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Sant' Efebo Vescovo di Napoli

Festa: 23 maggio

IV sec.

Ottavo vescovo di Napoli tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. La sua memoria, tramandata da diverse fonti, tra cui il Liber Pontificalis e il Calendario Marmoreo, lo dipinge come un presule "santissimo" e devoto, guida saggia della sua comunità. La sua tomba, situata in un cimitero suburbano, divenne presto meta di pellegrinaggio e venerazione. Nel IX secolo, il vescovo Giovanni IV lo Scriba ne trasferì le reliquie nella cattedrale Stefania, consolidandone il culto. La fama di taumaturgo di Efebo crebbe nel tempo, come testimoniato dai miracoli narrati nell'agiografia a lui dedicata. Nel XVI secolo, la chiesa legata al santo fu affidata ai Cappuccini, che costruirono un nuovo santuario dedicato all'Immacolata Concezione, conservando però l'antico toponimo di Sant'Eframo Vecchio. I frati perpetuarono la devozione a Efebo, tanto da intraprendere scavi che portarono alla luce presunti resti del vescovo e di altri santi.

Martirologio Romano: A Napoli, sant’Efébo, vescovo, che governò il popolo di Dio con grande santità e lo servì fedelmente.


È l’ottavo nella serie dei vescovi di Napoli, come ci è pervenuta attraverso il Liber Pontificalis di detta Chiesa. Il Calendario Marmoreo napoletano e tutti gli altri calendari ne commemorano la deposizione il 23 maggio, giorno in cui fissa la sua festa il Martirologio Romano. Il nome greco Efebos assieme a quelli di Epitimeto ed Eustazio, rispettivamente secondo e settimo della serie, attesta l’esistenza dell'elemento greco accanto a quello romano nella primitiva Chiesa partenopea. La forma grafica del nome subì attraverso i secoli strane alterazioni e deformazioni: Efevo, Eufebio, Eufrebio, Efrimo, Effrimo, Eufirmo, Euframo ed Eframo; l’ultima forma è ancora corrente nell’uso dialettale.
Di Efebo il cronografo dei vescovi informa solo che fu «santissimo» presule e che resse «fedelmente» la sua Chiesa. Fiorì sul finire del secolo III o agli inizi del secolo IV. La sua tomba nel cimitero suburbano, posto a nord-est della città, nella zona, in prossimità dei Ponti Rossi, che in seguito prese nome da Efebo, divenne centro di viva devozione: all'inizio del secolo V vi fu inumato il vescovo Orso, successore di san Severo. Nella prima metà del secolo IX il corpo di Efebo fu trasportato dal vescovo Giovanni IV lo Scriba (m. 849) nella cattedrale Stefania, costruita da Stefano vescovo alla fine del V secolo, e il suo nome venne inciso nel ricordato Calendario Marmoreo.
La fama di Efebo come taumaturgo rimase legata alla sua chiesa estramurale e perdurava così viva nel secolo X che un agiografo napoletano vivente in quel tempo (probabilmente Pietro suddiacono) ne tramandò testimonianza (Libellus miracolorum s. Ephebi), nella narrazione di tre miracoli operati da Efebo, mentre il suo nome fu incluso da tempo immemorabile tra quelli dei sette santi protettori della città.
Nel 1530 la detta chiesa estramurale fu affidata ai Cappuccini, i quali eressero sull’arca una nuova chiesa dedicata alla Immacolata Concezione, che conserva tuttora il nome di sant'Eframo Vecchio in opposizione a una nuova chiesa dedicata, in altro luogo della città, in onore dell'Immacolata e di Efebo. I Cappuccini ne tennero sempre vivo il culto: nel novembre 1589 praticarono nella vecchia chiesa alcuni scavi e vi rinvennero tre corpi privi di testa, che si vollero identificare, con scarso fondamento, almeno per quanto riguarda gli ultimi due, con i vescovi Efebo, Fortunato e Massimo: vi sarebbero stati trasportati dalla Stefania in epoca imprecisata, forse nel secolo XIII. Il fatto segnò un risveglio del culto verso Efebo. Se ne occupò il celebre agiografo Paolo Regio, vescovo di Vico Equense, nelle sue Opere spirituali e nel 1889 se ne celebrò il terzo centenario con qualche solennità. Inoltre, nel 1750, i Cappuccini stamparono e diffusero una Vita del glorioso Sant'Euframo vescovo e protettore di questa città di Napoli, di autore anonimo.
Del cimitero paleocristiano, legato al nome del santo vescovo, vennero alla luce alcuni elementi soltanto nel 1931, in seguito a scavi.


Autore:
Domenico Ambrasi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-01-22

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