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Santa Margherita Clitherow Martire in Inghilterra

Festa: 25 marzo

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York, Inghilterra, 1550/1556 - Tyburn, York, 25 marzo 1586

La storia narra le persecuzioni anticattoliche in Inghilterra tra il 1535 e il 1681, scatenate da Enrico VIII e subite da migliaia di fedeli, tra cui Margherita Clitherow. Convertita al cattolicesimo durante il regno di Elisabetta I, Margherita ospitava sacerdoti clandestini e fu imprigionata diverse volte. Nel 1586, dopo la perquisizione della sua casa e il ritrovamento di arredi sacri, fu processata e condannata a morte per non aver abiurato la sua fede. Il 25 marzo 1586 subì il martirio: schiacciata a morte con una porta di legno e pesi. Beatificata nel 1929 e canonizzata nel 1970.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A York in Inghilterra, santa Margherita Clitherow, martire, che, con il consenso del coniuge, aderì alla fede cattolica, nella quale educò anche i figli e si adoperò per nascondere in casa i sacerdoti ricercati; per questo motivo fu più volte arrestata durante il regno di Elisabetta I e, rifiutandosi di trattare la sua causa davanti al tribunale per non gravare l’animo dei consiglieri del giudice con il fardello di una condanna a morte, fu schiacciata a morte per Cristo sotto un enorme peso.


La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia, Galles, parte dal 1535 e arriva al 1681; il primo a scatenarla fu come è noto il re Enrico VIII, che provocò lo scisma d’Inghilterra con il distacco della Chiesa Anglicana da Roma.
Artefici più o meno cruenti furono oltre Enrico VIII, i suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.
Morirono in 150 anni di persecuzioni, migliaia di cattolici inglesi appartenenti ad ogni ramo sociale, testimoniando il loro attaccamento alla fede cattolica e al papa e rifiutando i giuramenti di fedeltà al re, nuovo capo della religione di Stato.
Primi a morire come gloriosi martiri, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, furono 19 monaci Certosini, impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra, l’ultima vittima fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681.
L’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati.
In particolare per tutti quei sacerdoti e gesuiti, che dalla Francia e da Roma, arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici, per lo più essi erano considerati traditori dello Stato, in quanto inglesi rifugiatosi all’estero e preparati in opportuni Seminari per il rientro.
Tranne rarissime eccezioni come i funzionari di alto rango (Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Margherita Pole) decapitati o uccisi velocemente, tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come “l’eculeo”, la “figlia della Scavinger”, i “guanti di ferro” e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati.
Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città.
Solo nel 1850 con la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles, si poté affrontare la possibilità di una beatificazione dei martiri, perlomeno di quelli il cui martirio era comprovato, nonostante i due-tre secoli trascorsi.
Nel 1874 l’arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove per ognuno di loro.
A partire dal 1886 i martiri a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai Sommi Pontefici, una quarantina sono stati anche canonizzati nel 1970.

Margherita Clitherow nacque a York tra il 1550 e il 1556 da Tommaso Middleton e crebbe educata al protestantesimo, ritenendo che questa fosse la vera fede in Cristo.
Contrasse il matrimonio nel 1571 con Giovanni Clitherow protestante, dopo circa tre anni turbata dalla essenza della dottrina protestante e dalla leggerezza dei suoi ministri, prese a studiare i principi cattolici e si convertì.
Il marito rimasto sempre un protestante, non si oppose lasciandola libera di educare anche i figli nella stessa fede cattolica. Si era al tempo della sanguinaria regina Elisabetta I (1533-1603) salita al trono nel 1558, che aveva ripristinato con mano energica l’anglicanesimo nel regno.
Margherita Clitherow nata Middleton, per la sua conversione, che non era passata inosservata, finì spesso nel mirino dei fedeli alla regina, il suo nome già nel 1576 compare nella lista dei prigionieri, accusata di “trascurare i suoi doveri verso Dio e la regina e di non voler partecipare al servizio divino nella chiesa protestante”.
Subì il carcere varie volte, anche per due anni e più, ma per lei la prigionia costituiva un periodo di riflessione e di una devota conversazione con Dio.
Quando era libera a casa, oltre che pregare con intensità insieme ai figli, provvedeva ad ospitare, di nascosto perché era proibito, i sacerdoti di passaggio in una stanza segreta, lieta di fare qualcosa per la Chiesa perseguitata di quel tremendo periodo. Approfittava della permanenza dei sacerdoti per confessarsi, ricevere i Sacramenti e ascoltare la S. Messa.
Dopo un periodo di libertà di diciotto mesi, il 10 marzo 1586 la sua casa fu perquisita da un drappello di sbirri; Margherita Clitherow fece appena in tempo a nascondere un sacerdote in un ripostiglio segreto sotto il pavimento, non trovando niente di compromettente gli sbirri presero a malmenare uno dei servi, un atterrito ragazzo di dieci anni, il quale alla fine indicò il nascondiglio.
Il sacerdote era già scappato, ma nel vano furono trovati abiti ecclesiastici e arredi sacri, pertanto Margherita fu arrestata e trascinata in prigione insieme ai figli e servi, questi ultimi dopo alcuni giorni furono liberati, mentre lei fu rinchiusa nel carcere oscuro del castello di York.
Fu sottoposta ad interrogatorio e processata dal tribunale con l’accusa di aver nascosto dei sacerdoti, anche se non si era trovato nessuno e di aver ascoltato la Messa come provavano gli arredi sequestrati, invitata a dichiararsi colpevole o innocente, Margherita eluse la domanda per tutte le udienze successive, dicendo: “Non ho commesso nulla di male per cui dichiararmi colpevole”.
Rifiutando così il verdetto di una giuria, secondo il pensiero di molti martiri dell’epoca, che così facendo non coinvolgevano i giurati nel pronunciare una sentenza, che data la legge vigente era di condanna a morte, lasciando la responsabilità di pronunciarsi al solo giudice.
La sentenza fu della pena capitale e ascoltatala Margherita disse: “Se questa sentenza è di condanna conforme alla vostra coscienza, prego Dio che ve ne riserbi una migliore dinanzi al suo tribunale”.
Il mattino del 25 marzo 1586, nei sotterranei della prigione fu spogliata dei suoi vestiti e dopo aver indossato un abito bianco da lei stessa preparato, fu stesa al suolo legata con le mani e i piedi a dei pioli; poi sotto la schiena fu posta una pietra aguzza e sul corpo una porta di legno sulla quale furono ammassati grossi pesi fino a schiacciarla mortalmente.
Il martirio durò in tutto una quindicina di minuti, poi il corpo della martire fu gettato in una fossa di acqua putrida e melmosa; per sei settimane i cattolici fecero ricerche del suo corpo, ritrovandolo alfine ancora incorrotto fresco e puro come il giorno della morte.
Dei tre figli, Agnese si fece suora a Lovanio e i due maschi divennero sacerdoti.
Margherita Clitherow fu beatificata il 15 dicembre 1929 da Pio XI e canonizzata da papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 insieme a 40 martiri dell’epoca.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2004-11-07

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