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† Terni, Italia, 17 agosto della metà del VII sec.
Ignoto fino al sec. IX, le notizie esistenti, purtroppo viziate da un
certo spirito campanilistico, sono del sec. XV, a cui risale la più
antica copia del testo che ci riferisce l'invenzione e traslazione del
suo corpo, avvenuta, pare, al tempo del re Lotario (840). Una notte
il santo sarebbe apparso ad un contadino di Castro S. Geminiano
ordinandogli di recarsi a Terni nella chiesa della Vergine e di
ricercare il suo corpo sepolto a sinistra dell'ingresso. Il contadino
dapprima trascurò l'ordine ricevuto, ma poiché il santo continuava nel
suo comando si arrese; purtroppo le sue ricerche rimasero infruttuose.
Poco dopo però, dovendosi seppellire un defunto nella stessa chiesa, si
trovò occasionalmente il sepolcro di Anastasio Apertolo apparve il corpo
rivestito di abiti pontificali preziosi. L'accaduto fu riferito al
vescovo di Spoleto, che accorso sul posto e convinto dai miracoli
operati dal santo, gli fece erigere un altare. Se la predetta
relazione merita fede almeno per la sostanza del fatto, bisogna
ammettere che Anastasio sia vissuto molto tempo prima dell'invenzione
del suo corpo, se a Terni se ne era perduta ogni memoria.
Etimologia: Anastasio = risorto, dal greco
Emblema: Bastone pastorale, abiti pontificali.
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Le informazioni biografiche certe su Anastasio sono avvolte in una fitta nebbia storiografica. Gli annali e le cronotassi episcopali lo collocano con ragionevole certezza sulla cattedra di Terni nel corso del VII secolo. L'Umbria di quel periodo era una terra di confine, aspramente contesa tra l'Esarcato bizantino di Ravenna e il potente Ducato longobardo di Spoleto. In questo scenario di instabilità politica e militare, il ruolo del vescovo assumeva un'importanza cruciale non solo sul piano spirituale, ma anche come punto di riferimento civile e sociale per la popolazione locale. Alcune tradizioni locali, seppur prive di riscontri documentari diretti, attribuiscono ad Anastasio la ricostruzione o l'ampliamento del principale luogo di culto cittadino. Si narra che egli abbia edificato una chiesa dedicata alla Vergine Maria sui resti di un antico tempio pagano, gettando le fondamenta di quella che sarebbe diventata l'attuale Cattedrale di Santa Maria Assunta. La sua morte, avvenuta a Terni, è fissata dalla tradizione al 17 agosto, giorno in cui la Chiesa ne fa memoria, sebbene l'anno esatto rimanga ignoto.
L'oblio e la miracolosa Inventio Dopo la sua sepoltura, la memoria di Anastasio sembra essere scivolata in un lungo periodo di oblio, complice forse la turbolenza dei secoli successivi e le ripetute incursioni che colpirono la regione. La sua figura riemerge prepotentemente dalle nebbie della storia solo nel IX secolo, all'epoca del re Lotario I, attraverso un racconto agiografico noto come la Legenda, confluita poi nel Leggendario Spoletino. Secondo questa tradizione, il santo sarebbe apparso in sogno a un umile contadino proveniente da Castro San Geminiano, ordinandogli di recarsi a Terni, nella chiesa della Vergine, per cercare il suo corpo sepolto alla sinistra dell'ingresso. Il contadino, inizialmente restio, dovette cedere alle reiterate apparizioni. Giunto a Terni, le sue ricerche si rivelarono tuttavia infruttuose. Il prodigio si compì poco tempo dopo in modo del tutto casuale: durante lo scavo di una fossa per la sepoltura di un defunto, gli operai rinvennero un sarcofago. Apertolo, si trovarono di fronte il corpo di un vescovo, miracolosamente intatto e rivestito di preziosi paramenti pontificali.
La conferma del culto La straordinaria scoperta fu immediatamente riferita al vescovo di Spoleto, Liutardo, la cui diocesi esercitava allora una forte influenza sul territorio ternano. Accorso sul luogo e testimone di inspiegabili guarigioni e miracoli attribuiti all'intercessione del presule ritrovato, Liutardo riconobbe la santità di Anastasio e dispose l'erezione di un altare in suo onore all'interno della chiesa. Questo evento segnò la rinascita del culto anastasiano. Sebbene la Legenda contenga elementi tipici della narrativa agiografica altomedievale, essa riflette un dato storico inoppugnabile: la presenza a Terni di un'antica e radicata venerazione per un vescovo delle origini, le cui spoglie erano custodite nel cuore della città.
Il riconoscimento ufficiale e le criticità storiografiche Il culto di Sant'Anastasio rimase fortemente radicato in ambito locale per secoli. Un riconoscimento di portata universale giunse solo agli albori dell'età moderna: nel 1518, il suo nome fu ufficialmente inserito nel Martirologio Romano, fissandone la commemorazione liturgica al 17 agosto. Gli studi storici moderni hanno tuttavia evidenziato alcune criticità e omonimie che hanno complicato l'identificazione del santo. In passato, la figura di Anastasio di Terni è stata talvolta confusa con l'omonimo vescovo di Narni, attivo verso la metà del VII secolo, o con un martire citato nella celebre e fantasiosa Leggenda dei XII Siri, un testo medievale che ha generato non poca confusione nell'agiografia umbra e spoletina. Nonostante queste sovrapposizioni, la devozione ternana ha sempre mantenuto viva l'identità del proprio vescovo, custodendone le reliquie e la memoria.
Reliquie e iconografia Le spoglie mortali di Sant'Anastasio, dopo la miracolosa inventio, furono venerate nella Cattedrale di Terni, che nel tempo si è sviluppata proprio attorno al nucleo originario della chiesa della Vergine. Oggi i resti del santo sono custoditi all'interno del Duomo, in un'urna che ne perpetua la memoria. Dal punto di vista iconografico, Sant'Anastasio è raffigurato secondo i canoni classici dell'arte sacra riservati ai vescovi: indossa la mitra e i paramenti pontificali, reggendo il bastone pastorale, simbolo della sua autorità e della sua cura per il gregge ternano. Sulla facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta è presente una statua che lo raffigura, a perenne guardia spirituale della città.
Autore: Enrico Quiri
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