|
† Marchiennes, Gallia belgica, circa 690
Gionato (Giona) fu nominato abate di Marchiennes, presso Douai, da
sant'Amando e sotto il suo abbaiato il monastero divenne doppio. Egli
diresse l'abbazia di concerto con san Rictrude. Morì a Marchiennes verso
il 690 ed ivi fu sotterrato. A torto, sembra, è stato identificato con
Giona di Bobbio. La festa era celebrata il primo agosto come si può
vedere dal sermone liturgico che si leggeva quel giorno, che fu
verosimilmente composto da Ucbaldo di sant'Amando all'inizio del secolo
X. Nella diocesi di Cambrai è festeggiato il 9 e il 4 agosto.
Etimologia: Deriva dal latino 'Jonatus', a sua volta dal greco e dall'ebraico 'Yonah', che significa 'colomba'.
Emblema: Abito monastico, bastone abbaziale, talvolta una colomba o in compagnia di sant'Amando e santa Rictrude.
Martirologio Romano: A Marchiennes nella Gallia belgica, in Francia, san Giónato, abate, discepolo di sant’Amando.
|
Nel VII secolo, la Gallia belgica era un crocevia di rinascita spirituale. Sant'Amando, vescovo itinerante e instancabile fondatore di monasteri, promuoveva un modello di vita comunitaria ispirato a una sintesi tra la regola colombaniana e quella benedettina. In questo fermento di fondazioni, sorse il bisogno di figure capaci di garantire stabilità, continuità e ortodossia alle nuove comunità, evitando che si disperdessero dopo la partenza del fondatore.
La formazione e la vocazione Gionato (Jonatus, Jonat, Giona, Gionata) crebbe spiritualmente nella scuola di Elnone (l'odierna Saint-Amand-les-Eaux), dove fu accolto e formato direttamente da sant'Amando. Gli antichi annali di Marchiennes lo definiscono 'specialis alumnus' del vescovo, evidenziando un legame di profonda fiducia e affinità spirituale. Questa formazione diretta gli trasmise non solo la disciplina monastica, ma anche la visione pastorale necessaria per governare una comunità in un territorio ancora in parte da evangelizzare.
L'abbaziato e il monastero doppio Intorno alla metà del VII secolo, Amando affidò a Gionato la guida della comunità di Marchiennes. Sotto il suo governo, il monastero assunse una configurazione peculiare e avanzata per l'epoca: divenne un 'monastero doppio', accogliendo sia una comunità maschile sia una femminile. Gionato diresse la parte maschile in stretta e armonica collaborazione con la badessa santa Rictrude, garantendo unità spirituale pur nel rispetto delle distinzioni canoniche e degli spazi fisici. Questa scelta rifletteva una prassi diffusa nell'alto medioevo, volta a offrire cura pastorale e protezione a intere famiglie nobiliari, come quella di origine guascone di Rictrude.
Gli ultimi anni e la morte Dopo aver consolidato la vita regolare e le proprietà dell'abbazia, Gionato trascorse i suoi ultimi anni nella preghiera, nella direzione spirituale e nel consolidamento della regola. Morì nel monastero intorno al 690 e fu sepolto nella chiesa abbaziale. La sua dipartita non segnò la fine della sua influenza, poiché la sua memoria divenne immediatamente oggetto di venerazione locale, trasformandolo in un punto di riferimento per la identità monastica della regione.
Il culto e le reliquie La santità di Gionato fu riconosciuta per 'aequabilem consuetudinem' (culto antico), senza un processo formale, come era prassi per i santi altomedievali. Già all'inizio del X secolo, Ucbaldo di Saint-Amand compose un sermone liturgico per la sua festa, confermando la solidità e la diffusione del suo culto. Le sue reliquie rimasero a Marchiennes, dove furono oggetto di una solenne traslazione documentata nel 1127. Questo evento è riportato nella 'Translatio Sancti Jonati' (BHL 4449), un testo agiografico che testimonia la persistenza della sua devozione e il suo ruolo come patrono protettore della comunità monastica anche in epoca medievale centrale.
La questione storiografica Alcune tradizioni agiografiche minori e cataloghi antichi hanno tentato di identificare Gionato di Marchiennes con il più noto Giona di Bobbio, celebre autore della 'Vita Columbani'. Gli studi moderni, basati sull'analisi incrociata delle fonti e delle cronologie, respingono con fermezza questa sovrapposizione. Si tratta di due figure distinte, attive in contesti geografici e cronologici differenti, e l'errore è oggi considerato un semplice omonimo fraintendimento medievale.
Iconografia e liturgia Nell'arte sacra, san Gionato è raffigurato con gli attributi tipici dell'abate: tonaca, cocolla e bastone pastorale. Talvolta compare una colomba, richiamo etimologico e simbolico al suo nome, oppure è rappresentato in dialogo con sant'Amando e santa Rictrude a simboleggiare la filiazione spirituale e la collaborazione di governo. Oltre alla memoria universale del 1° agosto, il suo nome compare nei martirologi locali della diocesi di Cambrai anche il 4 e il 9 agosto, a testimonianza di una devozione radicata e stratificata nel tempo.
Curiosità - Il nome 'Jonatus' (colomba) ha ispirato nel tempo una lettura simbolica della sua figura: come la colomba portò il ramoscello d'ulivo dopo il diluvio, così Gionato è visto dalla tradizione locale come portatore di pace e riconciliazione nelle terre di frontiera della Gallia. - La gestione del monastero doppio di Marchiennes sotto Gionato e Rictrude rappresenta uno dei casi meglio documentati di cooperazione paritaria tra abate e badessa nell'alto medioevo. Le fonti, come la 'Vita Rictrudis', mostrano un rapporto di reciproco rispetto, sfatando il mito di una subordinazione sistematica femminile in tali contesti monastici.
Autore: Enrico Quiri
|