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San Cirillo di Antiochia, Andrea e compagni Vescovo
Festa:
22 luglio
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† Pannonia (ora Ungheria, 306 circa
Nelle liste episcopali di Antiochia, Cirillo viene dopo Timeo, cioè
sarebbe stato eletto verso il 279-80. Non si sa niente dell'episcopato
di Cirillo, se non che avrebbe forse ammesso alla comunione
ecclesiastica il sacerdote Luciano, precedentemente condannato per suoi
rapporti con Paolo di Samosata. Verosimilmente, alla pubblicazione del
secondo editto di Diocleziano (primavera 303) che prescriveva la cattura
di tutti i capi delle chiese, Cirillo fu arrestato e mandato ad minas
in Pannonia. In questo senso si può intepretare un passo degli Atti dei
ss. Quattro Coronati. La sua morte avvenne in esilio verso il 306.
Insieme con Cirillo nel Martirologio Geronimiano viene commemorato un
martire di nome Andrea Si tratta di un martire autentico che viene
ricordato, sempre insieme con Cirillo, nella lista dei martiri di
Antiochia che si trova nell'omelia de Martiribus attribuita a Eusebio di
Cesarea. Gli altri martiri, nominati nel Geronimiano dopo Andrea, Aulo,
Tebellio, Sterteo, sono estranei ad Antiochia e probabili corruzioni.
Etimologia: Cirillo = 'che ha forza', 'signore', dal greco 'kyrios'
Emblema: Bastone pastorale, abiti episcopali antichi.
Martirologio Romano: Ad Antiochia in Siria, san Cirillo, vescovo, che sotto l’imperatore Diocleziano patì il carcere e l’esilio.
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Le notizie biografiche su Cirillo sono scarsissime, come per molti vescovi del III secolo. Le liste episcopali di Antiochia lo collocano come successore di Timeo, con un'elezione databile intorno al 279-280. Non conosciamo il luogo di nascita, ma è altamente probabile che fosse originario della Siria o comunque inserito stabilmente nel tessuto culturale e religioso antiocheno. La sua ascesa alla cattedra avvenne in un periodo di relativa tranquillità per la Chiesa, ma caratterizzato da intensi dibattiti teologici interni e dalla necessità di consolidare l'ortodossia dopo le controversie precedenti.
Il ministero e la questione di Luciano Durante il suo episcopato, Cirillo si trovò a gestire le conseguenze dello scisma legato a Paolo di Samosata. Una tradizione storica, considerata probabile dagli studiosi, riporta che Cirillo avrebbe ammesso alla comunione ecclesiastica il sacerdote Luciano, precedentemente condannato o sospeso per i suoi legami con la fazione di Paolo. Questo gesto, se confermato, delineerebbe un vescovo incline alla riconciliazione e alla mediazione, capace di valorizzare le energie intellettuali della sua diocesi, tra cui la celebre scuola teologica di Antiochia di cui Luciano fu maestro e fondatore.
La persecuzione di Diocleziano e l'esilio La svolta drammatica si ebbe con la promulgazione del secondo editto persecutorio di Diocleziano nella primavera del 303, che ordinava specificamente l'arresto e la detenzione di tutti i capi delle comunità cristiane. Cirillo, in quanto vescovo, fu un bersaglio immediato. Arrestato, non fu giustiziato sul posto, ma condannato ai lavori forzati nelle miniere ("ad minas") in Pannonia, una delle province più dure e remote dell'Impero. La sua morte avvenne in esilio verso il 306, consumata dalle privazioni e dalla fatica, configurando un martirio bianco, non meno reale di quello del sangue.
Il culto e la questione dei "compagni" Il Martirologio Romano commemora al 22 luglio san Cirillo, vescovo, che sotto l'imperatore Diocleziano patì il carcere e l'esilio. Il Martirologio Geronimiano associa al suo nome quello di un martire di nome Andrea, figura autentica ricordata anche nell'omelia "De Martiribus" attribuita a Eusebio di Cesarea. Altri nomi talvolta associati nella tradizione (Aulo, Tebellio, Sterteo) sono ritenuti dalla critica agiografica moderna probabili corruzioni testuali o aggiunte tarde estranee al contesto antiocheno, frutto di sovrapposizioni con altri martirologi locali.
Autore: Enrico Quiri
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