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San Leobino di Chartres Vescovo

Festa: 14 marzo

† 557 circa

Sedicesimo vescovo di Chartres, nacque nel Poitou e da giovane pastore, desideroso di istruirsi, chiese a un monaco di insegnargli l'alfabeto, ricevendolo inciso sulla sua cintura. Entrato in monastero, trascorse otto anni nel primo, poi ne visitò altri, subendo torture dai Franchi a Lione e stabilendosi infine nel Perche. Ordinato diacono dal vescovo di Angers Eterio, fu da lui inviato in missione presso san Cesario di Arles e, alla morte di Eterio, il re Childeberto lo designò vescovo di Chartres. Leobino, restio all'incarico, venne ingannato e condotto in città dove gli fu imposta la carica episcopale. Il suo episcopato è ricordato per i miracoli, tra cui la guarigione del suo successore Caletrico. Morto e sepolto nella chiesa di Saint-Martin-au-Val, Leobino è venerato il 14 marzo e la sua popolarità è testimoniata da quattro località che portano il suo nome.

Martirologio Romano: A Chartres in Francia, san Leobino, vescovo.


Leobino (lat. Leobinus, Leubinus; fr. Lutiti), sedicesimo vescovo di Chartres secondo il catalogo episcopale di quella città (XI secolo), è abbastanza ben conosciuto. Il suo predecessore, Eterio, assistette ai concili di Orléans del 533, 538, 541 e il suo successore Caletrico partecipò al concilio di Tours nel 567 e al concilio di Parigi tenuto tra il 556 e il 573. Leobino invece firmò gli Atti del concilio di Orléans del 549 e di quello di Parigi del 552. Oltre a queste notizie attinte dalle fonti d’archivio, disponiamo di una Vita Leobini assai interessante. Per parecchio tempo questo documento è stato considerato antichissimo, di poco posteriore al santo, ma ora si tende ad attribuirlo al secolo IX. Resta, tuttavia, una fonte accettabile.
Nato nel Poitou, Leobino fu dapprima guardiano di mandrie; desideroso di istruirsi, chiese a un monaco di insegnargli l’alfabeto e costui, non avendo a sua disposizione manoscritti, né tavolette, incise le lettere sulla cintura del ragazzo. Gli agiografi vedono in questo particolare un segno di predestinazione, poiché Leobino aveva, in tal modo, i fianchi cinti: litteris veritatis. Poco dopo, però, suo padre gli procurò un alfabeto normale. Il lavoro dei campi e le attività intellettuali facevano prevedere l’avvenire di Leobino: «per agriculturae opus et obedientiam futurus indicaretur monachus, et per discendi studium venturus praepararetur episcopus».
In seguito, Leobino entrò in un monastero, ma, come spesso accadeva a quei tempi, la sua carriera monastica fu molto movimentata, divisa tra la vita cenobitica e la solitudine, la stabilità e i viaggi. Cominciò col trascorrere otto anni nel primo monastero, dove gli fu affidato «temperandarum cursus horarum et vigiliarum diligentia» e, cioè, l’incarico di suonar le ore.
Stanco senza dubbio di questa esistenza troppo regolare, andò a consultare un eremita nella regione del Perche, san Avito, e questi gli consigliò di andare a completare la sua preparazione in un altro monastero: Leobino pensò allora di recarsi a Lérins, ma durante il viaggio incontrò un transfuga di monastero che si lamentava della Vita che vi si conduceva. Allora si recarono entrambi a Javols (sede episcopale, trasferita in seguito a Mende) presso il vescovo Ilario, poi passarono a Lione, nel monastero dell’isola di Barbe, presso san Lupo.
In questo periodo Leobino ebbe a soffrire ad opera dei Franchi, venuti alla conquista del regno dei Burgundi, di cui Lione era capitale (indubbiamente nel 534). La Vita ci descrive perfino il genere di supplizio cui Leobino fu sottoposto: gli strinsero la testa con una corda che veniva progressivamente tesa; ma il santo rifiutò di revelare secreta monachorum. Dopo tanti viaggi fini per stabilirsi nel Perche presso san Avito e quando quest’ultimo morì, decise di ritirarsi con due compagni in solitudine a Charbonnières. Cinque anni dopo il vescovo di Angers, Eterio, lo ordinò diacono e lo mise a capo di un monastero. Lo mandò inoltre in missione presso san Cesario di Arles, il quale dovette faticare per impedire che il santo andasse a finire i suoi giorni a Lérins. Nel frattempo Eterio morì e il re Childeberto designò Leobino a succedergli, ma occorse uno stratagemma per far uscire il santo dal suo ritiro. Gli si chiese infatti di condurre in città il più degno dei suol monaci per nominarlo vescovo e quando fu presente nella cattedrale gli fu imposta, suo malgrado, la carica episcopale. Questo stratagemma ricorda quello che, secondo Sulpicio Severo, venne impiegato per vincere la resistenza di san Martino in una situazione simile.
Degli anni dell’episcopato di Leobino la Vita non riporta che i miracoli. Ne ricordiamo uno solo: il prete Caletrico, che doveva succedergli, era ammalato; Leobino andò a visitarlo, e gli fece un’unzione di olio benedetto che lo guarì. Inoltre, l'olio divenne luminoso: simbolo della futura unzione episcopale di Caletrico e delle sue virtù.
Leobino fu seppellito nella chiesa di Saint-Martin-au-Val e la sua festa si celebra il 14 marzo.
Nei dipartimenti di Eure-et-Loir e di Loire-et-Cher, quattro località portano il nome del santo, a testimonianza della sua popolarità.


Autore:
Henri Platelle


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2024-02-14

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