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Santi Filea e Filoromo Martiri

Festa: 4 febbraio

† 306

Filea, vescovo di Thmuis in Egitto, convertitosi al cristianesimo in età adulta, fu arrestato e imprigionato durante la persecuzione di Diocleziano. Scrisse una lettera ai suoi fedeli per descrivere le torture subite dai martiri e la loro fermezza. Fu decapitato insieme ad altri vescovi egiziani e ad un ufficiale romano, Filoromo, che aveva testimoniato in suo favore.

Martirologio Romano: Ad Alessandria d’Egitto, passione dei santi martiri Filea, vescovo, e Filorómo, tribuno militare, che, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, non persuasi da parenti e amici a salvarsi la vita, porgendo il collo alla decapitazione, guadagnarono entrambi la palma dal Signore.


Filea, vescovo di Thmuis, convertitosi al cristianesimo in età adulta, fu un uomo di grande cultura e versatilità, che si distinse per le sue funzioni pubbliche e per le sue cognizioni filosofiche.
Durante la persecuzione di Diocleziano, fu arrestato e imprigionato, dove scrisse una lettera ai suoi fedeli per descrivere le torture subite dai martiri e la loro irreprensibile fermezza.
Fu decapitato insieme a molti altri vescovi egiziani, tra cui Esichio, Pacomio e Teodoro.
Il suo martirio fu preceduto da un dialogo con il prefetto Culciano, che fu colpito dal suo rango e dalla sua ricchezza, ma anche dalla sua fede incrollabile.
Alla domanda “Cristo è Dio?”, Filea rispose non solo che lo è, ma anche che mostrò inequivocabilmente il potere che gli derivava da ciò.
Il prefetto, probabilmente a conoscenza della sua fama di filosofo, in riferimento a San Paolo chiese: “Vuoi forse dire che era più sapiente anche di Platone?”. Il vescovo prontamente rispose: “Era più saggio non solo di Platone, ma anche di tutti gli altri filosofi”.
Suo fratello tentò di salvarlo, ma l’interessato negò fermamente un suo coinvolgimento nell’iniziativa del congiunto, pregando piuttosto Culciano di “non far caso al mio infelice fratello. Anzi ringrazio tanto il re e il giudice, perché mi hanno fatto credere in Gesù Cristo”.
Filea fu decapitato insieme ad un ufficiale romano, anch’egli cristiano, di nome Filoromo, che durante il processo aveva testimoniato in favore del vescovo.

Autore: Franco Dieghi
 


 

Filea, convertitosi al cristianesimo in età adulta, fu eletto vescovo di Thmuis, nella Tebaide in Egitto. Secondo il raccondo del grande storico ecclesiastico Eusebio di Cesarea, “in patria si era segnalato per le funzioni pubbliche e i servigi resi ed era rinomato per le sue cognizioni filosofiche” ed “anche a causa della sua versatilità nelle discipline profane, si era acquistato grande fama”. Fu arrestato ed imprigionato intorno all’anno 303 durante la feroce persecuzione indetta da Diocleziano e, poco prima della morte, scrisse dalla prigione un’eloquente lettera ai suoi fedeli per descrivere le torture subite dai martiri e la loro irreprensibile fermezza: “I martiri che portavano in sé Cristo, sopportano tutte le pene, tutte le specie di tormenti escogitati contro di loro, e ciò non solamente una volta, ma spesso ripetutamente. E sebbene le guardie con parole minacciose di ogni genere, come pure con i fatti, tentassero a gara di incutere loro terrore, essi non si piegarono nella loro risoluzione, perchè la perfetta carità espelle il timore”.
San Filea patì il martirio insieme a parecchi altri vescovi egiziani, tra i quali Eusebio cita Esichio, Pacomio, Teodoro “e inoltre innumerevoli altri uomini illustri, di cui è celebrata la memoria nelle Chiese di quelle contrade”. Gli Atti del martirio di Filea, dei quali si conservano alcuni frammenti, furono redatti in lingua greca una quindicina di anni dopo la sua morte e riportano il dialogo finale che ebbe con il prefetto Culciano, molto colpito dal rango e dalla ricchezza di Filea: “Hai sostanze tali da poter mantenere non solo te, ma quasi tutta la provincia”, commosso dalla presenza al processo dei familiari del santo. All’esplicita domanda: “Cristo è Dio?”, Filea rispose non solo che lo è, ma anche che mostrò inequivocabilmente il potere che gli derivava da ciò: “Diede la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, risuscitò i morti, restituì la parola ai muti e guarì molte altre malattie [...] operò molti altri prodigi e miracoli”. Il prefetto, probabilmente a conoscenza della sua fama di filosofo, in riferimento a San Paolo chiese: “Vuoi forse dire che era più sapiente anche di Platone?”. Il vescovo prontamente rispose: “Era più saggio non solo di Platone, ma anche di tutti gli altri filosofi”.
Suo fratello tentò di salvarlo, ma l’interessato negò fermamente un suo coinvolgimento nell’iniziativa del congiunto, pregando piuttosto Culciano di “non far caso al mio infelice fratello. Anzi ringrazio tanto il re e il giudice, perché mi hanno fatto credere in Gesù Cristo”. Secondo un racconto in latino, Filea fu decapitato insieme ad un ufficiale romano, anch’egli cristiano, di nome Filomoro, che durante il processo aveva testimoniato in favore del vescovo.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2024-01-11

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