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San Generoso di Tivoli Martire
Festa:
17 luglio
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† Tivoli, VI sec. oppure Nord Africa, 180 d.C.
Il Baronio lo ha iscritto nel Martirologio Romano alla data del 17
luglio. Ma dalle memorie tiburtine appare unicamente che le reliquie del
martire giacevano sotto l'altare maggiore della chiesa di S. Lorenzo,
cattedrale di Tivoli. Non conoscendo nulla del santo, sono state emesse
alcune ipotesi per identificarlo. Per alcuni Generoso è il "generoso"
vescovo di Tivoli, ricordato da Procopio senza darne il nome, che fu
ucciso dai Goti insieme col suo popolo, sotto Totila. Molto acuto e
molto vicino alla verità è quanto scrive il Delehaye nel Cornmento al
Martirologio Romano: "Certum vero Generosam martirem ad diem 17 iulii
fastis Latinorum inscriptam fuisse cum reliquis martyribus Scillitanis.
Haec fortasse seorsim a sociis Tibure colebatur sub nomine Generosi".
Tale giudizio era stato già intuito dal Lanzoni. In un affresco
sovrastante il trono vescovile della cattedrale, Generoso è
rappresentato come militare, mentre confessa la fede davanti al giudice:
risale al tempo di Pio VII, già vescovo di Tivoli.
Etimologia: Generoso = nobile d'origine, dal latino; prodigo, significato odierno
Emblema: Palma
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Le notizie sulla vita di San Generoso sono estremamente frammentarie. Il suo nome compare nel Martirologio Romano alla data del 17 luglio, una inclusione operata dal cardinale Cesare Baronio in fase di revisione del calendario liturgico. Tuttavia, le memorie storiche tiburtine più antiche si limitano a segnalare che le sue reliquie riposavano sotto l'altare maggiore della chiesa di San Lorenzo, cattedrale di Tivoli. Mancando del tutto atti processuali o racconti del martirio, gli studiosi hanno dovuto avanzare ipotesi per colmare questo vuoto documentale.
L'ipotesi dei Martiri Scillitani La critica agiografica moderna, guidata da autorevoli studiosi come Hippolyte Delehaye e Francesco Lanzoni, ha proposto una soluzione filologicamente solida. Il 17 luglio è la data tradizionale della commemorazione dei Martiri Scillitani, un gruppo di dodici cristiani giustiziati a Cartagine nel 180 d.C., la cui notizia costituisce la prima documentazione certa del cristianesimo in Nord Africa. Secondo questa lettura, il nome "Generoso" (o "Generosa") presente in antichi calendari latini potrebbe riferirsi a uno di questi martiri, il cui culto sarebbe stato trapiantato e localizzato a Tivoli, assumendo con il tempo i tratti di una figura autonoma e specificamente tiburtina.
La tradizione del vescovo martire sotto Totila Parallelamente all'ipotesi scillitana, si è consolidata nella tradizione locale una lettura storica diversa. Alcuni autori hanno identificato San Generoso con il vescovo di Tivoli menzionato dallo storico bizantino Procopio di Cesarea. Durante la guerra gotica, nel VI secolo, le truppe di re Totila conquistarono e devastarono Tivoli. Procopio riferisce che il vescovo della città fu ucciso insieme al suo popolo, sebbene non ne faccia il nome. La devozione tiburtina ha colmato questa lacuna attribuendo al pastore anonimo il nome di Generoso, celebrandone il coraggio e la fedeltà alla comunità cristiana anche di fronte alla morte violenta.
Reliquie e culto nella cattedrale Indipendentemente dalla sua identità storica precisa, il culto di San Generoso è radicato a Tivoli da secoli. Le sue reliquie sono tradizionalmente venerate nella cattedrale di San Lorenzo. Questa continuità di venerazione ha trasformato la sua figura in un punto di riferimento per la spiritualità locale, riconoscendo in lui il protettore e il compatrono della città, insieme a Santa Sinforosa.
Iconografia e l'affresco di Pio VII L'assenza di una "Passio" scritta ha lasciato ampia libertà all'immaginario iconografico. Nella cattedrale di Tivoli, un affresco collocato sopra il trono vescovile raffigura San Generoso nelle vesti di un militare romano che confessa la propria fede davanti a un giudice. Quest'opera risale all'epoca di Papa Pio VII, che prima della sua elezione al soglio pontificio fu vescovo di Tivoli. La scelta di rappresentarlo come soldato potrebbe derivare da una generica associazione tra il martirio e la "militia Christi", o da un tentativo di armonizzare visivamente la sua figura con i santi militari più noti del pantheon cristiano.
Autore: Enrico Quiri
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