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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera M > Santi Macedonio, Teodulo e Taziano Condividi su Facebook

Santi Macedonio, Teodulo e Taziano Martiri di Mèros in Frigia

Festa: 19 luglio

† Mèros in Frigia (odierna Turchia), circa 362

Questo gruppo di martiri patì per la fede sotto Giuliano l’Apostata, probabilmente nel 362. La loro morte è narrata da due autori quasi contemporanei e ben noti per la loro probità, gli storici Socrate e Sozomeno, ambedue della prima metà del V secolo. I sinassari bizantini non hanno fatto che riprodurre quelle narrazioni, aggiungendovi alcuni dettagli. La città di Mèros ospitava ancora pagani che approfittarono delle disposizioni prese dall’imperatore contro la religione cristiana per perseguitare i fedeli. Le autorità dimostrarono inoltre molto zelo nel favorire la religione dell’Apostata e andarono al di là delle prescrizioni imperiali, estorcendo denaro ai cristiani ed infliggendo loro maltrattamenti. Amachio, governatore della provincia, fece riaprire e restaurare il tempio già da gran tempo chiuso e vi reintegrò le statue delle divinità, dopo aver reso loro l’antico splendore. Tre cristiani, Macedonio, Teodulo e Taziano, non potendo tollerare una tale ingiuria, penetrarono di notte nel tempio e infransero le statue. Giacché il governatore minacciava rappresaglie sull’intera popolazione, essi si costituirono volontariamente. Amachio offrì loro la libertà se avessero bruciato incenso agli idoli, ma essi rifiutarono; vennero presto condannati a diversi supplizi ed infine furono arsi vivi.

Etimologia: Macedonio (dal greco 'Makedon', originario della Macedonia); Teodulo (dal greco 'Theodoulos', servo di Dio); Taziano (dal latino 'Tatianus', derivato da Tatius, nome di origine sabina).

Emblema: Graticola o fiamme (simbolo del martirio), abiti tardoantichi, talvolta rappresentati nell'atto di infrangere idoli.

Martirologio Romano: A Meros in Frigia, nell’odierna Turchia, santi Macedonio, Teodúlo e Taziano, martiri, che, sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata, furono posti dal governatore Almachio, dopo molte torture, su graticole di ferro ardenti e affrontarono esultanti il loro martirio.


Sotto il regno di Giuliano l'Apostata (361-363), l'Impero Romano visse un breve ma intenso tentativo di restaurazione pagana. A differenza delle grandi persecuzioni sistematiche del secolo precedente, questa fase si caratterizzò per pressioni legali, economiche e sociali mirate a marginalizzare il cristianesimo. Tuttavia, a livello locale, le autorità incoraggiarono episodi di violenza diretta, sfruttando il clima di tensione. La città di Mèros, in Frigia (nell'odierna Turchia), conservava una forte e attiva componente pagana che colse l'occasione delle nuove disposizioni imperiali per agire con rinnovato zelo, cercando di riaffermare il proprio dominio culturale e religioso.

L'atto di rottura
Il governatore della provincia, identificato dalle fonti antiche come Almachio o Amachio, ordinò la riapertura e il restauro di un tempio pagano rimasto chiuso per lungo tempo. L'atto simbolico fu completato facendo reinstallare le statue delle divinità, ripristinate nel loro antico splendore per essere oggetto di pubblico culto. Tre cristiani della comunità, Macedonio, Teodulo e Taziano, non potendo tollerare quella che consideravano una grave ingiuria spirituale e una provocazione alla loro fede, penetrarono di notte nell'edificio sacro e infransero le statue, compiendo un gesto di netta rottura.

Il processo e il martirio
Di fronte alla ferma minaccia del governatore di scatenare pesanti rappresaglie sull'intera popolazione cittadina, i tre decisero di costituirsi volontariamente. Assumendosi la piena responsabilità dell'atto, intendevano proteggere i loro concittadini da inutili sofferenze. Almachio offrì loro la libertà immediata in cambio di un gesto di apostasia, ovvero bruciare incenso agli idoli, ma i tre rifiutarono con incrollabile fermezza. Condannati a diversi supplizi intermedi, furono infine posti su graticole di ferro ardenti, dove affrontarono la morte tra le fiamme. La narrazione del loro martirio è tramandata da due storici ecclesiastici del V secolo, Socrate Scolastico e Sozomeno, noti per la loro affidabilità e precisione documentaria, che ne fissarono la memoria oltre le semplici leggende agiografiche.

Fonti storiche e culto
La memoria di questi martiri è attestata principalmente dalle 'Storie Ecclesiastiche' di Socrate Scolastico e di Sozomeno. I sinassari bizantini successivamente ripresero queste narrazioni, arricchendole con alcuni dettagli agiografici e fissando la loro commemorazione al 12 e 13 settembre. Il Martirologio Romano, tuttavia, ne celebra la memoria il 19 luglio, riconoscendone il valore storico e spirituale all'interno del calendario liturgico universale. Non si hanno notizie certe sulle loro reliquie, il cui destino rimane ignoto, come spesso accade per i martiri di epoca tardoantica in Asia Minore.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-15

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