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Beato Arcangelo Canetoli Sacerdote

Festa: 16 aprile

Bologna, 1460 - Gubbio, 16 aprile 1513

Arcangelo Canetoli, nato a Bologna nel 1460, subì le amare vicissitudini della rivalità fra i Canetoli e i Bentivoglio. Ancora fanciullo sopravvisse provvidenzialmente allo sterminio dell’intera famiglia. Da giovane entrò fra i Canonici Regolari di Santa Maria di Reno, detti “renani”. Per l’estrema umiltà e l’amore alla solitudine ricusò a lungo ogni dignità ecclesiastica e solo per obbedienza accettò l’ordinazione presbiterale. Dal 1498 dimorò nel convento di sant'Ambrogio di Gubbio, amato e venerato dagli umili e dai potenti, fra cui gli Acquisti di Arezzo e i Medici di Firenze. Rifiutò con costanza la nomina ad arcivescovo della Città Medicea propostagli da papa Leone X. Morì il 16 aprile 1513 e il corpo incorrotto è tuttora venerato nel suo monastero di Gubbio.



Arcangelo nacque poco verso il 1460 da una delle più nobili famiglie di Bologna: i Canetoli. Essi erano ritenuti i responsabili della morte di Annibale Bentivoglio ed in questo clima di lotte fratricide si colloca l’episodio del loro sterminio. Scomparvero così il padre e tutti i fratelli di Arcangelo e solo quest’ultimo, ancora fanciullo, riuscì a salvarsi grazie a circostanze fortuite.
Il 29 settembre 1484 vestì l’abitò della congregazione dei Canonici Regolari di Santa Maria di Reno, detti “renani”, nel convento del Santissimo Salvatore di Venezia. Qui gli fu affidato l’incarico dell’accoglienza dei pellegrini ed in alcuni di essi gli capitò talvolta di riconoscere gli assassini dei suoi familiari. Seppe sempre, però, dominare eroicamente il suo desiderio di vendetta.
Estremamente umile ed amante della solitudine, rifiutò a lungo qualsiasi dignità ecclesiastica ed infine accettò l’ordinazione presbiterale solo per senso di obbedienza.
Trascorse diversi anni girovagando tra vari monasteri veneti appartenenti alla sua congregazione: Sant’Antonio, dove un Catalogo dei Canonici Regolari del 1485 lo qualificò “Archangelum Christophori” in contrasto con la Vita che lo vuole figlio di Faccio, Santisimo Salvatore e nuovamente Sant’Antonio. Nel 1498 chiese ed ottenne il trasferimento nel monastero di Sant’Ambrogio di Gubbio, desideroso di dedicarsi ad una fervida vita contemplativa. Tuttavia, per qualche tempo dovette fare ritorno al Santissimo Salvatore verso il 1505. In seguito ricevette la nomina a vicario di San Daniele in Monte presso Padova, ove rimase sino al 1509, quando decise di tornare alla vita eremitica a Gubbio. Qui si diffuse sempre più la sua fama di santità e fu amato e venerato sia dagli umili che dai potenti, fra cui gli Acquisti di Arezzo, i duchi di Urbino ed i Medici di Firenze. Ai duchi di Urbino il Canetoli predisse alcuni avvenimenti futuri, ma anche a Giuliano de’ Medici esule ad Urbino ebbe modo di preannunziare il ritorno nella sua città con tutti gli onori. Il principe toscano non dimenticò questa profezia e, non appena poté rientrare a Firenze e suo fratello Giovanni fu eletto papa col nome Leone X, si attivò per ricompensare l’umile eremita di Gubbio offrendogli la cattedra episcopale fiorentina. Ma Arcangelo rifiutò categoricamente e si limitò a chiedere che al monastero di Sant’Ambrogio fossero concesse particolari indulgenze. Durante il viaggio di ritorno da Firenze il beato fu colto da una febbre tanto alta da non permettergli di proseguire il suo viaggio oltre Castiglione Aretino. Dovette così fermarsi presso la famiglia Acquisti che, in seguito alla morte di un familiare di Gubbio, fece ritorno nella città. Malgrado le premurose cure che gli furono riservate, Arcangelo CAnetoli morì santamente il 16 aprile 1513. Il 3 dicembre dello stesso anno, il suo corpo fu traslato nella chiesa del Monastero di Sant’Ambrogio in Gubbio, ove ancora oggi è conservato incorrotto.
Il cardinale Prospero Lambertini, testimone oculare della diffusione del suo culto, divenuto papa col nome di Benedetto XIV, il 2 ottobre 1748 decretò l’ufficialità del titolo di “beato” attribuitogli e concesse la Messa e l’Ufficio propri sia per la sua congregazione che per l’arcidiocesi nativa.
La principale fonte di notizie circa l’esistenza terrena del Beato Arcangelo Canetoli consiste in una sua biografia redatta da un suo confratello una ventina di anni dopo la sua morte, specificando accuratamente la provenienza di quasi tutte le singole informazioni. Nel gennaio 1772 fu aggiunta anche un’appendice contenente i resoconti delle grazie attribuite alla sua potente intercessione.
Per comprendere pienamente la santità e la personalità del Beato Arcangelo Canetoli occorre conoscere il periodo in cui visse tale uomo. In tal caso si potrà allora affermare, come riporta una sua Vita pubblicata nel 1913, che “la santità è come una luce che risplende sempre e dovunque, ma che è tanto più bella quanto più profonde sono le tenebre in cui apparisce”.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2005-04-10

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