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Sant' Adalberto di Praga Vescovo e martire

Festa: 23 aprile - Memoria Facoltativa

Libice, attuale Repubblica Ceca, ca. 956 - Tenkitten, Prussia, 23 aprile 997

Boemo di origine, aveva un nome slavo: Voytèch. Poi, studente a Magdeburgo, è stato cresimato dall'arcivescovo locale Adalberto, sicché ha deciso di chiamarsi come lui. A 27 anni è già arcivescovo di Praga. È il secondo pastore della città. Ma in questa terra ancora pagana Adalberto vede fallire il suo sforzo di evangelizzazione, e nel 988 abbandona Praga per Roma, dove si fa benedettino. Ma papa Giovanni XV lo rimanda a Praga. Ma è ancora un fallimento. Nel 994 torna al suo monastero sull'Aventino. Qui viene a trovarlo Ottone III. Ma per Adalberto giunge anche una notizia terribile: in Boemia c'è stato un massacro di suoi congiunti. In più papa Gregorio V lo rimanda a Praga, dove però per volere del duca di Boemia non può entrare in città. Si dirige così al nord, missionario tra i prussiani. Il re di Polonia, Boleslao il Valoroso, lo aiuta con una scorta a penetrare in Prussia, fino a Danzica. Di là egli prosegue inerme con pochi monaci, ma il suo lavoro missionario dura appena pochi giorni: nella primavera del 997 Adalberto e i suoi compagni vengono trucidati presso la costa baltica. (Avvenire)

Etimologia: Adalberto = di illustre nobiltà, dal tedesco

Martirologio Romano: Sant’Adalberto (Vojtech), vescovo di Praga e martire, che affrontò molte difficoltà nella sua Chiesa e intaprese numerosi viaggi in nome di Cristo, adoperandosi con tutte le forze per estirpare i costumi pagani; accortosi però di trarre poco profitto, recatosi a Roma si fece monaco; giunto da ultimo in Polonia per portare alla fede i vicini Prussiani, nel villaggio di Tenkitten alle foci della Vistola fu trafitto con le lance da alcuni pagani.


Anno 999: papa Silvestro II canonizza il vescovo Adalberto in Roma, dove il giovane imperatore Ottone III di Sassonia fa restaurare gli edifici del colle Palatino. Altro che “terrori dell’anno Mille”, come si favoleggerà più tardi: ora, dopo secoli di aggressioni esterne, comincia per l’Europa un tempo di ripresa vivacissima. Nascono anche degli Stati, come la Polonia e l’Ungheria, destinati a una vita ultramillenaria.
Boemo di origine, aveva un nome slavo: Voytèch. Poi, studente a Magdeburgo, è stato cresimato dall’arcivescovo locale Adalberto, sicché ha deciso di chiamarsi come lui. A 27 anni lo troviamo già arcivescovo di Praga. E’ il secondo pastore della città, dopo il tedesco Tiethmaro, e il primo di origine slava. Purtroppo qui il cristianesimo è ancora una novità mal compresa e combattuta da molti come straniera e avversa agli antichi usi locali, che vanno dalla poligamia alla vendetta di sangue, alla durezza con gli schiavi. Adalberto vede fallire il suo sforzo, e nel 988 abbandona Praga per Roma, dove si fa benedettino. Ma per i vescovi di Germania questa è una diserzione: protestano duramente a Roma, e papa Giovanni XV rimanda Adalberto a Praga. Lui obbedisce, torna, ritenta, ed è ancora un fallimento. Non bastano la sua cultura, la sua ricca spiritualità e mitezza. Solo, poco aiutato, rinuncia un’altra volta, e nel 994 torna al suo monastero sull’Aventino. Qui viene a trovarlo Ottone III, che lo venera come un maestro e come un padre. Ma ecco dapprima una notizia orribile per Adalberto: in Boemia c’è stato un massacro di suoi congiunti. E poco dopo un’altra, allucinante: sempre per la spinta dei soliti vescovi tedeschi, papa Gregorio V gli comanda ancora una volta di tornare a Praga. Nuova obbedienza, ma ora il duca di Boemia gli proibisce di mettere piede in città, e Adalberto si trova espulso ma libero.
Non torna a Roma. Sarà missionario al Nord, tra i prussiani, che ignorano ancora del tutto il Vangelo. Il re di Polonia, Boleslao il Valoroso, lo aiuta con una scorta a penetrare in Prussia, fino a Danzica. Di là egli prosegue inerme con pochi monaci, ma il suo lavoro missionario dura appena pochi giorni: nella primavera del 997 Adalberto e i suoi compagni vengono trucidati presso la costa baltica. Il duca di Polonia riscatta la salma e la farà poi collocare a Gniezno (prima sede episcopale polacca) nel duomo costruito nell’anno 1000. Intanto nel 999 Papa Silvestro II l’ha già proclamato santo, e nello stesso anno è giunto a Gniezno in pellegrinaggio l’imperatore Ottone III. Nel 1039, poi, è Praga che accoglie per sempre nella cattedrale i resti di Adalberto, il suo primo vescovo slavo. Davanti a quei resti, dopo quasi mille anni, verrà a pregare Giovanni Paolo II, Wojtyla, il primo pontefice slavo della storia cristiana.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2001-02-01

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