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San Paolo Liu Hanzuo Sacerdote e martire

Festa: 13 febbraio

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Lezhi, Cina, 1778 circa – Chengdu, Cina, 13 febbraio 1818

Sacerdote cinese del vicariato di Sichuan, martirizzato nel 1818. Davanti ai persecutori venuti a prenderlo chiese e ottenne di terminare la celebrazione dell'Eucaristia: era l'unica cosa che contava. Nato attorno al 1778 e cresciuto nella fede, da giovane era pastore; all'età di 30 anni fu ordinato prete. La persecuzione del regime pagano cinese gli impose di vivere nel segreto il suo ministero, travestendosi da contadino. Venne però tradito da qualcuno che lo denunciò alle autorità. La mattina del 15 agosto 1817, solennità dell'Assunzione, i pagani irruppero in una stanza in cui egli stava celebrando la Messa. Dopo essere stato flagellato fu imprigionato fino a quando venne condannato e ucciso per strangolamento: era il 13 febbraio 1818. Incluso nell’elenco dei 120 Martiri Cinesi, è stato canonizzato da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000.

Martirologio Romano: In località Dongjiaochang presso la città di Lezhi nella provincia di Sichuan in Cina, san Paolo Liu Hanzuo, sacerdote e martire, strangolato per il nome di Cristo.


Nacque a Lezhi verso il 1778, in una famiglia già cristiana, che si prese cura con grande interesse della sua educazione religiosa, ma molto povera. Per questo motivo, lui non poté frequentare la scuola, ma dovette occuparsi di portare le pecore al pascolo. Aiutato a discernere la propria vocazione da parte di un missionario, a ventiquattro anni chiese di essere ammesso al Seminario di Luorenggou. Per via delle sue difficoltà nell’apprendimento del latino, gli venne concesso di studiare filosofia e teologia in cinese. Tra i trenta e i trentacinque anni venne ordinato sacerdote e associato alla Società delle Missioni Estere di Parigi. Gli vennero affidati i distretti di Sintou e Teyang, entrambi sulle rive del fiume Yangtse. A causa delle persecuzioni nella zona, compiva solitamente di notte gli atti del ministero, mentre di giorno vendeva merci e verdura.
Tuttavia, un falegname, che lui aveva rimproverato per il suo lavoro inaccurato, lo denunciò alle autorità civili. Il 15 agosto 1817, mentre stava celebrando la Messa, venne catturato, ma prima chiese di poter terminare la celebrazione; una volta conclusa, si consegnò a loro. Con lui venne arrestato un suo domestico.
Condotto in carcere, venne fustigato con lacci di cuoio e gli venne detto che, se avesse pagato un riscatto, avrebbe riottenuto la libertà; tuttavia, non fu possibile radunare la somma richiesta. A quel punto, venne condotto dal mandarino, davanti al quale affermò di essere un sacerdote e che era disposto a lasciarsi uccidere anziché apostatare. Il mandarino lo condannò a morte e inviò alla corte imperiale la richiesta di conferma della sentenza, che non tardò ad arrivare. Il prigioniero venne quindi strangolato a Dongjiaochang il 13 febbraio 1818.
Paolo Liu Hanzuo venne incluso nel gruppo dei 50 martiri del clero e dei fedeli dei Vicariati apostolici di Guizhou, Sichuan, Tonchino Occidentale, Cocincina e Tonchino Orientale, il cui decreto sul martirio venne promulgato il 2 luglio 1899. La beatificazione, ad opera di papa Leone XIII, avvenne il 27 maggio 1900. Inseriti a loro volta nel più ampio gruppo dei 120 martiri cinesi, capeggiati da Agostino Zhao Rong, vennero infine iscritti nell’elenco dei santi il 1 ottobre 2000 da parte di san Giovanni Paolo II.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2015-02-15

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