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Santa Veronica Pia donna

Festa: 12 luglio

Il suo nome ricorre per la prima volta nei Vangeli apocrifi e si riferisce alla donna emorroissa di nome Bernike in greco, Veronica in latino, che implorando Gesù per la sua guarigione, mentre passava stretto nella folla, riuscì a toccargli il lembo del mantello, guarendo all'istante. La tradizione cristiana racconta che successivamente, la pia donna, votò la propria vita alla diffusione della buona novella e viaggiò per l'Europa lasciando a Roma il lino col volto Santo («la vera icona», come predestinato dal suo stesso nome) e proseguì in Francia dove iniziò la conversione dei galli. L'episodio di Veronica che asciuga il volto di Gesù con un telo, ha preso grande diffusione, oscurando quasi del tutto, l'episodio della emorroissa, che sarebbe secondo taluni, la stessa donna, anche se non vi sono certezze documentali. Santa Veronica ha un particolare culto in Francia, dove la si considera come la donna che dopo la morte del Salvatore, andata sposa a Zaccheo si reca ad evangelizzare le Gallie. Sarebbe morta nell'eremitaggio di Soulac. Chiamata anche santa Venice o Venisse, è patrona in Francia, dei mercanti di lino e delle lavandaie. (Avvenire)



Il nome della Veronica, ricorre per la prima volta nei Vangeli apocrifi (Atti di Pilato cap. 7) e si riferisce alla donna emorroissa di nome Bernike in greco, Veronica in latino, che implorando Gesù per la sua guarigione, mentre passava stretto nella folla, riuscì a toccargli il lembo del mantello, guarendo all’istante.
Gesù chiese chi l’aveva toccato e gli apostoli risposero: “è la folla che ti stringe da ogni parte”, ma Gesù insiste perché ha sentito una forza che usciva da lui e allora l’emorroissa si fece avanti e gettandosi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutti, il motivo per cui l’aveva toccato e il beneficio che aveva ricevuto. Gesù le rispose: “Figlia la tua fede ti ha salvata, va in pace!”, Lc. 8, 43-48.
Lo storico Eusebio (265-340) nella sua ‘Historia eccl.’ (VII, 18), racconta che a Cesarea di Filippo vi era la casa della miracolata emorroissa Bernike, supposta originaria di Edessa in Siria e che davanti alla porta della casa si ergeva una statua in bronzo, rappresentante una donna piegata su un ginocchio con le mani tese in atto d’implorazione, davanti a lei la statua di un uomo in piedi, avvolto in un mantello, che tende la mano alla donna; ai suoi piedi cresceva una pianta sconosciuta elevata fino al mantello e ritenuta di efficace rimedio per ogni tipo d’infermità.
La statua dell’uomo, si diceva rappresentasse Gesù ed Eusebio conclude dicendo, che al tempo del suo soggiorno in quella città, il gruppo bronzeo era esistente. Altro autore, Sozomeno, dice che il monumento eretto in onore del Redentore a Cesarea di Filippo, fu abbattuto durante la persecuzione di Giuliano l’Apostata, (331-363).
Dal secolo XV in poi, in Occidente prende corpo la devozione verso la Veronica quale figura del gruppo delle pie donne, che asciuga il volto di Gesù con un panno o sudario, mentre percorre con la croce la salita del Calvario, rimanendo il Volto stesso impresso sul panno; creando così tutta una serie di varianti alla più antica immagine dell’emorroissa, raffigurata nella statua di Paneas (Cesarea di Filippo).
La donna sarebbe poi venuta a Roma, portando con sé la sacra reliquia; alcuni testi apocrifi come la “Vindicta Salvatoris”, dicono che il funzionario romano Volusiano, sequestra con la violenza il telo alla donna e lo porta a Tiberio, il quale appena lo vede guarisce dalla lebbra; Veronica abbandona ogni cosa in Palestina e segue il suo telo a Roma, riavutolo, lo tiene con sé e prima di morire lo consegna al papa s. Clemente.
Nei secoli successivi, la Veronica ebbe a fasi alterne un culto, non figurando però negli antichi Martirologi, né in quelli Medioevali, in qualche secondario martirologio è citata al 4 febbraio.
La tradizione della donna che asciuga il volto di Gesù, con un telo, da cui sarebbe scaturito il nome Veronica ‘vera icona’, ha senz’altro preso grande diffusione oscurando quasi del tutto, l’episodio della emorroissa, che sarebbe secondo taluni, la stessa donna, anche se non vi sono certezze nei tanti documenti più o meno apocrifi.
Essa è stata rappresentata in tantissime opere scultoree e di pittura, che ne hanno prolungata l’immagine fino ai nostri giorni, inserendola anche nei personaggi della pia pratica della Via Crucis alla sesta stazione. Il lungo itinerario iconografico che la ricorda con il celebre Santo Sudario, primo ed unico ritratto del Volto Santo, ebbe il suo culmine con la grande statua della Veronica, opera dello scultore Francesco Mocchi del secolo XVII, posta nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, centro della cristianità.
Dal secolo XIII si venerò in S. Pietro a Roma, una immagine del volto di Cristo, detto ‘velo della Veronica’ (che anche Dante cita nel Par. XXXI, 104), che gli studiosi identificarono per lo più con l’icona tardo bizantina attualmente lì conservata.
A queste devozioni è connessa l’origine del culto del Volto Santo. Santa Veronica ha un particolare culto in Francia, dove la si considera come la donna che dopo la morte del Salvatore, andata sposa a Zaccheo si reca ad evangelizzare le Gallie e sarebbe morta nell’eremitaggio di Soulac; chiamata anche s. Venice o Venisse, è patrona in Francia, dei mercanti di lino e delle lavandaie.

Autore: Antonio Borrelli
 


 

Veronica (dal latino “vera icona”, vera immagine) diventa famosa per aver asciugato con un panno il sudore e il sangue dal volto del Cristo durante la Via Crucis. Secondo la tradizione cristiana in quel tessuto rimane impressa l’immagine del Figlio di Dio. Ecco perché Santa Veronica è protettrice dei fotografi. Alcune fonti raccontano che Veronica è una donna di Gerusalemme, buona, di grande fede e che facendosi strada tra la folla riesce a toccare un lembo del mantello di Gesù. Veronica spera così di essere liberata da una malattia che la affligge da anni e che le procura delle emorragie. La guarigione avviene all’istante! Gesù si accorge di essere stato toccato e chiede a voce alta chi è stato. Nessuno si fa avanti. Gli apostoli non lo sanno, rispondono che c’è folla: molti spingono e si accalcano. Gesù insiste. Veronica si fa coraggio, si presenta e confessa. Egli allora la rassicura: «La tua fede ti ha salvata, vai in pace».
Durante la salita al Monte Calvario, ritroviamo la donna ad asciugare il volto di Gesù con un sottile panno dove rimane impressa l’immagine del Figlio di Dio. Veronica conserva il prezioso pezzo di stoffa. Dopo la resurrezione di Gesù, si sposa con Zaccheo e si reca a Roma. L’imperatore romano Tiberio si impossessa del sacro velo e solo guardandolo sarebbe guarito dalla lebbra. La santa, poi, riesce a riavere il panno e lo consegna a papa San Clemente. Il sacro velo, con l’immagine dei lineamenti del Cristo, subisce varie vicissitudini dopo essere stato custodito per secoli in Vaticano. Si ritiene che attualmente si trovi presso il Santuario di Manoppello (Chieti) trasportato nella città abruzzese nel XVI secolo. Secondo altre fonti l’originale “velo di Veronica” sarebbe custodito nella Basilica di San Pietro a Roma.
Veronica trascorre il resto della sua vita assieme al marito in Gallia (Francia) dove diffonde il Cristianesimo. In questa nazione la devozione per Santa Veronica (viene chiamata Santa Venice o Venisse) è molto sentita. La santa viene invocata, soprattutto, per fermare la fuoriuscita di sangue dal naso. Protegge donne sterili, guardarobiere, fotografi, reporter e informatici.


Autore:
Mariella Lentini


Fonte:
Mariella Lentini, Santi compagni guida per tutti i giorni

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Aggiunto/modificato il 2023-07-07

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