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San Gioacchino He Kaizhi Martire
Festa:
9 luglio
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Guizhou, Cina, 1774 circa - Guiyang, Guizhou, Cina, 9 luglio 1839
Tra i numerosi martiri della Chiesa in Cina, san Gioacchino He Kaizhi rappresenta in modo esemplare il ruolo decisivo dei catechisti laici nella diffusione del cristianesimo. Non fu sacerdote né religioso, ma un semplice fedele che, dopo la conversione in età adulta, dedicò la propria vita all'annuncio del Vangelo e al sostegno delle comunità cristiane del Guizhou. Arrestato durante le persecuzioni anticristiane dell'Ottocento, sopportò torture, un lungo esilio e quasi vent'anni di deportazione senza rinnegare la propria fede. Tornato nella sua terra, riprese immediatamente il servizio ecclesiale, fino a essere nuovamente arrestato e condannato a morte. Il suo martirio, avvenuto per strangolamento il 9 luglio 1839 a Guiyang, testimonia la straordinaria forza della fede dei cristiani cinesi e il contributo essenziale dei laici alla storia della Chiesa.
Emblema: Abiti cinesi tradizionali, palma del martirio, croce o Vangelo
Martirologio Romano: Nella città di Guiyang nella provincia del Guizhou in Cina, san Gioacchino He Kaizhi, catechista e martire, strangolato per la fede in Cristo.
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Le origini e la conversione Le notizie sulla giovinezza di Gioacchino He Kaizhi (Ho Kaizhi, Ho-Ka-Tche) sono scarse. Le fonti concordano nel collocare la sua nascita intorno al 1774 nella provincia sud-occidentale del Guizhou. Ricevette il battesimo all'età di circa vent'anni, entrando nella comunità cattolica in un periodo in cui la presenza cristiana era già soggetta a crescenti restrizioni da parte delle autorità imperiali della dinastia Qing. La conversione segnò profondamente la sua esistenza, inducendolo a dedicarsi con convinzione alla formazione dei nuovi fedeli.
Il servizio come catechista Dopo il battesimo, He Kaizhi divenne catechista, una figura di primaria importanza nelle missioni cattoliche della Cina. I catechisti svolgevano un'opera indispensabile: preparavano i catecumeni, guidavano la preghiera delle comunità prive di sacerdoti, custodivano la fede durante le persecuzioni e collaboravano strettamente con i missionari. In vaste regioni dell'interno della Cina essi costituivano il principale punto di riferimento per le comunità cristiane. Anche Gioacchino si distinse per zelo, prudenza e perseveranza, contribuendo alla crescita della Chiesa locale in un contesto segnato da continue difficoltà.
La persecuzione del 1814 e il lungo esilio Nel 1814 una nuova persecuzione colpì i cristiani del Guizhou. He Kaizhi venne arrestato e condotto a Guiyang, dove subì interrogatori e torture affinché abiurasse il cristianesimo. Le fonti concordano nel sottolineare la sua assoluta fermezza: rifiutò ogni proposta di rinnegare Cristo. Poiché non si riuscì a ottenere l'apostasia, fu condannato all'esilio nella Mongolia interna, una pena particolarmente severa riservata ai detenuti politici e religiosi. La deportazione durò circa diciotto o vent'anni, secondo le diverse ricostruzioni storiche. Nonostante la lontananza dalla propria terra e le dure condizioni di vita, conservò la fede e continuò a essere un esempio per gli altri cristiani.
Il ritorno e l'ultima testimonianza Terminato il periodo di esilio, He Kaizhi poté rientrare nel Guizhou. Anziché vivere nell'anonimato, riprese immediatamente l'attività di catechista, consapevole dei rischi che ciò comportava. La sua scelta manifesta come considerasse il servizio alla Chiesa una vocazione irrinunciabile. Le autorità lo individuarono nuovamente e lo arrestarono una seconda volta. Anche in questa occasione gli venne chiesto di rinunciare pubblicamente alla fede cristiana. La risposta fu identica a quella data molti anni prima: preferì affrontare la morte piuttosto che rinnegare Cristo.
Il martirio La condanna venne eseguita a Guiyang il 9 luglio 1839. He Kaizhi fu strangolato, modalità di esecuzione frequentemente applicata nella legislazione penale dell'Impero Qing per determinate categorie di condannati. Il Martirologio Romano lo ricorda semplicemente come «catechista e martire, strangolato per la fede in Cristo», sottolineando come la causa della sua condanna fosse esclusivamente la confessione della fede cristiana. Aveva circa sessantacinque anni.
Il culto La memoria di Gioacchino He Kaizhi rimase viva nelle comunità cattoliche della Cina meridionale. Fu beatificato da papa Leone XIII il 27 maggio 1900 insieme ad altri martiri cinesi. Il 1º ottobre 2000 san Giovanni Paolo II lo canonizzò nel gruppo dei 120 Martiri della Cina, comprendente missionari stranieri e numerosi fedeli cinesi – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – uccisi tra il XVII e il XX secolo durante diverse ondate persecutorie. La sua memoria liturgica ricorre il 9 luglio insieme agli altri martiri della Cina.
Autore: Giampietro Cattini
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