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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Atanasio di Napoli Condividi su Facebook

Sant' Atanasio di Napoli Vescovo

Festa: 15 luglio

Napoli, circa 832 - Veroli, Frosinone, 15 luglio 872

Vescovo in un'epoca di profonde turbolenze politiche, segnata dalle incursioni saracene e dalle fragili alleanze tra poteri locali, longobardi e bizantini, seppe coniugare una rigorosa riforma liturgica e pastorale con un'incrollabile fermezza morale. La sua vita non fu quella di un contemplativo isolato, ma di un pastore profondamente radicato nella sua città, capace di affrontare l'esilio e la persecuzione pur di non scendere a compromessi con l'ingiustizia del potere civile. La sua eredità, tramandata dalle cronache contemporanee, lo dipinge come un uomo di preghiera, un mecenate della cultura e un difensore dei poveri, la cui santità fu riconosciuta immediatamente dal popolo napoletano, che ne custodisce la memoria e le reliquie con ininterrotta devozione.

Etimologia: Atanasio, dal greco 'Athanasios', significa 'immortale'.

Martirologio Romano: A Napoli, sant’Atanasio, vescovo, che, dopo aver sofferto molto da parte del suo empio nipote Sergio, fu scacciato dalla sua sede e passò al cielo a Veroli tra i monti Ernici nel Lazio afflitto dalle tribolazioni.


Atanasio nacque a Napoli intorno all'anno 832, da una famiglia di altissimo rango: il padre era Sergio I, duca di Napoli, e la madre la nobile Drosa. Questa posizione privilegiata non lo allontanò dalla vocazione ecclesiastica; al contrario, fu avviato giovanissimo al servizio della Chiesa. Fu accolto tra i chierici della basilica di Santa Maria Maggiore e posto sotto la diretta guida del vescovo Giovanni IV, che ne riconobbe subito le straordinarie doti umane e spirituali. Sotto la sua tutela, Atanasio completò una solida formazione letteraria e teologica, venendo elevato in rapida successione agli ordini del suddiaconato e del diaconato. Le cronache dell'epoca, in particolare quella di Giovanni Diacono, attestano che la sua autorevolezza era tale da farlo considerare quasi già vescovo ben prima di ricevere l'ordinazione episcopale.

Il ministero episcopale e le riforme
Alla morte di Giovanni IV, nell'849, il clero, il duca e il popolo di Napoli concordarono nell'eleggere il diciottenne Atanasio alla cattedra vescovile. La consacrazione avvenne a Roma, per mano di papa Leone IV, il 22 dicembre dello stesso anno, segno del forte legame tra la Chiesa napoletana e la Sede Apostolica.
Il suo episcopato fu caratterizzato da un intenso programma di riforma e rinnovamento. Atanasio condusse una vita di grande austerità, dedicando alla preghiera e allo studio ogni momento libero dagli impegni pastorali. Si narra che celebrasse quotidianamente due Messe: una per le necessità personali e l'altra per il suo popolo. Pose grande attenzione alla formazione del clero, istituendo scuole per cantori e lettori e promuovendo la trascrizione di codici. Arricchì la biblioteca episcopale donando tre preziosi volumi delle opere di Giuseppe Flavio. Riformò la liturgia cattedrale, istituendo un gruppo di sacerdoti che celebrasse la Messa ogni giorno, sul modello della basilica lateranense.
La sua carità si tradusse in opere concrete: restaurò numerose chiese, tra cui un oratorio dedicato a San Gennaro presso la cattedrale, e fondò un ospizio per poveri e pellegrini nel vestibolo del Duomo, ottenendo dal padre duca l'unione dei possedimenti della soppressa diocesi di Miseno alla mensa episcopale per sostenerne le spese.

Il conflitto con il ducato e l'esilio
I rapporti tra la Chiesa e il potere civile, ottimi sotto il padre Sergio I e il fratello Gregorio, si deteriorarono drasticamente con l'ascesa al ducato del nipote Sergio II. Il nuovo duca, avviato a una politica di ambigua alleanza con i Saraceni che infestavano il Mezzogiorno, non esitò a spogliare diverse chiese delle loro suppellettili preziose. Quando Atanasio osò rimproverarlo per tale condotta e per l'alleanza con gli invasori, Sergio II lo fece arrestare insieme ad altri zii.
Di fronte alla ferma reazione del clero e del popolo, il duca fu costretto a liberarlo, ma lo pose sotto stretto controllo, obbligandolo a non lasciare la città. Atanasio, comprendendo il pericolo, sigillò il tesoro della cattedrale e lanciò un anatema contro chiunque avesse osato violarlo. Si rifugiò quindi con alcuni fedeli nel monastero del Santissimo Salvatore, sull'isola di Megaride. Sergio II tentò di costringerlo a rinunciare al vescovado e a farsi monaco; al suo rifiuto, ordinò alle truppe di espugnare l'isola.
Atanasio riuscì a inviare un messaggero all'imperatore Ludovico II, che si trovava nei pressi di Benevento. Per ordine imperiale, il duca di Amalfi intervenne con la sua flotta, liberando il vescovo e conducendolo alla corte imperiale. Mentre Atanasio era assente, Sergio II saccheggiò il tesoro della cattedrale e perseguitò il clero fedele.

Gli ultimi anni e la morte
Papa Adriano II, informato degli abusi, lanciò l'interdetto sulla città di Napoli e scomunicò il duca Sergio II. Quando Ludovico II fu temporaneamente imprigionato dal duca di Benevento, Atanasio trovò rifugio a Sorrento, presso il fratello Stefano, vescovo della città. Di lì si recò a Roma per perorare la causa del suo popolo e ottenere la revoca dell'interdetto.
Raggiunto l'imperatore, ormai libero, in Sabina, Atanasio lo convinse a riprendere la difesa dell'Italia meridionale. Il papa, a sua volta, invitò Ludovico II a ripristinare Atanasio sulla sua sede legittima. Tuttavia, durante il viaggio di ritorno verso Napoli, il vescovo si ammalò gravemente nei pressi di Veroli, nel Lazio. Accolto nel monastero di San Quirico, dipendente dall'abbazia di Montecassino, vi si spense il 15 luglio 872, consumato dalle tribolazioni e dalle fatiche del suo ministero.

Reliquie e culto
Inizialmente sepolto nell'oratorio di San Pietro dell'abbazia di Montecassino, le spoglie di sant'Atanasio furono oggetto di una solenne traslazione a Napoli nell'877. Il 31 luglio di quell'anno, i resti furono deposti nell'atrio della basilica di San Gennaro extra moenia, nell'oratorio di San Lorenzo, accanto al sarcofago del suo predecessore Giovanni IV. Nel XIII secolo, le reliquie furono trasferite nella cattedrale di Napoli, dove riposano sotto l'altare della cappella del Santissimo Salvatore. Il capo del santo è custodito in un prezioso reliquiario nel Tesoro del Duomo. La sua memoria liturgica è celebrata il 15 luglio, data della sua morte, mentre la traslazione delle reliquie è ricordata tradizionalmente il 5 aprile.

Iconografia
Nell'arte, sant'Atanasio è raffigurato con gli abiti pontificali medievali, spesso con la mitria e il pastorale. In alcune rappresentazioni è mostrato nell'atto di fuggire verso il mare o di proteggere un calice, riferimento simbolico al suo gesto di sigillare il tesoro della cattedrale prima dell'esilio.

Curiosità
Una testimonianza storica di Giovanni Diacono riporta un dettaglio affascinante sulla devozione e sulla cultura del santo: Atanasio fece dono alla biblioteca del suo episcopato di tre codici contenenti le opere dello storico ebreo-romano Giuseppe Flavio. Questo gesto sottolinea come la sua formazione non fosse limitata alla sola teologia, ma abbracciasse la storiografia classica, considerata essenziale per la comprensione del contesto in cui la Chiesa operava.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Le notizie sulla figura e sull'attività di Atanasio, uno dei più insigni vescovi della Chiesa napoletana, sono tramandate principalmente dalla biografia contenuta nella cronaca del contemporaneo Giovanni Diacono e nella più ampia Vita di autore anonimo, del sec. X. Nato verso l'832 da Sergio I, duca di Napoli e dalla nobile Drosa, Atanasio fu ammesso giovanissimo tra i chierici della chiesa di Santa Maria Maggiore. Fu quindi posto direttamente alle dipendenze vescovo Giovanni IV (843-849) che, lo prese grandemente a cuore. Completò la sua formazione letteraria e spirituale e fu successivamente elevato agli ordini del suddiaconato e del diaconato. Giovanni Diacono rileva che fin da allora, a causa delle sue virtù, «quasi iam Episcopus venerabatur». Alla morte del vescovo Giovanni, nell'849, Atanasio appena diciottenne fu eletto vescovo concordemente dal clero, dai duchi e dal popolo, e fu consacrato a Roma da Leone IV nella basilica vaticana il 22 dicembre dello stesso anno.
Condusse una vita molto austera, dedicando alla preghiera, allo studio e alle penitenze il tempo libero dagli impegni pastorali. Sembra che ogni giorno celebrasse due Messe: una per i suoi particolari bisogni, l'altra per il suo popolo. Ebbe grande cura dell'istruzione letteraria e teologica del suo clero, impegnandolo anche nella trascrizione dei codici; istituì pure scuole per cantori e lettori. Giovanni Diacono precisa che Atanasio fece dono alla biblioteca dell'episcopato di tre codici delle opere di Giuseppe Flavio. Perché le funzioni sacre fossero celebrate in maniera degna, stabilì che da parte di un gruppo di sacerdoti ebdomadari, ogni giorno nella sua cattedrale fosse cantata la Messa, ad imitazione di quanto si faceva a Roma nella basilica lateranense. Incaricò vari chierici (custodes) della cura di diverse chiese e cappelle. Restituì alla disciplina religiosa il monastero del Santissimo Salvatore nell'Isola Megaride, affidando a quei monaci la chiesa di Santa Lucia a Mare con le sue rendite. Fondò un monastero benedettino vicino alla basilica di San Gennaro extra moenia. Restaurò varie chiese ed in particolare nelle adiacenze della cattedrale rinnovò un oratorio (cubiculum) dedicato a San Gennaro, ornandolo splendidamente. Arricchì la cattedrale di numerosa e preziosa sacra suppellettile e di arazzi di gran pregio. Curò i bisogni temporali del suo clero, dei monaci e del popolo e fu munifico verso i poveri: eresse, infatti, per essi e per i pellegrini un ospizio presso il vestibolo della stessa cattedrale; e molti signori napoletani spronati dal suo esempio concorsero a dotarlo. Aveva, inoltre, ottenuto dal padre che i possedimenti della estinta diocesi di Miseno fossero uniti alla mensa episcopale.
Partecipò al sinodo romano dell'861, ove tenne il terzo posto tra i padri conciliari. In quel tempo si recò più volte alla corte dell'imperatore Ludovico II, che conduceva una campagna militare contro i Saraceni che infestavano l'Italia meridionale, e vi si fece apprezzare grandemente. I rapporti con l'autorità civile, che erano stati ottimi durante il governo del padre Sergio I e del fratello Gregorio, divennero molto tesi sotto il nipote Sergio II. Dopo aver spogliato di suppellettili preziose varie chiese, e forse perché rimproverato per l'alleanza con i Saraceni, motivo al quale accenna Ludovico II in una lettera dell'871 all'imperatore Basilio (Baronio, Annales, XV, pp. 225 sg.), il duca giunse ad arrestare Atanasio e gli altri zii. In seguito alla reazione del clero, il duca dopo alcuni giorni liberò il vescovo, continuando tuttavia a controllarlo, e dopo essersi fatto promettere che non si sarebbe allontanato dalla città. Ma Atanasio, dopo aver sigillato il tesoro della cattedrale ed aver lanciato l'anatema a chi avesse osato violarlo, si rifugiò con alcuni chierici nel monastero del Santissimo Salvatore nell'Isola Megaride. Sergio II giunse a proporre ad Atanasio di rinunziare al vescovado, e di farsi monaco. Al rifiuto del vescovo, il duca ingiunse alle truppe di espugnare l'isola. Atanasio allora mandò un chierico a chiedere aiuto a Ludovico II che era accampato nei pressi di Benevento. Per ordine dell'imperatore, Marino, duca di Amalfi, giunse con la sua flotta nel golfo di Napoli, liberò Atanasio e lo portò a corte. Sergio allora saccheggiò il tesoro della cattedrale, perseguitando al tempo stesso numerosi ecclesiastici. Il papa Adriano II, dopo lettere indirizzate al duca e al clero, e dopo un vano tentativo di conciliazione tramite Anastasio Bibliotecario e l'abate Cesario, lanciò l'interdetto sulla città e scomunicò Sergio II. Allorché il duca di Benevento imprigionò a sorpresa Ludovico II, Atanasio poté rifugiarsi a Sorrento, dove era vescovo suo fratello Stefano, quindi si recò a Roma per ottenere l'assoluzione del suo popolo dall'interdetto. Assieme a Landolfo di Capua ed agli apocrisari papali, Atanasio raggiunse in Sabina Ludovico Il, che era stato liberato, e lo convinse a riprendere la difesa dell'Italia meridionale. Adriano II, a sua volta, invitò l'imperatore a riportare Atanasio sulla sede napoletana. Ma sulla via del ritorno Atanasio si ammalò gravemente nei pressi di Veroli; accolto nel monastero di San Quirico, dipendente da Montecassino, vi morì il 15 luglio 872. Fu sepolto nell'oratorio di San Pietro dell'abbazia di Montecassino. Solo nell'876 papa Giovanni VIII assolse dalla scomunica il duca Sergio II e ne promosse all'episcopato il fratello Atanasio II. L'anno seguente si procedette alla solenne traslazione delle venerate spoglie di Atanasio a Napoli, dove il 31 luglio furono collocate nell'atrio della basilica di San Gennaro extra moenia, nell'oratorio del vescovo San Lorenzo, vicino al sarcofago di Giovanni IV. Nel sec. XIII le sue reliquie furono traslate nella cattedrale, dove furono poste sotto l'altare della cappella del Santissimo Salvatore. Tale traslazione è ricordata il 5 aprile. Il capo, invece, è custodito in un prezioso reliquiario nel Tesoro della Cattedrale. La sua festa è celebrata il 15 luglio. In tale data figura anche nel Martirologio Romano.


Autore:
Gian Michele Fusconi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-07-13

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