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San Filiberto di Jumieges Abate

Festa: 20 agosto

Filiberto, abate di Jumièges e di Noirmoutier, nacque in Guascogna verso il 616. Nel 636 entrò nel monastero di Rebais, presso Coulommiers (Seine-et-Marne), che il suo amico Audoeno aveva appena fondato. Verso il 650 Filiberto eletto abate. Da qui intraprese la visita ai principali monasteri dell'Ile-de-France, di Borgogna e d'Italia, in particolare a Luxeuil e Bobbio. Al termine di questo viaggio si diresse verso Rouen, di cui il suo amico Audoeno era arcivescovo dal 641, e fondò sulla riva della Senna il monastero di Jumièges. Nel 676 entrò in conflitto con il maestro di palazzo, Ebroino, e dopo un periodo di residenza sorvegliata andò a Poitiers, presso il vescovo Ansoaldo, che gli concesse un isola sulle coste della Vandea, dove fondò il monastero di Noirmoutier. Dopo la morte di Ebroino (683) e forse anche quella di Audoeno (684), Filiberto poté ritornare a Jumièges. Rientrato a Noirmoutier, vi morì forse nel 685 o più probabilmente in uno degli anni seguenti. (Avvenire)

Etimologia: Filiberto = molto illustre, dal tedesco

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: Nell’isola di Noirmoutier sempre in Aquitania, san Filiberto, abate, che, educato alla corte del re Dagoberto e divenuto monaco quando era ancora adolescente, fondò e resse dapprima il cenobio di Jumièges e poi quello di Noirmoutier.


FILIBERTO (fr. Philibert), abate di JUMIÈGES e di NOIRMOUTIER, nacque in Guascogna verso il 616. Suo padre, il conte Filibaldo, divenuto, in seguito, vescovo di Aire, lo inviò alla corte del re Dagoberto, dove ebbe per condiscepoli Vandregisilo, il futuro abate di Fontenelle, e Audoeno, futuro arcivescovo di Rouen. Sembra fosse dotato di un carattere assai risoluto, che fu sovente per lui fonte di urti e di difficoltà. Nel 636 entrò nel monastero di Rebais, presso Coulommiers (Seine-et-Marne), che il suo amico Audoeno aveva appena fondato e affidato a monaci originari di Luxeuil. Verso il 650, alla morte dell'abate Agilo, Filiberto fu designato a succedergli. Governò il suo monastero con rigore e lasciando così poca libertà ai monaci che alcuni gli si ribellarono e tentarono di espellerlo; ma i due sobillatori morirono in condizioni tragiche e gli altri non poterono far altro che sottomettersi.
Sentendo, come riferisce il suo biografo, la necessità di meglio conoscere la tradizione monastica, ma forse anche perché la sua posizione stava diventando insostenibile a Rebais, intraprese la visita ai principali monasteri dell'Ile-de-France, di Borgogna e d'Italia, in particolare a Luxeuil e Bobbio. Nello stesso tempo studiò le regole di s. Basilio, s. Macario, s. Benedetto e s. Colombano. A1 termine di questo viaggio, non rientrò a Rebais, ma si diresse verso Rouen, di cui il suo amico Audoeno era arcivescovo dal 641, e fondò sulla riva della Senna, in una proprietà offertagli dal re Clodoveo II e dalla regina Batilde, il monastero di Jumièges, dedicato a s. Pietro (654). L'abbazia si sviluppò rapidamente irradiando su tutta la contrada il suo fervore spirituale e missionario; va posta in questo periodo la fondazione, fatta da Filiberto verso l'anno 662, d'un monastero femminile a Pavilly, su un terreno dato dal signore Amalberto.
Nel 676, Filiberto entrò in conflitto con il maestro di palazzo, Ebroino che, dopo un esilio a Luxeuil, era ricomparso sulla scena politica ed aveva fatto accecare il vescovo di Autun, s. Leodegario. Filiberto rimproverò al tiranno quella che chiamava la sua apostasia e si dichiarò pronto a subire il martirio. Ebroino preferì non affrontare direttamente Filiberto e intervenne presso s. Audoeno che acconsentì a mettere l'abate di Jumièges in residenza sorvegliata.
Ben presto liberato, Filiberto non poté tuttavia rientrare a Jumièges ed andò a Poitiers, presso il vescovo Ansoaldo, che incoraggiò il suo apostolato. Cominciò col restaurare il monastero di Quincay a nove km. da Poitiers; poi Ansoaldo, che forse non desiderava vederlo troppo vicino alla sua città episcopale, gli concesse l'isola di Her o Herio, sulle coste della Vandea, per stabilirvi un monastero di cui il nome primitivo di Hermoutier (Herimonasterium) fu trasformato più tardi in Noirmoutier. Alcuni monaci di Jumièges vennero a popolare questa novella badia che a sua volta divenne un focolare apostolico oltre che un centro economico, poiché Filiberto insegnò agli abitanti della costa a preparare le saline.
Dopo la morte di Ebroino (683) e forse anche quella di s. Audoeno (684), Filiberto poté ritornare a Jùmièges. I monaci, la maggior parte dei quali gli era rimasta fedele, lo accolsero trionfalmente; il nuovo maestro di palazzo, Varatone, gli offrì una proprietà a Montivilliers, presso Le Havre, per farvi stabilire delle monache. Filiberto non passò, quindi, che qualche mese a Jumièges: aveva fretta di rivedere la sua giovane abbazia di Noirmoutier; passando per Quincay, nominò Acardo, superiore del monastero, abate di Jumièges. Rientrato finalmente a Noirmoutier, vi morì in pace un 20 agosto, forse nel 685 o più probabilmente in uno degli anni seguenti, lasciando il ricordo di una figura di abate energico e intraprendente, che esigeva da se stesso, ma anche dagli altri e la cui personalità possente si era rivelata talvolta molto ingombrante.
I suoi resti furono inumati a Noirmoutier. Nell'836 i monaci, temendo le incursioni dei Normanni, trasportarono il suo corpo nella loro proprietà di Déas, oggi Saint-Philibert-de-Grand-Lieu, a venticinque km. a sud-ovest di Nantes, dove costruirono, per metterlo al riparo, una chiesa che esiste tuttora. Ma i Normanni sbarcarono dopo breve tempo sul continente e i monaci, per proteggere ancora il corpo del loro fondatore da ogni profanazione, lo trasportarono prima nel monastero di Cunault nell'Anjou (858), poi a Messay nel Poitou (862), a Saint-Pourcain-sur-Sioule nell'Allier (872), infine a Tournus (Saone-et-Loire), dove giunsero il 14 maggio 875. Queste peregrinazioni, accompagnate da miracoli, contribuirono a diffondere il nome e il culto di Filiberto dalla Normandia e dal Poitou fino alla Borgogna, dove le chiese di Tournus e di Charlieu, e una chiesa di Digione, sono a lui intitolate. Tredici comuni di Francia portano il suo nome sotto la forma di Philbert o Philibert. La sua festa è celebrata il 20 agosto.
La Vita di s. Filiberto fu composta alla metà del sec. VIII da un monaco anonimo di Jumièges e, quantunque essa abbondi in prodigi, sembra abbastanza esatta nei dati storici. Nella metà del sec. IX un altro monaco di Jumièges, Ermentario, redasse un racconto delle Translationes et miracula.


Autore:
Philippe Rouillard


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2001-09-07

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