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San Giuseppe Wang Guiji Martire

Festa: 13 luglio

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† Hebei, Cina, 13 luglio 1900

La tradizione processuale racconta che avrebbe potuto salvarsi pronunciando una semplice menzogna, rinnegando soltanto esteriormente la propria appartenenza alla Chiesa. Scelse invece di dichiararsi apertamente cristiano, affrontando consapevolmente la morte. La sua figura rappresenta bene il volto della Chiesa cinese di fine Ottocento: composta in larga parte da semplici laici, contadini, artigiani e catechisti, spesso privi di istruzione ma animati da una fede profondamente radicata. Canonizzato da san Giovanni Paolo II nel 2000 insieme agli altri Martiri della Cina.

Etimologia: Giuseppe = dall'ebraico Yoseph, Dio aggiunga

Emblema: Veste tradizionale cinese, palma del martirio, croce, talvolta una corona.

Martirologio Romano: Nella città di Nangong sempre nello Hebei, san Giuseppe Wang Guiji, martire, che nella medesima persecuzione, rigettata la tentazione di avere salva la vita con una lieve menzogna, preferì la morte gloriosa per Cristo.


Alla fine del XIX secolo la Cina attraversava una gravissima crisi politica e sociale. Le ingerenze delle potenze occidentali, le sconfitte militari e le difficoltà economiche alimentarono un diffuso sentimento xenofobo.
In questo clima nacque il movimento dei cosiddetti "Pugili dell'Armonia e della Giustizia", noti in Occidente come Boxer, che individuavano negli stranieri e nei cristiani una delle cause della decadenza dell'Impero Qing.
Le violenze esplosero soprattutto nel 1900 e provocarono la morte di migliaia di cattolici e protestanti cinesi, oltre a numerosi missionari europei. Soltanto durante questa persecuzione morirono oltre trentamila cattolici.

Un semplice fedele

Le notizie sulla vita di Giuseppe Wang Guiji prima del martirio sono molto scarse.
Le fonti concordano nell'indicarlo come un laico cinese appartenente a una comunità cattolica locale. Non sono conosciuti con certezza né il luogo di nascita né la professione.
Questa scarsità documentaria è comune a molti martiri della persecuzione dei Boxer: i processi canonici privilegiarono infatti la documentazione del martirio rispetto alla ricostruzione dettagliata della loro vita precedente.

La prova della fede
Nel luglio del 1900 i Boxer raggiunsero la zona in cui viveva Giuseppe Wang.
Secondo le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione, gli fu proposta una via di salvezza estremamente semplice: sarebbe bastato dichiarare di non essere cristiano oppure pronunciare una formula di abiura puramente esteriore.
Giuseppe rifiutò.
Per lui anche una falsa dichiarazione avrebbe costituito un tradimento della verità professata.
La sua decisione non fu frutto di fanatismo, ma dell'idea, profondamente radicata nella spiritualità cristiana, che la fede non possa essere ridotta a una semplice formalità esteriore quando viene richiesta una testimonianza pubblica.

Il martirio
Il 13 luglio 1900 Giuseppe Wang Guiji venne ucciso dagli insorti Boxer.
Le fonti non conservano una descrizione dettagliata dell'esecuzione, ma concordano nell'affermare che morì esclusivamente a motivo della propria appartenenza alla fede cattolica.
La Chiesa ha riconosciuto il suo sacrificio come autentico martirio in odium fidei, cioè per odio verso la fede cristiana.

Il culto
La causa dei martiri cinesi fu istruita in diversi gruppi durante il XX secolo.
Giuseppe Wang Guiji fu beatificato da papa Pio XII nel 1955 e inserito nel grande gruppo dei martiri canonizzati da san Giovanni Paolo II il 1º ottobre 2000.
La canonizzazione volle mettere in luce sia il contributo dei missionari stranieri sia quello, ancora più numeroso, dei cristiani cinesi, che costituivano la maggioranza dei nuovi santi. Degli oltre cento canonizzati, infatti, ottantasette erano cinesi e la maggior parte erano laici.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-13

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