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Beato Gioacchino Vilanova Camallonga Sacerdote e martire
Festa:
27 luglio
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Ontinyent (Onteniente), Valencia, Spagna, 6 ottobre 1888 - Ibi, Alicante, Spagna, 29 luglio 1936
Nato a Ontinyent nel 1888, maturò fin da giovane la vocazione sacerdotale e, dopo la formazione nel Collegio delle Vocazioni della diocesi di Valencia, fu ordinato presbitero nel 1920. Prestò servizio dapprima a Quatretondeta e successivamente a Ibi, dove conquistò la stima dei fedeli grazie al suo carattere mite, alla disponibilità e all'instancabile servizio pastorale. Allo scoppio della persecuzione anticattolica del 1936 venne arrestato unicamente perché sacerdote. Fucilato il 29 luglio dello stesso anno, fu riconosciuto dalla Chiesa come martire in odium fidei e beatificato da san Giovanni Paolo II nel 2001 insieme ad altri 232 testimoni della fede uccisi durante la medesima persecuzione.
Etimologia: Dall'ebraico Yehoyaqim e significa 'Dio ha stabilito' oppure 'il Signore rende saldo'.
Emblema: Palma del martirio, veste sacerdotale, croce.
Martirologio Romano: Nella cittadina di Ollería nel territorio di Valencia in Spagna, beato Gioacchino Vilanova Camallonga, sacerdote e martire, che in tempo di persecuzione contro la fede raggiunse la gloria celeste.
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Gioacchino Vilanova Camallonga nacque il 6 ottobre 1888 a Ontinyent, importante centro della provincia di Valencia. Le fonti conservano poche informazioni sulla sua famiglia; è noto tuttavia che una sorella abbracciò anch'essa la vita religiosa, segno di un ambiente familiare profondamente cristiano. Fin dall'infanzia manifestò il desiderio di diventare sacerdote. Per questo fu ammesso al Collegio delle Vocazioni, istituzione destinata alla formazione dei futuri presbiteri della diocesi valenciana. Le fonti non tramandano particolari sul suo percorso di studi, ma la sua formazione avvenne negli anni in cui la Chiesa spagnola affrontava profonde trasformazioni sociali e politiche.
L'ordinazione sacerdotale Ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1920. Il suo primo incarico pastorale fu nella parrocchia di Quatretondeta, piccolo centro montano della provincia di Alicante. Successivamente fu trasferito a Ibi, cittadina in rapida crescita economica grazie allo sviluppo industriale. In entrambe le destinazioni esercitò il ministero con semplicità e spirito di servizio. Le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione concordano nel descriverlo come un sacerdote gentile, disponibile verso tutti e molto amato dalla popolazione. La sua attività pastorale non fu caratterizzata da eventi straordinari, ma dalla fedeltà quotidiana ai doveri del ministero.
La persecuzione religiosa del 1936 Nel luglio 1936 il fallimento del colpo di Stato militare diede origine alla guerra civile spagnola. Nelle zone rimaste sotto il controllo repubblicano si sviluppò una violenta persecuzione anticlericale, che provocò l'uccisione di migliaia di sacerdoti, religiosi e laici cattolici. La diocesi di Valencia fu una delle aree maggiormente colpite. Numerosi sacerdoti vennero arrestati senza alcuna imputazione diversa dalla loro appartenenza al clero. Anche don Gioacchino fu individuato e catturato esclusivamente per la sua condizione sacerdotale. Le fonti non riferiscono particolari sul suo arresto né sugli ultimi giorni di prigionia, ma concordano nell'affermare che affrontò serenamente il destino che lo attendeva.
Il martirio Il 29 luglio 1936 fu condotto a Ibi e fucilato dai miliziani rivoluzionari. La Chiesa ha riconosciuto che la sua uccisione avvenne in odium fidei, ossia per odio verso la fede cristiana e il ministero sacerdotale che rappresentava. La sua morte si inserisce nel più ampio contesto dei martiri della guerra civile spagnola, considerati una delle più vaste testimonianze collettive del XX secolo.
Il culto Conclusa la guerra civile, la memoria del sacerdote rimase viva nelle comunità che lo avevano conosciuto. Nel processo istruito dalla Chiesa fu riconosciuto il carattere autenticamente martiriale della sua morte. L'11 marzo 2001 san Giovanni Paolo II lo proclamò beato a Valencia insieme ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna, appartenenti a diverse diocesi e famiglie religiose. La sua memoria liturgica è fissata al 27 luglio, mentre il martirio avvenne il 29 luglio 1936.
Autore: Giampietro Cattini
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