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San Pacomio Abate

Festa: 9 maggio

Alto Egitto, 287 - 347

Nacque nell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe con tutte le reclute. Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una comunità cristiana di un villaggio del sud, l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, Palamone. Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò sconosciuto il luogo della sepoltura. (Avvenire)

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa.

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Come ti converto uno che non crede? Con l’esempio di una carità viva. Prendete un giovanotto pagano, arruolato a forza nell’esercito imperiale e subito fatto prigioniero insieme a tutte le reclute. Pensate allo sconcerto, alla delusione e alla sofferenza dei giorni di prigionia, insieme all’incertezza di quella che sarà la sua sorte. Immaginate l’incontro furtivo nella notte con alcuni uomini, che di nascosto vengono a confortarlo, sfamarlo e incoraggiarlo e che, insieme all’aiuto materiale, gli sussurrano parole di Cielo e dicono di fare tutto ciò in nome del “Dio dei cristiani”. Il giovanotto ne resta così colpito ed ammirato da rivolgersi all’ancora ignoto “Dio dei cristiani”, promettendo di dedicare a lui tutta la sua vita se riuscirà a liberarsi da quelle catene. E quando ciò avviene, al giovanotto restando solo due cose da fare: imparare a credere in quel Dio che lo ha liberato e, poi, studiare il modo per sciogliere il suo voto. E’ questa, in sintesi, l’origine dell’esperienza religiosa di San Pacomio, nato nell’Alto Egitto nel 287 e convertitosi al cristianesimo come abbiamo appena descritto. Dopo il battesimo, la vita spirituale di Pacomio cerca modi per esprimersi: prima all’interno di una comunità cristiana di cui si mette a servizio, quasi a voler subito mettere in pratica l’insegnamento di carità che quegli sconosciuti cristiani gli avevano trasmesso in carcere; poi attraverso l’esperienza eremitica, cioè l’incontro con Dio nella solitudine del deserto, di cui il grande Antonio è stato maestro nello stesso periodo. Pacomio, però, apre una strada nuova: all’imitazione di Gesù, solo nel deserto, in un rapporto esclusivo con il Padre e alle prese con le tentazioni del demonio, egli preferisce imitare Gesù che vive con i suoi discepoli ed insegna loro a pregare. Ecco nascere così attorno a lui un’interessante ed inedita esperienza di monachesimo: il cenobitismo o vita comune, dove la disciplina e l’autorità sostituiscono l’anarchia degli anacoreti. Quindi, non più e non solo la solitudine degli eremiti precedenti,con le astinenze, i digiuni e le penitenze corporali che li caratterizzano ma che possono anche nascondere l’insidia della bizzarria e dell’orgoglio; piuttosto, una comunità cristiana sul modello di quella fondata da Gesù con gli apostoli, basata sulla comunione nella preghiera, nel lavoro e nella refezione e concretizzata nel servizio reciproco. Il documento su cui Pacomio vuole regolare la vita della comunità è la Sacra Scrittura, che i monaci imparano a memoria e recitano a bassa voce mentre svolgono il loro lavoro: un contatto diretto con Dio attraverso il “sacramento della Parola”. Pacomio muore il 14 maggio 346, lasciando in eredità una decina di monasteri, di cui un paio anche femminili. Il luogo della sua sepoltura è sempre stato sconosciuto, perché un punto di morte aveva raccomandato al discepolo più fedele di seppellirlo in un posto segreto, per evitare la venerazione dei suoi seguaci.

Autore: Gianpiero Pettiti
 


 

L’esempio di un gesto di generosità e di altruismo può cambiare l’anima e il destino di una persona: da malvagia può diventare compassionevole, da avara prodiga, da collerica mite, da pigra laboriosa, da atea credente. È quello che è capitato al giovane pagano Pacomio, nato in Egitto nel 287, mai entrato in contatto con il Cristianesimo. Costretto ad arruolarsi nell’esercito romano, viene fatto prigioniero assieme ai suoi compagni a Tebe (Grecia). Pacomio è disperato perché non sa che cosa gli riserverà il futuro. Di notte vede arrivare furtivamente alcune persone che offrono ai prigionieri cibo e parole di conforto. Il soldato si stupisce e chiede il motivo di questo comportamento. «Siamo cristiani – si sente rispondere – discepoli di Gesù, il Figlio di Dio che ci ha insegnato ad aiutare il prossimo». Parole che colpiscono profondamente Pacomio che, con fiducia, chiede a Gesù di essere liberato. In cambio consacrerà la sua vita a Dio, farà quello che a lui è gradito e offrirà il Bene a tutti gli uomini.
Pacomio ritrova la libertà e tiene fede alla solenne promessa. Si reca in un villaggio dove aiuta i poveri e cura gli ammalati. Dopo aver ricevuto il Battesimo si dedica alla vita solitaria per alcuni anni, imitando gli eremiti del deserto. Un giorno, però, una visione Celeste gli suggerisce di fondare una comunità per “chiamare” gli altri uomini a Dio. Pacomio capisce che deve pregare insieme agli altri e lavorare con loro per mantenersi e per aiutare il prossimo. Il santo segue l’esempio degli apostoli che lavoravano, mangiavano e pregavano insieme. Egli raduna i monaci, diventati sempre più numerosi, che mettono tutti i loro beni in comune e si aiutano vicendevolmente. Detta alcune norme di comportamento per regolare la vita della comunità: una disciplina che va rispettata, un’autorità alla quale si deve obbedienza per sostituire l’anarchia (libertà di fare quello che si vuole). Una di queste regole, per stare sempre a contatto con Dio, è di imparare a memoria la Bibbia e di recitarla sottovoce mentre si lavora.
Pacomio muore nel 347 dopo aver fondato otto monasteri maschili e due femminili. Dove dimora il suo corpo non è dato saperlo, poiché, tenendo fede alla sua grande umiltà, in punto di morte l’ex soldato chiede e ottiene dal suo discepolo Teodoro di essere sepolto in un posto sconosciuto a tutti, onde evitare di essere ricordato e venerato.


Autore:
Mariella Lentini


Fonte:
Mariella Lentini, Santi compagni guida per tutti i giorni

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Aggiunto/modificato il 2023-04-27

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