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Santi Lucilla, Flora, Eugenio e compagni Martiri

Festa: 29 luglio

Emblema: Palma


Un’antica tradizione narra che Flora e Lucilla erano sorelle, cittadine romane, vissute nel terzo secolo. Si distinsero a Roma per fede, amore alla castità e disprezzo del mondo. Un giorno, ad Ostia, furono rapite da un africano di nome Eugenio che in seguito, commosso dal loro esempio, si convertì. Quando l’imperatore Gallieno pubblicò l’editto di condana dei cristiani, Flora e Lucilla diedero prova di straordinario coraggio, sacrificando per Cristo la propria vita. Era circa l’anno 260. La tradizione aggiunge che nel secolo IX le loro reliquie vennero portate ad Arezzo, nel monastero benedettino che sorgeva nei pressi dell’Olmo. Nel 1196 i monaci dovettero lasciare il colle della Torrita (che ancora si chiama S. Flora). Costruirono il monastero ad Arezzo, portando in badia le preziose reliquie, oggi custodite nell’altare dedicato a s. Rita. La festa locale di Flora e Lucilla è fissata al 29 luglio.

PREGHIERA
O sante Flora e Lucilla, vergini e martiri gloriose di Cristo, nostre patrone, mentre vi ringraziamo per la singolare protezione che esercitate sopra di noi liberandoci dai pericoli dell’anima e del corpo, umilmente vi preghiamo di intercedere dal Signore la pace con lui e con il prossimo. Benedite la nostra vita, quella delle nostre famiglie e delle nostre comunità parrocchiali, con la speranza di poter essere un giorno, per divina misericordia, con Voi nella gloria di Dio. Amen.

Autore: Daniele Bolognini

 


 

Il Martirologio Romano li ricorda il 29 luglio e attesta che perirono a Roma al tempo dell'imperatore Gallieno. La passio, scritta probabilmente nel sec. IX, non è altro che un plagio di quella dei santi Luceia e Auceia con qualche insignificante variazione. Con molta verosimiglianza essa fu composta nel monastero di S. Fiora sul monte Amiata, perché, in appendice, si racconta che i loro corpi, seppelliti dapprima in un suburbio di Ostia, al tempo del papa Benedetto III sarebbero stati trasferiti ad Arezzo; durante il viaggio però la giumenta che li trainava si fermò sul monte Titano, a due miglia da Arezzo ed ivi sorsero una basilica ed un monastero che, insieme col paesetto vicino, presero il nome di S. Fiora.
Da quel luogo il culto dei nostri santi si diffuse non soltanto in Italia, ma anche in Germania, Svizzera, Francia e Spagna, dove parecchie città dicono di possederne alcune reliquie.


Autore:
Giuseppe Palazzini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2011-10-17

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