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Beato Mattia Araki Cisaiemon Martire

Festa: 12 luglio

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† Nagasaki, Giappone, 12 luglio 1626

Nobile giapponese di devota famiglia cristiana che viveva a Cocinotzu di Arima con il fratello Mencio. Per la sua profonda fede, offrì la propria casa per nascondere il Beato Francesco Paceco, provinciale dei Gesuiti, proteggendolo dai persecutori. Il 18 dicembre 1625, tradito da una delazione, il suo domicilio fu assaltato da 300 soldati. Mattia, il fratello e il missionario vennero arrestati e rinchiusi nel durissimo carcere di Scimabara. Malgrado le condizioni disumane, tra gelo e fame, Mattia organizzò per i detenuti una regolare vita comunitaria di preghiera e penitenza. Mentre il fratello non sopravvisse agli stenti, Mattia resistette fino all'11 luglio 1626, quando fu trasferito a Nagasaki. Il giorno successivo, il 12 luglio, affrontò il martirio tra le fiamme per la sua incrollabile fede. La sua eroica testimonianza fu riconosciuta da papa Pio IX, che lo beatificò il 7 luglio 1867.

Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati Mattia Araki e sette compagni, martiri, che subirono il martirio per Cristo. [I loro nomi sono: beati Pietro Arakiyori Chobioye e Susanna, coniugi; Giovanni Tanaka e Caterina, coniugi; Giovanni Nagai Naisen e Monica, coniugi, e il piccolo Ludovico, loro figlio.]


​Origini e contesto
Esponente di una nobile e devota famiglia cristiana giapponese, risiedeva a Cocinotzu di Arima insieme al fratello Mencio. Spinto da una profonda fede, mise a disposizione la propria abitazione per accogliere e nascondere il Beato Francesco Paceco, provinciale dei Gesuiti, convinto che la casa fosse in una posizione ideale per agevolare l'opera del missionario e proteggerlo dai persecutori.

​L'arresto e la prigionia
All'alba del 18 dicembre 1625, a causa della delazione di un traditore, l'abitazione fu assaltata da trecento soldati. Mattia fu arrestato insieme al fratello e al provinciale e rinchiuso nel durissimo carcere di Scimabara. Lì, malgrado il gelo, la fame e le pessime condizioni igieniche, contribuì a organizzare una regolare vita comunitaria scandita da orari fissi per la preghiera e la penitenza.

​Il martirio
A differenza del fratello, Mattia resistette fisicamente ai lunghi stenti della prigionia fino all'11 luglio 1626, giorno in cui fu trasferito a Nagasaki con il gruppo dei prigionieri superstiti. Il giorno seguente, il 12 luglio 1626, salì al patibolo e affrontò il martirio tra le fiamme. Fu beatificato da papa Pio IX il 7 luglio 1867.

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Aggiunto/modificato il 2026-06-30

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