazione delle sue reliquie e la loro venerazione nella chiesa di San Lorenzo in Damaso appartengono alla storia del culto posteriore e non vanno confuse con la sepoltura originaria.
Le fondazioni damasiane mostrano una caratteristica importante della Roma cristiana del tempo: le antiche proprietà private, le basiliche urbane e i cimiteri suburbani erano progressivamente inseriti in una rete ecclesiastica più strutturata. Damaso seppe collegare questi diversi luoghi attraverso iscrizioni, memoria familiare e culto dei santi.
Non tutte le opere edilizie attribuitegli dai repertori posteriori sono verificabili con uguale sicurezza. Alcune notizie del Liber pontificalis riflettono tradizioni redatte molto dopo gli eventi. La documentazione epigrafica costituisce perciò il punto di partenza più solido per individuare gli interventi effettivamente promossi dal pontefice.
Ultimi anni, morte e memoria ecclesiastica
Negli ultimi anni del pontificato Damaso continuò a esercitare un ruolo significativo nelle relazioni tra Chiesa romana, episcopati occidentali e potere imperiale. Il sinodo romano del 382 si colloca nella fase in cui il confronto sulle dottrine trinitarie e sull'assetto delle sedi episcopali era particolarmente intenso. Le controversie precedenti non scomparvero completamente, ma il suo episcopato aveva ormai consolidato una presenza pubblica e monumentale riconoscibile.
Morì a Roma l'11 dicembre 384, probabilmente vicino agli ottant'anni. La data è sostenuta da testimonianze antiche concordanti, fra le quali la tradizione martirologica e documenti relativi alla successione. Gli succedette Siricio. La sepoltura nel complesso familiare dell'Ardeatina corrisponde alla scelta che il pontefice aveva espresso nella propria produzione epigrafica.
La sua memoria si sviluppò lungo più direttrici. Come vescovo fu ricordato per la difesa della fede nicena e per la promozione dell'autorità romana; come poeta, per gli elogi dei martiri; come promotore edilizio, per i santuari cimiteriali. La tradizione medievale gli attribuì inoltre scritti e disposizioni che non sempre possono essere ricondotti al suo tempo.
La celebrazione liturgica dell'11 dicembre conserva il ricordo di un papa il cui operato non si lascia ridurre a una sola immagine. Il Damaso delle iscrizioni, il protagonista dello scisma del 366 e il protettore di Girolamo sono aspetti della stessa figura storica. La loro considerazione congiunta permette di comprendere la complessità della Chiesa romana nella seconda metà del IV secolo.
Approfondimenti
La controversia sull’origine di Damaso
La notizia della provenienza spagnola, ripetuta dal Liber pontificalis, ha avuto ampia fortuna nelle biografie tradizionali. Gli epigrammi familiari, la presenza romana del padre e una testimonianza polemica contemporanea che indica Roma come patria di Damaso orientano però molti studiosi verso una nascita nella capitale. La questione è istruttiva perché oppone una tradizione biografica tarda a un insieme di indizi più prossimi agli eventi. La possibile origine iberica di membri della famiglia non coincide necessariamente con il luogo di nascita del pontefice.
Il cosiddetto decreto di Damaso e il canone biblico
La tradizione attribuisce al concilio romano del 382 un elenco dei libri biblici e disposizioni sulla gerarchia delle sedi ecclesiastiche. Questi materiali sono giunti in raccolte complesse, particolarmente nel cosiddetto Decretum Gelasianum, la cui redazione non è identificabile semplicemente con un atto autentico di Damaso. Il problema non sminuisce l'importanza del suo pontificato per la cultura scritturistica, ma impedisce di presentarlo come autore certo dell'intero documento. La revisione dei Vangeli intrapresa da Girolamo rimane una vicenda distinta, meglio documentata.
La fortuna delle iscrizioni nei secoli
I carmi damasiani non furono soltanto decorazioni dei santuari del IV secolo. Copiati da pellegrini e trasmessi in sillogi epigrafiche, contribuirono a conservare la topografia dei martiri anche quando le lastre originarie andarono perdute. In età carolingia la loro autorevolezza fu ulteriormente valorizzata: i versi erano letti come testimonianze della Roma cristiana antica e come modelli di stile. Lo studio moderno unisce archeologia, paleografia e storia della tradizione manoscritta per distinguere gli originali, le copie e le attribuzioni dubbie.
Curiosità
- Nel 1926 Pio XI proclamò san Damaso patrono dell'archeologia cristiana, riconoscendo il valore dei suoi interventi nei cimiteri romani.
- Furio Dionisio Filocalo, collaboratore delle epigrafi damasiane, è anche legato al celebre Cronografo del 354, precedente all'elezione di Damaso.
- In un carme della cripta dei papi Damaso spiegò di non essersi fatto seppellire tra i martiri per non disturbare le loro tombe: un raro caso di motivazione personale conservata in un'iscrizione papale.
Cronologia
- circa 305-306 - Nascita di Damaso, probabilmente a Roma; la tradizione tarda lo considera di origine spagnola.
- settembre-ottobre 366 - Alla morte di Liberio, Damaso e Ursino sono al centro di una successione contestata e di violenti scontri a Roma.
- 367 - Proseguono i provvedimenti delle autorità imperiali connessi allo scisma ursiniano.
- 381 - Il concilio di Costantinopoli si svolge nel quadro delle controversie dottrinali del tempo.
- 382 - Sinodo romano e collaborazione con Girolamo, presente a Roma.
- 11 dicembre 384 - Morte di Damaso a Roma e sepoltura nell'area funeraria familiare sulla via Ardeatina.
- 1926 - Pio XI lo proclama patrono dell'archeologia cristiana.
Valutazione storico-critica
- L'epigrafia damasiana e le lettere di Girolamo costituiscono testimonianze prossime agli eventi; il Liber pontificalis è posteriore e conserva notizie di attendibilità diseguale.
- La nascita in Spagna, attestata dalla tradizione del Liber pontificalis, contrasta con indizi antichi favorevoli a un'origine romana; il luogo preciso non è accertato definitivamente.
- Lo scisma del 366 è documentato da fonti di parte contrapposta e dalla testimonianza di Ammiano Marcellino: la violenza è certa, mentre l'attribuzione delle responsabilità individuali resta discussa.
- Non tutti i testi conciliari, le lettere e i decreti tramandati sotto il nome di Damaso sono autentici; il Decretum Gelasianum è una compilazione stratificata.
- L'impulso dato a Girolamo nella revisione biblica è attestato; l'attribuzione a Damaso dell'intera Vulgata costituisce una semplificazione posteriore.
- Il culto è antico e la memoria liturgica cade l'11 dicembre; la sepoltura originaria sull'Ardeatina va distinta dalla successiva venerazione delle reliquie in San Lorenzo in Damaso.
Fonti e bibliografia essenziale
- Carlo Carletti, 'Damaso I, santo', in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2000.
- Girolamo, De viris illustribus, capitolo 103; Epistulae, lettere relative a Damaso e alla revisione biblica.
- Ammiano Marcellino, Res gestae, libro XXVII, capitolo 3.
- Liber pontificalis, vita di Damaso I, edizione a cura di Louis Duchesne, volume I.
- Antonio Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano, 1942.
- Pontificia Accademia Cultorum Martyrum, 'Stazione a San Lorenzo in Damaso', documentazione storico-liturgica.
- Pontificie Accademie, VIII Seduta Pubblica, 2003, contributo sulle iscrizioni damasiane e Furio Dionisio Filocalo.
- Maya Maskarinec, 'The Carolingian afterlife of the Damasan inscriptions', Early Medieval Europe, 23, 2015, pp. 129-160.
- Dennis Trout, 'Damasus and the Christian Epigram in the West', in A Companion to Ancient Epigram, 2019.
Patronati
- Archeologi
