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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera R > San Rainerio (Raniero) di Cagli Condividi su Facebook

San Rainerio (Raniero) di Cagli Vescovo

Festa: 4 agosto

† Spalato, Dalmazia (odierna Croazia), 4 agosto 1180

Nato intorno al 1100, forse in Romagna o nelle Marche, abbracciò la vita eremitica a Fonte Avellana, stringendo una solida amicizia con il vescovo di Gubbio, sant'Ubaldo. Eletto vescovo di Cagli nella metà del XII secolo, si distinse per zelo pastorale e fermezza. Trasferito da papa Alessandro III alla sede arcivescovile di Spalato, in Dalmazia, si trovò a gestire le complesse dinamiche tra la popolazione romanizzata e le tribù slave locali, in un contesto di vacillante autorità imperiale. La sua morte, avvenuta per lapidazione il 4 agosto 1180 mentre tentava di recuperare terre usurpate alla sua Chiesa, ne sancì la venerazione come martire. Il suo culto, antichissimo e confermato da Alessandro VIII nel 1690, lo vede oggi compatrono dell'arcidiocesi di Spalato e della diocesi di Cagli.

Etimologia: Dal germanico Raginheri, composto da 'ragin' (consiglio, decisione) e 'heri' (esercito), con il significato di 'guerriero saggio' o 'esercito di consiglio'.

Emblema: Abiti vescovili (mitra e pastorale), palma del martirio, pietre.

Martirologio Romano: A Spalato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, san Raniero, vescovo e martire, che, già monaco, per difendere i diritti della Chiesa dapprima molto patì nella sede di Cagli e morì poi lapidato in quella di Spalato.

Ascolta da RadioVaticana:   
  

Le notizie sulla gioventù di Rainerio (o Raniero) sono frammentarie. Nato verosimilmente intorno al 1100, con origini incerte tra la Romagna, l'Umbria e le Marche, scelse giovanissimo la vita monastica. Entrò nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, sul monte Catria, un centro di fervore spirituale ereditato dalla riforma di san Pier Damiani. Qui Rainerio si dedicò alla preghiera, allo studio e alla penitenza, emergendo per saggezza e prudenza. In questo periodo strinse una profonda amicizia con Ubaldo Baldassini, futuro vescovo di Gubbio, del quale avrebbe in seguito fornito preziose testimonianze per la stesura della sua biografia.

Il ministero episcopale a Cagli
Intorno al 1154 o 1156, Rainerio fu chiamato a lasciare il chiostro per assumere la guida della diocesi di Cagli. Per quasi vent'anni esercitò il ministero pastorale con dedizione, ottenendo nel 1170 un importante privilegio da papa Alessandro III a favore dell'abbazia di San Geronzio. Il suo episcopato non fu privo di tensioni: verso la fine del suo mandato, sorse una controversia con il capitolo cattedrale di Cagli riguardo al conferimento dei benefici. La questione, portata al cospetto del pontefice, era ancora pendente quando giunse a Roma una delegazione dell'arcidiocesi di Spalato, richiedente un nuovo pastore.

L'arcivescovado di Spalato e il contesto politico
Papa Alessandro III colse l'opportunità per risolvere le tensioni a Cagli e affidò a Rainerio la prestigiosa e complessa sede metropolitana di Spalato, in Dalmazia, nominandolo arcivescovo intorno al 1175. Rainerio raggiunse la nuova sede via mare, partendo da Ravenna, e nel 1177 ebbe l'onore di accompagnare lo stesso Alessandro III da Lissa a Zara, durante il viaggio del pontefice diretto a Venezia per incontrare Federico Barbarossa.
Il governo di Spalato si rivelò estremamente delicato. La città si trovava sotto l'influenza politica dell'Impero bizantino di Manuele I Comneno, ma al suo interno coesistevano due realtà in attrito: la popolazione di cultura romano-bizantina e le tribù slave cristianizzate dell'entroterra. Rainerio partecipò al Concilio Lateranense III nel 1179 e si recò persino a Costantinopoli per rendere omaggio all'imperatore, da cui ottenne doni preziosi, tra cui uno stendardo ricamato in oro.

Il martirio e la memoria
All'inizio del 1180, l'arcivescovo dovette affrontare l'usurpazione di alcune terre di proprietà della Chiesa di Spalato da parte di membri di una tribù locale. Di fronte all'inerzia delle autorità imperiali, Rainerio decise di agire in prima persona, recandosi alle falde del monte Mosor per trattare la restituzione dei beni. Accolto inizialmente da lamentele, fu presto oggetto di minacce che degenerarono in violenza: il 4 agosto 1180, il prelato fu lapidato a morte.
Sebbene le agiografie tarde abbiano arricchito il racconto con elementi miracolosi, la cronaca dell'arcidiacono Tommaso da Spalato conferma la lucida consapevolezza del rischio da parte del vescovo. Le sue spoglie furono inizialmente tumulate nella chiesa di San Benedetto, fuori dalle mura di Spalato, che in seguito prese il suo nome.

Culto e Reliquie
Il culto di san Rainerio è documentato fin dai secoli successivi alla sua morte. Nel XVII secolo, a causa delle incursioni ottomane, il corpo fu traslato temporaneamente nella chiesa di Santa Maria de Taurelis, per poi essere restituito alla sede originaria nel 1676. Oggi le reliquie sono conservate in un prezioso busto reliquiario nel tesoro della Cattedrale di Spalato. Papa Alessandro VIII confermò ufficialmente il culto nel 1690, dichiarandolo compatrono dell'arcidiocesi di Spalato; la concessione fu estesa alla diocesi di Cagli nel 1819.

Iconografia
L'iconografia tradizionale lo rappresenta con gli abiti pontificali, la mitra e il pastorale, spesso accompagnato dalla palma del martirio e, talvolta, da pietre ai suoi piedi a ricordo del supplizio subito. Un celebre santino tedesco del 1952 riproduce un particolare di un dipinto attribuito a Giovanni Battista da Cagli, detto l'Ortolano.

Curiosità
Una tradizione orale cagliese narra che, poiché san Rainerio presenziò e celebrò i solenni funerali di sant'Ubaldo a Gubbio nel 1160, da allora spetterebbe per consuetudine al vescovo di Cagli il compito di presiedere le esequie dei vescovi di Gubbio.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Nato forse in Romagna (a Bologna?) non prima del 1100, morì martire per la difesa dei beni della sua diocesi il 4 agosto 1180. Entrato nel monastero di Fonte Avellana sul Catria (Congregazione Avellanita), allora in diocesi di Gubbio, forse sotto il priore, suo omonimo, Rainerio diacono, divenne grande amico del santo vescovo di Gubbio, Ubaldo, eletto a quella sede fin dal 1129 (nel 1160, ormai vescovo anche lui, sarà presente alla sua morte ed ai solenni funerali).
Nel 1156 (altri 1154), Rainerio veniva eletto vescovo di Cagli, ed esercitò con zelo il ministero pastorale per quasi vent'anni.
Sotto il suo episcopato ebbe il periodo di maggior splendore l'abbazia di san Geronzio, nelle vicinanze di Cagli, fatta oggetto, appunto, il 2 aprile 1170, del privilegio di Alessandro III.
Turbò, verso la fine, il suo episcopato una controversia con il Capitolo cattedrale di Cagli, forse per il conferimento dei benefici; la controversia, portata a Roma, era pendente presso il Consistorium papale, quando a Roma stessa giungeva una missione dell'archidiocesi di Spalato per chiedere un nuovo arcivescovo. Rainerio venne allora trasferito da Cagli a Spalato (1175).
Raggiunta la nuova sede, via mare, partendo da Ravenna, nel 1177, andò incontro, accompagnandolo poi fino a Zara, ad Alessandro III diretto a Venezia, per incontrarsi con Federico Barbarossa.
Sotto il governo di Rainerio si tenne a Spalato un concilio nazionale, a cui presiedette il Cardinale legato, Raimondo de Capella (1177-1178). Egli, inoltre, intraprese un viaggio a Costantinopoli (1178?), alla corte dell'Imperatore Emanuele Commeno, da cui Spalato allora dipendeva. Partecipò al concilio Lateranense III (1179) con i suoi suffraganti e fu tra i firmatari degli Atti.
All'inizio del 1180 si aprì la questione del possesso di alcune terre appartenenti alla Chiesa di Spalato, ma usurpate da membri di una tribù di Gratti. L’arcivescovo tentò innanzitutto le vie pacifiche per la restituzione; ma l’autorità imperiale, per debolezza, non seppe farsi rispettare; Rainerio pensò allora di imporsi con la propria autorità, recandosi personalmente alle falde del Monte Grasso un contrafforte del Misor, dove erano i terreni controversi. Lo ricevettero i lamenti, poi le minacce degli usurpatori che passando a vie di fatto lo lapidarono: era il 4 agosto 1180. Fatti portentosi avrebbero accompagnato il martirio. Chi racconta tutto ciò è a qualche secolo di distanza dagli avvenimenti, mentre il primo fedele biografo, Tommaso da Spalato, ne tace assolutamente.
Le spoglie mortali dell'arcivescovo furono tumulate nella chiesa di san Benedetto fuori le mura, che più tardi prese il nome di san Rainerio: ivi rimasero per lungo tempo "pro martire inde habitum eius miracula comprobant", dice il Lucio.
Un'altra chiesa in suo onore sorse nel villaggio di Dubrava tra due colli del monte Misor, a quindici miglia da Spalato, dove avvenne il suo martirio. Il decreto di Urbano VIII non danneggiò il culto di Rainerio, troppo antico per essere messo in dubbio. Il Farlati, infatti, fa l’elenco di tutti gli scrittori che hanno dato a Rainerio i titoli di santo e martire e Sisto V fece dipingere l’immagine dello stesso arcivescovo, con sotto scritto il titolo di santo, nel Collegio illirico di san Girolamo a Roma.
Nel secolo XVII, sotto l’imperversare del pericolo delle incursioni turche, il corpo di Rainerio fu traslato dalla chiesa di san Benedetto (san Rainerio) a quella di santa Maria de Taurelis; ma nel 1676 fu restituito alla vecchia dimora, ormai compresa entro le mura. Durante questa traslazione, una colomba sarebbe volata sul feretro ed alcuni l’avrebbero veduta; ma il Farlati stesso non si sente di garantire ciò.
Il culto fu espressamente riconosciuto da Alessandro VIII, che nel 1690 approvò l’Ufficio con ottava del santo per l’archidiocesi di Spalato, dichiarandolo insieme compatrono, accanto a san Domnione, della medesima archidiocesi: la concessione fu poi estesa a Cagli (9 febbraio 1819). La festa si celebra il 2, il 4 o l’11 agosto.
Non è frequente trovare nel martirologio cristiano l’esempio di un martire caduto per la difesa di interessi materiali della Chiesa, essendo l’aureola più comune del martire la difesa della propria fede. Teologicamente, però, rientra nella difesa della dottrina fidei anche quella delle immunità ecclesiastiche, come difesa, col sacrificio della vita, dei sacrosanti diritti della Chiesa sui beni che la pietà dei fedeli ha messo nelle Sue mani.
Quanto alla coscienza del martirio fa fede la narrazione lasciataci dall’arcidiacono Tommaso, che parla di minacce fatte al santo da parte dei suoi carnefici, immediatamente prima dell’atto criminale: dal che è facile dedurre che Rainerio dovette aver chiara, prima di affrontarla, la visione della sorte che lo attendeva, se avesse persistito, come fece, nel suo atteggiamento di intrepida difesa.


Autore:
Giuseppe Palazzini


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2019-05-20

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