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San Meneleo di Menat Abate
Festa:
22 luglio
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Précigné, Sarthe, Angiò, Francia, VII sec. - Menat, Puy-de-Dôme, Alvernia, Francia, circa 700
Meneleo era nato a Précigné (Sarthe, Angiò). Per evitare il matrimonio
si rifugiò in Alvernia e, con Saviniano, condusse vita eremitica a Menat
(Puy-de-Dome). I due compagni in seguito si misero sotto la direzione
dei santi Eudone e Teofredo (o Chaffre), nell’abbazia che più tardi
prese il nome di Le Monastier (Haute-Loire). Dopo sette anni, Meneleo
ritornò a Menat per assumere la direzione di quel monastero, che, poco
dopo, fu distrutto da un incendio. Meneleo provvide alla ricostruzione e
morì nel 700. Questa Vita non ha alcun valore storico. Fra le sue
numerose inesattezze, segnaliamo quella di avere assegnato alla
fondazione di Menat una data meno antica di quanto sia stata in realtà.
La memoria di Meneleo al 22 luglio si trova nel Martirologio di Usuardo,
nei Martirologi benedettini e fu ripresa dal Romano. La festa rimase
locale, a Bourges, Tours, Souvigny, ma Meneleo ebbe la sua
commemorazione anche nella diocesi di Clermont. Le reliquie del santo si
trovavano, con quelle di san Saviniano, sotto l’altare maggiore di
Menat, ma furono disperse dalla Rivoluzione, ad eccezione di alcuni
frammenti che erano stati donati a Précigné nel 1711.
Etimologia: Dal greco Menélaos, 'menos' (forza, vigore) e 'laos' (popolo) = 'guida del popolo' o 'forte tra la gente'.
Emblema: Abito da abate benedettino, bastone pastorale, modello di chiesa o abbazia.
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Meneleo (latino: Meneleus; francese: Ménelé) nacque nel VII secolo a Précigné, nell'antica provincia dell'Angiò (odierna Sarthe), da una famiglia che, secondo la tradizione, godeva di una certa agiatezza. Le fonti agiografiche, sebbene da maneggiare con cautela per le loro forzature cronologiche, riferiscono che il giovane, avverso alle convenzioni sociali dell'epoca, scelse di rifiutare un matrimonio combinato. Questa opposizione non fu un semplice capriccio, ma l'espressione di una vocazione religiosa già matura, che lo spinse a intraprendere un percorso di fuga dal mondo, tipico della spiritualità monastica altomedievale.
L'esperienza eremitica e la formazione Lasciata la terra natale, Meneleo si diresse verso l'Alvernia, una regione nota per i suoi aspri paesaggi e la forte tradizione eremitica. Qui si unì a un compagno di nome Saviniano, e insieme condussero una vita di preghiera e penitenza nelle vicinanze di Menat, nell'attuale dipartimento del Puy-de-Dôme. La ricerca di una regola e di una guida spirituale più strutturata li portò successivamente a porsi sotto la direzione di due figure di spicco del monachesimo dell'epoca: i santi Eudone e Teofredo. Presso l'abbazia che sarebbe poi diventata nota come Le Monastier, Meneleo trascorse un periodo di formazione, assorbendo i principi della vita cenobitica e dell'obbedienza.
Il ritorno a Menat e la ricostruzione Trascorsi circa sette anni di formazione, Meneleo fece ritorno a Menat. Trovò il luogo in condizioni disastrose: l'antico insediamento monastico era stato distrutto da un incendio. Lungi dallo scoraggiarsi, l'abate intraprese con determinazione l'opera di ricostruzione materiale e spirituale del monastero. Sotto la sua guida, la comunità riprese vigore, trasformandosi in un punto di riferimento per la vita religiosa della regione. Meneleo guidò l'abbazia con saggezza fino alla sua morte, avvenuta intorno all'anno 700, lasciando un'eredità di fede e resilienza che i suoi successori avrebbero custodito per secoli.
Culto e reliquie La memoria liturgica di san Meneleo è fissata al 22 luglio, data riportata dal Martirologio di Usuardo, dai martirologi benedettini e confluita nel Martirologio Romano. Il culto rimase a lungo circoscritto ad ambiti locali, con particolare devozione a Bourges, Tours, Souvigny e, naturalmente, nella diocesi di Clermont. Per secoli, le reliquie del santo riposarono insieme a quelle di san Saviniano sotto l'altare maggiore dell'abbazia di Menat. Tuttavia, come per molti tesori sacri dell'epoca, la Rivoluzione francese segnò un punto di rottura: le reliquie furono disperse e profanate. Fortunatamente, alcuni frammenti erano stati donati alla sua città natale, Précigné, già nel 1711, permettendo una seppur minima continuità della venerazione.
Iconografia Nell'arte sacra, san Meneleo è tradizionalmente raffigurato con gli attributi classici dell'abate: l'abito monastico, il bastone pastorale e, in modo distintivo, un modello dell'abbazia di Menat tra le mani, a simboleggiare il suo ruolo di fondatore e ricostruttore del monastero.
Curiosità Una curiosa leggenda agiografica tardiva, priva di fondamento storico ma interessante per la sociologia del sacro, tentò di nobilitare le origini di Meneleo collegandolo all'imperatore bizantino Eraclio. Tale espediente narrativo era comune nel Medioevo per conferire maggiore prestigio alle fondazioni monastiche, ma gli studiosi moderni lo hanno unanimemente respinto, confermando le sue umili origini nell'Angiò.
Autore: Enrico Quiri
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