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Gloucester, Inghilterra, 1586-1587-1588
I Beati Giovanni Sandys, Stefano Rowsham e Guglielmo Lampley incarnano tre volti diversi della resistenza cattolica durante il regno di Elisabetta I. Due di loro erano sacerdoti formatisi nei seminari inglesi in esilio sul continente, rientrati in patria per assistere spiritualmente i fedeli braccati dalle leggi penali; il terzo era un umile artigiano locale, punito per aver semplicemente condiviso la propria fede con i suoi parenti. Sebbene subirono il martirio in date differenti tra il 1586 e il 1588, la storiografia ecclesiastica e il Martirologio Romano li accomunano nella memoria dell'11 agosto, uniti dal medesimo supplizio inferto loro nella città di Gloucester.
Etimologia: Giovanni, 'dono del Signore'; Stefano, 'coronato'; Guglielmo, 'elmo di volontà'.
Emblema: Palma del martirio, corda, veste talare nera o abito da artigiano.
Martirologio Romano: A Gloucester in Inghilterra, beati martiri Giovanni Sandys e Stefano Rowsham, sacerdoti, e Guglielmo Lampley, sarto, che, sebbene in giorni diversi rimasti sconosciuti, subirono gli stessi supplizi per Cristo sotto la regina Elisabetta I.
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Le estrazioni sociali e i percorsi formativi dei tre martiri illustrano la vasta geografia umana del cattolicesimo inglese dell'epoca. Giovanni Sandys nacque tra il 1550 e il 1555 nella vasta diocesi di Chester, un'area che comprendeva il Cheshire e il Lancashire, regioni in cui l'antica fede aveva messo radici profonde e tenaci. Spinto dalla vocazione sacerdotale e impossibilitato a studiare in patria a causa delle restrizioni religiose, attraversò la Manica e giunse al Collegio Inglese di Reims il 4 giugno 1583, completando la sua formazione e ricevendo l'ordinazione sacerdotale l'anno successivo. Stefano Rowsham, nato nell'Oxfordshire intorno al 1555, seguì un percorso del tutto differente. Intelligente e dotato, si immatricolò a Oriel College, a Oxford, nel 1572. Inizialmente conformista, prese gli ordini nella Chiesa d'Inghilterra e servì persino come vicario nella parrocchia di Santa Maria Vergine a Oxford. Tuttavia, lo studio e la riflessione personale lo portarono a una crisi spirituale che sfociò nella conversione al cattolicesimo. Abbandonato il ministero anglicano e il Paese, raggiunse il continente per formarsi al sacerdozio cattolico, venendo ordinato nel 1582. Di Guglielmo Lampley si hanno notizie anagrafiche molto più scarne. Originario di Gloucester, non apparteneva al clero né all'aristocrazia, ma esercitava il mestiere di guantaio. Le fonti storiche lo descrivono come un uomo di umili condizioni e di modesta istruzione formale, ma dotato di una solida fede e di un carattere risoluto.
Il ministero in terra inglese e l'arresto Per i sacerdoti Sandys e Rowsham, il ritorno in Inghilterra significava l'ingresso nella clandestinità. Le leggi emanate dal Parlamento nel 1585 rendevano alto tradimento il solo fatto che un sacerdote ordinato all'estero mettesse piede sul suolo inglese. Sandys rientrò in patria dopo l'ordinazione, operando come missionario itinerante in un clima di continua paranoia e pericolo, dovendo contare sulla segretezza delle famiglie cattoliche per trovare rifugio. Fu arrestato e tradotto nelle prigioni di Gloucester in circostanze non del tutto chiarite, ma tipiche delle retate condotte dai cacciatori di preti. Rowsham, dopo essere stato ordinato, partì per la missione inglese in compagnia di un altro futuro martire, Robert Ludlam. Il suo ministero fu breve ma intenso. Catturato dalle autorità, fu rinchiuso nelle carceri di Gloucester, dove rimase detenuto a lungo, subendo interrogatori e pressioni affinché rinnegasse la sua fede e prestasse il Giuramento di Supremazia, riconoscendo la regina come capo supremo della Chiesa d'Inghilterra. Lampley, dal canto suo, non dovette nascondersi in quanto laico residente nella sua città. Tuttavia, la sua attività di catechesi informale all'interno della propria cerchia familiare attirò l'attenzione delle autorità locali, in un periodo in cui anche il proselitismo cattolico era considerato un crimine contro la sicurezza dello Stato.
Il martirio a Gloucester La condanna per i tre martiri fu inappellabile e seguì il crudele protocollo riservato ai traditori. Giovanni Sandys fu il primo a salire sul patibolo: l'11 agosto 1586 fu impiccato, trascinato e squartato a Gloucester. Affrontò il supplizio con la fermezza tipica dei seminaristi di Reims, offrendo la propria vita per la conversione del Paese. Meno di un anno dopo, il 3 aprile 1587, fu la volta di Stefano Rowsham. Dopo una lunga detenzione, fu condotto al luogo dell'esecuzione. Il suo martirio assunse un significato particolare, rappresentando la condanna non solo di un prete missionario, ma di un intellettuale che aveva liberamente scelto di abiurare la religione di Stato per abbracciare il cattolicesimo. Guglielmo Lampley subì il martirio nel 1588. Il capo d'imputazione che lo condusse alla forca è rimasto celebre negli annali della persecuzione inglese: non fu accusato di aver ospitato un gesuita o di aver cospirato contro la Corona, ma del crimine di 'persuasione al papismo' (persuading to popery). In pratica, fu giustiziato per aver cercato di riportare i suoi parenti alla fede cattolica. L'esecuzione del laico guantaio dimostrò come il terrore elisabettiano non colpisse solo il clero, ma chiunque, anche nel privato delle mura domestiche, osasse sfidare l'ortodossia anglicana imposta per legge.
Le leggi penali elisabettiane Il martirio di questi tre uomini è incomprensibile senza analizzare il quadro legislativo dell'epoca. L'Atto di Supremazia del 1559 aveva ristabilito il distacco di Roma, ma fu con le leggi del 1581 e del 1585 che la persecuzione si fece sistematica. L'importo delle multe per il 'recusancy' (il rifiuto di partecipare alle funzioni anglicane) fu aumentato fino a rovinare le famiglie cattoliche. L'atto del 1585, in particolare, mirava a eliminare fisicamente il clero missionario: ogni suddito della regina che avesse ricevuto gli ordini sacerdotali dalla Chiesa di Roma e fosse rientrato in Inghilterra era ipso facto colpevole di alto tradimento, un crimine punito con l'impiccagione, lo sventramento e lo squartamento.
Autore: Enrico Quiri
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