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San Giovanni Climaco Abate

Festa: 30 marzo

Nato prima del 579, località ignota - Morto sul Monte Sinai ca. 649

In greco, «climaco» significa «quello della scala». Così è soprannominato Giovanni, monaco e abate, perché ha scritto una famosissima guida spirituale in greco: «Klimax tou Paradeisou», ossia «Scala del Paradiso». Ma di lui abbiamo scarse notizie: incerte le date di nascita e di morte, sconosciuta la famiglia (sappiamo però di un fratello, Giorgio, anche lui monaco). Lo troviamo nella penisola del Sinai, monaco a vent’anni, tra molti altri, chi legato a un centro di vita comune, chi invece isolato in preghiera solitaria. Lui sperimenta entrambe le forme di vita, e poi si fissa nel monastero di Raithu, nel sud-ovest della regione. Ma verso i 60 anni lo chiamano a guidare come abate un altro grande e più famoso cenobio: quello del Monte Sinai. E lì porta a termine la «Scala», che diventerà popolarissima. Sarebbe morto nel 649. (Avvenire)

Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico

Emblema: Bastone pastorale, Scala

Martirologio Romano: Sul monte Sinai, san Giovanni, abate, che scrisse per l’istruzione dei monaci il celebre libro intitolato «La Scala del paradiso», nel quale presentò un cammino di perfezionamento spirituale nella forma di una salita di trenta gradini verso Dio, meritando per questo il soprannome di Clímaco.

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In greco, “climaco” significa “quello della scala”. Così è soprannominato Giovanni, monaco e abate, perché ha scritto una famosissima guida spirituale in greco: Klimax tou Paradeisou, ossia “Scala del Paradiso”. Ma di lui abbiamo scarse notizie: incerte le date di nascita e di morte, sconosciuta la famiglia (sappiamo però di un fratello, Giorgio, anche lui monaco).Giovanni vive nel tempo in cui l’Italia è spartita tra Longobardi e Impero d’Oriente; i rissosi discendenti di Clodoveo sono padroni dell’antica Gallia, che ormai è terra dei Franchi, Francia; i re visigoti governano la Spagna. E questo è anche il tempo in cui dall’Arabia profonda emerge la figura di Maometto (570/8-632).Giovanni, eccolo: lo troviamo nella penisola del Sinai, monaco a vent’anni, tra molti altri, chi legato a un centro di vita comune, chi invece isolato in preghiera solitaria. Lui sperimenta entrambe le forme di vita, e poi si fissa nel monastero di Raithu, nel sud-ovest della regione. Ma verso i 60 anni lo chiamano a guidare come abate un altro grande e più famoso cenobio: quello del Monte Sinai. E lì, stimolato dall’abate di Raithu, porta a termine la “Scala”, che diventerà popolarissima, tradotta in latino, siriaco, armeno, arabo, slavo.Giovanni non si muove dal monastero, e la sua fama corre invece per il mondo cristiano, grazie al libro con i suoi insegnamenti, che non cercano davvero la popolarità facile, e non fanno sconti. Se qualcuno crede che fare il monaco sia un devoto passatempo, Giovanni lo raddrizza bruscamente: la vita del monaco, scrive, dev’essere "una costrizione incessante sulla natura e una costante influenza sui sensi". Ma suscita pure grandiose speranze quando afferma che le lacrime del pentimento hanno il valore quasi di un nuovo battesimo. Alla “Scala” egli aggiunge poi un breve testo-guida per i superiori, forse ispirato a un’opera simile: la Regula pastoralis di papa Gregorio Magno, tradotta in greco ad Antiochia. Papa Gregorio fa in tempo a conoscere Giovanni da lontano: gli scrive una lettera di elogio, e lo aiuta a ingrandire un suo ospizio per pellegrini, mandandogli il denaro necessario per quindici nuovi letti, e fornendo direttamente le coperte.Giovanni Climaco insegna nel suo monastero a viva voce. Ma attraverso il libro raggiunge sempre nuovi e sconosciuti discepoli, in Oriente e Occidente. La “Scala” è cercata e studiata per l’efficace chiarezza della sintesi dottrinale e per il valore delle esperienze di Giovanni in prima persona. Secondo studi recenti, egli sarebbe morto nel 649, anche se non tutto è certo. Certo e stimolante, invece, è un fatto: su di lui i cristiani d’Oriente e d’Occidente sono stati sempre concordi: ancora oggi celebrano la sua festa nello stesso giorno.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2001-04-19

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