Il racconto biblico introduce Samuele attraverso la vicenda dei suoi genitori, Elkana e Anna. Elkana apparteneva alla regione montuosa di Efraim e si recava periodicamente a Silo per offrire sacrifici al Signore. Anna, sua moglie, era sterile e soffriva profondamente per la propria condizione. Durante una delle sue visite al santuario pregò intensamente, promettendo che, se avesse ricevuto un figlio, lo avrebbe consacrato al Signore per tutta la vita. La preghiera viene esaudita e nasce un bambino che Anna chiama Samuele. Il testo biblico collega esplicitamente il nome alla sua richiesta a Dio. Dopo lo svezzamento, Anna mantiene la promessa e conduce il figlio a Silo, affidandolo al sacerdote Eli perché rimanga al servizio del santuario. La narrazione contiene anche il celebre cantico di Anna, nel quale la sorte degli umili e dei potenti viene riletta alla luce dell'azione di Dio. Il tema diventerà uno dei fili conduttori dell'intera storia di Samuele: Dio interviene nella storia e può rovesciare le aspettative umane.
La formazione a Silo e la chiamata profetica A Silo Samuele cresce presso il santuario. Il testo biblico lo presenta mentre presta servizio davanti al Signore sotto la guida di Eli. La sua formazione avviene dunque all'interno del principale centro cultuale israelitico dell'epoca. La svolta decisiva arriva durante la notte. Samuele ode una voce che lo chiama e, pensando che sia Eli, si reca più volte dal sacerdote. Eli comprende infine che si tratta di una chiamata divina e invita il giovane ad ascoltare. La scena costituisce uno dei grandi racconti vocazionali dell'Antico Testamento. Samuele risponde mettendosi a disposizione di Dio e riceve un messaggio particolarmente difficile: la casa di Eli sarà giudicata a causa della condotta dei suoi figli. Il giovane, pur con timore, comunica al sacerdote quanto ha ricevuto. Da quel momento Samuele viene riconosciuto progressivamente come profeta. Il racconto sottolinea che la sua parola acquista autorevolezza presso tutto Israele.
La crisi di Silo e la vittoria sui Filistei La vicenda di Samuele si inserisce nella difficile situazione politica e militare di Israele. I Filistei costituiscono una minaccia permanente e gli Israeliti subiscono pesanti sconfitte. In una delle battaglie l'Arca dell'Alleanza viene catturata e i figli di Eli, Ofni e Finees, muoiono. Quando Eli riceve la notizia della cattura dell'Arca, cade dal seggio e muore. La perdita dell'Arca e la crisi di Silo segnano la fine di un'epoca. In seguito Samuele emerge come guida religiosa del popolo. Il suo intervento è rivolto soprattutto alla conversione e al ritorno al culto del Signore. A Mizpa raduna gli Israeliti e li invita ad abbandonare gli idoli e a rinnovare la fedeltà a Dio. Nel racconto biblico, quando i Filistei attaccano gli Israeliti riuniti a Mizpa, Samuele intercede presso il Signore. La vittoria israelita viene interpretata come conseguenza dell'intervento divino. Un monumento commemorativo, chiamato Eben-Ezer, viene eretto come memoria dell'aiuto ricevuto.
Samuele giudice d'Israele Il Primo libro di Samuele attribuisce esplicitamente a Samuele la funzione di giudice. Egli esercita questa responsabilità non come sovrano dinastico, ma come guida carismatica e religiosa. Il testo afferma che percorre annualmente il territorio, passando per Betel, Galgala e Mizpa, e poi ritorna a Rama, dove risiede e dove amministra la giustizia. La sua attività mostra bene il carattere della magistratura israelitica precedente alla monarchia. Samuele rappresenta così una figura di transizione. È l'ultimo grande giudice della tradizione biblica e, nello stesso tempo, il profeta attraverso il quale viene preparato il passaggio alla monarchia. Gli studi biblici sottolineano proprio questa funzione di collegamento tra due differenti forme di organizzazione politica e religiosa d'Israele.
La richiesta di un re Con l'avanzare degli anni, Samuele deve affrontare una nuova crisi. I suoi figli, Ioel e Abia, nominati giudici, non seguono l'esempio del padre e il loro comportamento alimenta il malcontento. Gli anziani d'Israele chiedono allora a Samuele di nominare un re che possa governare il popolo e guidarlo militarmente. La richiesta presenta un'ambivalenza fondamentale. Da una parte nasce dall'esigenza concreta di affrontare i nemici e garantire una guida stabile; dall'altra, nella prospettiva teologica del racconto, manifesta il desiderio di Israele di assumere un modello politico simile a quello delle altre nazioni. Samuele non accoglie immediatamente la richiesta. Dopo aver pregato, riceve da Dio l'indicazione di procedere, ma deve anche spiegare al popolo i rischi e le responsabilità della monarchia.
L'unzione di Saul Il primo re scelto da Samuele è Saul, della tribù di Beniamino. La sua designazione viene narrata attraverso diversi episodi e momenti di riconoscimento pubblico. Samuele unge Saul con l'olio e ne sancisce così l'investitura regale. La sua funzione, tuttavia, non termina con la nascita della monarchia. Il profeta continua a rappresentare la parola di Dio davanti al sovrano. È proprio questo rapporto tra profezia e potere politico a costituire uno degli aspetti più significativi della figura di Samuele. Il re non è autonomo rispetto alla volontà divina: la sua autorità rimane sottoposta a un giudizio superiore.
Il conflitto con Saul Dopo alcune vittorie militari, Saul disobbedisce alle istruzioni ricevute. Il caso più importante riguarda la guerra contro gli Amaleciti. Samuele rimprovera severamente il re e gli comunica che Dio ha respinto la sua regalità. Il racconto presenta qui un principio destinato ad avere enorme importanza nella tradizione biblica: il re non può considerarsi padrone assoluto del popolo, ma deve rispondere davanti a Dio. Il testo racconta inoltre un episodio particolarmente duro, nel quale Samuele mette a morte Agag, re degli Amaleciti. Si tratta di una pagina che deve essere letta nel contesto delle concezioni belliche dell'antico Israele e che non può essere trasferita senza mediazioni nel contesto etico contemporaneo. La rottura con Saul provoca dolore anche nello stesso Samuele. La narrazione non lo presenta come un uomo soddisfatto della caduta del sovrano che aveva consacrato, ma come una guida che soffre per una decisione ormai irreversibile.
L'unzione di Davide Dopo il rifiuto di Saul, Dio invia Samuele a Betlemme, nella casa di Iesse. Il profeta teme le possibili conseguenze della missione, poiché Saul è ancora re. Iesse presenta a Samuele i propri figli, ma nessuno dei maggiori viene scelto. Rimane il più giovane, Davide, che in quel momento si trova a pascolare il gregge. Quando Davide viene condotto davanti al profeta, Samuele comprende che è lui il prescelto e lo unge con l'olio. La scena diventa uno dei momenti fondamentali della storia biblica della monarchia. Il particolare del figlio minore è teologicamente significativo. Ancora una volta, nella narrazione biblica, la scelta divina non coincide necessariamente con le gerarchie umane. Il giovane pastore, apparentemente marginale rispetto ai fratelli maggiori, viene destinato a una missione che cambierà la storia d'Israele.
Gli ultimi anni Dopo l'unzione di Davide, Samuele scompare progressivamente dalla narrazione principale. La storia si concentra infatti sulle vicende di Saul e sulla progressiva affermazione di Davide. Il profeta compare ancora in alcuni episodi, ma il suo ruolo politico diretto si è ormai concluso. Il Primo libro di Samuele racconta infine la sua morte con una formula molto semplice: Samuele muore e tutto Israele si riunisce per piangerlo e seppellirlo nella sua casa a Rama. Il testo non indica né l'anno della morte né la sua età. Per questo le tradizionali date precise riportate in alcune schede agiografiche non possono essere considerate dati storici certi.
Samuele nella tradizione cristiana La Chiesa ha accolto Samuele tra le grandi figure dell'Antico Testamento. Il Martyrologium Romanum lo ricorda il 20 agosto come profeta in Giudea. La formulazione del Martirologio mette in particolare evidenza la sua chiamata divina, la sua funzione di giudice e soprattutto l'unzione di Saul e Davide. Anche il calendario della Santa Sede celebra Samuele il 20 agosto come profeta. La tradizione orientale gli attribuisce una particolare importanza. La Chiesa greco-ortodossa lo celebra anch'essa il 20 agosto e lo presenta come l'ultimo dei giudici e come colui che unse i primi due re d'Israele.
Samuele e la monarchia d'Israele Il significato storico-religioso più importante di Samuele sta probabilmente nel rapporto con la nascita della monarchia. La sua figura si trova infatti esattamente sulla soglia tra due epoche. Da un lato appartiene alla tradizione dei giudici, leader carismatici che guidano il popolo senza costituire una dinastia stabile; dall'altro inaugura, attraverso Saul e Davide, l'epoca dei re. Gli studi biblici hanno evidenziato questa caratteristica di Samuele come figura di transizione tra l'ordine precedente e quello monarchico. Non è quindi soltanto un personaggio che accompagna la nascita della monarchia: è anche colui che ne definisce il limite. Il re riceve l'unzione, ma rimane sottoposto alla parola profetica.
Samuele e Davide Il rapporto tra Samuele e Davide è uno degli elementi più importanti dell'intera tradizione biblica. Samuele non accompagna Davide durante tutta la sua ascesa. La sua funzione consiste soprattutto nel riconoscere e consacrare il futuro re. Con l'unzione di Betlemme viene così stabilita una nuova linea regale, destinata a diventare centrale nella storia d'Israele. Nella lettura cristiana, questa linea assume un significato ulteriore perché Gesù viene presentato nel Nuovo Testamento come discendente della casa di Davide. La stessa memoria liturgica del 20 agosto richiama questa prospettiva.
Samuele come modello profetico La caratteristica più originale di Samuele è l'intreccio tra ascolto di Dio e responsabilità storica. Il profeta non vive separato dalla realtà politica. Interviene nelle decisioni che riguardano il futuro d'Israele, dialoga con i sovrani, corregge Saul, unge Davide e giudica il comportamento dei governanti. La sua vocazione nasce però dall'ascolto. La scena notturna di Silo costituisce il paradigma della sua missione: prima di parlare al popolo, Samuele deve imparare ad ascoltare la parola di Dio. Per questo la sua figura occupa un posto particolare nella tradizione profetica dell'Antico Testamento. È un uomo di preghiera, ma anche una figura pubblica; è giudice, ma non re; è guida del popolo, ma rimane sottoposto alla parola che annuncia.
Samuele nella tradizione delle reliquie Il Martyrologium Romanum, seguendo una testimonianza attribuita a san Girolamo, ricorda una tradizione secondo cui le ossa di Samuele furono trasferite a Costantinopoli dall'imperatore Arcadio. La tradizione della traslazione è antica ed è già documentata nella letteratura agiografica collegata agli Acta Sanctorum. Santi e Beati riferisce inoltre una successiva traslazione a Venezia e la venerazione di reliquie attribuite a Samuele nella chiesa veneziana di San Samuele. Questa notizia, tuttavia, deve essere presentata prudentemente come tradizione delle reliquie, non come dato storico dimostrato. Autore: Giampietro Cattini
Samuele è l’ultimo giudice d’Israele e il primo dei profeti; la sua vita è narrata principalmente nei capitoli 1-15 del I libro di Samuele della Bibbia, gli altri capitoli parlano di Saul, primo re, mentre il secondo libro di Samuele parla del grande re Davide. La vicenda della sua vita inizia verso il 1070 a.C. e finisce verso il 980 a.C.; come per altre figure della Bibbia, anche la sua nascita è dovuta alle preghiere di una madre pia ma sterile, come Sara, moglie di Abramo, la madre di Sansone, ecc.; il figlio viene considerato in questo modo un dono divino, assoluto, frutto della preghiera materna e della grazia divina; Samuele avrà così questo nome che ha il significato di 'l’ho domandato al Signore'. La madre Anna, nell’implorare la sua nascita perché sterile, fa voto al Signore di consacrarlo a Lui, secondo le regole del nazireato, che comprendevano fra l’altro la crescita senza il taglio dei capelli e l’astensione dalle bevande alcoliche. Una volta nato, Samuele è tenuto in famiglia fino allo svezzamento, che a quell’epoca era prolungato fino al secondo o terzo anno di vita; giunto il momento, con il consenso del marito e padre del bambino, Elkana, la madre Anna lo conduce al santuario di Silo, nella Palestina centrale, dove si custodiva l’Arca dell’Alleanza, e lo consegna al gran sacerdote Eli, affinché cresca nel tempio, come consacrato a Dio. Prima di ritornare, Anna eleva a Dio un cantico di lode, in cui si sottolinea la potenza divina, che trasforma la prepotenza dei potenti in un trionfo finale dei più deboli e la sterilità emarginante di una donna in una fertilità di madre, come nel suo caso.
Samuele nel santuario di Silo Il primo libro di Samuele, scritto come il secondo da un anonimo nel secolo IX a.C., prosegue con la descrizione del santuario di Silo, dove, in contrapposizione al giusto sacerdote Eli, vi erano i due figli Ofni e Finees, anch’essi per discendenza sacerdoti del tempio, che però erano 'perversi', abusando delle donne addette ad alcuni incarichi e non erano giusti nella ripartizione delle parti degli animali offerti. Samuele cresce nel tempio e già da piccolo porta la veste sacerdotale; la madre viene a trovarlo ogni anno, portandogli in dono un mantello, quasi per assicurarlo della sua presenza e protezione. Anna, per maggior gloria di Dio, concepirà altri tre maschi e due figlie.
La chiamata profetica Il rivelarsi di Dio attraverso la parola dei profeti, in quell’epoca, era raro, però Egli si manifesta al fanciullo e per ben tre volte lo chiama di notte, ma Samuele pensa che sia il suo maestro Eli, che dorme in una stanza accanto; quest’ultimo, emblema della vera guida spirituale, senza sostituirsi a lui, lo istruisce a rispondere così: 'Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta'. E alla quarta chiamata, Dio, nominandolo suo profeta, gli predice la punizione proprio del suo maestro Eli, per la debolezza dimostrata verso i figli degeneri; al mattino Samuele rivelerà la profezia ad Eli, il quale da quel momento diventerà un suo discepolo e, da giusto qual era, dirà: 'Egli è il Signore! Faccia ciò che è bene ai suoi occhi'. Ormai l’investitura di Samuele è ufficiale in tutta Israele, egli come profeta non è un sognatore o un mistico colpito da estasi, ma un personaggio che opera all’interno della storia e le sue profezie non caddero mai a vuoto.
La guerra contro i Filistei Gli anni passano e all’orizzonte di Israele compaiono le truppe dei Filistei, popolo di origine egeo-cretese, dotati di forte tecnologia militare; gli ebrei si scontrano in battaglia, subendo una prima sconfitta ad Afek, sulla costa mediterranea, e poi una seconda più grave, in cui gli ebrei vengono sconfitti definitivamente, i figli del gran sacerdote uccisi in combattimento e l’Arca dell’Alleanza, che veniva portata nelle battaglie, secondo le usanze ebraiche, viene catturata dai Filistei. La notizia, portata da un messaggero ad Eli, rimasto nel santuario di Silo, fa cadere per il dolore dal seggio il vecchio sacerdote, che si fracassa il cranio e muore; la città di Silo viene poi distrutta, avverandosi del tutto la profezia di Samuele. L’Arca, in mano dei Filistei, peregrinò per vario tempo nei loro territori, ma eventi disastrosi per loro l’accompagnavano, per cui si convinsero a restituirla agli ebrei; ma, non essendoci più il santuario, fu tenuta per venti anni in vari posti, fino al tempo del re David, quando sarà collocata definitivamente a Gerusalemme.
Samuele giudice d'Israele Samuele, in questo periodo, svolge il suo ministero profetico riportando gli israeliti al culto di Iahweh e a prepararli alla riscossa sui Filistei, che di fatto li opprimevano. Li raduna tutti a Masfa di Beniamino e, con preghiere, digiuni, confessioni dei peccati, si parla della guerra contro gli oppressori; gli ebrei eleggono Samuele come giudice, 1050-1030. I Filistei, insospettiti, decidono di attaccare gli ebrei; Samuele invoca Dio e tuoni e rombi immensi si scatenano nell’aria, per cui i Filistei terrorizzati scappano, venendo sconfitti fino a Bet-Kar, e da allora non entrarono più in Israele, almeno fino a quando Samuele fu giudice. Dopo la distruzione di Silo egli dimorava a Rama, dove era nato, e nuova sede dell’Arca e del santuario; ogni anno girava per il territorio d’Israele giudicando nelle vertenze, presiedendo adunanze; il resto della sua vita fino alla vecchiaia è passato sotto silenzio.
La richiesta di un re Ormai molto anziano, con i propri figli Ioel e Abijiah che non seguivano le orme del padre, determinando un malgoverno, la minaccia di nuova invasione filistea spinse il popolo a chiedergli di rinunziare alla carica e di nominare un re, che governasse e marciasse alla testa dei soldati, come era uso di quel popolo. Prima titubante, poi convinto da Dio, a cui aveva ricorso con la preghiera, Samuele consacra re Saul, in tre fasi: prima privatamente a Rama, poi con il sorteggio a Masfa e poi a Galgala lo presenta al popolo, ungendolo re. Samuele scrisse il codice, statuto, sul diritto del regno, quindi si dimise da giudice e si congedò dal popolo con un discorso memorabile, indicando la via per conservare l’amicizia con Dio.
Il ripudio di Saul I libri di Samuele continuano con il racconto delle gesta di Saul come sovrano, delle sue vittorie e anche delle sue disubbidienze ai voleri di Dio. Samuele, a cui Dio parlava nel sonno, si recò da Saul dopo la grande battaglia contro gli Amaleciti a rimproverargli di non aver adempiuto allo sterminio totale di quel popolo e dei suoi animali e di aver invece salvato la vita al loro re Agag e di aver preso per bottino tutti gli armenti migliori. Poi, davanti a Saul, Samuele uccide il prigioniero Agag, re di quegli acerrimi nemici d’Israele, ci è difficile capire questi atteggiamenti estremi, ma tutto va inquadrato negli usi, nelle vendette, nelle guerre esasperate di quell’epoca, e nel contempo egli dice a Saul che il Signore lo ha ripudiato come re, per darlo ad un altro più degno.
L'unzione di Davide Pur se dispiaciuto di aver dovuto ripudiare Saul, Samuele, sempre su indicazione di Dio, si reca da Iesse il betlemita; arrivato a Betlemme si fece condurre davanti i sette figli presenti di Iesse, ma nessuno di loro gli veniva indicato da Dio come il futuro re, ma c’era un ottavo figlio, Davide, il più piccolo, che pascolava le pecore; allora, fattolo venire, Samuele riconobbe in lui il prescelto e, con il corno dell’olio, alla presenza dei fratelli, lo consacrò re d’Israele; poi si alzò e ritornò a Rama.
Gli ultimi episodi e la morte La sua figura ricompare ancora fuggevolmente nelle vicende che riguardano il re David, la persecuzione contro questi di Saul, i circoli dei profeti residenti a Najat, ecc., ma ormai è Davide che irrompe con tutta la sua grandiosità di re nei capitoli successivi del secondo libro di Samuele. Il profeta morì verso i novanta anni, tra il compianto di tutti gli israeliti, e fu seppellito nella sua proprietà di Rama. Dopo morto, Samuele viene evocato da Saul prima della battaglia contro i Filistei e gli predice la sconfitta dell’esercito israeliano e la morte sua e dei suoi figli sul campo.
La personalità di Samuele La personalità di Samuele è affascinante: egli è prima un prescelto consacrato sin da bambino, poi profeta adolescente, ma accettato dal suo maestro Eli; senza essere un condottiero di eserciti come lo erano i giudici d’Israele, egli assume questa carica per la sua vittoria sui nemici del suo paese, ottenuta però con la preghiera e l’invocazione a Dio e, come novello Mosè, le forze della natura lo favoriscono nell’impresa. Pensa di creare una dinastia, ma i suoi figli degeneri non ne sono degni; allora, pur essendogli doloroso mettersi da parte, nomina un re per Israele nella persona di Saul, per il quale mostrava sincero affetto. La delusione della ripudiazione come sovrano non gli dà soddisfazione di rivincita, anzi lo rattrista e intimamente prega per lui; dovette usare le maniere forti con Saul, ma temperate da grande condiscendenza ed umanità; non potendo fare più niente per lui, si ritira nel silenzio della sua Rama. Viene richiamato da Dio per ungere il nuovo re David e, forte nella fede in Dio, lo fa sapendo di sfidare l’ira di Saul; sarà il consigliere e profeta cercato dallo stesso David e infine profetizza la fine di Saul anche dopo morto; è stato certamente uno dei più grandi profeti d’Israele.
Le reliquie e la memoria liturgica Le sue reliquie furono scoperte nel 406 d.C. e trasportate a Costantinopoli con una solennità eccezionale, tra due ali di folla continua, dalla Palestina a Calcedonia. Al tempo della IV Crociata, esse furono portate a Venezia, dove sono tuttora venerate nel tempio di S. Samuele; a partire dal 730 il suo nome compare in tutti i Martirologi occidentali al 20 agosto.
Autore: Antonio Borrelli
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