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San Paolino di Lucca Vescovo e martire

Festa: 12 luglio

Lucca, I-III sec.

Al di là delle leggende che lo vogliono discepolo diretto di San Pietro, il vero Paolino storico emerge come il simbolo collettivo dei primi annunciatori del Vangelo in Toscana, tra il I e il III secolo. La sua biografia non si legge tanto nei documenti d'archivio, quanto nella potenza di un culto che esplose nel Duecento con il ritrovamento delle reliquie e si consolidò definitivamente nel Seicento, quando un prodigioso evento sulle mura cittadine lo consacrò come eterno protettore di Lucca.

Etimologia: Paolino = piccolo di statura, umile, dal latino

Emblema: Palma


La tradizione agiografica, consolidatasi nel XIII secolo, presenta Paolino come un discepolo di San Pietro, inviato dal Principe degli Apostoli a evangelizzare la città di Lucca. Secondo questa narrazione, il santo avrebbe trovato una popolazione ancora legata al paganesimo, fondando la prima comunità cristiana e venendo infine nominato primo vescovo. Gli storici moderni hanno chiaramente dimostrato come questa origine apostolica sia una costruzione tarda, tipica del Medioevo, con cui molte diocesi italiane cercavano di nobilitare le proprie radici. Il catalogo episcopale lucchese non riporta il nome di Paolino nei primi secoli, e il primo vescovo storicamente documentato risale solo al IV secolo. È molto probabile che la figura di Paolino rappresenti la memoria collettiva e fusa dei primi, anonimi evangelizzatori che tra il I e il III secolo portarono il cristianesimo nella Toscana settentrionale.

Il martirio e la costruzione dell'agiografia
Secondo la leggenda, il ministero di Paolino si concluse con il martirio. Le tradizioni locali, varianti nel corso dei secoli, raccontano che fu ucciso dai pagani sul Monte Pisano o, in altre versioni, per mano dei Pisani, accecati dall'invidia per la sua opera di conversione. Non esistono fonti contemporanee che confermino queste dinamiche, che rispondono più a stereotipi agiografici medievali che a fatti documentati. Tuttavia, il titolo di martire attribuito a Paolino testimonia la presenza di una persecuzione o di una forte ostilità incontrata dai primi cristiani lucchesi, e il suo sangue versato divenne il fondamento spirituale della Chiesa locale.

Il ritrovamento delle reliquie e la traslazione
Il culto di San Paolino subì una svolta decisiva nel 1261. In occasione della demolizione della vecchia chiesa di San Giorgio, necessaria per la costruzione delle nuove mura urbane, gli operai rinvennero un antico sarcofago contenente reliquie attribuite a San Paolino, insieme a quelle dei santi Severo e Teobaldo. L'epigrafe posta sul sarcofago, ancora oggi conservata, documenta questo ritrovamento e la successiva ricognizione. Le reliquie furono solennemente traslate nella basilica dei Santi Paolino e Donato, dove sono tuttora venerate. Da quel momento, il culto del protovescovo martire divenne centrale per la città, soppiantando altri patroni e unificando la devozione civica sotto la sua protezione.

Il miracolo del 1664 e la devozione civica
Se il Duecento aveva fornito le reliquie, il Seicento fornì il miracolo che legò indissolubilmente San Paolino alla sopravvivenza fisica della città. Il 12 luglio 1664, durante i festeggiamenti per il patrono, vennero sparati colpi di artiglieria dal Baluardo di San Donato. Una scintilla o un residuo incandescente finì nella polveriera del bastione, dove era stoccata una grande quantità di polvere da sparo. La conseguente esplosione fu devastante, ma miracolosamente non distrusse le mura né provocò stragi tra la popolazione. L'evento fu immediatamente interpretato come un intervento provvidenziale di San Paolino. Per celebrare il prodigio, la basilica di San Paolino e Donato fu arricchita con un grande dipinto di Giovanni Domenico Lombardi, detto l'Omino, che raffigura l'esplosione e la protezione del santo. Ancora oggi, ogni 12 luglio, la rievocazione storica di quell'evento, nota come la "Gazzarra", riempie le mura di Lucca con il suono delle artiglierie.

Il sarcofago paleocristiano
Il corpo del santo è custodito all'interno della Basilica dei Santi Paolino e Donato, in un sarcofago paleocristiano di grande pregio, decorato con la raffigurazione del Buon Pastore. L'urna, originariamente destinata a un uso diverso, fu riutilizzata per accogliere le reliquie del santo. Sul sarcofago è murata l'epigrafe del 1261, fondamentale per comprendere le dinamiche del ritrovamento e l'autenticità del culto locale, che riconosceva in quei resti la memoria del primo pastore della diocesi.

La "Gazzarra" e la Luminara
Le celebrazioni per San Paolino a Lucca sono tra le più sentite in Toscana. La sera dell'11 luglio, vigilia della festa, si svolge la tradizionale "Luminara", con le vie del centro storico illuminate da migliaia di lumini. Il giorno successivo, la "Gazzarra" rievoca il miracolo del 1664 con la sparata di artiglierie a salve dalle mura, un evento che unisce storia militare, fede e folklore, attirando ogni anno migliaia di visitatori.

Autore: Enrico Quiri
 


 

San Paolino è venerato a Lucca come protovescovo e martire; sono numerose le pubblicazioni che parlano di lui, del culto e soprattutto della leggenda che lo fa primo vescovo della città e poi dell’epigrafe del suo sarcofago.
Il suo nome è sconosciuto nel catalogo medioevale dei primi vescovi di Lucca e anche alle fonti agiografiche e liturgiche, fino alla seconda metà del secolo XIII; il culto è strettamente collegato ad una ‘invenzione’ delle reliquie, avvenuta nella chiesa di S. Giorgio nel 1261, fra le altre scoperte archeologiche, che già dal secolo precedente avvenivano in quella chiesa.
La leggenda è frutto della favolosa ‘passio’ pisana di s. Torpete, che racconta di Nerone (37-68), persecutore dei cristiani in Pisa, ma che presenta anche come battezzatore del santo, un presbitero di nome ‘Antonius’ che viveva sul monte fuori porta lucchese, chiamato Monte degli Eremiti, perché sede fin dall’alto Medioevo degli eremiti toscani.
E la ricerca e ritrovamento del sepolcro dell’eremita Antonio, conosciuto poi come infaticabile raccoglitore dei corpi dei martiri, da lui sepolti sul suo monte; portò alla scoperta della lapide ‘titulus’ del vescovo Paolino, insieme a quelli di altri.
Il suo sepolcro comunque ebbe la solenne ricognizione o invenzione molti anni dopo, il 15 giugno 1261; la lettera del vescovo di Lucca che accordava delle indulgenze in quell’occasione riporta i dati dell’iscrizione, limitandosi a parlare di tre martiri, solo elencati per nome: Paolino vescovo e discepolo di s. Pietro apostolo, primo vescovo di Lucca, Severo presbitero e Teobaldo soldato.
I martiri nominati in quell’occasione e lo stesso Antonio finirono nell’oblio a tutto vantaggio di s. Paolino che nella ‘passio’ elaborata poi, divenne primo vescovo ed evangelizzatore e patrono, nonostante l’antico culto tributato al vescovo locale s. Frediano e quello già dato come patrono della Chiesa lucchese a s. Martino, a cui era dedicata la cattedrale.
Quando nel 1341 venne rinnovata la chiesa di San Paolino, questa è presentata negli ‘Atti’ come primitiva cattedrale di Lucca.
Il culto per s. Paolino, aumentò nei secoli successivi; tra il 1518 e 1519 venne eretta al santo patrono, su disegno di Baccio da Montelupo, una più ampia e ricca basilica, dove ogni anno la Magistratura della Repubblica di Lucca, rendeva solennemente omaggio al santo nella sua festa del 12 luglio.
Il sarcofago antichissimo, con l’epigrafe descrivente il ritrovamento delle reliquie di s. Paolino, di s. Severo e s. Teobaldo e della ricognizione del 1261, è conservato a Lucca nella Prioria dei ss. Paolino e Donato.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-07-11

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