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Beata Giovanna Maria de Maillé Vedova

Festa: 28 marzo

Castello di La Roche, Francia, 14 aprile 1331 - Tours, Francia, 28 marzo 1414

Nata nel 1331, nobildonna di animo pio, visse una vita ricca di avversità e di eroiche virtù. Costretta a un matrimonio combinato, visse castamente con il marito, dedicandosi alla carità. Rimasta vedova, fu cacciata di casa e visse in povertà, dedicandosi ai bisognosi. Famosa per la sua santità e le sue opere di carità, morì nel 1414. Beatificata nel 1871, è un esempio di fede, speranza e amore cristiano.

Etimologia: Giovanna = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico

Martirologio Romano: A Tours in Francia, beata Giovanna Maria de Maillé, che, dopo aver perso il marito in guerra, ridotta in povertà e scacciata di casa dai suoi, abbandonata da tutti, visse quasi reclusa in una piccola cella presso il convento dei Minori, mendicando il pane, ma piena di fiducia nel Signore.


Sposa controvoglia a 16 anni, vedova a poco più di 30, cacciata di casa e rifiutata dai parenti del marito, per i restanti 50 anni della sua vita costretta a vivere senza fissa dimora: così tante disavventure sono concentrate nella vita della Beata Giovanna Maria de Maillè, nata fortunata, ricca e coccolata nel castello di La Roche, nei pressi di Saint-Quentin de Touraine. il 14 aprile 1331. Nel panorama generalmente religioso e devozionale della famiglia spicca particolarmente lei, che cresce con l’accompagnamento spirituale di un francescano, dimostrando una particolare devozione mariana, tanto che al castello si sussurra di vere o presunte apparizioni della Madonna, di estasi, di preghiere prolungate, di precoci voti di verginità. Al compimento dei sedici anni si affaccia sulla scena della sua vita un parente da parte di mamma che diventa suo tutore, il che fa presumere che i genitori siano prematuramente morti. In questa veste combina, secondo l’uso del tempo, il matrimonio di Giovanna con il barone Roberto di Silly, un bravo ragazzo, poco più grande di lei, suo compagno di giochi fin da bambino. E tutto questo malgrado sia a conoscenza dell’inclinazione di Giovanna per la vita religiosa e del suo voto di verginità: un matrimonio forzato, dunque. Destino vuole che il tutore muoia improvvisamente proprio la mattina del giorno delle nozze e l’impressione sullo sposo è tale che propone a Giovanna di vivere in perfetta continenza, cioè come fratello e sorella. Ovvio il di lei consenso, a ciò già predisposta dal suo precoce voto di verginità.. Malgrado le premesse il matrimonio funziona, e anche bene: come base hanno messo il vangelo, da vivere in tutta la sua integralità, e lo traducono in tante opere di bene, che allora come oggi non mancano: “adottano” alcuni bimbi abbandonati, sfamano e curano i poveri, assistono gli appestati, insomma si danno un sacco da fare. Mai si è visto tanto movimento nel loro castello, da quando si è sparsa la voce che i due sposi tanto ricchi sono anche tanto caritatevoli. E pensare che i problemi anche a loro non mancano, come quando Roberto va in guerra (siamo all’epoca della guerra dei Cent’anni), resta ferito e viene imprigionato dagli Inglesi. Per liberarlo Giovanna deve pagare un forte riscatto che intacca pesantemente il loro patrimonio. Eppure non perdono né slancio né fede e, una volta sistemate le cose, marito e moglie sono ancora fianco a fianco, prima per curare i contagiati dalla peste nera e poi i lebbrosi. Roberto muore nel 1362 e Giovanna, vedova poco più che trentenne, si trova contro gli suoceri e tutto il casato di suo marito. L’accusano principalmente di aver sprecato il patrimonio di famiglia e la cacciano senza tanti complimenti. Si trova così senza una casa, senza uno spicciolo, costretta a vivere di carità ma perfino per strada i ricchi parenti continuano a perseguitarla, e mandano i servi a lanciare insulti al suo passaggio, perché loro non vogliono abbassarsi al punto da farlo personalmente. Giovanna soffre e trangugia, con una carità senza limiti che non le lascia neppure un’incrostazione di risentimento. E per sapere dove trova tanta forza e tanta bontà, basta vedere le sue lunghe ore di preghiera, la sua tanta penitenza, i suoi sacrifici. Per vestito si è scelta una tunica grossolana e ruvida, tanto simile al saio dei suoi amati Francescani, di cui vive intensamente la spiritualità fino al giorno in cui diventerà terziaria. Continua a far carità ad ammalati, prigionieri, condannati a morte: se non più con i soldi, che non ha, sicuramente con la sua persona e i suoi umili servizi, consolandoli quando non può far di meglio, intercedendo per la loro liberazione quando la sua popolarità ha raggiunto l’apice e può spenderla a loro vantaggio. Perché la sua fama di donna di Dio si è estesa da Tours a gran parte della Francia. sono in molti a consultarla per avere consigli e suggerimenti e tra quelli che si mettono in fila alla sua porta ci sono anche alcuni di quelli che l’avevano a suo tempo insultata, che lei accoglie come gli altri, con carità e pazienza infinite. Malgrado la salute malandata e i disagi della sua vita di senzatetto, arriva fino alla soglia degli 82 anni e muore il 28 marzo 1414, circondata da una solida fama di santità che fa concludere in appena dodici mesi il processo diocesano informativo per la sua canonizzazione. Ma anche dopo morte Giovanna deve attendere, e fino al 1871, quando Pio IX la proclama beata.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Quante disavventure deve sopportare Giovanna. E con quanta forza riesce a superare ogni ostacolo. Giovanna Maria de Maillè nasce nel 1331 in una nobile famiglia, nel Castello di La Roche (Saint-Quentin de Touraine), in Francia. La sua famiglia, religiosa, affida l’educazione di Giovanna a un francescano. Giovanna, pur essendo una bambina, prega molto e si dice che abbia delle visioni della Madonna.
La fanciulla all’età di sedici anni si presume che resti orfana perché un tutore combina il suo matrimonio con un barone, Roberto di Silly, amico d’infanzia di Giovanna. La mattina del matrimonio un evento sconvolge il giovane Roberto: il tutore di Giovanna improvvisamente muore. Roberto rimane impressionato e promette a Giovanna, che accetta di buon grado, di vivere il matrimonio come se fossero fratello e sorella, in castità. I due giovani si vogliono bene e sono d’accordo su tutto. Essi hanno fede in Gesù e mettono in pratica il Vangelo: aprono le porte del castello e adottano bambini abbandonati, sfamano i poveri, curano gli ammalati. Roberto, però, parte per la “Guerra dei cent’anni” e viene fatto prigioniero dagli inglesi. Giovanna, per pagare la sua liberazione, deve intaccare quasi tutto il loro patrimonio. La coppia non si perde d’animo. Giovanna e Roberto continuano a curare gli ammalati di peste e aiutano le famiglie cadute in rovina, spendendo ancora denaro.
Purtroppo Roberto muore e Giovanna rimane vedova a trent’anni. I parenti del marito la cacciano via, senza nemmeno uno spicciolo, accusandola di essere stata una scialacquona. Giovanna girovaga senza dimora ed elemosina il pane per sopravvivere. Prega sempre, non serba rancore contro chi l’ha messa sulla strada e la fa seguire addirittura dai servi per farla insultare pubblicamente. La donna indossa un ruvido saio e si rifugia a Tours, in un ospizio. Non ha denaro, ma cura gli ammalati di lebbra con le sue mani. Si stabilisce, poi, vicino al Convento francescano di Tours dove conduce una vita ritirata.
Giovanna Maria diventa famosa in tutta la Francia. Tantissimi la vanno a trovare per chiedere consiglio; in taluni casi perché interceda presso il re di Francia Carlo VI per far liberare prigionieri o condannati a morte. E chi prima l’aveva resa mendicante e insultata per la strada, adesso si mette in coda davanti alla sua porta e lei accoglie tutti con infinita bontà. Beata Giovanna Maria de Maillè muore a Tours nel 1414 a 82 anni.
 

Autore: Mariella Lentini
 



La sua vita attraversa uno dei peggiori momenti della storia francese ed europea, dalla guerra franco-inglese dei Cent’anni alla grande peste di metà secolo, alla rivolta popolare di Parigi e all’insurrezione contadina (Jacquerie) nel Nord della Francia.
Giovanna Maria è di casato nobile. Nasce in un castello della regione di Tours e riceve l’istruzione religiosa da un francescano, confessore della famiglia. Deve però aver perduto presto i genitori, perché a sedici anni la troviamo già maritata (da un tutore, contro la sua volontà) al nobile Roberto de Sillé (o Silly): un matrimonio combinato per interesse sulla testa dei due sposi, i quali decidono di convivere in castità.
Il marito poi va in guerra, e nella sanguinosa battaglia di Crécy viene ferito e fatto prigioniero dai vincitori inglesi. Giovanna Maria riesce a farlo liberare secondo l’uso del tempo, ossia pagando un riscatto, che intacca gravemente il loro patrimonio. Al tempo della peste nera, poi, marito e moglie assistono i malati e soccorrono le famiglie in miseria, spendendo ancora i loro beni. Cessata l’epidemia, si dedicano ai lebbrosi. E quando nel 1362 Roberto muore, i suoi parenti scacciano Giovanna Maria, con l’accusa di avere sperperato il patrimonio di famiglia.
Lei si va a stabilire a Tours, nell’ospizio cittadino, dove assiste i malati e vive come una religiosa: ha fatto voto di castità perpetua nelle mani dell’arcivescovo locale. Ma incontra nuove ostilità e diffidenze e cerca allora di trovare pace dedicandosi alla vita eremitica, in solitudine. Una soluzione ideale per lei, se non fosse per la salute molto fragile: nel 1386, infatti, eccola di ritorno a Tours. Qui va a stabilirsi vicino al convento dei Francescani (che il popolo chiama abitualmente Cordiglieri) e prende come direttore spirituale uno di loro, padre Martin de Bois-Gaultier. Forse si fa anche terziaria, ma la cosa non è sicura.
Intraprende comunque una vita quasi da reclusa, che durerà ventisette anni. In città nessuno la vede, ma sono sempre più numerosi quelli che la vanno a cercare. E’ sorprendente l’autorevolezza di questa donna, che un po’ tutti si erano divertiti a umiliare: dal tutore ai suoceri, ai maldicenti di Tours. Ora, invece, la gente accorre a chiederle consiglio. Anche per liberare prigionieri o per salvare un condannato a morte si ricorre a lei: vada, corra a corte, convinca lei alla clemenza il re Carlo VI, che è pure malato di mente...
La sua fama di santità è così diffusa, che a un anno appena dalla morte (1414) il procedimento per canonizzarla è già concluso in diocesi, e i fedeli la venerano spontaneamente. Ma per le vicende della Chiesa prima e della Francia poi, si arriverà alla sua beatificazione con grande ritardo: solo nel 1871, per opera di papa Pio IX.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2023-02-13

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