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San Gunardo (Goardo) di Nantes Vescovo e martire

Festa: 24 giugno

† 24 giugno 843

Le fonti storiche su di lui sono scarse: due documenti dell'epoca, il testamento di Aidrico vescovo di Le Mans e una carta capitolare di Redon, ne attestano l'episcopato nell'837, senza però fornire dettagli sulla sua vita. Maggiori informazioni provengono dalla collegiata di San Pietro di Angers, che custodiva le sue reliquie e ne narrava la vita agiografica. Secondo questa tradizione, Gunhardo, nato da umili origini, era stato affidato al vescovo di Angers Benedetto, che lo educò e lo rese canonico. Tuttavia, la sua morte è ben documentata: la cronaca di Nantes dell'XI secolo riporta che il 24 giugno 843, durante l'incursione normanna che saccheggiò la città, Gunhardo fu ucciso sull'altare mentre celebrava la Messa. Il suo corpo scomparve nel caos che ne seguì, alimentando il culto del martire.

Martirologio Romano: A Nantes in Bretagna, san Goardo, vescovo e martire, che, mentre celebrava una Messa solenne con il popolo nella cattedrale, morì insieme a molti fedeli trafitto dalle frecce degli empi Normanni mentre cantava Sursum corda.


Due documenti, datati intorno all’840, il testamento di Aidrico vescovo di Le Mans e una carta capitolare di Redon, ci attestano che Gunhard, Gohard, Gundard o Guichard era vescovo di Nantes nell’837, ma né l’uno né l’altro docilmente forniscono informazioni sulla sua vita. Più tardi, la collegiata di san Pietro di Angers, che affermava di custodirne il corpo, lo considerò originario dei città pretendendo che fosse nato da famiglia umilissima e affidato, fin da bambino, alle cure del vescovi di Angers, Benedetto, che ne avrebbe poi fatto poi fatto un canonico della chiesa di san Pietro. Questo racconto aveva lo scopo di collegare alla collegiata il santo anche per la sua vita così come già lo era per le reliquie. La sua morte, per contro, è assai ben attestata dalla cronaca di Nantes dell’XI secolo, che un annalista del secolo IX, contemporaneo - o presso a poco - di Gunardo, riproduce in latino.
Era il tempo in cui le incursioni continue e sempre più audaci dei Normanni seminavano il panico e la distruzione sulle coste della Bretagna e risalivano perfino la Loira. Nell’843, il 24 giugno, festa di san Giovanni Battista, gli incursori si impadronirono di Nantes. La città era affollata: gli abitanti della campagna e i monaci di San Ermelando d’Aindre vi si erano rifugiati per paura degli invasori. I Normanni penetrarono nella cattedrale, mentre Gunardo celebrava la Messa e lo sgozzarono sull’altare di san Ferreolo nel momento in cui cantava il Sursum corda del Prefazio.
Essi uccisero anche tutti i monaci e i laici che erano attorno e soltanto il 30 settembre seguente, Susan, vescovo di Vannes, poté consacrare nuovamente la cattedrale profanata. Si ignora la sorte del corpo di Gunardo perché il panico che seguì alla strage non lasciò testimoni; ma ciò non impedì all’immaginazione interessata di un canonico di san Pietro di Angers, nel XVI secolo, di raccontare per certo che il santo martire Gunardo, portando la propria testa fra le mani, era uscito dalla cattedrale, dirigendosi diritto verso la Loira, e che di là una barca lo condusse, da sola e contro corrente, fino ad Angers, dove soltanto i chierici di san Pietro riuscirono ad impadronirsene. Cosa certa è, comunque, che la sua tomba rimase nella chiesa di san Pietro ad Angers fino al 1789, quando fu profanata e distrutta. Vi figurava l’iscrizione: «Humilis Gohardus, Nannetensium Pater et Martyr».
Nel 1211 e nel 1324 ebbero luogo due traslazioni del corpo di Gunardo. La cattedrale di Nantes ne possedeva soltanto una reliquia custodita in un reliquiario d’argento con la pianeta, la stola e il calice, che si pensava, sino al XVI secolo, fossero suoi. Commemorato, a causa della festa di san Giovanni, all’indomani della sua morte, il 25 giugno ad Angers come a Nantes, egli, in quest’ultima diocesi, aveva diritto ad un Ufficio proprio già dal XXII secolo, durante il quale si cantava sempre, fra le altre, questa antifona: «O quam felix es, Nannetensium civitas tot martyrum cruore perfusa, qui cum suo pontifice gentilium gladio trucidati, aeternae vitae adepti sunt bravium».


Autore:
Jean Evenou


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2018-03-09

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