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I quattro martiri furono riuniti per la prima volta nel Martirologio di Lione e poi ripresi nei martirologi medievali fino al Martirologio Romano. Tale associazione è però ritenuta dagli studiosi un raggruppamento artificioso. Nabore e Felice appartengono infatti alla tradizione dei martiri milanesi, ricordati dal Martirologio Geronimiano il 12 luglio, mentre Gennaro e Marino sono martiri africani, commemorati nello stesso martirologio il 10 e l’11 luglio, con la variante Mariani per Marino. L’ipotesi di correggere quest’ultimo nome in Marciano, collegandolo a un martire asiatico, resta priva di solide basi. Anche il nome Gennaro, molto diffuso in Africa, non permette identificazioni certe. Un’iscrizione di Telephte relativa al martire Ianuarius e ai suoi compagni non consente di stabilire un collegamento con i santi celebrati il 10 luglio.
Martirologio Romano: In Africa, santi Gennaro e Marino, martiri.
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Le scarse testimonianze storiche Le uniche notizie sicure riguardanti Gennaro e Marino derivano dalle più antiche raccolte liturgiche occidentali. Il Martirologio Romano li ricorda con la semplice formula: «In Africa, santi Gennaro e Marino, martiri.» Questa estrema sintesi riflette fedelmente lo stato delle fonti: non sono noti il luogo preciso del martirio, la data, la professione, né le circostanze della loro testimonianza di fede. Anche il più antico Martirologio Geronimiano, compilato tra V e VI secolo utilizzando calendari liturgici ancora più antichi, conserva i loro nomi nelle commemorazioni del 10 e dell’11 luglio, confermando l’antichità del loro culto.
Martiri dell’Africa romana L’indicazione “In Africa” rimanda con ogni probabilità alle province romane dell’Africa settentrionale, una delle regioni dove il cristianesimo conobbe una straordinaria diffusione già nel II e III secolo. Da quelle terre provennero figure illustri come Perpetua e Felicita, Cipriano di Cartagine e numerosi altri martiri. Le persecuzioni promosse dagli imperatori Decio, Valeriano e soprattutto Diocleziano provocarono infatti un numero elevatissimo di testimonianze eroiche della fede. In questo contesto storico si collocano verosimilmente anche Gennaro e Marino, sebbene manchi qualsiasi elemento che consenta una datazione più precisa.
I problemi della tradizione manoscritta Gli studiosi hanno evidenziato diverse difficoltà nell’interpretazione delle antiche liste martirologiche. Il nome Marino compare infatti in alcuni codici come Mariano (Marianus), mentre alcuni critici hanno proposto di correggerlo in Marciano, identificandolo con un altro martire venerato in Oriente. Tale ipotesi, tuttavia, non ha trovato un consenso sufficiente e rimane puramente congetturale. Anche il nome Gennaro (Ianuarius) era molto diffuso nell’Africa romana e ricorre frequentemente nei calendari antichi, talvolta con grafie differenti, rendendo impossibile qualsiasi identificazione certa con altri martiri omonimi.
Un’antica confusione nei martirologi La tradizione medievale generò inoltre una confistione destinata a durare per secoli. Alcuni martirologi unirono infatti Gennaro e Marino ai santi Nabore e Felice, martiri milanesi commemorati il 12 luglio, creando artificialmente un gruppo di quattro martiri. La critica agiografica moderna ha dimostrato che si tratta di un accostamento privo di fondamento storico: Nabore e Felice appartengono infatti alla tradizione milanese, mentre Gennaro e Marino sono ricordati esclusivamente come martiri africani.
Culto Il culto di Gennaro e Marino è esclusivamente liturgico. La loro memoria è stata conservata senza interruzione dai più antichi martirologi fino all’attuale Martirologio Romano, che continua a commemorarli il 10 luglio. L’assenza di tradizioni locali, reliquie identificate o racconti agiografici non ha impedito alla Chiesa di conservarne il nome quale testimonianza della moltitudine dei martiri anonimi che contribuirono alla diffusione del cristianesimo nei primi secoli.
Autore: Giampietro Cattini
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