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San Lucifero di Cagliari Vescovo

Festa: 20 maggio

† 370 circa

Nato all'inizio del IV secolo, si distinse per la sua intransigenza contro l'arianesimo, rifiutando ogni compromesso con la dottrina imperiale. Esiliato da Costanzo II, Lucifero ritornò in Sardegna nel 361, continuando la sua lotta contro l'arianesimo. La sua asprezza lo portò a consacrare un vescovo ad Antiochia senza l'autorizzazione di Roma, creando un nuovo scisma. Morto intorno al 370, Lucifero rimane una figura controversa. Le sue opere, una serie di opuscoli polemici, offrono uno spaccato sulla teologia del tempo. Il suo culto è rimasto circoscritto alla Sardegna, dove è venerato come santo.

Martirologio Romano: A Cagliari, san Lucifero, vescovo, che, intrepido difensore della fede nicena, patì molto da parte dell’imperatore Costanzo; relegato in esilio, fece poi ritorno nella sua sede, dove morì confessore di Cristo.


Ricostruire la vita di Lucifero vescovo di Cagliari, circa i suoi primi anni e la sua formazione, riesce difficile per mancanza di fonti. Ignota è la data e il luogo di nascita, nonché l’educazione. Quasi sicuramente è sardo, stando a quanto affermano Faustino e Marcellino «apostolicus vir Lucifer de Sardinia calaritanae civitatis episcopus».
Quanto alla data di nascita possiamo collocarla al sorgere del secolo IV o al massimo alla fine del III, senza però voler fissare il 290 come pensa Ambrogio Machin, il quale si fonda sull’età di ottantun anni attribuita a Lucifero dal falso epitafio ritrovato a Cagliari il 19 giugno 1623 durante gli scavi di rinvenimento del presunto suo corpo, che sarebbe venuto alla luce due giorni dopo.
La prima data sicura della vita di Lucifero è il 354; è già vescovo di Cagliari e viene inviato da papa Liberio come legato, insieme col presbitero Pancrazio e il diacono Ilario, all’imperatore Costanzo II per trattare la questione ariana: frutto di questa missione fu la convocazione del sinodo di Milano del 355. Il sinodo, iniziato sotto buoni auspici, degenerò per l’intervento dell’imperatore, che in tale occasione propose ai vescovi partecipanti la sottoscrizione della condanna di Atanasio o l’esilio. La maggioranza cedette all’insistenza di Costanzo, mentre Lucifero, Eusebio di Vercelli, Dionigi di Milano, il presbitero Pancrazio e il diacono Ilario si rifiutarono e preferirono l’esilio.
Quello di Lucifero durò fino al 361; in questo periodo egli sopportò ogni sorta di sofferenze e soprusi e gli venne risparmiata la vita non per pietà, bensì per non farne un martire. Tre sono le località dell’esilio: Germanicia di Commagene nella provincia dell’Eufrate, dove era vescovo l’ariano Eudossio; Eleuteropoli di Palestina, durante l’episcopato di Eutichio e di Turbone, entrambi ariani; la Tebaide superiore.
Nel 361 per un decreto dell’imperatore Giuliano l’Apostata, col quale tutti i vescovi esiliati da Costanzo riuscirono a ritornare nelle proprie sedi, finì il suo esilio. Durante il ritorno, declinò l’invito di Eusebio di recarsi al sinodo di Alessandria (362) per discutere insieme con Atanasio il modo di liberare la Chiesa alessandrina dall’arianesimo, riconciliare i dissidenti e riformare la Chiesa cattolica. Al suo posto mandò i due diaconi Erennio e Agapeto, con la promessa che avrebbe accettato le decisioni dello stesso sinodo. Essendosi usata clemenza verso gli omeusiani che si convertivano, continuò nella sua intransigenza.
Durante il sinodo alessandrino si recò ad Antiochia di Siria, che trovò divisa in due fazioni: eustaziani e meleziani. Lucifero in assenza del vescovo legittimo, Melezio, consacrò vescovo della città il presbitero Paolino, capo degli eustaziani e peggiorò la situazione credendo di migliorarla.
Dopo qualche tempo tornò in Sardegna e morì sotto Valentiniano I nell’anno 371 circa.
Gli ultimi anni della sua vita sono molto oscuri; non si sa se sia morto dopo essersi riconciliato con i vescovi alessandrini e con Roma. Le stesse fonti sono discordi: alcune affermano che sia morto scismatico, mentre altre ritengono il contrario.
Le opere di Lucifero sono costituite da una serie di opuscoli polemici, indirizzati all’imperatore Costanzo II, il cui contenuto teologico è povero, le espressioni improprie e lo stile trascurato. Il testo è infarcito di interminabili citazioni bibliche, che rendono pesante la lettura; però ha il pregio di fornirci materiale per la ricostruzione del testo scritturistico pre-geronimiano e per la conoscenza della storia del tempo e del latino volgare del secolo IV.
De non conveniendo cum haereticis, scritto probabilmente nel 355-356, all’inizio dell’esilio; De regibus apostaticis, composto certamente dopo il febbraio del 356 e prima del 360; De sant'Athanasio libri duo, composti certamente prima della fine del 358; De non parcendo in Deum delinquentibus, non può essere stato composto prima dell’autunno del 359; Moriendum esse pro Dei Filio, composto intorno al 360.
Oltre gli opuscoli citati, le edizioni ci tramandano anche un epistolario di Lucifero, in cui lo vediamo mittente in due lettere (una ad Eusebio di Vercelli e l’altra a Florenzio, gran ciambellano di Costanzo), e destinatario in sei (tre di Atanasio, due di papa Liberio, una di Florenzio). La critica però ne rigetta l’autenticità: probabilmente sono una falsificazione posteriore dei suoi seguaci, i quali affermano che le opere di Lucifero furono conosciute, apprezzate e tradotte in greco, da Atanasio; di tale traduzione però non esiste alcuna traccia.
Il centro del culto di Lucifero è la Sardegna, dove rimane circoscritto a Cagliari e al suo circondario. Ciò si deduce dalle chiese a lui dedicate: di queste attualmente ne sussistono due: una a Cagliari, riedificazione seicentesca di una precedente chiesa romanica, l’altra a Vallermosa. Il Machin ne ricorda altre tre: a Selargius, Muravera e Sadili, da tempo distrutte. I monumenti letterari sono tardivi e per di più poco attendibili: il suo nome non appare nel Martirologio Geronimiano e nemmeno nel Martirologio Romano. Dei martirologi recenti il primo che lo riporta è quello del Ferrari.
Per quanto riguarda la ricognizione del presunto suo corpo, avvenuta a Cagliari il 21 giugno 1623, sotto la chiesa di san Saturnino, bisogna andare molto cauti. L’epigrafe col nome di Lucifero e il sarcofago contenente le sue presunte ossa, sono da considerarsi una falsificazione. Per dare un giudizio di tutto questo bisogna tener presente la controversia sul primato ecclesiastico tra i due arcivescovi di Cagliari e di Sassari. Essi pur di far prevalere la loro teoria ricorsero senza scrupolo ad ogni mezzo: smania di ricerca di reliquie, di tombe e di epigrafi.
Lucifero probabilmente fu venerato come santo, subito dopo la morte, dai seguaci dello scisma luciferiano, il cui fondatore non è l’intransigente vescovo cagliaritano, ma probabilmente il suo diacono Ilario. Attualmente la festa liturgica del santo viene celebrata a Cagliari il 15 maggio e a Vallermosa il 20 dello stesso mese.


Autore:
Mauro M. Todde


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-17

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