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San Viatore di Bergamo Vescovo

15 gennaio

Bergamo, 14 dicembre 370

Secondo vescovo di Bergamo, fu un pio pastore che partecipò al Concilio di Sardica (342-343) e si dedicò alla diffusione della fede cristiana in città e provincia. Morì il 14 dicembre 370 e fu sepolto nella cattedrale di San Alessandro. Le sue reliquie furono trasferite nella cattedrale di San Vincenzo nel 1561 e sono ancora oggi venerate dai bergamaschi.

Emblema: Bastone pastorale


S. Viatore è unanimemente ritenuto il successore del primo vescovo di Bergamo s. Narno, quindi è il secondo della serie episcopale bergamasca.
Il suo episcopato si svolse all’incirca dal 343 al 370; è quasi sicuro che partecipò al Concilio di Sardica (Sofia in Bulgaria) del 342-343 e che ne sottoscrisse i decreti, infatti s. Atanasio nella sua “Apologia contra Arianus” lo cita tra i sottoscrittori del Concilio.
Della sua vita non si sa altro, ma il culto che gli è stato tributato è antico e certissimo, come risulta da vari Calendari dei secoli XI - XII - XIII; dalle Litanie di un codice del secolo XII; dalla lapide sepolcrale scoperta nel 1561.
I cronisti di Bergamo raccontano, che sin dall’antichità, il 13 dicembre vigilia della festa e del giorno della morte, i canonici di S. Vincenzo si recavano alla cattedrale di S. Alessandro dove erano accolti con il suono delle campane, incenso e acqua benedetta.
Vari Martirologi storici lo riportano sempre al 14 dicembre; s. Viatore fu sepolto nella cripta della cattedrale di S. Alessandro, al lato sinistro del sepolcro del santo martire; sulla tomba fu costruito un altare.
Il 1° agosto del 1561 le sue reliquie, insieme a quelle degli altri santi lì custodite, furono con solennità trasferite nella cattedrale di S. Vincenzo, perché per ordine del governo di Venezia, a cui apparteneva Bergamo in quell’epoca, si dovette abbattere l’antica cattedrale di S. Alessandro.
San Viatore è raffigurato in varie opere d’arte; nell’androne dell’antico palazzo dei vescovi, è affrescato nitidamente accanto a s. Narno in un’opera del XIII secolo. Poi in una tela del 1742 del pittore bolognese Francesco Monti, posta nel coro del duomo di Bergamo e ancora è raffigurato nel grandioso affresco della cupola e in una tela posta in sagrestia, sempre rivestito dagli abiti episcopali.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-04-12

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