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San Metrone Venerato a Verona

Festa: 8 maggio

IV-V sec.

Eremita venerato a Verona, visse tra il IV e il V secolo. Le sue origini sono incerte, alcuni lo considerano germanico, altri greco. La sua giovinezza a Verona fu dissoluta, ma in seguito si convertì e condusse una vita eremitica in una grotta sull'Adige. Per espiare i peccati della sua giovinezza, Metrone si impose una penitenza austera: si incatenò al piede una grossa pietra, digiunava frequentemente e si nutriva solo di erbe selvatiche. La sua fama di santità si diffuse rapidamente e presto iniziarono ad attribuirgli miracoli. Morì intorno al 450 e nel IX secolo fu eretta una chiesa in suo onore. Le sue spoglie riposano nella chiesa di Santa Maria del Paradiso a Verona.

Martirologio Romano: A Verona, san Metrone, eremita, che si dice abbia condotto un’austera vita di penitenza.


Le notizie certe su San Metrone, eremita venerato a Verona, sono scarse, frammentarie e spesso contraddittorie, ma la sua fama di santità e la sua austera vita di penitenza hanno lasciato un segno indelebile nella memoria della città.
Secondo la tradizione, Metrone sarebbe vissuto tra il IV e il V secolo, in un'epoca di grandi sconvolgimenti politici e religiosi. Di origine germanica o greca, egli giunse a Verona in giovane età, attratto dalla bellezza del luogo e dalla fama di santità del vescovo Zeno. Qui, dopo un periodo di dissolutezza giovanile, decise di cambiare radicalmente la sua vita, dedicandosi alla penitenza e alla preghiera.
Si ritirò in una grotta lungo la riva dell'Adige, in località San Vitale, dove condusse una vita eremitica di estrema austerità. La tradizione narra che, per espiare i peccati della sua giovinezza, si incatenò il piede a una grossa pietra con una chiave che poi gettò in Adige. Visse così per sette anni, nutrendosi di erbe selvatiche e di quanto gli veniva offerto dai fedeli che, attratti dalla sua fama di santità, si recavano da lui per chiedere consiglio e conforto.
La fama di Metrone si diffuse rapidamente in tutta la regione, e dopo la sua morte, avvenuta probabilmente intorno al 450, la sua grotta divenne un luogo di pellegrinaggio. I fedeli invocavano la sua intercessione per ottenere grazie e favori, e numerose guarigioni miracolose furono attribuite alla sua santità.
Nel IX secolo, il vescovo Raterio di Verona fece erigere una chiesa in onore di San Metrone sul luogo della sua grotta. La chiesa, poi ampliata e ricostruita nel corso dei secoli, è ancora oggi meta di pellegrinaggi e devozione.
Le spoglie di San Metrone furono traslate nel XII secolo nella chiesa di Santa Maria del Paradiso, dove sono tuttora conservate. La sua festa liturgica si celebra l'8 maggio, giorno della sua morte.

Autore: Franco Dieghi
 


 

Il famoso vescovo di Verona, Raterio (890-974), «Veronae presul sed ter Ratherius exul», in un opuscolo scritto agli inizi del suo terzo soggiorno veronese nel 962, lamenta la negligenza degli abitanti della città per non aver impedito il furto delle reliquie di san Metrone, trafugate da abitanti di un paese vicino, e ne attribuisce la colpa maggiore al vescovo intruso Milone.
Nella Invettiva e relazione abbastanza lugubre di un cerio Raterio monaco, esule, vescovo,... intorno alla traslazione di un certo san Metrone del quale l’8 maggio si commemora la deposizione e il 27 gennaio se ne deplora l’asportazione, l'autore ci ragguaglia intorno alla vita e al culto del santo. Metrone, narra Raterio, un tempo legato alle vanità terrene, abbandonò il passato e si diede a vita di penitenza: si legò con una catena di ferro ad una grossa pietra davanti alla basilica di san Vitale di Verona, interdicendosi l’ingresso in chiesa e chiedendo da lontano, come il pubblicano, la misericordia del Signore. La chiave della catena fu gettata in un ramo dell’Adige che scorreva accanto, con la preghiera a Dio che non venisse ritrovata finché le colpe passate non fossero state interamente espiate. Dopo sette anni trascorsi a cielo scoperto, «eius cuphia nix, grando et aura erat imbrifera», alcuni pescatori portarono al vescovo un pesce nel cui ventre era stata trovata la chiave. Il vescovo, compreso il volere divino, sciolse le catene del penitente, che lavato e decentemente vestito fu ammesso alla Comunione.
La sua era stata dura penitenza: l’ombra d’estate era il sole «non alternando copricapo di pelliccia contro il freddo d’inverno con cappello leggero di paglia, alla moda sassone, nell’estate»: «stipularis illa ritus saxonici camera, quam vertici pro vitando solis imponunt ardore».
Dopo non molto tempo, Metrone moriva e i miracoli moltiplicatisi intorno alle sue spoglie mortali dimostrarono tangibilmente la gloria conseguita in cielo.
Amaramente Raterio concludeva: «Ecce quod decus, quale patrocinium, qualem perdidisti infelix in hoc saltem Verona, thesaurum». Alla narrazione, Raterio faceva seguire le applicazioni morali desunte dai modi e dallo spirito della penitenza di Metrone ed attestava che, nonostante il trafugamento del corpo, il pellegrinaggio al sepolcro vuoto si era fatto più attivo e numerosa era la folla che battendosi il petto supplicava: «Sancte Metro, intercede pro me misero peccatori!». Ed aggiungeva Raterio, con il suo solito ed inconfondibile stile mordace ed ironico: «I rapitori, se furono guidati da retta intenzione, possono essere lieti del successo. Per divino volere infatti è stata aperta una fonte di bene per gli antichi e nuovi possessori!».
Da tali notizie si può concludere che la figura di san Metrone fu quella di uno straordinario eremita penitente che condusse in Verona la sua vita eccezionale. La fama di santità si era già diffusa nel secolo X, la sua intercessione era invocata dai contemporanei di Raterio. Il racconto, essenzialmente storico, fu raccolto da Raterio dalla voce popolare che, come al solito, non mancò di infiorarne le notizie.
Si suppone che Metrone sia vissuto nel secolo VIII o agli inizi del IX. Il culto fu continuo nella città di Verona con festa all’8 maggio. Il Rituale della Chiesa veronese detto Carpsum, della prima metà del secolo XI custodito presso la Biblioteca capitolare, ha Ufficio con Messa, antifone e versetti del Comune di un martire nel tempo pasquale. Raterio lo chiama spesso con il titolo di martire. Nessuna testimonianza ci attesta la qualifica di presbiter riferita dall’elogio che di lui fa il Martirologio veronese del sec. XVI che non conosce le notizie di Raterio.
Quanto alle spoglie, i Ballerini annotano: «Certe vero vel idem sanctum corpus subreptum non fuit vel non multo post recuperatum cum ex immemorabili traditione in S. Vitalis ecclesia custodiatur nullaque alia civitas unquam fuerit aut nunc sit, quae illud sibi vindicarit aut vindicet». Demolita la chiesa di san Vitale, il corpo fu trasferito in santa Maria del Paradiso dove è venerato tuttora. La festa di san Metrone, celebrata in comune con quella di san Gualfardo, l’11 maggio, con la riforma del Proprio veronese del 1961 fu restaurata come semplice commemorazione alla data antica dell’8 maggio.

 


Autore:
Silvio Tonolli


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2024-03-27

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