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San Secondino Martire venerato a Capua

Festa: 27 maggio

Secondo la tradizione, Secondino giunse in Campania via mare, naufrago su una barca sfasciata, e divenne vescovo di Troia, l'antica Aeca. La sua leggenda si intreccia con quella di altri dodici confessori espulsi dall'Africa durante la persecuzione vandalica. Un'agiografia del XII secolo, la "Vita S. Castrensis", narra la sua storia, mentre il ritrovamento del suo sarcofago nel 1018 a Troia diede nuovo impulso al culto. L'identificazione di Secondino con il vescovo di Aeca è stata messa in discussione da alcuni studiosi, che propendono per un'origine africana del santo, vissuto nel III secolo. Le fonti agiografiche, tra cui il Martirologio Geronimiano, offrono dati contradditori e frammentari, rendendo difficile definire con certezza la sua identità e la sua storia.

Etimologia: Secondo = figlio secondogenito, dal latino

Emblema: Palma


Il culto di S. Secondino martire è attestato in Campania, specie a Capua e dintorni, dove è festeggiato il 27 maggio, dal secolo XIV in poi. A Gaeta e Calvi, il santo è ricordato il 22 ottobre, a Mondragone il 1° luglio, il 7 dicembre a Benevento, a Troia il 30 aprile, a Montevergine, viene festeggiato il 29 aprile.
Reliquie del santo si trovano a Montevergine, come si può vedere nella cripta di S. Guglielmo, a Benevento, in Cattedrale, e, naturalmente, a Troia, di cui è patrono.
In queste località, il santo è identificato con il Secondino che figura nel gruppo, fittizio, dei dodici confessori leggendari, in gran parte vescovi, espulsi dall’Africa nella persecuzione dei vandali e festeggiati a Capua il 1° settembre.
La leggendaria Vita S. Castrensis, del XII secolo, narra che Secondino giunse in Campania su una barca, mezza sfasciata. Come gli altri 12 compagni (tra cui i celebri Adiutore, Castrense, Marco, Tammaro, Canione), Secondino divenne vescovo di una città del Meridione, nel suo caso Aeca, ossia Troia in Puglia.
Nel 1018, mentre, sulle rovine di Aeca, si costruiva la nuova città di Troia, nella chiesa di S. Marco si rinvenne il sarcofago di un santo di nome Secondino.
Il sarcofago, oggi ancora visibile, reca la scritta: HIC REQUIESCIT SANCTUS ET VENERABILIS SECONDINUS QUI SANCTORUM FABRICAS RENOVAVIT RAPTUS IN REQUIEM TERTIO IDUS FEBRUARII. L’epitaffio è del V/VI secolo.
Un monaco cassinese, il salernitano Gualfiero, scrisse gli atti del rinvenimento delle reliquie, i miracoli che ne seguirono e una Vita.
Gli antichi bollantisti pensarono che S. Secondino fosse quell’omonimo che faceva parte della comitiva di 12 confessori/vescovi provenienti dall’Africa, come prima detto. Il Lanzoni ritenne, però, che S. Secondino non appartiene ad Aeca ma Macomedis in Africa, vissuto nel III secolo, venerato in vari luohi in Campania, e con il tempo, creduto vescovo locale.
I dati agiografici di S. Secondino hanno scarso valore storico: sono solo ipotesi più o meno accettabili.
Più autentiche, sebbene contraddittorie, sono invece le notizie sul culto del santo che si ricavano dal Martirologio Geronimiano. Questo commemora S. Secondino varie volte, in varie date e anche con forme grafiche diverse. Queste commerorazioni difficilmente possono riferirsi ad un unico personaggio, tanto che identicare il S. Secondino venerato in vari centri in Campania, soprattutto nel Sannio e in Irpinia, è in pratica impossibile.


Autore:
Francesco Roccia

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Aggiunto/modificato il 2001-02-01

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