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Beata Veronica da Binasco Vergine

Festa: 13 gennaio

Binasco, Milano, 1445 - 13 gennaio 1497

Nasce a Binasco (Mi) nel 1445 da famiglia di contadini. A 22 anni prende l'abito di Sant'Agostino, come sorella laica, nel monastero di Santa Marta di Milano. Qui rimarrà per tutta la vita dedita alle faccende domestiche e alla questua. Fedele allo spirito dell'epoca, si sottopose ad una dura disciplina ascetica, pur essendo cagionevole di salute. Anima mistica, ebbe delle visioni frequenti. Sembra che proprio in seguito ad una rivelazione si sia recata a Roma, dove fu ricevuta con affetto paterno dal pontefice Alessandro VI. L'intensa vita contemplativa non le impedì però di vivere a pieno la sua condizione di questuante a Milano e nel circondario, sia per le necessità materiali del convento, sia per il soccorso ai poveri e agli ammalati. Muore il 13 gennaio 1497 dopo aver ricevuto per cinque giorni un riconoscente ed esultante saluto di addio da parte della popolazione tutta. Nel 1517, Leone X concesse al monastero di Santa Marta la facoltà di celebrarne la festa liturgica di questa beata.

Etimologia: Veronica = portatrice di vittoria, dal greco

Emblema: Giglio

Martirologio Romano: A Milano, beata Veronica Negroni da Binasco, vergine: entrata nel monastero di Santa Marta sotto la regola di sant’Agostino, si dedicò profondamente alla contemplazione.

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Non sa né leggere né scrivere, e questo non sarebbe un guaio dato che analfabeti come lei sono la stragrande maggioranza dei suoi contemporanei. Per Nina, però, è un grosso handicap perché vuole farsi suora e per entrare in convento deve almeno saper leggere i salmi con le altre consorelle.

Giovanna Negroni, per tutti familiarmente Nina, nata nel 1445 a Binasco, in provincia di Milano, da umili contadini, a 18 anni va bussare alle porte di un monastero milanese, ma inspiegabilmente le chiudono la porta in faccia. Senza perdersi di coraggio passa al monastero agostiniano di Santa Marta, dove l’accolgono con tanta cordialità, ma dove le fanno anche capire che non possono accogliere una ragazza che non ha “neanche un briciolo di cultura”. Difatti la rispediscono a casa, invitandola a pregare, a coltivare la sua vocazione, ma soprattutto ad imparare a leggere. Nina riprende la sua vita di sempre, sgobbando di giorno nei campi e sforzandosi alla sera di imparare qualcosa, anche se, senza una maestra, l’impresa è ardua e la ragazza non fa progressi.
E’ la Madonna a toglierla d’impiccio: non insegnandole a leggere, ma rivelandole in tre punti la strada per arrivare a Dio: la purezza del cuore; la pazienza verso il prossimo, dei cui sbagli non bisogna scandalizzarsi, ma casomai comprenderli e scusarli; la quotidiana meditazione sulla passione di Gesù. Tre anni dopo l’accolgono in monastero anche se analfabeta come prima, le danno il nuovo nome di Veronica e le affidano gli incarichi più umili.
Tra la portineria, l’orto e il pollaio Veronica si destreggia benissimo, ma tutti notano anche un suo progressivo “specializzarsi” nelle cose di Dio, grazie ad un continuo allenamento di preghiere, digiuni, penitenze e soprattutto con ben stampato in cuore il programma che la Madonna le ha rivelato. Così, quando le affidano la questua e comincia scarpinare per le strade di Milano entrando di casa in casa a sollecitare la carità dei buoni per il suo monastero, comincia anche il suo vero apostolato, fatto di evangelizzazione, di consigli, di richiami, di ammonimenti.
Tutti la chiamano la “monaca santa” perché si accorgono che é in costante colloquio con Dio e la sua vita, pur vissuta con i piedi ben saldi quaggiù, è popolata di angeli e santi. La suora analfabeta, che legge nei cuori e scruta le coscienze, ha il coraggio di rinfacciare a Ludovico il Moro i suoi misfatti, e si fa anche ricevere da Papa Alessandro VI, per rimproverare la condotta non propriamente esemplare di quel Borgia assetato di potere e ricchezza che Veronica nonostante tutto continua a rispettare come successore di Pietro. Dopo aver vissuto una vita monacale “amando solo Maria Santissima, Gesù suo Figlio e gli uomini in Dio”, Veronica si spegne il 13 gennaio 1497, poco più che cinquantenne.
Dicono che Papa Borgia, dopo la famosa udienza che lo aveva fatto impallidire, mentre Veronica usciva dalla sala avesse fatto alzare in piedi la sua corte, ordinando: “Rendete onore a questa donna perché è una santa” Nient’altro che un’anticipazione di ciò che fece Papa Leone X, che ad appena dieci anni dalla morte concedeva il culto privato e il titolo di beata all’umile e analfabeta Suor Veronica da Binasco.

Autore: Gianpiero Pettiti
 


 

Una povera contadina analfabeta redarguisce con coraggio i potenti che impoveriscono il popolo con troppe tasse. Viene ascoltata perfino dal papa! In una umile casa di contadini, a Binasco, un paese della provincia di Milano, vicino a Pavia, nel 1445 nasce una bambina, Giovanna Negroni. Nina, come viene chiamata (da Giovannina), cresce amata da papà Zanino e mamma Giacomina, semplici ma religiosi. La bambina aiuta i genitori con gioia in campagna e in casa: zappa, semina, cucina, riordina i letti, fa il bucato. E prega perché ama Dio.
Nina desidera diventare suora ma in convento non la vogliono perché, come tante coetanee, è illetterata. La ragazza non si perde d’animo: torna a casa e da sola cerca di imparare a leggere. Non ci riesce. L’apparizione della Madre di Gesù, avvolta da una Luce sfolgorante, arriva in suo aiuto. La Madonna le dice di stare tranquilla, basta che impari il significato di tre colori: bianco, la purezza del cuore; nero, le colpe del prossimo per le quali avere pazienza e pregare; rosso, la sofferenza di Gesù crocifisso su cui meditare ogni dì. Giovannina è felice. A ventidue anni si presenta nel Convento agostiniano di Santa Marta a Milano, dove viene accolta anche se non sa leggere i Libri Sacri.
Giovanna diventa Veronica, mangia poco, dorme sulla paglia, svolge lavori umili e si reca ad elemosinare di porta in porta per il convento e i poveri, offrendo a tutti conforto e consigli. Dio è con lei. Una volta cade da un ponte, miracolosamente si salva e le uova ricevute in elemosina rimangono intatte. Intanto le sue celesti visioni aumentano: Gesù Bambino, l’angelo custode e San Giuseppe le suggeriscono di parlare ai potenti per esortarli al Bene. Veronica, semplice contadina che non sa leggere né scrivere, parla a Ludovico Sforza (il Moro), duca di Milano, per rimproverargli i suoi peccati. Si reca anche a Roma dal dissoluto papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia). La beata agostiniana si mette in viaggio in groppa a un somaro; viene accolta prima degli altri che aspettano da giorni di essere ricevuti e ascoltata benevolmente dal papa, nonostante i suoi duri ammonimenti. Veronica ha il dono della profezia e preannuncia la sua morte avvenuta nel 1497 a Milano, dopo la quale avvengono miracoli. Il suo corpo è custodito con venerazione nella Chiesa di Binasco.


Autore:
Mariella Lentini


Fonte:
Mariella Lentini, Santi compagni guida per tutti i giorni

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Aggiunto/modificato il 2023-12-18

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