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Beato Pietro Renato Rogue Sacerdote vincenziano, martire

Festa: 3 marzo

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Vannes, Francia, 11 giugno 1758 - 3 marzo 1796

Missionario vincenziano, nacque a Vannes, in Bretagna, nel 1758. Ordinato sacerdote nel 1782, entrò tra i vincenziani nel 1786. Durante la Rivoluzione francese, rifiutò di prestare giuramento alla Costituzione civile del clero e continuò a esercitare il suo ministero sacerdotale in clandestinità. Catturato nel 1795, fu condannato a morte e ghigliottinato a Vannes il 3 marzo 1796.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Vannes in Bretagna, in Francia, beato Pietro Renato Rogue, sacerdote della Congregazione della Missione e martire: durante la rivoluzione francese, rifiutatosi di prestare l’empio giuramento imposto al clero, rimase in città per servire di nascosto i fedeli e, condannato a morte, raggiunse la misericordia del Signore nella stessa chiesa in cui celebrava i sacri misteri.


La figura di Pierre-René Rogue, missionario vincenziano e martire nel tragico contesto della Rivoluzione francese, è più che mai attraente e di grande attualità . Definito “Martire dell’Eucaristia e della Carità”, è così egregiamente compendiata la sua giovane vita al servizio di Dio e dei fratelli.
Pierre-René nacque l’11 giugno 1758 a Vannes, antica città della Bretafia franca. I suoi genitori Claudio Rogue e Francisca Loisea appartenevano alla classe media della città e da buoni cristiani battezzarono il figlio subito il giorno dopo la nascita. La disgrazia si abbattè sulla famiglia con la morte prematura del padre, quando il piccolo Pierre-René aveva appena tre anni. Sua madre lo affidò allora per l’educazione al Collegio di Sant’Ivo, diretto dai gesuiti.
Fece inoltre parte della Congregazione mariana del collegio ed in essa approfondì la devozione alla Vergine, che coltivo per tutta la vita. In quell’ambiente propizio sbocciò in lui il germoglio della vocazione al sacerdozio, alimentato anche dalla sua generosa madre. Il seminario diocesano di Vannes, diretto dai vincenziani, lo accolse nel 1776, all’età di diciott’anni. Forse per non lasciare completamente sola sua madre, trascorse un periodo come alunno esterno. Si dimostrò dotato di virtù e scienza, qualità necessarie per la vita presbiterale. Terminati gli studi , fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1782 ed il giorno seguente celebrò la sua prima messa nella chiesa del seminario.
Il vescovo lo nominò cappellano della Casa di Esercizi spirituali per donne, ove proseguì il suo impegno nella preghiera e nello studio, che stimolarono nel suo animo il desiderio di una maggiore dedizione nel servizio verso Dio e verso il prossimo. Pensò allora di entrare tra i figli di San Vincenzo de Paoli, che già erano stati i suoi formatori, nonostante alcune difficoltà in questa decisione: doversi separarsi da sua madre quale figlio unico, le continue cure che la sua malferma salute esigeva ed il grande impegno che comportava il suo stesso apostolato nella diocesi.
Ma la chiamata divina gli fece superare tutto ciò ed il 25 ottobre 1786 entrò così nel noviziato vincenziano presso la casa madre di San Lazzaro a Parigi. Coloro che lo conobbero nei due anni di noviziato, notarono come la sua bontà si esprimesse in tutto il suo essere, il suo carattere dolce ed affabile attraeva quanti avevano a che fare con lui. Già al termine del primo anno, considerata la sua formazione spirituale e teologica i superiori ritennero che potesse seguire il suo secondo anno di noviziato come professore di teologia nel seminario di Vannes, sua città natale. Qui il 26 ottobre 1788 emise i voti solenni entrando così definitivamente nella Congregazione della Missione.
Padre Jacquier, Superiore Generale dei Figli di San Vincenzo de’ Paoli, tratteggiò un bel ritratto del missionario, quale sacerdote della Congregazione della Missione: “Esatto nell'ora di alzata, nella preghiera comunitaria e negli esercizi di pietà della Regola. Esatto nei suoi doveri. Dedica tutto il suo tempo all'esercizio delle sue funzioni sacerdotali o a prepararle con la preghiera e lo studio. Amico del silenzio, separato dal mondo, e se vi sta è per aiutare tutti. Fedele imitatore di San Vincenzo de Paoli nella semplicità, umiltà, mansuetudine, mortificazione e zelo per la salvezza delle anime. Lascia dappertutto il buon profumo di Cristo”. Questa in sostanza fu a tutti gli effetti la vita di Padre Rogue. Dio lo aveva dotato di non pochi doni preziosi per la conquista delle anime, tra i quali un aspetto sereno ed una bella voce che lo aiutava nella predicazione. Instancabile nel confessionale, vi dedicava la gran parte del tempo libero.
L’orizzonte della Francia non appariva però molto sereno: alle legittime pretese del popolo di un equo regime sociale, si accompagnò una feroce persecuzione contro la Chiesa. Il 13 luglio 1789 anche la casa madre parigina dei vincenziani fu assalita e profanata dai rivoluzionari. Il giorno seguente fu presa la Bastiglia con uno scontro sanguinoso. Il 12 luglio 1790 fu votata la celebre Costituzione civile del clero, che disconosceva il Papa quale capo della Chiesa, sostituito dallo stato. Nell’aprile 1791 Papa Pio VI dichiarò scismatica tale costituzione. La persecuzione si scatenò violenta contro i cristiani fedeli a Roma. Il re Luigi XVI fu incarcerato, i beni della Chiesa confiscati, gli ordini religiosi soppressi. Il 2 settembre del 1792 iniziano i massacri a Parigi, ove furono martirizzati tre vescovi e numerosi altri sacerdoti e religiosi.
Il vescovo ed il clero di Vannes non accettarono la Costituzione e rifiutarono di prestare giuramento. Alcuni sacerdoti però, tra i quali il Superiore del Seminario, si lasciarono convincere e promisero di prestare il giuramento. Qui emerse la figura di Padre Rogue, che iniziò ad esortare il Superiore del Seminario affinchè ritrattasse la promessa del giuramento. Tutti i sacerdoti che avevano promesso di giurare lo ascoltarono, con una sola eccezione. Pierre-René era infatti molto ammirato dal clero di Vannes come difensore della Chiesa. Il vescovo, i sacerdoti ed i religiosi furono espulsi. La casa dell’anziana madre costituì l’unico rifugio possibile per il Rogue. Quando la persecuzione infuriò ancor di più, egli anziché nascondersi o cambiare domicilio proseguì la sua opera di visita ai malati ed incoraggiamento dei più deboli. Il suo coraggio ed il suo animo giovanile lo spinsero perfino a varcare la soglia delle prigioni per incoraggiare i prigionieri ed amministrare loro i sacramenti. Fu riconosciuto, ma era tanto ammirato e rispettato che nessuno osò denunciarlo.
La sera della vigilia del Natale 1795 Padre Rogue fu chiamato ad assistere un moribondo ed amministrargli il Viatico. Fu catturato poco prima di entrare nella casa del malato e non oppose resistenza ai suoi persecutori, tra i quali uno che proprio da lui aveva ricevuto molti aiuti di ogni genere. Fu condotto in tribunale, formato anche da alcuni suoi vecchi compagni, che si scontrarono con quelli che lo avevano arrestato, segno del grande affetto e stima che provavano per lui. Gli proposero di fuggire e nascondersi, ma egli non accettò per evitari di comprometterli. “Porto con me la Sacra Eucaristia” disse loro e, ritirantosi in disparte, consumo la specie eucaristica nel silenzio rispettoso di tutti. Portato in carcere lo stesso giorno, vi rimase sino al 3 marzo seguente. Fu imprigionato in una delle torri dell’antica prigione di Vannes, umida e fredda, e dalle sue labbra mai uscì un solo lamento.
In quel periodo la persecuzione parve attenuarsi ed essendosi egli illuso del martirio, che sembrava sempre più vicino, giunse ad esclamare: “Signore, non son degno...”. Ma la pausa nella persecuzione fu purtroppo solo temporanea. Chiamato nuovamente in tribunale e sottoposto ad un duro interrogatorio, Padre Rogue confessò e non negò la sua condizione di sacerdote refrattario alla Costituzione civile ed ammise di aver continuato ad esercitare il suo ministero sacerdotale, fedele al Papa: di ciò fu riconosciuto colpevole e dunque fu condannato alla ghigliottina. La sentenza doveva essere eseguita entro ventiquattro ore nella pubblica piazza, senza possibilità di eventuali ricorsi. Gli fu concesso di abbracciare un’ultima volta sua madre. Terminato l’iniquo processo, fu ricondotto in carcere, ove indirizzò un’ultima lettera all’anziana madre ed ai suoi confratelli, annunciando loro che moriva per la fede, felice di donare la sua vita per Cristo. Vi furono vari tentativi per liberarlo, ma egli trascorse la notte in preghiera ed aiutando gli altri condannati a morte.
Giovedì 3 marzo 1796, alle tre del pomeriggio, Pierre-René fu fatto uscire di prigione con le mani legate dietro le spalle e condotto alla ghigliottina, che era posta vicino al collegio ove si era consacrato al Signore. La lama della ghigliottina tagliò imperterrita la sua testa, facendo sue le ultime parole di Cristo: “Nelle tue mani, Signore, consegno il mio spirito”. La folla, per niente impaurita, si precipitò verso il patibolo per bagnare nel sangue del nuovo martire dei pezzi di stoffa, conservati come preziose reliquie. I soldati tornarono dalla esecuzione pieni di rispetto ed ammirazione per l’eroico martire, riconoscendo: “Non era un uomo, era un angelo!”.
Il giorno successivo il suo corpo fu sepolto nel cimitero cittadino. Tra le cinque persone che si trovarono ad assistere all’inumazione, una di loro scrisse il suo cognome “Rogue”, su un pezzo di lavagna e lo collocò sul suo corpo, onde poterlo un giorno identificare.Terminata la rivoluzione, sua madre fece collocare una croce sulla tomba. Vannes considerò Pierre-René, suo illustre figlio, come un santo martire. La sua tomba era assai frequentata e gli vennero attribuite grazie di ogni genere. Papa Pio XI il 10 maggio 1934 lo dichiarò “beato” nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La sua città natale lo onorò con grandi festeggiamenti e collocò le sue reliquie ed un bel quadro in sua memoria nella Cattedrale.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2006-11-20

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