Rebecca compare nella Genesi nel contesto della ricerca di una moglie per Isacco. Abramo, ormai anziano, incarica il proprio servo di recarsi presso la sua parentela e di cercare là una sposa per il figlio. Il racconto insiste sul fatto che Isacco non dovrà essere ricondotto nella terra di origine di Abramo: sarà invece la donna scelta dalla sua parentela a raggiungerlo nella terra di Canaan. La scelta della sposa viene così inserita nella più ampia narrazione della promessa fatta da Dio ad Abramo e della continuità della sua discendenza. Il servo raggiunge la regione di Paddan-Aram e si ferma presso un pozzo. Rebecca arriva per attingere acqua e, alla richiesta dello straniero, non si limita a offrirgli da bere, ma si offre di abbeverare anche i suoi cammelli. Il gesto, apparentemente semplice, costituisce nel racconto il segno attraverso il quale il servo riconosce la donna destinata a Isacco. Rebecca dichiara quindi la propria parentela: è figlia di Betuel, figlio di Milca e Nacor, fratello di Abramo, e sorella di Labano. Il testo biblico non presenta Rebecca come una semplice destinataria passiva della decisione familiare. Quando il servo chiede se sia disposta a partire, ella risponde affermativamente e parte senza indugio. Con lei viaggia la sua nutrice e la famiglia pronuncia sulla giovane una benedizione augurandole una discendenza numerosa e vittoriosa. Il viaggio verso la terra di Canaan segna così il passaggio di Rebecca dalla casa paterna alla famiglia di Isacco.
L'incontro con Isacco L'incontro avviene nel Negev. Isacco è uscito nella campagna quando vede arrivare la carovana. Rebecca, a sua volta, vede l'uomo che le viene incontro, domanda chi sia e, saputo che è Isacco, si copre con il velo. Il racconto conclude il lungo capitolo 24 della Genesi con una formulazione essenziale ma significativa: Isacco prende Rebecca come moglie e la ama, trovando in lei consolazione dopo la morte della madre Sara. Il matrimonio viene collocato con precisione narrativa: Isacco aveva quarant'anni quando prese Rebecca in moglie. La Genesi identifica inoltre chiaramente la provenienza familiare della donna, chiamandola figlia di Betuel l'Arameo e sorella di Labano. Non è invece possibile stabilire dalla Scrittura la sua età al momento del matrimonio.
Vent'anni senza figli Per vent'anni Rebecca rimane sterile. La Genesi presenta la situazione non semplicemente come un problema familiare, ma come una nuova fase della storia della promessa. Isacco prega per la moglie e Dio esaudisce la sua preghiera. Rebecca concepisce e la gravidanza assume immediatamente un significato particolare: i due bambini si agitano nel suo grembo e la donna, turbata, si rivolge al Signore. La risposta divina annuncia che nel suo grembo si trovano due popoli e che 'il maggiore servirà il minore'. Il racconto interpreta così la futura contrapposizione tra Esaù ed Edom da una parte e Giacobbe e Israele dall'altra. Rebecca non è dunque soltanto la madre di due figli: diventa il punto nel quale la Genesi colloca profeticamente la futura separazione di due popoli. I gemelli nascono quando Isacco ha sessant'anni. Esaù viene descritto come rossiccio e ricoperto di peli, mentre Giacobbe nasce tenendo il fratello per il calcagno. La Genesi registra quindi una significativa differenza nell'affetto dei genitori: Isacco predilige Esaù, mentre Rebecca ama Giacobbe. Questa preferenza costituisce uno degli elementi narrativi che preparano il conflitto successivo.
Rebecca e la benedizione di Giacobbe La parte più controversa della figura di Rebecca è legata all'episodio della benedizione paterna. Isacco, ormai vecchio e quasi cieco, decide di benedire Esaù, il figlio maggiore. Rebecca ascolta le sue parole e prepara un piano affinché Giacobbe riceva la benedizione destinata al fratello. Prepara il cibo, veste Giacobbe con gli abiti di Esaù e gli mette sulle mani e sul collo le pelli dei capretti, in modo che il padre non possa riconoscerlo attraverso il tatto. L'episodio non deve essere semplificato in senso edificante. Il testo biblico racconta apertamente un inganno e non presenta Rebecca come una figura priva di ambiguità. La sua azione, tuttavia, viene inserita dalla stessa Genesi nel quadro dell'oracolo pronunciato durante la gravidanza, secondo il quale il maggiore avrebbe servito il minore. La tradizione ebraica e quella cristiana hanno successivamente interpretato in modi diversi il rapporto tra la decisione divina annunciata a Rebecca e il comportamento concreto della donna. Dopo la benedizione, Esaù manifesta l'intenzione di uccidere il fratello. Rebecca interviene nuovamente per proteggerlo e lo manda presso il proprio fratello Labano, a Paddan-Aram. Al tempo stesso presenta a Isacco il problema dei matrimoni di Esaù con donne cananee e ottiene che Giacobbe venga mandato presso la parentela materna per prendere moglie. È l'ultima parte della vicenda biblica nella quale Rebecca svolge un ruolo diretto di rilievo.
Una morte non raccontata dalla Genesi La Genesi non narra la morte di Rebecca. Non viene indicata né la data né l'età raggiunta dalla matriarca, e non viene raccontata la circostanza della sua morte. Questa lacuna è importante perché impedisce di trasformare in dato storico certo le numerose ricostruzioni posteriori. La Scrittura fornisce tuttavia un'informazione sulla sua sepoltura. Quando Giacobbe, ormai prossimo alla morte, impartisce ai figli le proprie disposizioni, ricorda la grotta di Macpela presso Mamre e afferma che vi furono sepolti Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, mentre egli stesso vi aveva sepolto Lia. La tradizione biblica identifica quindi la grotta di Macpela come luogo di sepoltura di Rebecca insieme al marito Isacco. La tradizione successiva ha cercato di colmare il silenzio della Genesi. Particolarmente importante è il Libro dei Giubilei, opera ebraica del II secolo a.C. che riscrive e amplia le narrazioni di Genesi ed Esodo. Nel capitolo 35 Rebecca prevede la propria morte, convoca Giacobbe ed Esaù e chiede loro di vivere in pace; quindi muore all'età simbolica di 155 anni e viene sepolta dai due figli presso Sara. Questo racconto è però una rielaborazione posteriore della tradizione biblica e non può essere utilizzato per stabilire storicamente l'età o le circostanze della morte di Rebecca.
La memoria cristiana di Rebecca La ricezione cristiana di Rebecca è molto più ampia del semplice racconto biografico. San Paolo la nomina nella Lettera ai Romani, ricordando che Rebecca concepì due figli da un unico padre, Isacco, e utilizza l'episodio della nascita di Esaù e Giacobbe per riflettere sul mistero della scelta divina. La tradizione patristica sviluppò inoltre una lettura tipologica della vicenda. Ireneo di Lione interpreta i due figli di Rebecca come prefigurazione dei due popoli e collega il racconto di Genesi 25 alla lettura paolina della storia della salvezza. Sant'Agostino dedica a Rebecca un capitolo della Città di Dio, nel quale legge il matrimonio con Isacco all'interno della sua interpretazione cristiana della storia biblica. Ancora più sviluppata è la lettura di sant'Ambrogio nel De Isaac et anima. La relazione tra Isacco e Rebecca diventa un'immagine simbolica del rapporto tra Cristo e l'anima, mentre il pozzo presso il quale avviene l'incontro assume un valore spirituale. Questa interpretazione appartiene alla storia dell'esegesi cristiana e non deve essere confusa con il significato storico originario del racconto della Genesi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica colloca esplicitamente Rebecca tra le donne sante dell'Antico Testamento che hanno mantenuto viva la speranza della salvezza di Israele. In questo senso la sua santità appartiene alla venerazione cristiana delle figure dell'Antica Alleanza, distinta dai successivi processi canonici propri della Chiesa latina.
Rebecca come matriarca La rilevanza di Rebecca deriva soprattutto dal suo ruolo nella continuità della promessa. Sara aveva generato Isacco quando la maternità sembrava ormai impossibile; Rebecca, a sua volta sterile per vent'anni, diviene madre dei due gemelli dai quali la tradizione biblica fa derivare due popoli. La struttura narrativa stabilisce così una continuità tra Sara e Rebecca. Rebecca è inoltre una delle poche donne dell'Antico Testamento alle quali il testo attribuisce una consultazione diretta del Signore. Durante la gravidanza dei gemelli, infatti, non rimane spettatrice dell'evento ma cerca una spiegazione presso Dio e riceve l'oracolo sui due popoli. Girolamo, commentando la figura di Rebecca, sottolineò proprio questo particolare, osservando che a lei fu rivelato il significato della gravidanza.
Il problema della benedizione di Giacobbe L'episodio dell'inganno di Isacco ha prodotto una lunga storia interpretativa. Una lettura puramente morale tende a vedere Rebecca come una madre che favorisce ingiustamente un figlio. La tradizione patristica, invece, ha spesso letto l'episodio alla luce dell'oracolo ricevuto da Rebecca prima della nascita dei gemelli. Una testimonianza significativa è quella attribuita a Ippolito e conservata da Girolamo: Rebecca vi viene interpretata simbolicamente come figura dello Spirito Santo, poiché conosce prima della nascita dei figli ciò che sarebbe accaduto e agisce in funzione della promessa. Si tratta però di esegesi allegorica, non di una ricostruzione storica delle intenzioni della donna.
Il pozzo e la tradizione cristiana Il primo incontro di Rebecca con il servo di Abramo presso il pozzo ebbe una fortuna straordinaria nella tradizione cristiana. Il pozzo divenne un'immagine della fonte della Scrittura, del battesimo e della conoscenza di Dio. Origene, nell'interpretazione allegorica della Genesi, invita il lettore a tornare continuamente al 'pozzo' della Scrittura per attingervi l'acqua spirituale. Ambrogio sviluppò ulteriormente questo simbolismo nel De Isaac et anima. Questa interpretazione spiega perché l'immagine di Rebecca presso il pozzo abbia avuto una presenza particolarmente significativa nell'arte e nella letteratura cristiana. Non deriva però da una particolare tradizione biografica sulla santa, bensì dalla rilettura simbolica del racconto biblico.
La morte secondo il Libro dei Giubilei Il Libro dei Giubilei costituisce una delle testimonianze più interessanti della ricezione antica di Rebecca. L'opera, generalmente datata al II secolo a.C., riscrive la Genesi integrandola con elementi narrativi e cronologici assenti dal testo biblico. Nel capitolo 35 Rebecca appare come una donna anziana che prepara consapevolmente la propria morte. Il particolare più significativo non è tanto l'età di 155 anni, che appartiene alla cronologia teologica dell'opera, quanto il modo nel quale l'autore rielabora il personaggio: prima di morire, Rebecca cerca di ricomporre la frattura tra Esaù e Giacobbe e fa promettere ai due fratelli di amarsi e non farsi del male. Il racconto trasforma così la sua morte in un momento di riconciliazione familiare.
La grotta di Macpela Genesi 49,31 costituisce la principale testimonianza biblica relativa alla sepoltura di Rebecca. La grotta di Macpela, presso Mamre e quindi nell'area di Hebron, è presentata come sepolcro familiare dei patriarchi e delle matriarche. Una testimonianza cristiana tardoantica particolarmente importante è quella di Adomnán, che riferisce le informazioni ricevute dal vescovo Arculfo sui sepolcri di Hebron, associando ai patriarchi anche Sara, Rebecca e Lia. La tradizione della sepoltura di Rebecca nella grotta è quindi antica e non nasce da una leggenda medievale isolata. Resta tuttavia distinta dalla possibilità di verificare archeologicamente l'identità individuale dei resti o di ricostruire le circostanze della sua morte.
Curiosità - Il nome ebraico Rivqah è di etimologia discussa: la tradizionale interpretazione italiana 'avvince con la bellezza' non può essere considerata una traduzione certa del nome. - Rebecca è una delle poche donne dell'Antico Testamento alle quali viene attribuito un oracolo ricevuto direttamente dal Signore durante una gravidanza. - Il Nuovo Testamento cita Rebecca una sola volta per nome, nella Lettera ai Romani, dove Paolo richiama la sua gravidanza dei gemelli per la propria riflessione sulla scelta divina. - La sua morte non è narrata nel Libro della Genesi; una narrazione dettagliata della morte compare soltanto nel più tardo Libro dei Giubilei. - La tradizione biblica colloca Rebecca nella grotta di Macpela insieme a Isacco, mentre Rachele, altra grande matriarca, viene ricordata come sepolta presso Betlemme. - La Rebecca moglie di Isacco non deve essere confusa con l'omonima Rebecca della letteratura apocrifa cristiana, associata alle figure di Santippe e Polissena: sono due personaggi completamente diversi. Gli Atti di Santippe, Polissena e Rebecca sono stati giudicati dagli stessi Bollandisti una fonte fortemente leggendaria e non costituiscono una fonte per la vita della matriarca.
Cronologia - Epoca patriarcale: Rebecca nasce nella famiglia di Betuel, nella regione di Paddan-Aram; la data non è documentabile. - Età di Isacco 40 anni: Isacco prende Rebecca come moglie. - Dopo circa vent'anni di matrimonio: Isacco prega per la sterilità della moglie e Rebecca concepisce. - Età di Isacco 60 anni: Rebecca dà alla luce i gemelli Esaù e Giacobbe. - Età avanzata di Isacco: Rebecca favorisce Giacobbe nell'ottenimento della benedizione paterna destinata a Esaù. - Dopo l'episodio della benedizione: Rebecca contribuisce a far partire Giacobbe verso Paddan-Aram per sottrarlo alla minaccia di Esaù. - Periodo successivo: la Genesi non fornisce altre informazioni dirette sulla vita di Rebecca. - Data non documentata: Rebecca muore; la Genesi non racconta la sua morte. - Tradizione biblica: Genesi 49,31 attesta la sua sepoltura nella grotta di Macpela insieme a Isacco. - II secolo a.C. circa: il Libro dei Giubilei amplia la tradizione raccontando la morte di Rebecca all'età di 155 anni e la sua sepoltura presso Sara. - Antichità cristiana: Rebecca viene interpretata tipologicamente dai Padri della Chiesa, tra gli altri da Ireneo, Ambrogio, Agostino e Girolamo. - Tradizione liturgica: la memoria di Rebecca si sviluppa tra le figure sante dell'Antico Testamento; la tradizione occidentale la associa al 23 settembre, mentre nel calendario romano del 24 dicembre è compresa nella commemorazione degli antenati santi di Cristo.
Valutazione storico-critica - La principale fonte sulla figura di Rebecca è la Genesi, soprattutto i capitoli 24-28 e il riferimento finale alla sua sepoltura in Genesi 49,31. Il testo permette di ricostruire con una certa precisione il ruolo narrativo di Rebecca, ma non consente di stabilire una biografia moderna completa. - Non sono storicamente verificabili data e luogo esatti della nascita, età del matrimonio, durata della vita e circostanze della morte. L'indicazione dei 155 anni appartiene al Libro dei Giubilei, opera ebraica del II secolo a.C. che rielabora la Genesi e non può essere trattata come una fonte biografica contemporanea agli eventi narrati. - La sepoltura nella grotta di Macpela è invece esplicitamente attestata dalla tradizione biblica, attraverso le parole di Giacobbe in Genesi 49,31. La tradizione successiva di Hebron conserva la memoria del sepolcro dei patriarchi e delle matriarche. - L'episodio della benedizione di Giacobbe presenta una reale complessità morale e narrativa. Rebecca agisce attraverso un inganno, ma il racconto collega la sua azione all'oracolo ricevuto durante la gravidanza. La successiva interpretazione cristiana ha spesso letto l'episodio in chiave tipologica, senza che ciò trasformi l'interpretazione teologica in una prova storica delle intenzioni della matriarca. - La tradizione cristiana su Rebecca è più ampia della documentazione biografica. Ireneo, Ambrogio, Agostino e Girolamo svilupparono letture teologiche e allegoriche della sua vicenda, contribuendo in modo decisivo alla sua memoria cristiana. - Il riconoscimento di Rebecca come santa appartiene alla venerazione cristiana delle figure sante dell'Antico Testamento e non a un processo canonico moderno. Il Catechismo afferma esplicitamente che i patriarchi e altre figure dell'Antico Testamento sono sempre stati onorati come santi nelle tradizioni liturgiche della Chiesa e nomina Rebecca tra le sante donne dell'Antico Testamento. - La data del 23 settembre richiede una precisazione critica. È attestata nella tradizione agiografica occidentale e nei repertori dedicati a Rebecca, ma non va confusa con una memoria individuale dell'attuale Martirologio Romano. Il Martirologio Romano ricorda il 24 dicembre gli antenati santi di Gesù Cristo nel loro insieme. - Va inoltre evitata la confusione con l'omonima Rebecca degli apocrifi di Santippe e Polissena. La presenza dello stesso nome il 23 settembre può avere contribuito alla sovrapposizione delle tradizioni, ma si tratta di personaggi distinti e la fonte apocrifa relativa alla seconda Rebecca è stata sottoposta a una severa critica già nella tradizione bollandista.
Fonti e bibliografia essenziale - Libro della Genesi, 22,23; 24; 25,19-34; 26,1-35; 27,1-46; 28,1-9; 35,8; 49,29-33. Testo biblico fondamentale per la ricostruzione della figura di Rebecca. - Nuovo Testamento, Lettera ai Romani, 9,10-13. È l'unico passo neotestamentario che nomina esplicitamente Rebecca e interpreta la vicenda dei suoi gemelli in rapporto alla scelta divina. - Libro dei Giubilei, capp. 31 e 35. Testo ebraico del II secolo a.C., conservato integralmente in etiopico e in frammenti ebraici di Qumran; importante per la storia della ricezione e della rielaborazione della tradizione su Rebecca, ma da distinguere dalla narrazione della Genesi. - Ireneo di Lione, Adversus haereses, IV,21. Importante testimonianza della lettura cristiana antica di Rebecca e dei suoi due figli come prefigurazione dei due popoli. - Ambrogio di Milano, De Isaac et anima. Testo fondamentale per la lettura allegorica dell'incontro tra Isacco e Rebecca e per lo sviluppo della simbologia del pozzo, della sposa e dell'anima. - Agostino di Ippona, De civitate Dei, XVI,33. Testimonianza della ricezione cristiana della figura di Rebecca nel IV-V secolo. - Girolamo, Epistula 123 e commenti esegetici conservati nella tradizione latina. Importante per l'interpretazione tipologica di Rebecca e dell'episodio della benedizione di Giacobbe. - Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 61 e 64. Fonte ufficiale per la comprensione della venerazione cristiana dei patriarchi e delle sante donne dell'Antico Testamento, tra cui Rebecca. - VanderKam, James C., 'Recent Scholarship on the Book of Jubilees', Currents in Biblical Research, 6/3 (2008), pp. 405-431. Studio utile per la collocazione storica e la ricerca moderna sul Libro dei Giubilei. - The Cult of Saints, University of Oxford, repertorio relativo alla tradizione dei santi e dei luoghi di culto, con testimonianze sulla memoria di Rebecca e sulla tradizione dei sepolcri di Hebron. - Jewish Encyclopedia, voce 'Rebekah', 1901. Repertorio utile per la storia della ricezione ebraica della matriarca, con particolare attenzione alle tradizioni rabbiniche sulla sua vita e morte.
Autore: Giampietro Cattini
|